Huldra

John Bauer (1882-1918): 'Huldra'

John Bauer (1882-1918): ‘Huldra’

Uno dei primi personaggi che si incontra nella årsgång è la Huldra, una creatura seducente che vive nei boschi, tipica del folklore scandinavo.
Il suo nome deriva da una radice che significa “coperto” o “segreto”.
Nel folklore norvegese, la Huldra è conosciuta come la skogsfru o la skovfrue, che significa “la signora (inteso come “controparte” di un signore) della foresta”. Nel folklore svedese, è conosciuta come la skogsrå (“spirito della foresta”) o Tallemaja (“Maria dell’albero del pino”), e Ulda nel folklore Sámi. Il suo nome suggerisce che in origine lei e la völva Huld e la tedesca Holda erano la stessa figura. Al maschile, l’hulder è chiamato huldu o, in Norvegia, un huldrekarl.
Gli huldrekarl, che appaiono anche nel folklore norvegese, sono collegati ad altri esseri che abitano il sottosuolo, solitamente chiamati tusser. Come la controparte femminile, l’huldrkarl è un cambiaforma che spesso adesca le ragazze sotto forma di un bel ragazzo.

'Huldra', 1882 by Theodor Kittelsen (1857-1914)

‘Huldra’, 1882
Theodor Kittelsen (1857-1914)

La parola huldra è norvegese, in forma determinativa; la forma indefinita è ei hulder. La forma indefinita plurale è huldrer, ed il plurale definito è huldrene. Nel plurale collettivo si usa huldrefolk (indefinito) e huldrefolket (definito), che significano “un gruppo di hulder“. C’è anche un aggettivo collegato a questa parola, essere huldren, che può essere interpretato come “perturbante, sconcertante”, ma anche spesso “essere sotto il maleficio di un hulder/di una huldra“, ovvero “soffrire di pazzia inesplicabile”.

La huldra è una donna di una bellezza sorprendente, a volte viene vista nuda, con lunghi capelli, anche se vista dal retro è vuota come un vecchio tronco d’albero, e ha la coda di un animale. In Norvegia ha la coda di una mucca, e in Svezia può avere quella di una mucca o di una volpe. Nel nord della Svezia può anche non avere la coda ma la schiena cava o la schiena coperta di corteccia.
In Norvegia la huldra è stata spesso descritta come la tipica ragazza contadina, con abiti da contadina, sebbene a volte più intelligente e carina delle altre ragazze.

NORDISK FAMILJEBOK  KONVERSATIONSLEXI ON OCH REALENCYKLOPEDI, Stockholm, Sverige, 1909

NORDISK FAMILJEBOK
KONVERSATIONSLEXI ON OCH REALENCYKLOPEDI, Stockholm, Sverige, 1909

La huldra è una delle numerose  (custodi, guardiane), come le Sjöråhavsfru dell’acqua, successivamente identificate con una sirena, e le bergsrå delle grotte e delle miniere che rendevano la vita difficile ai poveri minatori.
Maggiori informazioni si trovano nelle favole popolari norvegesi di Peter Christen Asbjørnsen e Jørgen Moe.

Una huldra sta parlando con un minatore. Sembra una giovane contadina, ma la sua coda spunta dalla gonna. Dalle Svenska folksägner (1882)

Le huldra erano tenute ad essere gentili con i minatori, a guardare i loro forni a carbone mentre essi si riposavano. Sapendo che sarebbero stati svegliati se ci fossero stati dei problemi, lasciavano in cambio per loro dei viveri in un posto speciale. Un racconto della città di Närke (Svezia) illustra quanto una huldra può essere gentile, specialmente se trattata con rispetto (Hellström 1985:15):

Un ragazzo andò a pescare nei laghi della foresta di Tiveden (Svezia), ma non ebbe fortuna. Incontrò poi una bella donna, e lei era così attraente che egli sentì che doveva trattenere il respiro. Ma poi egli comprese chi lei fosse, perché vide una coda di volpe spuntare da sotto la gonna. Siccome egli sapeva che era proibito commentare sulla coda della signora della foresta, se non era fatto nel modo più educato, egli fece un profondo inchino e disse con la voce più dolce “Mia signora, vedo che la vostra sottoveste si intravede sotto la vostra gonna”. La signora lo ringraziò e nascose la coda sotto la gonna, dicendo al ragazzo di pescare sull’altra sponda del fiume. Quel giorno, il ragazzo fu veramente fortunato e prese un pesce ogni volta che lanciò la lenza. Questo fu il riconoscimento, da parte della huldra, della sua gentilezza.

