Wild Hunt o la Caccia Selvaggia

…He oftentimes will start,
For overhead, are sweeping Gabriel’s Hounds,
Doomed, with their impious lord, the flying hart
To chase for ever through aërial grounds

[William Wordsworth]

"Wodan's Wild Hunt" (1882) - Friedrich Wilhelm Heine.

“Wodan’s Wild Hunt” (1882) – Friedrich Wilhelm Heine.

La Wild HuntCaccia Selvaggia è un mito folklorico antico, maggiormente diffuso nell’Europa settentrionale, centrale e occidentale. La premessa fondamentale in tutti gli esempi è la stessa: un corteo notturno, spettrale, attraversa il cielo (o il terreno) intento in una furiosa battuta di caccia, con tanto di cavalli, segugi e battitori al seguito.
Tra i protagonisti della battuta di caccia nelle varie culture si trovano, ad esempio, Odino (Scandinavia), Re Artù (Britannia), Carlo Magno (Francia), Teodorico il Grande, Nuada (Irlanda), Arawn (Galles), re Waldemar Atterdag (Danimarca), lo psicopompo gallese Gwyn ap Nudd, l’exercito antiguo (Spagna), o Wotan con il suo Wütendes heer (“esercito furioso”) in Germania, o altri riflessi della medesima divinità come il Wuodan degli Alemanni con il suo Wuotis Heer (“l’esercito di Wuodan”) della Svizzera centrale e della Svevia. I cacciatori possono anche essere i morti, o le fate (spesso nel folklore connesso con i morti); il cacciatore può essere un’anima perduta non identificata, una divinità o uno spirito sia di genere maschile che femminile, o una figura storica o leggendaria.
Si possono raggruppare le varianti in quattro classi, a seconda che il corteo sovrannaturale sia composto da: soli animali (la maggioranza dei casi); anime dannate; esseri mostruosi o dalle origini comunque ultraterrene; un corteo guidato da un capogruppo, in genere legato alle forze ctonie (in genere, quindi, il diavolo).

Ci si riferisce alla Caccia Selvaggia in numerosi modi:
tedesco Wilde Jagd (“caccia selvaggia”) o Wildes Heer (“esercito selvaggio”)
antico inglese Herlaþing (“l’assemblea di Herla”)
inglese Woden’s HuntHerod’s HuntCain’s Huntthe Devil’s Dandy Dogs (in Cornovaglia), Gabriel’s Hounds (nell’Inghilterra settentrionale), Ghost Riders (nell’America settentrionale)
antico francese del nord Mesnée d’Hellequin (“compagine di Hellequin”)
gallese Cŵn Annwn (“i segugi di Annwn”)
cecoslovacco divoký hon o štvaní (“caccia selvaggia”, “adescamento”)
polacco Dziki Gon o Dziki Łów
norvegese Oskoreia o Åsgårdsreia (“la cavalcata di Asgard”)
galiziano Estantiga (da Hoste Antiga, “l’antico esercito”), HostiaCompaña e Santa Compaña (“esercito, compagnia”)
asturiano güestia

Essere testimoni della Caccia Selvaggia viene considerato presagio di catastrofi e sciagure; i mortali che si trovano sul cammino del corteo sono in genere destinati ad essere uccisi (rapiti e portati nel Regno dei Morti).
Una ragazza che vide la Wild Edric’s Ride (“la cavalcata del selvaggio Edric”) fu messa in guardia da suo padre di mettere il suo grembiule sulla testa per non guardare.
Altri credono che l’anima delle persone possa essere tirata fuori dal corpo durante il sonno per raggiungere la cavalcata.

In Germania, dove era conosciuta anche come “l’esercito selvaggio” o “l’esercito furioso”, al suo condottiero venivano date diverse identità, incluso Wodan (o Woden), Knecht Ruprecht (cfr. Krampus), Berchtold (o Berchta) e Holda (o Holle).
La Caccia Selvaggia è anche conosciuta nel folklore post-medioevale.

Origini
La rievocazione rituale della Caccia Selvaggia è stato un fenomeno culturale tra molte popolazioni galliche e germaniche. Nelle sue manifestazioni germaniche gli Arii si dipingevano di nero per attaccare i loro nemici nel buio.
Gli Eruli, nomadi, estatici guerrieri-lupo, la dedicavano a Wodan.

