I Finfolk alle Orcadi

The Orkney Islands on the Carta Marina, 1539 by Olaus Magnus (1490-1557)

The Orkney Islands on the Carta Marina, 1539
by Olaus Magnus (1490-1557)

Finfolk nel folklore delle isole Orcadi erano una razza di stregoni oscuri e tetri, temuti e di cui non ci si fidava.
Le loro abilità nautiche erano senza pari e, oltre ad avere potere di scatenare le tempeste e potere sul mare, sono considerati dei mutaforma.
A differenza dei Selkie-folk che si limitavano – almeno secondo alcuni racconti – a riva per poco tempo, i Finfolk erano veramente anfibi. Essi andavano e venivano a loro piacimento, avventurandosi tra il loro mondo sotto il mare e la terra degli umani.
I Finfolk conducevano un tipo di vita nomade. Passavano i lunghi inverni delle Orcadi nel lussuoso Finfolkaheem, una maestosa città in luogo ignoto, che però si diceva giacesse al fondo del mare.
D’estate, però, tornavano alle Orcadi, dove risiedevano sulla loro magica isola-patria, Hildaland, una delle magiche isole che scomparivano. La tradizione vuole che Hildaland fu in seguito conquistata dai Finfolk e rinominata Eynhallow.

C’erano due distinzioni tra i ranghi dei Finfolk: il Finman e la Finwife. I racconti dei Finmen generalmente costituiscono la maggior parte del corpus di fiabe folkloriche e sono abbastanza standard nelle loro descrizioni di queste creature cupe.
I Finfolk condividevano un tratto comune con gli altri abitanti terrestri delle Orcadi, gli hill-folk (abitanti delle colline) o i trow (una specie di troll), una spiacevole predilezione per il rapimento di uomini mortali.
Farebbero sparire i loro prigionieri trasportandoli nelle loro case nascoste nell’isola, dove generalmente li costringono a rimanere per il resto dei loro giorni. Questi sventurati vengono solitamente rapiti per diventare la moglie o il marito di uno dei Finfolk.
In particolare la Finwife aveva una buona ragione per acquisire un marito mortale.

Finman on the Ebb: illustrazione di Sigurd Towrie

Finman on the Ebb: illustrazione di Sigurd Towrie

Ma è chiaro che sotto queste leggende di rapimento l’influsso malefico dei Finfolk spiega le morti per mare e la scomparsa di vari abitanti delle isole.
Immaginate una madre straziata dal dolore, seduta in un piccolo podere in silenzio, di fronte al mare in tempesta. Non sarebbe stato meglio sperare che il figlio perduto era stato preso dalla “gente del mare” e che forse sarebbe tornato di nuovo, un giorno, vivo e vegeto?

Il cristianesimo ed i Finfolk
Tratto comune con tutti gli altri abitanti soprannaturali delle Orcadi, la scomparsa dei Finfolk è stata imputata all’avvento del cristianesimo.
Quando ad alcuni vecchi abitanti delle isole è stato chiesto perché non sono stati più avvistati Finfolk, la risposta è stata: “De Finmen cinno’ live whar’ the true Gospel is preached on de land, and a sprole used fir fishin’ oan da sea” (“I Finmen non possono vivere su quella terra dove viene predicato il vangelo e in cui uno sprole viene usate per pescarne uno dal mare” – traduzione mia -).
Lo sprole era un attrezzo ittico che permetteva al pescatore di usare due ami contemporaneamente sulla stessa canna.

L’influsso dei Finfolk e dei loro simili era comunque temuto fino alla fine del diciannovesimo secolo, e quest’affermazione probabilmente fu registrata intorno a quel periodo, quando il folklore cominciò ad allontanarsi dalla coscienza degli abitanti delle Orcadi.

