Dallo Smörgåsbord all’i-Umlaut, e oltre… [I parte]

smörrebröd

Lo Smörgåsbord è un pasto tipicamente scandinavo, servito a buffet, con molti piatti caldi e freddi e cibi diversi. In Norvegia è chiamato koldtbord, in Danimarca det kolde bord (“tavola fredda”), in Islanda hlaðborð, in Finlandia seisova pöytä, in Estonia rootsi laud, a Latvia aukstais galds, in Lituania švediškas stalas ed in Croazia švedski stol (letteralmente, “tavola svedese”); in Germania kaltes Buffet e in Polonia szwedzki stól (come in Croazia).

Lo smörgåsbord è tipicamente svedese, dove è chiamato smörrebröd, ed è diventato famoso in tutto il mondo a seguito della fiera mondiale del 1939 tenutasi a New York, quando fu offerto al ristorante Three Crowns Restaurant del padiglione svedese.
È un pasto tipico delle festività e gli ospiti possono servirsi da soli, e c’è una vastissima scelta di piatti.

La parola svedese consiste delle parole smörgås, che sarebbe un sandwich aperto, con il condimento “rivolto verso l’alto”, e bord (tavola). Smörgås a sua volta è formato dalle parole smör (“burro”, imparentato con l’inglese smear) e gås, che letteralmente corrisponde all’inglese goose (“oca”), ma in epoche più tarde si riferiva ai piccoli pezzi di burro che si formavano sulla superficie e galleggiavano sulla panna quando appunto si faceva il burro (v. qui). Questi pezzi ricordavano ai vecchi contadini svedesi il grasso d’oca che saliva in superficie. I piccoli pezzi di burro erano proprio della forma giusta da mettere sul pane, così smörgås veniva utilizzato per indicare il pane imburrato. In Svezia, breda smörgåsar (imburrare i sandwich aperti) è un verbo utilizzato sin dal 16° secolo.

In inglese e in altre lingue scandinave la parola smörgåsbord (in inglese anche scritta senza segni diacritici smorgasbord) si riferisce semplicemente ad un buffet con una gran varietà di piatti, che può anche non avere alcun riferimento alla tradizione natalizia svedese.

Bisogna sottolineare però una differenza: non bisogna confondere, come a volte si fa, il nostro smörgåsbord con il danese smørrebrød. Quest’ultimo infatti, smør og brød, pane e burro, solitamente consiste di un pezzo di pane di segale (rugbrød, come l’inglese rye bread) imburrato. Un pane denso, marrone scuro. Il pålæg, il condimento, può essere un insaccato, un salume, carne, pesce, formaggio o salse.
Il pane è un elemento molto importante nella tavola scandinava, in particolare il rugbrød, che è realizzato con lievito madre ed è molto simile allo svedese smörgås.

In epoca medioevale, fette spesse di pane, chiamate tranches (francese del tardo 15° secolo), o, nella parola derivata in inglese trenchers, erano utilizzate come piatti (Adamson, Melitta Weiss, Regional Cuisines of Medieval Europe: A Book of Essays; Routledge, New York, 2002). Alla fine del pasto, il commensale mangiava la fetta di pane impregnata di cibo – un po’ come la nostra “scarpetta” – e da qui l’espressione trencherman.