Theodor Kittelsen (1857-1914): 'Huldra forsvant' (The Huldra that disappeared)

Theodor Kittelsen (1857-1914): ‘Huldra forsvant’
(La Huldra che scomparve”)

In alcune tradizioni la huldra adesca gli uomini nella foresta per avere un rapporto sessuale con lei, premiando coloro che la soddisfano e spesso uccidendo gli altri. La huldra norvegese è molto meno assetata di sangue e semplicemente può rapire un uomo o adescarlo e portarlo all’inferno. A volte ruba i bambini e li sostituisce con i suoi bruttissimi huldrebarn (figli della huldra, che sono dei changeling). In alcuni casi, la relazione porta un figlio, e questo viene poi presentato al padre sconosciuto. In alcuni casi, la huldra lo forza a sposarla. Storie di relazioni simili erano molto comuni in Norvegia tanto tempo fa – un anziano signore di Valdres affermò alla radio norvegese che c’era un figlio suo nel gruppo delle huldre, e che era ancora vivo intorno al 1980.

Bernard Evans Ward (1857-1933): 'Huldra's Nymphs', 1909

Bernard Evans Ward (1857-1933):
‘Le ninfe della Huldra‘ 1909

A volte la huldra sposava un ragazzo di una fattoria del luogo, ma quando ciò accadeva, la sua bellezza svaniva quando il prete metteva la sua mano sulla sua, o quando lei entrava in chiesa. Alcune leggende raccontano di mariti che poi la trattavano male. Alcune favole non indicano questa caratteristica, e si riferiscono solo ad un matrimonio con un marito cristiano che le faceva perdere la coda, ma non il suo bell’aspetto, e la coppia viveva comunque felice e contenta nonostante questo. Comunque, se viene trattata male, la huldra ricorderà a suo marito che è ben lontana dall’essere debole, spesso raddrizzando un ferro di cavallo a mani nude, a volte quando è ancora caldo incandescente di fucina.

'Huldra' by Theodor Kittelsen (1857-1914)

‘Huldra’ by Theodor Kittelsen (1857-1914)

Se tradita, la huldra può punire il suo uomo in modo molto cattivo, come in quel caso a Sigdal (Norvegia), quando ha vendicato il suo orgoglio su un giovane fanfarone che aveva giurato di sposare, con la promessa che non avrebbe detto a nessuno di lei. Il ragazzo invece ha vantato la sua futura sposa per un anno, e quando si sono incontrati di nuovo, lei lo ha battuto sulle orecchie con la sua coda di vacca. Lui ha perso udito e ingegno per il resto della sua vita.

Gli hulder sono stati a lungo associati con la caccia; una huldra può soffiare nella canna del fucile di un cacciatore, e da allora lui non perderà un colpo. Alcuni uomini non sono così fortunati, o forse dotati di bravura, e alla sua vista scappano, perdendo però la loro sanità mentale.

Per quanto riguarda le origini della figura della huldra, una storia associata alla religione cristiana racconta come Eva avesse lavato solo la metà dei suoi figli, quando Dio è andato a trovarla, e lei per vergogna di quelli ancora sporchi li ha nascosti. Dio ha decretato allora che quelli nascosti alla sua vista sarebbero stati nascosti al genere umano, e sono diventati huldrer [K. M. Briggs, The Fairies in English Tradition and Literature, pag. 147; University of Chicago Press, London, 1967].

Huldra

Huldra (sta qui)

Numerosissimi luoghi in Scandinavia sono nominati con riferimento agli hulders, spesso luoghi che sono associati tramite leggende alla presenza del “popolo nascosto”. Ecco alcuni esempi che mostrano l’ampia diffusione dei toponimi che hanno relazione con gli hulder, sia nella Scandinavia settentrionale che in quella meridionale, ed i termini usati nelle diverse lingue per i toponimi:

danese
Huldremose (“la palude di Huldra”) era una palude situata nello Djursland in Danimarca, famosa per il ritrovamento della donna di Huldremose, un bog body del 55 AC;

norvegese
– Hulderheim è situato a sudest dell’isola di Karlsøya a Troms, in Norvegia. Il nome significa “la casa degli Hulder“;
– Hulderhusan è un’area a sudest di Hinnøya, la più grande isola della Norvegia; il nome significa “case degli Hulder“.

