Old Norse

L’Old Norse o “antico norreno” può essere definito semplicisticamente come la “lingua dei vichinghi”. In realtà il termine víkingr si trova nello stesso Old Norse, ma come lemma utilizzato in altre lingue (cfr. Old English wicing), come riferimento ai navigatori predoni che invadevano le coste scandinave, da cui poi parte la base per la connotazione moderna.
A cominciare dal tardo ottavo secolo la maggior parte dell’Europa occidentale fu soggetta a periodiche incursioni da parte di questi guerrieri che andavano per mare e provenivano da nord, e alla profanazione di luoghi sacri e santuari come i monasteri cristiani; il che non fece altro che rafforzare l’idea di individui spietati, selvaggi, senza legge: tutti significati che rimangono ben legati al termine viking.

Ma la storia non è tutta qui. Certo è che gli uomini del nord che effettuavano tali razzie erano guerrieri senza scrupoli che rubavano il bottino da popoli inermi. Tuttavia, non tutti coloro che parlavano Old Norse erano víkingr, e spesso quando il termine viene utilizzato ha più la connotazione di “affarista e libero” che non di “pirata spietato”. L’archeologia ci aiuta a definire meglio l’immagine, mostrandoci che quella parte di cultura scandinava non impegnata in razzie all’estero era stabile in posti legati al territorio, ed ancor più spesso centrata sul commercio. Presumibilmente, fu la ricerca di nuove vie per il commercio che spinse gli Scandinavi verso l’Europa orientale, gettando le basi per quelle culture menzionate nei primissimi documenti sulla Russia. Gli Scandinavi prosperarono lungo tali vie commerciali, la più ricca delle quali era sicuramente quella che partiva dal Gotland. Possiamo immaginare che gli stessi abitanti del Gotland andavano cauti con le razzie e la pirateria poiché i tesori scoperti dagli archeologi giungono da luoghi reconditi e nascosti; essi erano deliberatamente sotterrati ai piedi di alberi o vicino grandi rocce.

Naturalmente è la letteratura in antico norreno che finalmente completa l’immagine culturale. La letteratura è molto ampia, e le lunghe saghe spesso indicano un baldo víkingr e le sue imprese. I vichinghi posseggono virtù virili, esaltano la lotta armata e hanno un comportamento avventato e chiassoso. Ma la maggior parte di queste storie era stata scritta un secolo dopo che le razzie dei víkingr avevano cessato di preoccupare gli altri abitanti dell’Europa. Sebbene lo stile di molte saghe sia realistico, bisogna tenere a mente che esse erano scritte per una nobiltà che a volte era più attaccata all’intrigo politico e ai passatempi letterari che non al razziare e saccheggiare. Non si sa con certezza quante azioni eroiche possano essere attribuite a fatti storici realmente accaduti, e quando alle interpretazioni romantiche degli autori.
La poesia, al contrario, sembra invece risalire al periodo delle scorrerie vichinghe. E potrebbe raccontarci che quei grandi guerrieri ritratti nelle saghe erano in realtà grandi poeti. Infatti, buona parte della poesia scandinava è tecnicamente e metaforicamente più complessa di qualunque altra poesia prodotta in Europa nella stessa epoca.

L’eredità linguistica

La genealogia linguistica dell’Old Norse ha inizio con la diffusione del Proto-Indoeuropeo. A livello schematico possiamo immaginare che la comunità che più tardi divenne germanica era all’epoca una comunità di persone che parlavano un dato dialetto del Proto-Indoeuropeo (PIE). Quando la loro comunità linguistica divenne sufficientemente autonoma rispetto ad altri parlanti del PIE, tale da permettere un’evoluzione linguistica indipendente, il loro dialetto si sviluppò in quello che potremmo definire Germanico comune o Proto-Germanico (PGmc). Lo stesso processo si ripetè, cosicché nel corso delle migrazioni differenti gruppi all’interno della comunità linguistica del PGmc si isolarono l’una dall’altra. Così intorno all’era precristiana emersero tre dialetti distinti: Germanico orientale, occidentale e nordico. Dal Germanico occidentale si svilupparono l’Old English (Antico Inglese) e l’Antico Frisone, così come l’Antico Alto Tedesco e l’Antico Sassone.
Dal Germanico Settentrionale derivano le lingue scandinave, e la più antica letteratura in Old Norse. Il Germanico orientale è attestato solo nel Gotico, che non ha lingue “figlie” moderne.