Trencher, sostantivo: “piatto da portata su cui tagliare la carne”, risale al 1300 circa, dall’anglo-francese trenchour, antico francese settentrionale trencheor, letteralmente “un posto dove tagliare”, dal francone trenchier “tagliare, intagliare, fare a fette”. Vedi trench.
Trench, sostantivo (tardo 14° secolo): “segnare un taglio attraverso il legno”, più tardo “fossato lungo e stretto” (tardo 15° secolo), dal francone trenche “una fetta, un taglio, uno squarcio, uno spacco” (13° secolo, francese moderno tranche), da trenchier “tagliare, intagliare, fare a fette”, probabilmente dal latino volgare *trincare, dal latino truncare “tagliare o fare a pezzi” (v. inglese truncate: tardo 15° secolo; dal latino truncatus “tagliato”, participio passato di truncare “mutilare, tagliare” da truncus “mutilato, tagliato, privato di rami o arti”; vedi inglese trunk (metà del 15° secolo) “scatola, contenitore”, dal francone tronc “la scatola delle anime in una chiesa”, e anche “tronco di un albero, tronco del corpo umano, blocco di legno” (12° secolo), dal latino truncus “tronco di un albero, tronco del corpo” di origine incerta, forse in origine “mutilato, tagliato”. Il significato “scatola, contenitore” sembra derivare dalla concezione del corpo come una “scatola” per gli organi. L’inglese ha acquisito i significati di “asse principale di un albero” e “torso del corpo” dal francone nel tardo 15° secolo. Il significato di “vano bagagli di un veicolo a motore” è del 1930.
Abbiamo visto che trencher è anche imparentato con trench, sostantivo, che oggi sta anche ad indicare la giacca. Con questo significato è stato registrato per la prima volta nel 1916, un tipo di giacca indossata dagli ufficiali inglesi nelle trincee durante la Prima Guerra Mondiale.

Il trencher, prima di assumere significato di piatto (di metallo o di legno) era quel pezzo di pane utilizzato per assorbire la salsa a fine pasto, ma era più spesso dato ai poveri come elemosina.

La parola smörgåsbord è entrata nella lingua inglese come uso comune nel 1893, con il significato di “tavola di burro d’oca”, e che smörgås, “fetta di pane e burro”, è un composto di smör “burro” e gås “oca”.
Smör è imparentato con l’inglese smear, dall’antico inglese smeriansmierwan “ungere o strofinare con grasso, olio, etc.”, dal protogermanico *smerwjan “spargere il grasso su” (affine al norreno smyria “ungere, strofinare con un unguento”, danese smøre, svedese smörja, olandese smeren, antico alto tedesco smirwen “applicare un balsamo, spalmare”, tedesco schmieren; norreno smör “burro”), dal protoindoeuropeo *smeru- “grasso” (imparentato con il greco myron “unguento”, “balsamo”, l’antico irlandese smi(u)r “midollo”, antico inglese smeoru “grasso, lubrificante, unguento, sego, lardo, grasso di rognone”, lituano smarsas “grasso”).

Gås ha la stessa radice germanica che ha prodotto l’inglese goose, sostantivo: “a large waterfowl proverbially noted, I know not why, for foolishness” (Johnson); dall’antico inglese gos, dal protogermanico *gans- “oca” (imparentato con l’antico frisone gos, il norreno gas, l’antico alto tedesco gans, il tedesco Gans), dal protoindoeuropeo *ghans- (imparentato con il sanscrito hamsah (maschile), hansi (femminile) “oca”, “cigno”; greco khen, latino anser, polacco gęś, lituano zasis, antico irlandese geiss “cigno”, probabilmente come suono onomatopeico imitativo del verso dell’animale.
Anche lo spagnolo ganso (“oca”) deriva dal germanico: la perdita della “n” è normale prima della “s”.
Interessantissima, e basilare per chiunque studi filologia germanica e la storia della lingua inglese, è la “storia” del plurale irregolare goose / geese (“oca” / “oche”).

Questa differenza tra singolare e plurale sta in una “regola” o meglio in una modifica che viene definita metafonia o, in inglese, i-mutation (conosciuta anche come i-umlaut), che sostanzialmente consiste nel fenomeno per cui le vocali posteriori si spostano in avanti per influsso di una [i] successiva, esistente in passato (oggi non è detto che sia più visibile):

