Tafl games

I Tafl games (“giochi Tafl“) erano degli antichi giochi da tavolo germanici e celtici. Si giocava su una scacchiera con due squadre di diversa forza: la misura della scacchiera ed il numero dei pezzi variavano, ma tutti i giochi avevano un rapporto di pezzi di 2:1 con la squadra che aveva meno pezzi con il re al centro della scacchiera stessa. L’obiettivo del re era fuggire, a seconda dei giochi, agli angoli o ai lati della scacchiera, mentre il più grande obiettivo dell’avversario era naturalmente catturarlo. Ci sono anche alcune controversie riguardo i giochi, ad esempio si dice che in alcuni Tafl games come il Hnefatafl ed il Tawlbwrdd venissero utilizzati i dadi [Helmfrid, 2005, pagg. 10-11, discute una serie di indovinelli intriganti ma davvero complicati di cui si narra nella Hervarar Saga, e che si riferiscono all’Hnefatafl. Bayless, 2005, pagg. 15-16, suggerisce che i diversi ritrovamenti archeologici in Scandinavia rivelano scacchiere per l’Hnefatafl che includono dadi, e discute anche la teoria secondo cui lo stesso nome Tawlbwrdd significherebbe “gettare i dadi”].

I Tafl games si diffusero ovunque viaggiarono i Vichinghi, inclusi l’Islanda, la Gran Bretagna, l’Irlanda, e la Lapponia [Murray, 1951, pag. 56; Helmfrid, 2005, pag. 2]. Diverse versioni dei Tafl, inclusi Hnefatafl, Alea Evangelii, Tawlbwrdd, Brandubh, Ard Ri e Tablut, venivano utilizzate in tutta l’Europa settentrionale prima del 400 e.v. e fino ad essere soppiantate dal gioco degli scacchi nel XII secolo.

Il termine tafl, dall’antico norreno, significa “tavolo”, “tavola”, pronunciato [tavl] [Ellis, 1869, pagg. 554 e 559. La mutazione della f in [v] è inclusa nella tavola a pag. 554, anche qui attribuita a Jakob Grimm, e corroborata dalla traduzione comparativa a pag. 559], ed è il nome originario del gioco. Tuttavia, Hnefatafl divenne il termine preferito in Scandinavia verso la fine dell’età vichinga, per distinguerlo da altri giochi da tavolo, come Skáktafl (scacchi), Kvatrutafl (“tavole”, nome generalizzato dato ad un tipo di gioco da tavolo simile al backgammon, giocato su una scacchiera con due righe di dodici segni verticali chiamati “punti”; in svedese moderno si chiama Brädspel) e Halatafl (“giochi della volpe”, una categoria di giochi da tavolo in cui un giocatore è la volpe e cerca di mangiare l’oca/la pecora e l’altro giocatore dirige l’oca/la pecora verso la volpe per cercare di metterla in trappola, o cerca di raggiungere un’altra destinazione sulla scacchiera. In Italia sarebbe tradotto come “lupo e pecore”), nomi con cui questi altri giochi vennero conosciuti [Murray, 1951, pagg. 56-57].

Il nome specifico Hnefatafl possibilmente nacque per indicare “il gioco da tavolo del pugno”, da hnefi (= pugno) + tafl [Helmfrid, 2005, pag. 1, discute questa etimologia, alcuni elementi della quale sono confermati da Zoëga, 1910: hnefa / -tafl / hnefi], dove “pugno” si riferisce al pezzo centrale del re. Si discute ancora sull’etimologia precisa [Murray, 1951, pag. 60, dice hnefi intendendo “dubbioso”, ma utilizzato per la pedina del re; mentre Helmfrid, 2005, pag. 1, nota che hnefa è il genitivo dell’islandese hnefi (= pugno) ma concede “è spesso tradotto come “re””], e diverse fonti fanno riferimento allo Hnefatafl come alla “tavola del Re”. Nell’Inghilterra anglosassone il termine tæfl si riferiva a molti giochi da tavolo. Non si sa se gli anglosassoni avessero un nome specifico per il gioco o se genericamente facevano riferimento a tæfl nel modo in cui oggi facciamo riferimento alle “carte”. In olandese tafel significa “tavola” e in tedesco Tafel ha significati simili.

