Burial Rites – un romanzo di Hannah Kent, nel nord dell’Islanda

Ora stavamo cavalcando per il nord d’Islanda, per l’isola che si lava nelle sue acque,
che ha il broncio nel suo oceano.
Cacciavamo le nostre ombre lungo le montagne.
[pag. 35]

Com’è detto nelle saghe, Opt er flagð i fögru skinni. Una strega spesso ha la pelle diafana.
[pag. 52]

Tutto iniziò con l’aurora boreale.
[pag. 142]

Lei conosce solo l’albero della vita. Non ha visto le sue radici intrecciate che mettono le zampe alle pietre e alle bare.
[pag. 178]

Blindur er bóklaus maður. Cieco è un uomo senza un libro.
[pag. 189]

case di torba in Islanda

case di torba in Islanda

Burial Rites di Hannah Kent. L’ultimo libro che ho letto dopo gli ultimi due anni passati a leggere prevalentemente saggi, tesi, libri da tradurre, enciclopedie, e libri di cucina.

Nelle prime ore del 14 marzo 1828 una serva chiamata Agnes Magnúsdóttir correva lungo una costa rocciosa dell’Islanda del nord. Illugastadir, la fattoria di torba dove viveva e lavorava, era in fiamme. Raggiunse l’abitato vicino, ne svegliò gli abitanti e raccontò che il contadino e suo datore di lavoro, Natan Ketilsson, ed il suo ospite, Petur Jonsson, stavano bruciando vivi. I vicini si recarono allora con Agnes ad Illugastadir, cercando di placare le fiamme.
Era troppo tardi. Man mano che faceva giorno sulle rovine fumose, i corpi di Natan e Petur furono trovati nei loro letti. Poi uno dei vicini scoprì ferite nei loro corpi e trovò tracce di sangue su ciò che rimaneva degli abiti nelle parti non ancora bruciate. Chiamò le autorità. Agnes sosteneva che l’incendio era un incidente. La serva che lavorava con lei, di 15 anni, ebbe un crollo e confessò che il figlio di un contadino della zona, chiamato Fridrik, aveva ucciso Natan, e suggerì che Agnes l’aveva convinto a farlo.
Meno di due anni dopo, il 12 gennaio 1830, Fridrik e Agnes furono decapitati.

“Ho sentito la storia di Agnes per la prima volta nel 2003, quando vivevo come studente Erasmus nel nord dell’Islanda. All’epoca ero profondamente sola e turbata dall’isolamento sociale che stavo vivendo come outsider non islandese in una comunità molto unita. Un giorno, guidando per una valle settentrionale particolarmente bella, chiesi alla famiglia che mi ospitava di quelle strane colline che si profilavano alla bocca della valle stessa. Mi fu detto che si trattava del sito dell’ultima esecuzione avvenuta in Islanda, e fu allora che mi venne raccontato il crimine di Agnes” (Hannah Kent, l’autrice).
“Chi può comprendere davvero per quale motivo certe storie giungono nella nostra vita in un momento cruciale? Perché alcune ci interessano mentre altre vengono presto dimenticate, e altre ancora, semplicemente nel momento in cui ci vengono raccontate, sono una freccia scoccata nei nostri cuori in modo tale che quasi vengono da questi trasfigurate? Forse vidi un frammento della mia alienazione specchiarsi nella storia dell’ostracismo nei confronti di Agnes. Le domande su Agnes erano continue e con una presenza quasi disturbante nella mia mente, da quel giorno e per molti anni ancora. Chi era questa donna, e perché la sua comunità era stata così vetriolica nel condannarla? Non fu la sua colpa a spiazzarmi, ma il modo in cui ella era stata spogliata della sua umanità e ridotta ad un mero stereotipo nelle fonti e nei racconti successivi da parte degli assassini. Volevo restituire ad Agnes l’ambiguità e la complessità che sicuramente possedeva, ma anche bandire la sua presenza dalla mia immaginazione. In questo modo, scrivere Burial Rites era sia un atto di restaurazione che un esorcismo”.

In Burial Rites, ambientato nel desolato paesaggio islandese, Hannah Kent porta in vita in modo molto vivo la storia di Agnes che, incolpata dell’assassinio del suo datore di lavoro, viene mandata in una fattoria isolata in attesa dell’esecuzione.
Terrorizzata alla prospettiva di ospitare un assassino condannato a morte, la famiglia nella fattoria in un primo momento evita Agnes. Solo Tóti, un prete che Agnes ha misteriosamente scelto come sua guida spirituale, cerca di comprenderla. Ma, man mano che la morte si avvicina, la moglie del fattore e le sue figlie apprendono che c’è un’altra faccia della medaglia della storia sensazionale che è stata loro raccontata.