Il dio norvegese Odino nelle sue molte forme, a cavallo del suo destriero, il cavallo a otto zampe Sleipnir, in Scandinavia era associato alla Caccia Selvaggia a causa del suo aspetto simile ai Berserkr. Odino divenne il Cacciatore Selvaggio, insieme a Frigg. A volte la Caccia Selvaggia viene anche definita come la “Caccia di Odino”.
Infatti la Caccia Selvaggia è un’immagine mitica del folklore europeo. Originaria di Germania e Britannia, si è diffusa in molte altre regioni europee, dalla Scandinavia alla zona delle Alpi.
Nelle varie tradizioni popolari quest’immagine viene inserita in diversi racconti e leggende, ma la radice originaria della credenza della Caccia Selvaggia affonda nella mitologia nordica: il dio Wodan, nelle notti del Sacro Periodo (cioè quello che comprende i dodici giorni successivi al solstizio d’inverno), a cavallo di Sleipnir dalle Otto Zampe, mostruoso cavallo nero, guida il corteo delle anime dei soldati morti in battaglia, in una vorticosa ridda attorno alla terra.

Si dice che coloro che abbiano visto passare la Caccia e l’abbiano derisa, siano stati maledetti e scompaiano misteriosamente con essa, mentre coloro che vi hanno aderito in sincerità sono stati premiati con l’oro (H. A. Guerber, 1922).
Sulla scia della tempesta che passa, con cui la Caccia è stata spesso identificata, ci sarebbe un cane nero che si ferma vicino un focolare. Per rimuoverlo, avrebbe bisogno di essere esorcizzato con un esorcismo simile a quello effettuato sulle persone per la rimozione del “mutaforma”. Tuttavia, se non si riesce a rimuovere il cane da vicino il focolare con l’inganno, esso va tenuto per un anno intero, e si deve aver cura di lui.

Otto Höfler (1934) ed altri autori della sua generazione hanno sottolineato l’identificazione del Cacciatore con Odino, alla ricerca delle tracce di un culto estatico di Odino nei costumi tipici delle aree germanofone.
In considerazione di ciò, John Lindow della University of California, Berkeley (Lindahl et. al., 2002:433) osserva che studi recenti potrebbero sostenere una base indoeuropea comune di un culto del guerriero in cui giovani guerrieri, intrisi di forza vitale, dalle caratteristiche di animali, in particolare dei lupi, sono iniziati ad una banda di guerrieri (…).

Anche nel Bhagavata Purana si parla di una situazione simile: “Questo momento è più infausto perché in questo momento sono visibili i fantasmi dall’aspetto orribile, e compagni costanti del signore. Il signore Shiva, il signore dei fantasmi, seduto sul suo toro, viaggia in questo momento accompagnato da fantasmi che lo seguono per il loro benessere”.

La credenza della Caccia Selvaggia è chiaramente una mitizzazione dell’ancestrale paura del buio, del terrore di restare soli all’aperto di notte, al di fuori delle protezioni offerte dal gruppo sociale degli altri uomini civili; ma essa è talmente radicata nella cultura popolare e tocca corde evidentemente così sensibili ed istintive nelle persone che si è diffusa per tutta l’Europa, portata dai vari popoli che attraverso conquiste e occupazioni hanno fuso i propri racconti con quelli delle popolazioni autoctone.

Il bosco di Wistman, Dartmoor, d'inverno

Il bosco di Wistman, Dartmoor, d’inverno

Gran Bretagna
In Inghilterra si narra che le figure storiche di san Guthlac (683-714) e di Hereward the Wake (morto all’incirca nel 1070) abbiano partecipato alla Caccia Selvaggia e, nella Peterborough Chronicle, si racconta che la Caccia Selvaggia apparve una notte, di seguito alla nomina di un tremendo abate, Henry d’Angely, per il monastero, nel 1127:

…many men both saw and heard a great number of huntsmen hunting. The huntsmen were black, huge, and hideous, and rode on black horses and on black he-goats, and their hounds were jet black, with eyes like saucers, and horrible. This was seen in the very deer park of the town of Peterborough, and in all the woods that stretch from that same town to Stamford, and in the night the monks heard them sounding and winding their horns.