Diversi giochi possono essere confusi con i Tafl, a causa dell’inserimento della parola tafl nei loro nomi o per altre similitudini. Halatafl è l’antico norreno per “lupi e pecore”, un gioco che risale almeno al XIV secolo. È ancora conosciuto e si gioca ancora in Europa. Kvatrutafl è l’antico norreno per Tables “tavole” (il progenitore medioevale del Backgammon). Skáktafl è l’antico norreno per gli scacchi. Fidchell o Fithcheall (in irlandese moderno: Ficheall) veniva giocato in Irlanda. L’equivalente gallese era Gwyddbwyll e quello bretone Gwezboell; entrambi i termini significano “il senso del legno” [Bayless, 2005, pag. 17]. Questo gioco medioevale popolare era giocato da ambo i lati con squadre uguali e così non era una variante del tafl, piuttosto potrebbe essere il discendente medioevale del gioco romano del Latrunculi o Ludus latrunculorum [Helmfrid, 2005, pag. 7, e Murray, 1951, pag. 35. Anche Bayless, 2005, pag. 17, discute ulteriormente il legame tra Fidchell e Latrunculi e la differenza tra questi giochi e la famiglia tafl].

Il gioco Hnefatafl è menzionato in molte saghe medioevali, incluse la Orkneyinga Saga, la Friðþjófs saga, la Hervarar saga e altre. Questi tre momenti storici in cui viene nominato il Hnefatafl offrono alcuni indizi importanti sul gioco; esistono poi numerosi altri riferimenti accidentali all’Hnefatafl o al Tafl in generale nella letteratura delle saghe [Helmfrid, 2005, pag. 11].

Nell’Orkneyinga Saga, l’importanza dell’Hnefatafl è evidente nei nove vanti dello jarl Rögnvald Kali Kolsson, che in cima alla sua lista inserisce la propria bravura al Tafl [Peterson, 2005, Helmfrid, 2005, pag. 11. Fonte originale: Rǫgnvaldr jarl kali Kolsson 1158, Orknøsk jarl og skjald (testo originale in islandese). Notevole la traduzione inglese nell’articolo sulla Viking Answer Lady’s King’s Table].

Nella Friðþjófs Saga, una conversazione sul gioco dello Hnefatafl rivela che gli uomini del re sono rossi e gli attaccanti bianchi, e che la parola hnefi si riferisce quindi alla pedina del re [Helmfrid, 2005, pag. 10].

L’indizio che rivelerebbe di più, ma allo stesso tempo il più ambiguo, sullo Hnefatafl si trova in una serie di indovinelli posti da un personaggio identificato come Odino travestito (v. Gestumblindi) nella Hervarar Saga. Un indovinello, come affermato nell’Hauksbók, fa riferimento alle “fanciulle senza armi che combattono intorno al loro signore, ai [bruni/rossi] che lo proteggono e ai [chiari/bianchi] che lo attaccano”, sebbene sia controverso se la parola “senza armi” si riferisca alle fanciulle o al re stesso, il che potrebbe supportare la tesi per cui un “re senza armi” non possa prender parte ad un agguato ovvero non possa fare prigionieri (v. più avanti “Equilibrio del gioco”) [Helmfrid, 2005, pag. 10, ripropone la frase suddetta dall’Hauksbók e discute la controversia di “senza armi”]. Da notare anche l’attribuzione dei colori scuro o rosso ai difensori e chiaro o bianco agli attaccanti, coerentemente con la Friðþjófs Saga. Un altro degli indovinelli di Gestumblindi chiede “Qual è la bestia tutta cinta di ferro, che uccide le greggi? Ha otto corna ma non ha testa, e corre quanto gli piace” [quotata da Helmfrid, 2005, pag. 10]. Qui, è la risposta ad essere controversa, in quanto può essere tradotta “È lo húnn nell’Hnefatafl. Ha il nome di un orso e corre dov’è lanciato” o “È lohúnn nell’Hnefatafl. Ha il nome di un orso e scappa quando è attaccato” [entrambe le traduzioni in Helmfrid, 2005, pagg. 10-11]. Il primo problema si ha nella traduzione della parola húnn, che può riferirsi ad un dado (come suggerito dalla traduzione precedente), le “otto corna” che possono riferirsi agli otto angoli di un dado a sei facce e il “gregge” che egli uccide che può riferirsi ai pezzi che uno dei giocatori perde [Helmfrid, 2005, pag. 11. Questa è una stretta parafrasi delle parole di Helmfrid]. Diversamente, húnn potrebbe fare riferimento al re, le sue “otto corna” fare riferimento agli otto difensori, il che ha più senso se si guarda l’ultima traduzione “Ha il nome di un orso e fugge quando attaccato” [Helmfrid, 2005, pag. 11. L’idea che l’húnn sia il re è supportata da Murray, v. pag. 61]. In definitiva però i riferimenti letterari non hanno dato prove a supporto dell’uso dei dadi nello Hnefatafl.

Lo Hnefatafl era un gioco popolare nella Scandinavia medioevale ed è menzionato in molte saghe nordiche. Alcuni dei riferimenti nelle saghe hanno contribuito ad alimentare la controversia sul possibile utilizzo dei dadi nel gioco dello Hnefatafl [Helmfrid, 2005, pagg. 10-11, discute gli indovinelli nella Hervarar Saga, che sono stati interpretati per suggerire l’utilizzo dei dadi nello Hnefatafl].