Affascinante e ricca di poesia, la storia di Burial Rites (che io traduco “riti di sepoltura”, ma bisogna vedere come verrà poi intitolato il libro in italiano, per ora sembra edito da Piemme che ne ha acquistato i diritti di traduzione) evoca un’esistenza drammatica in un tempo e un’epoca lontani, e pone l’interrogativo: come può una donna sperare di sopravvivere quando la sua vita dipende dalle storie raccontate dagli altri?

“Quando diranno Agnes e vedranno il ragno, la strega intrappolata nella ragnatela del suo tessere che le fu fatale. Potranno vedere l’agnello circondato da corvi, che geme per la perduta madre. Ma non vedranno me. Io non sarò lì”.

mappa dei luoghi in Islanda

mappa dei luoghi in Islanda

12 gennaio 1830: l’ultimo esempio di pena capitale in Islanda, avvenuto quando Friðrik Sigurðsson e Agnes Magnúsdóttir furoo decapitati a Vatnsdalshólar a Húnavatnssýla, per l’assassinio di due uomini.
Sebbene spesso dipinta come “mostruosa”, come un’assassina a sangue freddo, un personaggio dalla spietatezza “alla Lady Macbeth” – la verità è che c’è scarsezza di informazioni reali su Agnes Magnúsdóttir. Mentre lo strumento per la sua esecuzione – una grossa ascia – è stata conservata, poco si sa della vita della donna condannata a morte, e decapitata pubblicamente (una terza persona era anche condannata: Sigriður Gudmundsdóttir, la cui sentenza fu successivamente trasformata in detenzione a vita).

“Dicono io debba morire. Dicono che ho rubato il respiro agli uomini, e ora loro devono rubare il mio”.

Burial Rites è il risultato di una ricerca decennale per scoprire cosa rimaneva della vita di Agnes Magnúsdóttir. Hannah Kent ha passato gli anni successivi al suo Erasmus in Islanda assorbita in un’intensa ricerca d’archivio, esaminando fonti primarie per rintracciare i passi di Agnes dalla sua nascita fino al luogo dove era stata sepolta. Kent ha chiamato il risultato una “biografia speculativa”, intreccio di fatti e finzione, e l’ha definito la sua “lettera d’amore oscura all’Islanda”.

Mentre Burial Rites presenta la domanda se la storia abbia mal interpretato Agnes, il romanzo non suscita la simpatia del lettore nei suoi confronti a tutti i costi. Tuttavia, offre un ritratto più empatico, a volte ambiguo, di una donna condannata, e il tentativo di comprendere quali circostanze abbiano potuto portarla alla condanna per plurimo assassinio.
Il risultato è un romanzo incredibilmente bello. La prosa di Kent è ricca, chiara, e rende l’atmosfera malinconica, a volte claustrofobica, dell’inverno islandese, e rende anche l’impellente esecuzione di Agnes tramite un linguaggio fortemente evocativo.
La stessa Agnes, in attesa della morte ed esiliata nella fattoria di un politico minore, emerge in modo vivido tra le pagine.

“Coloro che non sono trascinati a forza verso la propria morte non possono capire come diventa pesante e affilato il cuore, fino a quando non diventa un nido di roccia con solo un uovo vuoto all’interno di esso. Sono arida; nulla crescerà più da me. Sono il pesce secco che si asciuga nell’aria fredda. Sono l’uccello morto sulla riva. Sono arida, non sono sicura che sanguinerò quando mi trascineranno fuori per incontrare l’ascia. No, ho ancora calore, il mio sangue ulula ancora nelle mie vene, proprio come il vento, e scuote il nido vuoto e chiede dove sono andati tutti gli uccelli, dove sono andati?”

tomba di Agnes Magnúsdóttir

tomba di Agnes Magnúsdóttir

Kent scrive con una maturità gradevole, una profondità di emozioni che è adatta all’argomento trattato. Questa è la storia di una donna che affronta la sua morte imminente, una donna con una sola opportunità finale di dire la verità, e Kent cattura la disperazione, l’isolamento ed il dolore di Agnes con una chiarezza disarmante. Il libro è inframmezzato dei monologhi interiori di Agnes, e queste sezioni sono le più vivide; si viene immersi in una nube di dolore psicologico grezzo e puro e di immagini fortissime.

Sebbene passò tutta la propria vita come serva, e nel periodo della sua infanzia come orfana alla mercè della chiesa, ci sono motivi che suggeriscono che Agnes era anche intelligente e molto letterata. Ed è questa la versione di Agnes che Kent sceglie di rappresentare; sotto la crosta dura e coperta di ghiaccio di una donna silenziosa e oltraggiata, lei è avvincente, appassionata e astuta.