“…molti uomini videro e sentirono un gran numero di cacciatori cacciare. I cacciatori erano scuri, enormi, e orribili, e cavalcavano cavalli e caproni neri, e i loro mastini erano nero corvino, e gli occhi grandi come piattini, e orribili. Li videro nel profondo del parco dei cervi della città di Peterborough, e in tutti i boschi che da lì si estendono fino a Stamford, e nella notte i monaci li udirono far rumore e soffiare nei loro corni”.
[traduzione mia]

Si narra che “testimoni affidabili” abbiano contato i cacciatori in un numero tra “venti o trenta” e fu detto che questo, in effetti, andò avanti per nove settimane, terminando a Pasqua. Orderico Vitale (1075- circa 1142), il più importante storiografo della sua epoca, e monaco a St. Evroul-en-Ouche in Normandia, riporta di una simile cavalcata vista nel gennaio 1091, in cui egli dice si trattasse della “truppa di Arlecchino” (familia Herlechini).

Vision of the Wild Hunt by Agostino Musi (1515)

Vision of the Wild Hunt by Agostino Musi (1515)

Mentre questi racconti di Caccia Selvaggia sono stati registrati da chierici e pertanto raffigurati come diabolici, nei romanzi tardo medioevali come Sir Orfeo i cacciatori sono piuttosto fate del mondo degli inferi, e la Caccia Selvaggia è l’incontro delle fate; e i comandanti del gruppo spesso variano, includendo anche Gwydion, Gwynn ap Nudd, re Artù, Nuada, il re Herla, Woden, il diavolo e Herne il Cacciatore.
Molte leggende narrano delle loro origini, come in Dando and his dogs (“Dando ed i suoi cani”) o The dandy dogs: Dando, che aveva sete ma i suoi cacciatori avevano terminato qualunque cosa da bere, dichiarò che pur di bere sarebbe andato all’infero. Uno straniero giunge e gli offre una bevanda, solo per rubare la selvaggina di Dando e poi rapire Dando stesso, dandogli la caccia con i suoi stessi cani. A lungo si è detto di aver visto Dando in giro nella zona.
Un’altra leggenda racconta di come il re Herla, dopo aver visitato il Re delle Fate, è stato avvertito di non scendere da cavallo fino a quando il suo levriero non sarebbe saltato giù. Herla scopre poi che sono passati tre anni dalla sua visita, quando credeva invece che fossero passati solo tre giorni, e quelli tra i suoi uomini che sono smontati da cavallo si sono ridotti in polvere. Lui e gli altri suoi uomini sono ancora in sella, perché il levriero deve ancora saltare giù.

Il mito della Caccia Selvaggia è stato modificato nel corso dei secoli, a seconda delle divinità, degli eroi popolari, tra loro ad esempio re Artù e, più recentemente, nella leggenda popolare del Dartmoor, sir Francis Drake.
Nel castello di Cadbury nel Somerset, in un’antica viuzza vicino al castello, chiamata King Arthur Lane, fino al diciannovesimo secolo si è creduto che nelle buie e lunghe notti invernali si potessero udire il re ed i suoi levrieri intenti nella caccia.

In alcune parti della Gran Bretagna si crede che la Caccia sia quella dei cani dell’inferno che vanno alla ricerca dei peccatori o di coloro che non hanno ricevuto il battesimo. Nel Devon essi sono chiamati Yeth (Heath) o Wisht Hounds (“wisht” è una parola dialettale che può significare sia “fatato” che “sconcertante”); in Cornovaglia Dando and his Dogs o the Devil and his Dandy Dogs; in Galles Cwn Annwn (“i segugi dell’inferno”) e nel Somerset “i cani di Gabriel Ratchets (o Retchets)”. Nel Devon la Caccia è particolarmente associata con la foresta di Wistman.

Secondo H. A. Guerber “L’oggetto di questa caccia di fantasmi può variare notevolmente, e si trattava sia di un orso visionario, o di un cavallo selvaggio, o di fanciulle dal petto d’avorio che venivano catturate e portate via legate una volta ogni sette anni, o delle ninfe dei boschi, chiamate Moss Maidens (“le fanciulle del muschio”), che si pensava rappresentassero le foglie autunnali cadute dagli alberi e che facevano mulinello con il venticello invernale”. Qualunque sia il caso, la Caccia era vista più spesso in autunno e d’inverno, quando i venti soffiavano più forte.

