Agnette og Havmanden – Agnese e il tritone

 

Agnette og Havmanden  – Agnes and the Merman
Adam Oehlenschläger
I.
Maid Agnes musing sat alone
Upon the lonely strand;
The breaking waves sighed oft and low
Upon the white sea-sand.
 Watching the thin white foam, that broke
 Upon the wave, sat she,
 When up a beauteous merman rose
 From the bottom of the sea.
 And he was clad unto the waist
 With scales like silver white,
 And on his breast the setting sun
 Put rose gleams of light.
 The merman’s spear a boat-mast was,
 With crook of coral brown,
 His shield was made of turtle-shell,
 Of mussel-shells his crown.
 His hair upon his shoulders fell,
  Of bright and glittering tang;
 And sweeter than the nightingale’s
 Sounded the song he sang.
 “And tell to me, sweet merman,
 Fresh from the deep, deep sea,
 When will a tender husband come
 To woo and marry me?”
 “O hearken, sweetest Agnes,
 To the words I say to thee—
 All for the sake of my true heart,
Let me thy husband be.
“Far underneath the deep, deep sea,
I reign in palace halls,
And all around, of crystal clear,
Uprise the wondrous walls.

“And seven hundred handmaids wait,
To serve my slightest wish—
Above the waist like milk-white maids,
Below the waist, like fish.

“Like mother-of-pearl the sea-sledge gleams,
Wherein I journey crowned,
Along the sweet green path it goes,
Dragged by the great seal-hound.

“And all along the green, green deeps
Grow flowers wondrous fair;
They drink the wave, and grow as tall
As those that breathe the air.”

Fair Agnes smiled, and stretched her arms,
And leapt into the sea,
And down beneath the tall sea-plants
He led her tenderlie.

II.

Eight happy years fair Agnes dwelt
Under the green-sea wave,
And seven beauteous little ones
She to the merman gave.

She sat beneath the tall sea-plants,
Upon a throne of shells,
And from the far-off land she heard
The sound of sweet kirk bells.

Unto her gentle lord she stept,

And softly took his hand:
“And may I once, and only once,
Go say my prayers on land?”

“Then hearken, sweet wife Agnes,
To the words I say to thee—
Fail not in twenty hours and four
To hasten home to me.”

A thousand times “Good night” she said
Unto her children small,
And ere she went away she stooped,
And softly kissed them all;

And, old and young, the children wept
As Agnes went away,
And loud as any cried the babe
Who in the cradle lay.

Now Agnes sees the sun again,
And steps upon the strand—
She trembles at the light, and hides
Her eyes with her white hand.

Among the folk she used to know,
As they walk to kirk, steps she,
“We know thee not, thou woman wild,
Come from a far countrie.”

The kirk bells chime, and into kirk
And up the aisle she flies;
The images upon the walls
Are turning away their eyes!

The silver chalice to her lips
She lifteth tremblinglie,
For that her lips were all athirst,
Under the deep, deep sea.

She tried to pray, and could not pray,
And still the kirk bells sound;
She spills the cup of holy wine
Upon the cold, cold ground.

When smoke and mist rose from the sea,
And it was dark on land,
She drew her robe about her face,
And stood upon the strand.

Then folded she her thin, thin hands,
The merman’s weary wife:
“Heaven help me in my wickedness,
And take away my life!”

She sank among the meadow grass,
As white and cold as snow;
The roses growing round about
Turned white and cold alsò.

The small birds sang upon the bough,
And their song was sad and deep—
“Now, Agnes, it is gloaming hour,
And thou art going to sleep.”

All in the twilight, when the sun
Sank down behind the main,
Her hands were pressed upon her heart,
And her heart had broke in twain.

The waves creep up across the strand,
Sighing so mournfullie,
And tenderly they wash the corse
To the bottom of the sea.

Three days she stayed beneath the sea,
And then came back again,
And mournfully, so mournfully,
Upon the sand was lain.

And, sweetly decked by tender hands,
She lay a-sleeping there,
And all her form is wreathed with weeds,
And a flower was in her hair.

The little herd-boy drove his geese
Seaward at peep o’ day,
And there, her hands upon her breast,
Sweet Agnes sleeping lay.

He dug a grave behind a stone,
All in the soft sea-sand,
And there the maiden’s bones are dry,
Though the waves creep up the strand.

Each morning and each evening,
The stone is wet above;
The merman hath wept (the town girls say)
Over his lost true-love.