Mentre vive e lavora insieme a Jón Jónsson e la sua famiglia, cominciano ad emergere frammenti della storia di Agnes. Man mano che si confida con Tóti, il giovane prete incaricato di riconciliarla con il suo destino e con Dio, la versione degli eventi da parte della ragazza prende forma man mano che passano i restanti giorni della sua vita. Tramite questo graduale dispiegamento, Tóti e la famiglia giungono all’idea che la verità non è sempre dove si crede, dove sembra sia. Mentre sappiamo già come va a finire la storia di Agnes, è questo suggerimento di dissonanza tra l’opinione pubblica e la sua personale realtà che accende la tensione del romanzo. Burial Rites suggerisce che la verità spesso è aperta all’interpretazione, e raramente va dritta al punto come comunemente percepito. La paura, i pettegolezzi e l’odio si intrecciano dando l’idea che Agnes sia qualcosa di orrendo e ripugnante; un’opinione senza dubbio perpetrata dalla politica sociale, religiosa e sessuale dell’epoca.

Alla fine, il romanzo dipinge fedelmente la vita nell’Islanda del 19° secolo, poiché si immerge nel dettaglio storico con la narrativa. È chiara la cura per rappresentare accuratamente le condizioni di quel mondo, per ricostruire la cornice alla sua vita con quanta più integrità possibile. I “vuoti” negli archivi storici sono stati riempiti con la narrativa, che si incastra alla perfezione con il più ampio contesto di tempo e luogo, risultando in una storia che rispetta le proprie origini.

Non possiamo conoscere l’interezza della storia di Agnes Magnúsdóttir, ma Burial Rites ci chiede di ricordarla, se non di riconsiderare come la storia ha sepolto la sua vera verità con il suo corpo. Knutur Oskarsson, che ospitava Hannah Kent durante la stesura del romanzo e le ricerche, ha commentato “Credo che l’esecuzione di Agnes sia ancora una ferita non rimarginata per l’Islanda, nella storia d’Islanda”.

Burial Rites è un rispettoso e commovente riconoscimento di quella ferita; un ricordo che la voce di Agnes Magnúsdóttir una volta è esistita, anche se si è persa nella notte dei tempi.

Estratti (tradotti da me)

Il reverendo si sta sicuramente domandando com’è che eravamo l’uno con l’altra. Lo guardo e so che sta pensando a Natan e me, lasciando che il pensiero scivoli nella sua mente, assaporandolo, come un bambino succhia il midollo dall’osso. Lui potrebbe succhiare ugualmente una pietra.

Natan.

Come posso ricordare davvero il primo momento in cui l’ho incontrato, quando la mano che sentivo premere la mia era solamente una mano? È impossibile pensare a Natan come lo straniero che era, una volta, per me. Posso immaginare il modo in cui appariva, ricordare il tempo, e il gioco di luci sul suo viso ispido, ma quell’istante vergine è impossibile da catturare di nuovo. Non posso ricordare di non conoscere Natan. Non posso pensare cos’era non amarlo. Guardarlo e capire che avevo trovato ciò che non sapevo mi rendeva affamata. Una fame così profonda, così capace di spingermi nella notte, che mi terrificava.

Non mentii al reverendo. Quella notte di stelle e storie, e la calda pressione della sua mano sulla mia, avvenne esattamente come gli raccontai. Ma non raccontai a Tóti cosa avvenne quando i servi andarono a dormire. Non gli raccontai che María andò anche lei con loro, lanciandomi un’occhiataccia. Non dissi che ci lasciarono soli, e che Natan mi esortò a rimanere con lui nella penombra. Per parlare, egli disse. Solo per parlare.

“Dimmi chi sei, Agnes. Qui, fammi prendere la tua mano così che possa imparare un po’ di te.”

“Il peso delle sue dita sulle mie, come un uccellino che plana su un ramo. Fu la goccia che fece traboccare il vaso. Non capii che eravamo circondati da legna fin quando non avvertii che erano divampate le fiamme”.

Hannah Kent

Hannah Kent. Photograph: Nicholas Purcell
***tutte le traduzioni sono mie***
This entry was posted in analysis, books, folklore, history & the past, literature, Nature, north, poetry, traduzione and tagged , , , , , , . Bookmark the permalink.

2 Responses to Burial Rites – un romanzo di Hannah Kent, nel nord dell’Islanda

  1. redman79 says:

    Si atterra spesso per caso (?) in luoghi come questo blog.
    Gran bel post.
    Hai un nuovo curioso lettore sappilo🙂

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s