Sebbene pare che i Finfolk fossero opposti ai relativamente benevoli selkie-folk, in realtà ciò è molto lontano dal vero. Su tutte le creature della mitologia orcadiana, i selkie-folk sono stati “ammorbiditi” negli ultimi anni per creare uno spirito marino angelico e benevolente, ma molto lontano dalle entità originarie che seminavano il terrore in chi ci credeva. Inoltre entrambe le figure folkloriche, sebbene oggi guardate come completamente diverse, originariamente erano un’unica figura.
Sebbene i Finfolk, abitanti del mare, sembrano contenere elementi provenienti da diverse fonti, erano sicuramente basati sui Finns di tradizione norvegese. Gli abitanti indigeni della Norvegia settentrionale, i Finns, erano anche rinomati per i loro poteri magici.
Nelle Orcadi e nelle Shetland queste genti, conosciute come Norway Finns, venivano considerate a metà strada tra la mitologia e la realtà.
Ma se i Finfolk ed i selkie-folk una volta erano la stessa cosa, da dove hanno origine questi racconti?
Per la risposta, bisogna guardare al nord della Norvegia.
La Norvegia era, ed è ancora, la patria di due popoli distinti – i norvegesi, e gli abitanti originari della Scandinavia del nord, i Saami.
Nelle fonti in antico norreno ci si riferisce a loro come ai finnar; i Saami erano considerati grandi stregoni con il potere di controllare il tempo atmosferico, di viaggiare per lunghe distanze in trance magica e cambiando forma, solitamente quella di un animale marino o di un orso.
I Saami conducevano una vita nomade, con una cultura ed una società completamente diverse rispetto a quelle dei loro vicini norvegesi.
Vivevano prevalentemente nel lontano nord della Norvegia in un territorio conosciuto come Finnmark. Il Finnmark dei tempi antichi era molto più esteso dell’area attuale, e le testimonianze dimostrano come i Saami vivessero anche nelle aree più a sud e più ad est.
Sebbene i due popoli possano essersi influenzati vicendevolmente nei vari aspetti di religione e cultura, rimangono delle differenze sostanziali.
Dopo che i norvegesi adottarono il cristianesimo, ad esempio, i Saami rimasero pagani – un fatto che senza dubbio non fece altro che evidenziare ancora di più la loro reputazione di stregoni selvaggi -.
Popolo norvegese a parte, l'”appartenenza ad un altro mondo” dei Saami può essere anche vista nella letteratura in antico norreno.
A volte ci si riferisce a loro come agli jotnar (giganti) e ai dvergar (nani) – termini descrittivi non tanto per la loro taglia o statura, quando per posizionarli in un ambito mitologico, magico e sovrannaturale.
I Saami avevano una “religione” sciamanica, qualcosa che senza dubbio serviva come base per le successive tradizioni norrene, per cui i Finnar erano abili e riconosciuti operatori di magia. I loro poteri curativi e profetici, il controllo del tempo atmosferico e l’abilità di cambiar forma sono tutte capacità magiche che chiaramente si trovano attribuite ai Finfolk e ai selfie-folk nel folklore delle Orcadi e delle Shetland.
In Norvegia la reputazione dei Saami era tale che ci furono leggi successive che impedivano ai cristiani qualunque contatto con i Finnar o che andassero alla ricerca della loro conoscenza per la lettura del futuro o la guarigione.
Uno degli scritti più antichi relativi ai Saami fu scritto in Svezia dopo la Guerra dei Trent’Anni. Durante questo conflitto, si legge, gli svedesi furono accusati di usare la magia Saami.
Probabilmente le tradizioni che riguardavano i Finns norvegesi – come vennero successivamente conosciuti nella tradizione delle Orcadi – viaggiarono insieme ai vichinghi nelle isole Orcadi e Shetland. Qui presero piede e fecero nascere il folklore dei Finfolk.

Nel tempo, elementi di altre culture entrarono nella conoscenza di questi stregoni – inclusi, ad esempio, elementi delle storie degli ora dimenticati Huldrefolk.
La razza magica conosciuta come Huldrefolk è oggi praticamente dimenticata nel folklore delle Orcadi. Ma è necessario menzionarli per il loro legame nebuloso con altri elementi del folklore orcadiano, come appunto i Finfolk.

"Merman" di Edmund Dulac

“Merman” di Edmund Dulac

Nelle leggende norrene il maschio hildu era una creatura brutta, in particolare se confrontata con le giovani donne, che erano bellissime e dalle divine voci che cantavano melodie.
Sfortunatamente la bellezza delle fanciulle hildu aveva un prezzo: erano maledette, e avevano una coda come quella di una mucca che era un dolore tentare di nascondere sotto la gonna.
Immediata è la somiglianza tra la fanciulla hildu e la finwife. Ancor più se si considera il grandissimo desiderio degli huldrefolk di essere simili agli esseri umani. Un desiderio che portava le huldu dalla lunga coda di mucca a tentare disperatamente di sposare uomini mortali, spesso costringendoli nei “modi più indecenti”. Se un uomo era talmente sciocco da sdegnare le avances di una fanciulla hildu lei l’avrebbe maledetto e punito. Se invece lui l’accettava, lei l’avrebbe sposato prima possibile. Solo dopo il matrimonio la coda sarebbe caduta, permettendole di diventare una donna mortale. Se non si fosse sposata si sarebbe rattrappita e diventata brutta, sebbene il suo temperamento diventava più malleabile man mano che avanzava l’età.