Le regole del gioco non sono mai state registrate esplicitamente [Bell, 1979, pag. 77], ed esistono solo i pezzi per giocare e alcune scacchiere frammentarie, così non si sa davvero come si giocasse. Se fossero stati utilizzati i dadi, in realtà non è stato registrato nulla sul loro utilizzo. Le fonti archeologiche e letterarie indicano che lo Hnefatafl potrebbe essere stato giocato su una scacchiera 13×13 o 11×11 [Bayless, 2005, pag. 15, menziona una scacchiera per Hnefatafl 11×11 del XII secolo, trovata vicino Trondheim; e Helmfrid, 2005, pag. 58, riporta  che Robert ap Ifan disegnò nel suo manoscritto una scacchiera 11×11; mentre Murray, 1951, pag. 58, riporta che la scacchiera ritrovata sulla nave Gokstad aveva una scacchiera 13×13 da un lato e il mulino – gioco da tavolo astratto – sul retro].

Alea evangelii, che significa “gioco dei vangeli” [Helmfrid, 2005, pag. 9], è stato descritto con un disegno nel manoscritto 122 che si trova nel Corpus Christi College di Oxford e proviene dall’Inghilterra anglosassone [Murray, 1961, pag. 51]. Veniva giocato su una scacchiera a caselle intersecate che misurava 18×18. Il manoscritto descrive lo schema del gioco come un’allegoria religiosa, ma è chiaro che il gioco era basato sullo Hnefatafl.

Il Tawlbwrdd era giocato in Galles. Viene descritto come un gioco con 8 pedine dal lato del re e 16 dal lato dell’attaccante. Robert ap Ifan l’ha documentato con un disegno su un manoscritto datato 1587. La sua versione era giocata su una scacchiera 11×11 con 12 pezzi dal lato del re e 24 dal lato dell’avversario. Il suo passaggio dice [Ifan, 1587, pag. 4, citato da Murray, 1951, pag. 63]:

Il suddetto tawlbwrdd dovrebbe essere giocato con un re al centro e dodici uomini nei posti a lui vicini, e ventiquattro uomini che tentano di catturarlo. Questi sono posizionati come segue: sei al centro di ogni lato della scacchiera e nelle sei posizioni centrali. E due muovono gli uomini nel gioco, e se uno (pezzo) appartenente al re si trova tra gli attaccanti, è morto e va fuori dal gioco, e lo stesso se uno degli attaccanti si trova tra due degli uomini del re nello stesso modo. E se il re stesso viene a trovarsi tra due attaccanti, e tu dici “Guarda il tuo re” prima che egli si muova in quello spazio, ed egli è impossibilitato a fuggire, tu lo catturi. Se l’altro dice “io sono il tuo vassallo” e va tra quei due, non c’è pericolo. Se il re può andare lungo la linea (…illeggibile… ), quel lato vince il gioco”.

Brandub (in irlandese moderno Bran dubh) era la forma irlandese di tafl. Sappiamo, da due poemi [in Helmfrid, 2005, pagg. 7-8 e in Bayless, 2005, pag. 17, questi passaggi sono riprodotti e ben referenziati], che era giocato con cinque uomini contro otto, e che uno dei cinque era un Branán, o capo. Sono state trovate alcune scacchiere 7×7, la più famosa delle quali è l’elaborata scacchiera di legno trovata a Ballinderry nel 1932, con dei buchi per ancorare i pezzi, probabilmente per permettere di spostare il gioco [Murray, 1951, pag. 59, discute della scacchiera di Ballinderry con uno schizzo della stessa. Questa scacchiera viene anche discussa da Helmfrid, 2005, pag. 12, e da Bayless, 2005, pag. 14, che la definisce “il più celebrato ritrovamento” in Irlanda]. Il nome brandub significa “corvo nero” [Bayless, 2005, pag. 17; Helmfrid, 2005, pag. 7].

Ard Ri (in irlandese: “grande re”) era una variante scozzese del tafl giocata su una scacchiera 7×7 con un re e otto difensori contro sedici attaccanti. Questa variante è la meno documentata tra le varianti del tafl [mentre c’è scarsità di informazioni sulle fonti pubblicate, Ard Ri è brevemente descritto ed illustrato in quattro articoli sul web: [1][2][3][4] ].