triangolo delle vocali

L’antico inglese mostra alcuni sviluppi fonetici a sé stanti, se confrontato con altre lingue del gruppo germanico. I dittonghi del protogermanico ad esempio sono stati tutti cambiati in antico inglese. Ad esempio, il protogermanico ai è diventato ā in antico inglese, cosicché l’antico inglese ha stānhām mentre il gotico ha stainshaims, rispettivamente “pietra” e “villaggio”.
E il protogermanico au è diventato l’antico inglese ēa, cosicché l’antico inglese ha drēam mentre il norreno ha draumr (inglese moderno dream, “sogno”), e bēam mentre il tedesco ha Baum (“albero”, “palo”), e ēare mentre il gotico ha ausō (“orecchio”; inglese moderno ear).
Nell’antico inglese preistorico sono avvenuti numerosi cambiamenti dovuti alla combinazione dei suoni. Quello con gli effetti più a lungo termine è la front mutation, appunto l’i-umlaut.
Si tratta di una serie di cambiamenti vocalici che hanno avuto luogo in presenza di una iīj nella sillaba successiva.
Conseguentemente, la i, la ī o la j sono scomparse, o sono state modificate in e. La presenza originaria di quelle vocali può essere stabilita esaminando le parole imparentate di altre lingue. Ad esempio, dipende proprio dall’anteriorizzazione la differenza nelle vocali tra le parole imparentate doledeal. In antico inglese esse sono dāl (“porzione”) e dælan (“dividere”, “distribuire”), e la æ è dovuta all’anteriorizzazione: ciò diviene chiaro se si guarda alle corrispondenti parole in gotico, che sono dailsdailjan.
L’antico inglese dælan è un verbo debole, ed è normale per le vocali nella radice dei verbi deboli in antico inglese mostrare l’anteriorizzazione. I verbi deboli venivano formati in due modi principali: c’erano i verbi denominativi (formati da sostantivi o aggettivi) e i verbi causali (formati dai verbi forti). L’antico inglese dælan è un esempio di verbo denominativo, formato dal sostantivo dāl. I verbi causali erano formati a partire dalla radice del passato singolare dei verbi forti.
Il verbo forte rīsan corrisponde all’inglese moderno (to) rise, ed il corrispondente verbo causale è ræran (“che causa la crescita”, “impennare”). Il singolare del tempo passato del protogermanico era *rais- (antico inglese rās “cresciuto”), e da questo si formò il verbo causale *raisján. L’accento era alla fine, così per la Legge di Verner divenne *raizján.
Nel germanico occidentale, il protogermanico [z] divenne [r], così la forma preistorica in antico inglese fu *rārjan, che per anteriorizzazione divenne *ræran.
La i-umlaut è normale in tutte le forme dei verbi deboli. Il loro infinito veniva creato con il suffisso *-jan, e le varie altre declinazioni contenevano ij.

Ad esempio, nell’antico inglese preistorico, la desinenza della terza persona singolare del passato era *-iÞ, cosicché “he divides” (“egli divide”) era dāliÞ. La i ha causato l’anteriorizzazione della ā, e la stessa si è trasformata in e. Questa e è andata perduta in alcune varietà di antico inglese, cosicché le forme registrate per la parola sono dæleÞdælÞ.

L’anteriorizzazione è causata primariamente dall’abitudine, insita nell’essere umano, della pigrizia: percorrere la minor distanza tra due punti.
Così, dopo centinaia di anni, la maggior parte dei suffissi vocalici dell’antico inglese si sono persi, ma il loro effetto è rimasto e in alcuni casi si fa sentire ancora. Alcune tra le diverse parole in cui si può ancora trovare testimonianza della i-mutation sono:
– sostantivi astratti formati a partire da aggettivi, aggiungendo -ithfoult-filthhale-healthlong-lenghtslow-slothstrong-strengthwide-widthdeep-depth;
– verbi formati a partire da radici di sostantivi o aggettivi, aggiungendo -jandoom-deem, food-feedtale-tellfull-fillblood-bleedhale-heal;
– verbi causali formati dal preterito di verbi forti, aggiungendo -jandrank-drenchlie-layrose-raisesat-setdrove-driveFell-fell è un altro esempio, sebbene apparentemente non ovvio🙂
– i plurali dei sostantivi in -izman-menfoot-feettooth-teethgoose-geeselouse-licemouse-mice. Insieme a woman-women (derivati da wif-man) questi sono gli unici ad essere sopravvissuti per questa classe, che in antico inglese era molto più numerosa ed includeva i progenitori dei moderni bookgoatfriend, che oggi sono ormai passati dall’altra parte della barricata e hanno come la maggior parte delle parole il plurale regolare in -s;
– comparativi in -irold-elderlate-latter.