Germania
In Germania ci sono numerosissime storie che narrano della Caccia. Nella maggior parte l’identità del Cacciatore non è chiara, in altre, si può trattare di:
– una figura mitologica chiamata Waul, Waur, Waurke, Wod, Wode, Wotk o Wuid, che si pensa derivi dall’antica divinità germanica del vento e dei morti, Wodan;
– una figura mitologica chiamata Frie, Fuik, Fu, Holda o Holle, che si pensa derivi dall’antica divinità germanica Freya o Frigg;
– un nobile non morto, il più delle volte chiamato Conte Hackelberg o Conte Ebernburg, che è condannato alla caccia eterna a causa del cattivo comportamento avuto in vita, ed in alcune versioni egli muore colpito dalla zanna di un cinghiale.

A volte, le storie associano il cacciatore con un drago o con il diavolo. Il cacciatore solitamente cavalca un cavallo, a volte una carrozza trainata da cavalli, e ha numerosi cani da caccia. Parlando della preda, se se ne parla, spesso si tratta di una giovane donna, non importa se colpevole o innocente. La maggioranza dei racconti parlano di una persona che incontra la Caccia Selvaggia. Se questa persona rimane in piedi davanti ai cacciatori, sarà punita. Se aiuta la Caccia, sarà premiata con denaro, oro o, spesso, la zampa di un animale ucciso o la gamba mozzata di un essere umano; la gamba o la zampa sono spesso sotto incantesimo di modo che è impossibile sbarazzarsene. In tal caso, bisogna trovare un prete o un mago capace di togliere l’incantesimo o di ingannare la Caccia Selvaggia, facendo sì che riprendano la gamba indietro chiedendo loro del sale, che il cacciatore non può fornire. In molte versioni, una persona che si trova al centro della strada durante l’incontro è al sicuro.

Scandinavia

Odino continua a cacciare - illustrazione di August Malmström

Odino continua a cacciare – illustrazione di August Malmström


In Scandinavia si è sempre sentito parlare della Caccia ma non è mai stata vista; segno inequivocabile era il verso dei cani di Odino una prima volta più forte e una seconda volta in modo più debole. I latrati erano i soli suoni che potevano essere chiaramente identificati. In molte regioni si diceva che sentire i cani di Odino significava che il tempo stesse per cambiare, ma poteva anche significare guerra e agitazione. Secondo alcuni racconti, i boschi diventavano silenziosi e potevano solo sentirsi gemiti di pianto e latrati.

Odino cavalca Sleipnir

Odino cavalca Sleipnir

Svezia
È chiaro che la credenza alla caccia di Odino era maggiormente diffusa nella regione svedese di Götaland, dove numerosi toponimi testimoniano il culto più antico di Odino. Va sottolineato che l’Odino del folklore mantiene un numero consistente di tratti esteriori relativi alle sue origini mitologiche norrene. Inoltre, sembra che il culto di Odino sia molto diffuso nella regione anche in epoca moderna, sin dai tempi pagani.

Sebbene l’immagine del cacciatore selvaggio senza dubbio deriva dalla cultura pagana germanica, va sottolineato che le leggende recenti non collegano spontaneamente il nome Odino alla divinità. Nel corso dei secoli, Odino è stato evemerizzato in un personaggio leggendario, spesso dalle caratteristiche demoniache e pericoloso, senza alcun chiaro legame con il Padre della mitologia norrena, al contrario stilizzato su un precedente “dio oscuro della Caccia”, un dio cornuto della morte. Nella Svezia occidentale e a volte anche in quella orientale viene detto che Odino era un nobile, o persino un re, che cacciava di domenica e quindi fu condannato a cacciare ed uccidere esseri soprannaturali fino alla fine dei tempi.

Secondo alcuni racconti, Odino non cavalca, ma viaggia in un carro, nello specifico un carro da una ruota sola.

Ci sono diversi esempi di leggende delle origini in cui appare Odino. A Gärdlösa su Öland si narra una storia per cui Odino una volta attraversò l’alvar di Högrum e legò il suo cavallo ad uno sperone di roccia. La falesia si scheggiò quando il cavallo tirò il cavo, e questi cadde al suolo: così fu creata la palude senza fondo di Gladvattnet.
In alcune zone dello Småland è diffusa la credenza secondo cui Odino caccia con degli uccelli enormi quando i suoi cani sono stanchi. Alla bisogna, poteva trasformare uno stormo di passeri in un esercito armato.