Una tale divisione tripartita semplifica ulteriormente la situazione. Sembrano esserci diversi punti di convergenza tra le lingue figlie, cosicché diventa difficile mantenere una visione d’insieme eppure distinta sulle prime “separazioni” e il susseguente isolamento. Ad esempio, l’Antico Norreno ed il Gotico mostrano un’innovazione comune all’interno della famiglia germanica, per cui “jj” e “ww” mediane (ovvero all’interno di una parola) sono rafforzate (divenendo “ddj” e “ggw” in Gotico e “ggj” e “ggw” in Antico Norreno). Ugualmente, entrambe mantengono “-t” come marcatore della seconda persona singolare del passato nell’indicativo. Queste possono essere considerate indicazioni di un’affinità tra le lingue germaniche “figlie” orientale e nordica.

L’Old Norse condivide alcune caratteristiche anche con il Germanico Occidentale, ad esclusione del Gotico. Sia nell’Antico Norreno che nel Germanico Occidentale “-dōm” e “-skapi” sono utilizzate come suffissi per produrre nomi astratti, mentre in Gotico sono utilizzate solo per sostantivi radicali. L’Antico Norreno e le lingue del Germanico Occidentale inoltre mostrano tracce diffuse dell’umlaut, che è assente nel Gotico. Il Gotico mostra il cambio dell’iniziale “fl-” in “þl-“, assente sia nel Germanico settentrionale che occidentale. I verbi raddoppiati sono qualcosa di ancora esistente in Gotico mentre completamente marginali nell’Antico Norreno e nel Germanico Occidentale.

Così un modello di albergo genealogico linguistico semplificato, risultante da un presunto isolamento linguistico, è una sinossi debole e a volte fuorviante dei primi sviluppi delle lingue germaniche. Forti legami tra le comunità linguistiche devono aver resistito ai periodi migratori, e la relativa uniformità delle tradizioni letterarie deve aver sorvolato una rete molto più intricata di linguaggio comune.

Origine e locazione geografica

Le recenti teorie posizionano la culla dei parlanti il Proto-Germanico in quella regione che oggi comprende la Danimarca ed il sud della Svezia. Sebbene le testimonianze archeologiche dimostrino che l’area fosse stata abitata sin dal 10.000 AC, la presenza germanica è solitamente associata alla “cultura norvegese-svedese dell’ascia da combattimento”, un gruppo che invase la regione durante il terzo millennio AC. Sembra che coloro che parlavano il Germanico Settentrionale non si fossero mossi da quest’area durante le primissime fasi migratorie delle tribù germaniche. È opinione comune che il locus dei parlanti norreno fosse ancora al centro di questa regione proprio poco prima che entrassero a far parte delle tradizioni storiche europee.
Ciò non significa che i parlanti il Germanico Settentrionale fossero necessariamente del tutto sedentari. La natura del contatto tra vari membri dei tre rami principali del Germanico in questa regione non è interamente chiara. Come considerato parlando di ereditarietà linguistica, sebbene il Germanico si divida in tre rami principali, c’è una rete complicata di interrelazioni tra loro. Se queste interrelazioni linguistiche sono riflessi di uno stretto contatto, allora gli spostamenti delle tribù germaniche in quest’area erano continui e veloci, e di conseguenza stili di vita sedentari erano probabilmente l’eccezione e non la norma.