Si pensava che gli huldrefolk fossero contadini che vivessero in fattorie maestose e con greggi e mandrie enormi rispetto a quelle dei vicini esseri umani. Ugualmente, le ragazze huldu eccellevano nel tenere a posto la casa.
Come i finfolk delle Orcadi, anche gli huldrefolk erano molto territoriali. La gente faceva molta attenzione a non oltrepassare la terra che si diceva appartenesse agli huldrefolk o a costruire case dove si credeva vivessero (come oggi in Islanda).
Una favola racconta che un fattore, i cui animali stavano morendo, aveva costruito la sua stalla per bovini sulla culla di un bambino huldu. Non c’è bisogno di dire che non appena spostò questa stalla fu subito lasciato in pace.
All’incirca le stesse descrizioni si trovano relativamente ai trows e agli hogboon, e anche nei loro confronti gli umani mortali si tenevano distanti miglia per evitare le loro ire, come quelle degli huldrefolk. In molte fattorie una stalla veniva lasciata vuota così da lasciare posto per la mandria dell’hulder.
Sebbene gli huldrefolk normalmente vivessero nelle fattorie e nelle foreste norvegesi, c’erano anche delle isole huldre che erano invisibili e a volte emergevano dal mare.
Si narrano storie di splendide fattorie su queste isole e si racconta che se un umano riusciva a gettare dell’acciaio su una di queste isole nascoste sarebbe diventato il proprietario dell’isola stessa. Le isole erano chiamate, per questo, findegaarder.
Le somiglianze con le isole che scompaiono dei finfolk sono immediatamente ovvie.
Se guardiamo alla storia di come Eynhallow (Hildaland) divenne Holy ci sono diversi motivi comuni:

* la moglie del contadino viene portata via su Hildaland: simile alle storie degli huldrefolk e anche dei trows. Comunque, la maggior parte delle storie degli huldrefolk si riferiscono alla loro abitudine di rapire le anime;
* due sirene cantano cercando di attirare gli uomini: con queste fanciulle che cantano ci ricordiamo delle fanciulle huldre che cantano e la cui coda cade se sposano un mortale;
Fingaarder o Hildaland: le isole magiche degli huldrefolk diventano proprietà di chi sa come trovarle. Lo stesso accade a Eynhallow in questa storia. Il nome Fingaarder può essere per caso collegato ai Finmen? Lo stesso nome Hildaland è simile a huldre.

La confusione derivante dagli altri aspetti del mito norreno e del mito delle Orcadi ci lascia con il folklore da un lato dei Finfolk e dall’altro dei selkie che abbiamo oggi.
Nelle Orcadi, i Finfolk hanno la reputazione che avevano i Finns norvegesi di potenti maghi, sebbene ci siano in realtà veramente pochi racconti in cui questi esercitino tali poteri.
All’epoca in cui le leggende cominciarono ad essere registrate, cominciarono anche a scomparire. Così molti elementi non solo sono confusi o dimenticati, ma sono stati reinterpretati dagli studiosi di folklore dell’epoca.

La spiegazione registrata nelle isole Orcadi per il nome Finfolk, ad esempio, era semplice. Non ha nulla a che vedere con gli stregoni scandinavi. I “Finn folk” avevano sicuramente pinne come i pesci (“fishlike fin”). Queste pinne, è stato registrato, erano abilmente nascoste, così che quando viste da un umano apparivano come dei pezzi di tessuto fluttuanti dai vestiti.
Ancora più a nord, nelle Shetland, non c’era questa interpretazione relativa alle pinne. Qui, il legame con i Finns norvegesi fu registrato tardi, verso la fine del diciannovesimo secolo. In questi racconti, i Finns delle Shetland hanno tutte le caratteristiche dei Finfolk e dei selkie-folk delle Orcadi.

[continua…]

***

Probabilmente il legame più forte con le leggende degli huldrefolk è una credenza comune e diffusa un tempo per cui di una persona malata di mente o letargica si diceva che fosse “nella collina”… in altre parole, che fosse presente con il proprio corpo ma non con la propria anima.
La frase fu abbastanza diffusa fino alla metà del ventesimo secolo e si riferisce alla credenza che le anime fossero rapite dagli hillfolk (“popolo della collina”), un parallelo quasi identico alla credenza norvegese per cui gli huldrefolk spesso rapivano i mortali, e si diceva che queste anime fossero “berglat” o “rapite sulla collina”. Le sfortunate persone cui questo accadeva, che rimanevano malate di mente, erano chiamate huldre-esk.

Sebbene rimangano poche testimonianze nelle isole Orcadi delle storie degli huldrefolk, la parola huldre / huldu può essere trovata, nascosta, in alcuni toponimi come Hildival a Westray che deriva dall’antico norreno Huldu-fjall. C’è anche un allettante legame nella parola delle Orcadi hilderbogie, che significa “scemo”.

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