***
I.
Agnese la fanciulla sedeva da sola,
assorta al filo solitario;
le onde s’infrangevano, ognuna un sospiro
sul bianco mare di sabbia.
Guardando la bianca schiuma fine, in fuga
dopo l’onda, sedeva,
quando apparve un tritone bellissimo
dal fondo del mare.
Fino alla vita vestito
di squame bianche e d’argento,
e sul suo petto il sole al tramonto
metteva bagliori rosa e di luce.
Il tritone fu lancia dell’albero di una barca,
dal bastone di marrone corallo,
il suo scudo di tartaruga
la corona di gusci di mitili.
Il crine cadeva alle spalle,
sciogliendosi luminoso e scintillante;
più dolce del canto dell’usignolo
la sua canzone cantata.
“Dimmi, dolce tritone,
fresco del mare più profondo,
quando giungerà un tenero marito
a corteggiarmi e sposarmi?”
“Oh ascoltami, dolce Agnese,
ascolta le parole che ti dico –
per il bene del mio cuore vero
fa che sia io quel marito”
“Giù sotto il mare profondo e più profondo
è il mio regno e le sale del palazzo,
tutt’intorno di trasparente cristallo,
fin su per le stupende mura”
“E settecento ancelle attendono
per ogni mio piccolo desiderio –
dalla vita in su bianco latte,
sotto la vita, come i pesci”
“Viaggio incoronato sul lucente
carro marino di madreperla,
il mio cammino dolce e verde,
trainato dalla grande foca-segugio”
“E lungo tutte le verdissime profondità
crescono fiori bellissimi, meravigliosi;
bevono l’onda, e crescono alti
come quelli che respirano l’aria”
La bella Agnese sorrise, e si stirò le braccia,
e si tuffò nel mare,
e giù sotto le alte piante marine
lui la condusse teneramente.
II.
Otto anni felici la bella Agnese soggiornò
sotto l’onda verde mare
e dette sette bei piccoli
al tritone.
Si sedeva sotto le alte piante di mare,
su un trono di conchiglie,
e dalla terra lontana udì
il suono delle dolci campane della chiesa.
Si avvicinò al suo gentile signore
e dolcemente gli prese la mano:
“Che io possa, e solo una volta,
dire le mie preghiere sulla terra?”
“Allora ascoltate, mia dolce moglie Agnese,
le parole che vi dico –
che non siano più di venti ore e quattro
ed affrettati a tornare da me”
Un migliaio di volte “Buona notte” ha detto
ai suoi piccoli figli,
e qui si allontanò, e ritornò
e li baciò tutti dolcemente.
E grandi e piccini, i bambini piangevano
come Agnese se ne andò,
e più forte di tutti pianse
il bimbo nella culla.
Ora Agnese vede di nuovo il sole,
e cammina per la via –
trema alla luce, e copre
gli occhi con la sua bianca mano.
Tra la gente che conosceva,
mentre andavano alla chiesa, lei si ferma
“Noi non ti conosciamo, donna selvaggia,
vieni da un paese straniero”
Le campane suonano, e nella chiesa
e lungo la navata lei vola;
le immagini sui muri
volteggiano ai suoi occhi!
Il calice d’argento alle sue labbra
lei porta, tremante,
perché le sue labbra sono assetate,
sotto il profondo, mare profondo
Cercava di pregare, e non poteva pregare,
e ancora le campane suonano;
si versa il calice del vino santo
sul freddo, pavimento freddo.
Quando il fumo e la nebbia s’alzarono dal mare,
ed era buio sulla terra,
tirò su l’abito sul volto,
e si fermò sulla sabbia.
Poi piegò le sottili, mani sottili,
la stanca moglie del tritone:
“Che il cielo mi aiuti per la mia malvagità,
e mi tolga la vita!”
Affondò tra l’erba del campo,
bianca e fredda come la neve;
le rose cresciute intorno
divennero anche bianche e fredde.
Gli uccellini cantavano sul ramo
un canto triste e profondo
“Ora, Agnese, è l’ora del crepuscolo,
e tu dormirai”
Tutto al crepuscolo, quando il sole
si lascia cadere giù,
le sue mani erano contro il suo cuore,
ed il suo cuore rotto a metà.
Le onde strisciavano lungo la sabbia,
sospirando tristemente,
e teneramente la lavarono via
al fondo del mare.
Tre giorni stette sotto il mare,
e poi tornò indietro,
e tristemente, così tristemente,
sulla sabbia rimase.
E dolcemente coperta da tenere mani,
giaceva lì addormentata,
e tutta la sua figura è avvolta da erbacce,
e un fiore ha nei capelli.
Il piccolo pastore ha guidato le sue oche
a pigolare verso il mare tutto il giorno,
e lì, le sue mani sul petto,
giace ancora la dolce Agnese.
Lui ha scava una fossa dietro una pietra,
nel soffice mare di sabbia,
e lì le ossa della fanciulla sono asciutte,
anche se le onde rigano la rena.
Ogni mattina e ogni sera
la pietra è bagnata:
il tritone piange (le ragazze di città dicono)
la perdita del suo vero amore.
[tratta da Scandinavian Ballads di John Buchanan; tradotta da me]
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One Response to Agnette og Havmanden – Agnese e il tritone

  1. david says:

    Person.. I am not significantly into reading through, but somehow I got to learn lots of posts on your blog site. Its remarkable how exciting it is that i can visit you very often. –

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