Le lingue locali divennero un po’ più semplici dopo che i parlanti l’Antico Norreno cominciarono a migrare dall’area della Danimarca e della Svezia, perché da allora le loro incursioni furono registrate, sia dai Norreni stessi che da altri popoli europei che ne furono impressionati. Alcuni si spinsero a nord nell’attuale Norvegia, altri ad ovest verso le isole Orkney e Shetland. Altri si fecero strada verso la costa settentrionale della Francia. Dagli avamposti sulle isole non fu difficile raggiungere l’Islanda, e poi la Groenlandia, fino ad arrivare all’America settentrionale. Un lungo periodo di migrazioni stabilì una presenza costante nella regione settentrionale dell’Inghilterra. Incursioni nella direzione opposta portarono i Norreni lungo i fiumi dell’Europa orientale attraverso la Russia occidentale e fino a Bisanzio stessa.

In tal senso bisogna sottolineare che l’Old Norse non è un termine che denota una lingua parlata particolarmente uniforme, ma piuttosto si tratta di un’ampia serie di dialetti con affinità estreme. L’Old Norse è un termine-passepartout che designa l’Antico Islandese, l’Antico Norvegese, l’Antico Svedese, l’Antico Danese e l’Antica lingua del Gotland, sebbene venga spesso utilizzato come sinonimo per l’Antico Islandese in quanto la maggior parte dei documenti proviene da questa regione.

Documenti

I primi documenti dell’area in cui si parlava Norreno sono iscrizioni runiche. Queste risalgono al secondo secolo. Per la maggior parte sono inscritte su pietra, o su manufatti più personali come spille o spade. Provengono in gran numero dalla Danimarca e dalla Svezia. Sono in un dialetto molto più antico dello stesso Antico Norreno.
La maggior parte dei documenti in Antico Norreno proviene dall’Islanda. Tra questi “monumenti letterari”, la poesia eddica sembra rappresenti lo stadio più antico. Essa è conservata prevalentemente in un unico manoscritto, che contiene diversi poemi in un verso allitterativo. I temi di base ed il fulcro dei poemi girano intorno alle divinità e alle origini mitologiche, o intorno ad eroi di un’epoca precedente.

Un altro genere importante in Antico Norreno era la poesia scaldica. Si tratta di una forma di poesia ben cesellata ben radicata nella tradizione. Sembra esser stata una sorta di poesia elogiativa, per esaltare le virtù e cantare le notevoli prodezze dei re ed altri signori. Molte fonti parlano di come i poemi scaldici fossero composti al momento, e che fossero di effetto per la complessità del genere. Le forme poetiche erano varie, eppure ogni forma individuale era abbastanza rigida. Era evitato il fraseggio diretto e piuttosto ci si riferiva alle persone e alle cose con metafore ricche di aggettivi conosciute come kenningar. Lo stile era talmente intricato e la tradizione talmente antica che Snorri Sturluson compose un’opera monumentale dedicata all’argomento. La sua Edda in prosa contiene una collezione di racconti che aggiungono ulteriore materiale al materiale mitico cui spesso si fa riferimento, in modo ellittico, nel verso scaldico. Ugualmente contiene una spiegazione notevole delle meccaniche della composizione scaldica, unitamente ad esempi dei vari tipi di metro.

I talenti letterari degli islandesi erano anche impiegati nella ricerca storica. Il primo tra questi era Ari Þorgilsson, che scrisse una storia dell’insediamento in Islanda. La versione originale del suo Íslendigabók (il libro degli islandesi) è andata perduta, ma sopravvive ancor oggi una versione più tarda e più breve.

Buona parte della letteratura islandese è sotto forma di saga. Si tratta di composizioni in prosa di singoli autori che generalmente era intesa come una forma di intrattenimento. Per la maggior parte ogni saga è centrata su una figura o un gruppo storico, con l’intento di dare un racconto dettagliato degli eventi. Ma questo è solo lo scheletro su cui un’arte narrativa riccamente decorata viene intrecciata. Le saghe raccontano le storie dei re norvegesi, dei primi abitanti dell’Islanda, della famiglia di Snorri, e di personaggi leggendari. Temi tipici sono le faide tra le famiglie e la ricerca di vendetta.

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