Waldeinsamkeit

'Waldeinsamkeit', by Paul Rieth Jugend Magazine, year 1901

‘Waldeinsamkeit’, by Paul Rieth
Jugend Magazine, year 1901

La Waldeinsamkeit, o “solitudine della foresta”, è un aspetto del motivo della solitudine, è un ideale ascetico descritto come ingrediente del monachesimo asiatico, diffuso anche nel monachesimo medioevale d’Occidente. Il concetto è entrato nella cultura generale come motivo letterario nel periodo romantico, cui gli è propria la connotazione.

Nella tradizione ascetica dell’Induismo i Vanaprastha (“monaci della foresta”) cercavano volontariamente la Waldeinsamkeit come momento chiave, e questo accade anche nel Buddismo nella “tradizione della foresta” o in Thailandia presso i Tudong.

Nel monachesimo cristiano in Europa fino al tardo Medioevo i reclusi e gli eremiti cercavano rifugio nella solitudine della foresta, da un lato a causa del trambusto cittadino, dall’altro per una tipicità della vita monastica (come per la congregazione vallombrosiana). Questi individui erano tenuti in grande considerazione dal popolo.

Nel poema epico Parzival di Wolfram von Eschenbach viene descritta la figura di Trevrizent, ideale per la vita ascetica di solitudine nella foresta. L’immagine dell’eremita nella foresta viene descritta nel 1668 in L’avventuroso Simplicissimus di Grimmelshausen ed è tema letterario della poesia barocca.

Caspar David Friedrich (1774-1840):  'The Hunter in the Forest'

Caspar David Friedrich (1774-1840):
‘The Hunter in the Forest’

Nel Romanticismo tedesco la solitudine della foresta è un tema chiave. La foresta è legata all’ideale idillico ed eterno della solitudine della tipologia del poeta romantico introverso. Nel movimento romantico il termine apparve la prima volta nel 1796 nella favola letteraria Il biondo Eckhart di Ludwig Tieck in cui il termine è utilizzato quale simbolo per il mondo interiore e l’esperienza all’esterno della protagonista Bertha. Nella forma del poema il termine è introdotto da un uccello, che altera il contenuto del poema con il coinvolgimento nei misfatti di Bertha:

Waldeinsamkeit,
Die mich erfreut,
So morgen wie heut
In ewger Zeit,
O wie mich freut
Waldeinsamkeit.
Waldeinsamkeit
Wie liegst du weit!
O Dir gereut
Einst mit der Zeit.
Ach einzge Freud
Waldeinsamkeit!
Waldeinsamkeit
Mich wieder freut,
Mir geschieht kein Leid,
Hier wohnt kein Neid
Von neuem mich freut
Waldeinsamkeit.

Joseph von Eichendorff utilizza il termine per indicare la trasfigurazione del bosco come un idillio senza tempo, che viene messo a confronto con la fugacità dell’essere umano. In tutta l’opera letteraria di questo poeta la Waldeinsamkeit occupa una posizione determinante.
Oltre ad una poesia intitolata Waldeinsamkeit nel ciclo Der Umkehrende si trovano molte famose poesie come  Abschied vom WaldeIn der Fremde o Komm, Trost der Welt. Non meno importante l’argomento nelle sue opere in prosa, come nel racconto Das Schloß Dürande.

Ugualmente, ci sono poesie di Heinrich Heine ed Adolf von Tschabuschnig che portano lo stesso titolo. Un’opera tarda di Joseph Victor von Scheffel del 1884, un ciclo di poesie in dodici parti, si intitola anch’esso Waldeinsamkeit.

Il motivo si ritrova senza un diretto riferimento in numerose opere di romance, in quanto la foresta ed il poeta in solitudine possono essere visti come motivi chiave dell’epoca, come nel romanzo Heinrich von Ofterdingen di Novalis o nelle poesie di August von Platen, Ludwig Uhland e Nicholas Lenau.

La parola era un germanismo non tradotto che entrò nella letteratura americana, come nel poema Waldeinsamkeit di Ralph Waldo Emerson del 1858.

Nell’ambito della pittura il motivo della foresta in solitudine fu trattato soprattutto da Caspar David Friedrich, Carl Gustav Carus, Ernst Ferdinand Oehme, Ludwig Richter e anche da Moritz von Schwind. Il dipinto Genoveva in der Waldeinsamkeit di Ludwig Richter si basa sul pubblico annuncio di Geneviève del Brabante e mostra la foresta come un luogo cui si anela e un luogo di raccoglimento, con le caratteristiche del tipico dipinto religioso romantico. Lo stesso disegno fu rappresentato dal pittore Hans Thoma. Le rappresentazioni della foresta di Julius Mařáks furono la base per il ciclo poetico Waldeinsamkeit di Scheffel.

In ambito musicale l’argomento viene trattato nelle opere Siegfried e Parsifal di Wagner.

Kaulbach: 'Waldeinsamkeit', 1879

Kaulbach: ‘Waldeinsamkeit’, 1879

Ecco la poesia di Ralph Waldo Emerson:

I do not count the hours I spend
In wandering by the sea;
The forest is my loyal friend,
Like God it useth me.

In plains that room for shadows make
Of skirting hills to lie,
Bound in by streams which give and take
Their colors from the sky;

Or on the mountain-crest sublime,
Or down the oaken glade,
O what have I to do with time?
For this the day was made.

Cities of mortals woe-begone
Fantastic care derides,
But in the serious landscape lone
Stern benefit abides.

Sheen will tarnish, honey cloy,
And merry is only a mask of sad,
But, sober on a fund of joy,
The woods at heart are glad.

There the great Planter plants
Of fruitful worlds the grain,
And with a million spells enchants
The souls that walk in pain.

Still on the seeds of all he made
The rose of beauty burns;
Through times that wear and forms that fade,
Immortal youth returns.

The black ducks mounting from the lake,
The pigeon in the pines,
The bittern’s boom, a desert make
Which no false art refines.

Down in yon watery nook,
Where bearded mists divide,
The gray old gods whom Chaos knew,
The sires of Nature, hide.

Aloft, in secret veins of air,
Blows the sweet breath of song,
O, few to scale those uplands dare,
Though they to all belong!

See thou bring not to field or stone
The fancies found in books;
Leave authors’ eyes, and fetch your own,
To brave the landscape’s looks.

Oblivion here thy wisdom is,
Thy thrift, the sleep of cares;
For a proud idleness like this
Crowns all thy mean affairs.

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