Se le case venivano costruite su vecchie strade potevano essere bruciate, perché Odino non cambiava i propri percorsi se aveva già viaggiato su alcune strade. Sulle strade dismesse non potevano neanche essere costruiti depositi di carbone, perché se Odino girava mentre era a caccia questo sarebbe scoppiato in fiamme.

Secondo una tradizione Odino non viaggia più in alto di un bue con il suo giogo; quindi se Odino era a caccia era più sicuro gettarsi per terra per evitare di essere colpiti. Ad Älghult nello Småland durante il periodo natalizio era sicuro portare un pezzo di pane ed un pezzo di acciaio quando si andava in chiesa, nel percorso di andata e ritorno. La ragione era che se si fosse incontrato il cavaliere con il cappello a tese larghe bisognava gettare il pezzo d’acciaio di fronte a sé ed il pezzo di pane ai suoi cani.

Danimarca
Nella tradizione danese colui che viene cacciato è un troll donna, un elfo anziano o un personaggio come lo jötunn chiamato Slattenpat, che letteralmente significa “dai seni lunghi”. La brutta Slattenpat (o Slattenpatte) corre veloce mettendo i propri lunghi seni al di là delle spalle per correre più velocemente. Alla fine è catturata dal cacciatore selvaggio e uccisa.

Norvegia
La tradizione norvegese indica una donna che guida un carro. Se la caccia si ferma ad una data fattoria, il fattore è obbligato a trattare bene il cacciatore. La fattoria è allora sotto un incantesimo di protezione, e il fattore sarà fortunato. O comunque, le persone che parlano in modo gentile al cacciatore, o che lo aiutano, sono ricompensati, spesso in argento.

Galizia
In Galizia (Spagna) era la Estadea o la Santa Compaña che poteva esser vista, seguita da un cane nero chiamato Urco, somigliante ai cani di Odino. C’è la tradizione di andare verso San Andrés de Teixido “vai de morto o que non foi de vivo”, ovvero che coloro che non ci vanno da vivi ci vanno da morti, come parte della Santa Compaña.

Condottieri della Caccia Selvaggia

Paesi Baschi (Spagna): Ehiztari beltza, Mateo-Txistu, Abade-txakurrak
Belarus: re Stakh
Bretagna: re Artù
Catalogna (Spagna): Conte Arnau, un leggendario nobiluomo da Ripollès, che per la sua tremenda crudeltà è condannatino a cavalcare con i suoi cani da caccia mentre la sua carne è divorata dalle fiamme. Egli è l’argomento principale di una ballata tradizionale catalana
Inghilterra: Odino, Herla, Edric il Selvaggio (un ribelle sassone), Hereward the Wake, re Artù, Herne il cacciatore, san Guthlac, il vecchio Nick, Jan Tregeagle (un avvocato della Cornovaglia scappato dall’inferno ed inseguito dai mastini infernali). A Dartmoor, Dewer, il vecchio Crockern o Sir Francis Drake
Francia: Artus, re Artù, il signore di Gallery (Poitou)
Galizia (Spagna): Estadea (da estadear, ostentare), l’unico spettro della compagnia capace di parlare
Germania: Wodan, Berchtold, Dietrich di Berna, Holda, Perchta, Wildes Gjait, il possidente di Rodenstein e Hans von Hackelberg (entrambi personaggi che nelle storie interrompevano i sabba)
Guernsey: Herodias (che viaggia sul mare con le streghe)
Irlanda: Fionn mac Cumhaill ed i Fianna; Manannan – conosciuto anche come The Fairy Cavalcade (la cavalcata fatata)
Lombardia (Italia): re Beatrik, la Dona del Zöch (in lombardo: la signora del gioco)
Olanda: Wodan, Gait met de hunties/hondjes (Gait con i suoi cani), Derk met de hunties/hondjes (Derk con i suoi cani), Derk met de beere (Derk con il suo cinghiale/orso), het Glujende peerd (il cavallo scintillante), Ronnekemère, Henske met de hondjes / Hänske mit de hond (Henske con i suoi cani), Berend van Galen (Beerneken van Galen, Bèrndeken van Geulen, Bommen Berend o Beerneken, il vescovo di Münster, Germania)
Scandinavia: Odino, re Vold (Danimarca), Valdemar Atterdag (Danimarca), la strega Guro Rysserova e Sigurdsveinen (Norvegia)
Galles: Arawn o Gwyn ap Nudd, la divinità gallese degli Inferi.