Sámi
– Ulddaidvárri a Kvænangen, Troms (Norvegia), significa “montagna degli hulders” in Sámi settentrionale;
– Ulddašvággi è una valle a sudovest di Alta nel Finnmark in Norvegia. Il nome significa “la valle degli Hulder” in Sámi settentrionale. Il picco a guardia del passo dalla valle alle montagne ha un nome simile, Ruollačohkka, che significa “la montagna dei Troll”; e la montagna più grande che si staglia sulla valle dal lato settentrionale è chiamata Háldi, che è una parola simile al già citato norvegese , che è uno spirito o una divinità locale che governa un’area specifica.

La huldra può essere collegata alla tedesca holda. Essa è inoltre conosciuta anche nel folklore finlandese.

***

Biblio
http://en.wikipedia.org/wiki/Huldra
http://sv.wikipedia.org/wiki/Bortbyting
articolo mio su Wunderkammern dedicato a HoldaFrau Holle, sta qui
http://en.wikipedia.org/wiki/Tiveden
http://www.snerpa.is/net/thjod/hildur.htm
http://en.wikipedia.org/wiki/Hulduf%C3%B3lk

  • Leda Bearne, Le Vergini Arcaiche, Edizioni della Terra di Mezzo, Milano, 2006
  • Alberta Dal bosco e Carla Brughi, Entità fatate della Padania, Edizioni della Terra di Mezzo, Milano, 1993
  • Eugen Drewermann, Lieb Schwesterlein, laß mich herein. Grimms Märchen tiefenpsychologisch gedeutet, Deutscher Taschenbuch Verlag, München, 2002, ISBN 3-423-35050-4
  • Barbara Fiore, I Racconti della Vecchina del Bosco, Edizioni della Terra di Mezzo, Milano, 1995
  • Barbara Fiore, La Signora dell’Antica Casa, Edizioni della Terra di Mezzo, Milano, 1992
  • GardenStone, Göttin Holle, Books on Demand, Norderstedt, 2006, ISBN 3-8334-4579-3
  • Marija Gimbutas, Le Dee viventi, Medusa Edizioni, Milano, 2005
  • Heide Göttner-Abendroth, Die Göttin und ihr Heros, Frauenoffensive, München, 1993, ISBN 3-88104-234-2
  • Heide Göttner-Abendroth, Frau Holle – Das Feenvolk der Dolomiten, Königstein/Taunus, 2006
  • Karl Kollmann, Frau Holle und das Meißnerland, Cordier, Heiligenstadt, 2005, ISBN 3-929413-90-6
  • Alexei Kondratiev, Il tempo dei celti, Apogeo, Milano, 2005
  • Friedel Lenz, Bildsprache der Märchen, Urachhaus, Stuttgart, 1997, ISBN 3-87838-148-4
  • Karl Paetow, Frau Holle. Volksmärchen und Sagen, Husum, 1986
  • Ingrid Riedel,Wie aus der ungeliebten Tochter eine starke Frau wird. Frau Holle, Kreuz-Verlag, 2005
  • Erika Timm (in collaborazione con Gustav Adolf Beckmann), Frau Holle, Frau Percht und verwandte Gestalten. 160 Jahre nach Jacob Grimm aus germanistischer Sicht betrachtet, Hirzel, Stuttgart, 2003
  • Ulla Wittmann, Ich Narr vergaß die Zauberdinge. Märchen als Lebenshilfe für Erwachsene, Ansata-Verlag, Interlaken, 1985, ISBN 3-7157-0075-0

[…continua…]

* tutte le traduzioni sono mie salvo dove diversamente specificato.

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2 Responses to Huldra

  1. Lotje says:

    Ovviamente conoscerai i libri di Astrid Lindgren. Ma hai anche visto il film di Ronja, ryövärintytär? Da giovane è uno dei miei preferiti!

  2. traslocatori says:

    Articolo interessante e colgo l’occasione per complimentarmi per questo sito! veramente ben fatto e con tanti articoli utili!

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