La i-umlaut si trasforma in un aggettivo formato da un sostantivo aggiungendo -ish, in almeno un caso importante: English (antico inglese Englisc) dal popolo chiamato Angles.

Il cambiamento da ā ad æ era un movimento verso una vocale più vicina e più frontale, e questa è la direzione generale dei cambiamenti causati dall’anteriorizzazione: era ovviamente un tipo di assimilazione che colpiva le vocali che si spostavano in un luogo di articolazione (nella bocca, nel palato) più vicino a quello della vocale successiva o della j.
Così ū divenne anteriorizzata (metafonia palatale ū > y), e questo è il cambiamento che sta alla base delle diverse vocali di mousemice, che si sono sviluppate regolarmente dall’antico inglese mūsmys; la forma plurale in origine era *mūsiz, ma la i fece sì che la ū divenisse y: così la parte finale *-iz andò perduta, dando all’antico inglese il plurale mys.
Similmente, la metafonia fece sì che la u breve divenisse y: questo cambiamento si riflette nelle diverse vocali di fullfill, che in antico inglese erano fullfyllan (dal precedente *fulljan).
In alcune posizioni, una u non modificata nell’antico inglese preistorico si è sviluppata in o; alcune volte, perciò, abbiamo un contrasto tra la o immutata e la modificata, come nelle parole goldgyldan (“gold” e “(to) gild”).
Altre coppie di parole che illustrano la metafonia di y sono antico inglese foxfyxen (“fox” e “vixen”), cnottacnyttan (“a knot” e “(to) tie, knot”); lustlystan (“pleasure, desire” e “(to) please).

La metafonia ha cambiato la ō in ē e questo è alla base delle diverse vocali di food (antico inglese fōd) e (to) feed (antico inglese fēdan). Altre coppie nell’inglese moderno sono doomdeemtooth teeth, e appunto goose geese.
Anche se la ō è stata metafonizzata sin dai tempi dell’antico inglese, spesso abbiamo ancora lo spelling con oo, il che mostra che un tempo la vocale era lunga.
Infine, la metafonia ha modificato la a breve, la æo, tutte divenute e; coppie in inglese moderno illustrano questa modifica includono manmenwanderwendCanterburyKentlonglengthtaletellstraightstretch.
La metafonia ha realizzato numerosi cambiamenti nella pronuncia della lingua inglese. Ma non bisogna fare confusione, ad esempio, tra coppie come footfeet, in cui la differenza vocalica è causata dall’anteriorizzazione nell’antico inglese delle origini, con coppie come singsang, in cui la differenza va direttamente al sistema di gradazione vocalica del protoindoeuropeo.

[continua…]

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2 Responses to Dallo Smörgåsbord all’i-Umlaut, e oltre… [I parte]

  1. Articolo interessante. Complimenti anche per il resto degli articoli del blog.
    Non se sia fuori tema ma visto che nell’articolo è citata la versione finlandese “seisova pöytä”, vorrei segnalare anche un tipo particolare di buffet finlandese, principalmente a base di pesce, chiamato saaristolaispöyta. Particolarmente consigliato in alcuni piccoli ristoranti dell’arcipelago di Turku.

    • Kiitos! Interessante il saaristolaispöyta, farò delle ricerche per capire quali pietanze vengono proposte. Ricordo anche di aver mangiato qualcosa simile ad uno smörgåsbord a Turku.. Grazie!

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