The wild hunt: Åsgårdsreien (1872) by Peter Nicolai Arbo

The wild hunt: Åsgårdsreien (1872) by Peter Nicolai Arbo

In Italia
In Italia, soprattutto nell’area alpina, la Caccia Selvaggia viene associata a luci lontane, scalpitio di zoccoli, abbaiare di cani, urla demoniache, ed un forte sibilare del vento. Il protagonista della caccia solitamente si chiama Beatrik, e viene associato alla figura di Teodorico il Grande.
La leggenda con il passar del tempo è stata inquadrata in una cornice cristiana che ne ha modificato i connotati, soprattutto nell’esito finale, utilizzandola a fini di ammonimento; in questa variante, l’intervento religioso riesce ad allontanare il corteo infernale.

Teodorico il Grande

Teodorico il Grande

Nel Medioevo troviamo una testimonianza d’eccezione per l’Italia nell’Inferno dantesco, che ci dimostra come la leggenda fosse patrimonio comune europeo; la Caccia Selvaggia compare anche nel Decamerone di Boccaccio nella novella di Nastagio degli Onesti dove, tre miglia fuori Ravenna, si assiste alla scena di una donna discinta furiosamente inseguita da due cani e da “un cavalier bruno, forte nel viso crucciato, con uno stocco in mano”; ma si ricorda anche Torquato Tasso che vi accenna nella Gerusalemme Liberata.

In Lunigiana la Caccia Selvaggia, nota come Caccia Infernale, è preceduta da folate di vento gelido ed è composta da una muta di cani feroci e spiriti aggressivi.
Nella cultura popolare italiana si racconta della Caccia Selvatica soprattutto nelle zone montane: lungo tutto l’arco alpino ed in certi casi anche lungo la catena appenninica, con varianti.

Le terminologie
Il nome con cui viene indicata la mitica Caccia Selvaggia varia di nazione in nazione attraverso l’Europa, ma anche spostandosi da una singola regione all’altra. In Inghilterra si chiama Wilde Hunt, in Scozia Sluagh, in Germania Wutende heer, in Francia Chasse Arthur, in Svizzera Struggele selvaggia.
Considerando solo l’Italia, viene definita in Lombardia Caccia Morta (o Cascia Morta in dialetto lombardo) o Caccia del Diavolo, in Piemonte Corteo dla BertaCàsa d’i canètt, in Trentino Cazza selvadega, in Valsassina Kasa selvadega.

wild hunt

wild hunt

Miti relazionati
Una delle origini possibili per Arlecchino è Hellequin, un personaggio tipico delle opere teatrali francesi di passione. Hellequin, un uomo di colore emissario del diavolo, si dice vagasse per le campagne con un gruppo di demoni che inseguono le anime dannate di persone malvagie all’inferno. L’aspetto fisico di Hellequin offre una spiegazione per i colori tradizionali della maschera di Arlecchino (rosso e nero).

Hellequin può essere paragonato ad altri soldati fantasma, come quelli della Compaña Santa in Galizia, una processione di morti che recluta coloro che lo incontrano, e la chasse-galerie, o bewitched canoe (la canoa stregata) nel Québec.
Nelle Fiandre, in Belgio, la Caccia Selvaggia è stata vista raramente, ma ci sono racconti di feste nei campi, spesso tenuti da alvermannen di elfi. Una persona può essere invitata a sedere al loro tavolo, e si può mangiare e bere e star lì per l’eternità, a meno che non si chieda il sale: al che, il gruppo scompare immediatamente. E solitamente in tal caso, se si è interrotto il banchetto, c’è anche una punizione, ovvero la cecità.

Dove si parla della Caccia Selvaggia…
La Caccia Selvaggia viene menzionata come uno dei sette spettri nell’opera Der Freischütz di Karl Maria von Weber.
Ad uno dei dodici Études Transcendentales (1838, 1851) di Franz Liszt è dato il titolo Wilde Jagd.
Nell’oratorio di Schönberg Gurrelieder, la Caccia Selvaggia appare nella terza parte.

William Butler Yeats evoca la Caccia Selvaggia in The Hosting of the Sidhe, il poema che apre la sua raccolta ispirata alla cultura gaelica sulle fate, The Celtic Twilight (1893, 1903).

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