Grimorio

grimorio

Ho un problema esistenziale. Punto fermo numero uno: la cultura europea occidentale ha sempre teso a ricondurre tutto all’impero, ai romani, ergo al latino. Sigh. La cultura in generale ha teso a nascondere la verità e a rendere verità ciò che più faceva comodo.
Ora.
Sono giorni che analizzo l’etimologia di grimorio (resa italiana assolutamente inaccettabile, imho). Riprendiamo l’etimologia dell’inglese grimoire. Chiara origine francese.
Dizionario etimologico: “manuale per maghi per invocare i demoni”. Parola entrata nella lingua inglese nel 1849, dal francese (!) grimoire, alterazione da grammaire, grammatica).
Grammaire: parola entrata nella lingua agli inizi del 14° secolo (tardo 12° nei cognomi). Dall’antico francese gramaire (imparare, specialmente latino e filologia) = grammatica, incantesimi (di magia), formule magiche. Adozione irregolare, semi-popolare, in antico inglese, del latino grammatica, dal greco grammatike tekhne = arte delle lettere, con un significato sia in riferimento alla filologia che alla letteratura nel senso più ampio, aggettivo femminile da gramma = lettera, dalla radice di graphein = disegnare o scrivere (v. grafia). La parola per tutto questo in antico inglese era stæfcræft (v. staff, sostantivo).
La forma grammaticale della parola è del tardo 14° secolo. La restrizione nel significato relativa solo alle “regole del linguaggio” è uno sviluppo post-classico, ma intesa come questo tipo di studio il suo utilizzo era limitato, fino al 16° secolo, al latino (il sostantivo in medio inglese gramarye significava “imparare in generale, la conoscenza peculiare delle classi istruite” – primi anni del 14° secolo -, il che includeva l’astrologia e la magia; da qui il significato secondario di “conoscenza occulta” (tardo 15° secolo), con l’evoluzione in scozzese nella parola glamor.
Come sempre succede nella filologia e nell’etimologia, lasciamoci trasportare.

Glamor sta ovviamente per glamour, sostantivo. Entrato nella lingua inglese nel 1720, dallo scozzese appunto, con il significato di “magia, incanto” (specialmente in una frase relativa al “lanciare un incantesimo”), variante dello scozzese gramarye = magia, incanto, incantesimo, formula magica, alterazione dell’inglese grammar, con un significato medioevale di “qualunque tipo di saggezza, specialmente in ambito di apprendimento occulto”, quest’ultimo significato attestato all’incirca dal 1500 in inglese ma sembra esser stato più comune nel latino medioevale. Reso popolare dalle opere di Sir Walter Scott, aveva come significato “magica bellezza, eleganza che attira”, registrato per la prima volta nel supplemento del 1825 di Jamieson all’Etymological Dictionary of the Scottish Language, in cui c’è scritto che chi ha il dono del “glamour” ha il potere dell’incantesimo; metaforicamente applicato al fascino delle donne. L’edizione originale del Jamieson (1808) guarda all’antico norreno per la fonte della parola. E infatti il dizionario di antico islandese di Zoega ha il lemma glám-sýni = illusione.
Sintesi: per me la parola grimoire non c’entra un tubo con “grammatica”.

Piuttosto, l’origine sarebbe da ricercare nell’antico inglese grimm: feroce, crudele, selvaggio, doloroso, dal protogermanico *grimmaz (v. antico sassone, antico frisone, antico alto tedesco e tedesco grimm, antico norreno grimmr, svedese grym), dal protoindoeuropeo *ghrem- “arrabbiato, furioso”, forse con imitazione onomatopeica del suono del tuono urlante (cfr. greco khremizein = nitrire, antico slavo vuzgrimeti = tuonare, russo gremet = tuono).
Oggi grim è una parola molto più debole rispetto al valore che aveva tempo fa: il senso dei lemmi inglesi dreary e gloomy, registrati per la prima volta nel tardo 12° secolo. In antico inglese era anche una forma verbale, grimman (verbo forte di terza classe; con passato gramm e participio passato grummen). In antico inglese esisteva anche grima = goblin, spettro, forse anche in precedenza nome proprio o sicuramente un nome-attributo di una divinità, da cui l’utilizzo come elemento in toponimi e cognomi [un esempio per tutti anche in Italia, un cognome abbastanza diffuso, con varianti, alterati e derivati: Grimaldi. Il De Felice sostiene essere di origine germanica < Grimaldo, forma già attestata per il re longobardo Grimoald(us). L’esito divenne comune dall’8° secolo, oltre che per l’esito Grimoald(us) anche per le forme Grimaldus prima e Grimoldus dopo. Il primigenio nome germanico – costituito da *grima(n) nel senso di elmo con celata, maschera da combattimento, e dalla forma *waldaz = potente, principe, capo: il significato globale è quindi quello di “potente con l’elmo”, o meglio ancora di “condottiero munito di elmo”, e ha successivamente risentito di influssi longobardi e sassoni – v. la forma Grimoldi – e successivamente francesi e provenzali: Grimaud, Grimaut, Grimault, Grimald. Questo per dire che il condottiero con l’elmo era come uno spettro. Inoltre, in norvegese esiste il nome femminile Grima: le persone con questo nome hanno un profondo desiderio interiore di utilizzare le loro abilità di leadership, e hanno una forte indipendenza – come un condottiero, no?!].

Grimorio
La parola grimoire è sicuramente legata, in qualche modo che ancora mi sfugge, alla filologia ed etimologia che risale alla parola francone grima = maschera, stregone, anche all’origine della parola inglese grimace [attestata per la prima volta in lingua inglese come verbo nel 1762 e come sostantivo nel 1650, dal francese grimace, dal medio francese grimache, dall’antico francese grimuce = viso grottesco, brutto muso, probabilmente dal francone – cfr. antico sassone grima = maschera di un viso, antico inglese grima = maschera, elmetto, dalla stessa radice germanica di grim (aggettivo). Con il suffisso peggiorativo -azo (dal latino -aceus).
In inglese è inoltre attestato grim reaper = tristo mietitore (la figura della morte) come modo figurativo per indicare la morte nel 1847 (l’associazione di grim – truce – e death risale almeno al 17° secolo). Interessante notare che un’espressione in medio inglese per “ricorrere a misure severe” era “to wend the grim tooth” dei primi anni del 13° secolo (qualcosa come “muovere il dente che duole”).
Gramayre, inglese arcaico, sta per “insegnamento mistico”. Glamer, scozzese arcaico, indica l’influsso visivo di un incantesimo, che fa sì che gli individui vengano visti in modo diverso da ciò che realmente sono. Da qui, “to cast a glamer” ovvero lanciare un incantesimo è causare un inganno visivo, un’illusione.
Cos’altro è un grimorio se non un libro per cui i “condottieri”, più colti e che conoscono le arti antiche, possono creare magie?

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