Tablut, dalla Lapponia, è invece la versione meglio documentata [Helmfrid, 2005, pag. 2]. Nel 1732 Linneo ne registrò le regole insieme ad un disegno della scacchiera nel suo diario mentre viaggiava in quella zona. La sua descrizione, in latino, era incompleta in quanto egli non parlava la lingua Sami e descrisse il gioco solo osservando i giocatori [Helmfrid, 2005, pag. 3]. Il gioco veniva giocato su un tappetino 9×9 ricamato di pelle di renna [Bell, 1979, pag. 78]. Nel suo diario, Lachesis Lapponica, Linneo fa riferimento ai pezzi chiari (i difensori) come Svedesi e ai pezzi scuri (gli attaccanti) come Moscoviti [Smith, 1811, pag. 56]. Potrebbe quindi essere il medesimo gioco ancora in uso nel tardo XIX secolo, come dalla descrizione di P. A. Lindholm in Hos Lappbönder (1884) [secondo Helmfrid, Lindholm afferma “non c’erano abbastanza carte per tutti, per cui poteva accadere che alcuni uomini si sedessero e giocassero ad una specie di scacchi, dove i pezzi sono chiamati i Russi e gli Svedesi, e cercano di sconfiggersi l’un l’altro. Qui si combattono intense battaglie che possono essere facilmente osservate guardando i giocatori, che talvolta sono così assorti che non ascoltano null’altro” – citazione in Helmfrid, 2005, pag. 5].


Hnefatafl


Alea Evangelii


Tawlbwrdd


Brandubh


Ard Ri


Tablut

Non esiste una descrizione completa delle regole del tafl che non sia ambigua [Murray, 1951, pag. 61, afferma che dei molti riferimenti al Tafl nelle saghe, l’unico indizio sul gioco è dato nella Friðþjófs Saga, sebbene sia troppo ambiguo e sia stato interpretato come un riferimento agli scacchi].
La migliore descrizione che abbiamo dalla storia è quella data da Linneo del gioco Tablut nel diario dei suoi viaggi del 1732, Lachesis Lapponica [Bell, 1979, pag. 77. Bell fornisce anche un disegno rifatto da lui dello schizzo di Linneo della scacchiera del Tablut (che si accorda con il disegno raffigurato in Smith, pag. 55)].
Le regole che seguono sono basate sulla traduzione della Lachesis Lapponica del 1811 in inglese da parte di James Edward Smith [Smith, 1811, pagg. 55-58; traduzione dall’inglese all’italiano mia]:

 

Tablut board and pieces in starting position

posizione iniziale: gli Svedesi, più chiari, iniziano al centro, mentre i Moscoviti, più scuri, iniziano dai bordi della scacchiera. Basato sugli schizzi di Linneo riprodotti in Smith, 1811.

* il gioco ha luogo su una scacchiera 9×9. La fase iniziale è mostrata nell’immagine sopra;

* il re inizia sul quadrato centrale o castello, chiamato il konakis, che non può essere occupato da nessun altro pezzo;

* gli otto difensori, chiamati Svedesi, iniziano sugli otto quadrati intorno al konakis, formando una croce;

* i sedici attaccanti, chiamati Moscoviti, cominciano in gruppo di quattro al centro di ogni lato della scacchiera (nelle note di Linneo, questi quadrati erano ricamati a significare il dominio dei Moscoviti);

* tutti i quadrati rimasti (zona neutra) possono essere occupati da qualunque pezzo durante il gioco;

* qualunque pezzo può muoversi di quante caselle vuole e in tutte le direzioni che vuole [←↑→↓], ma non diagonalmente (come la torre negli scacchi);

* nessun pezzo può oltrepassarne un altro nel suo cammino;

* se il re dovesse avere il cammino bloccato (in tutta la zona neutra) verso i bordi della scacchiera, a meno che non fosse immediatamente bloccato da un Moscovita, potrebbe fuggire e il gioco ha fine (questa regola suggerisce che il re non possa fuggire durante il dominio dei Moscoviti);

* se il re dovesse essere in procinto di fuga, e ha solo una via di fuga, deve gridare “raichi“; se dovesse avere due vie di fuga, deve gridare “tuichu” (confronta con “scacco” e “scaccomatto” negli scacchi);

* qualunque pezzo a parte il re può essere catturato e rimosso dalla scacchiera se viene circondato dai nemici dai due lati opposti (questa mossa è conosciuta come “cattura di custodia”);

* se il re è circondato da tutti i quattro lati dai nemici, vien fatto prigioniero. Se è circondato da tre lati, può scappare dal quarto;

* se il re è su una casella adiacente al konakis ed è circondato da tre lati dai suoi nemici e dal quarto dal konakis, è catturato (questa regola suggerisce che una volta che il re ha lasciato il konakis non può più farvi ritorno);

* se il re è catturato, gli Svedesi sono conquistati e i Moscoviti vincono.

Diversi problemi relativi al gioco sono deplorevolmente ambigui o non sono mai stati toccati nelle note di Linneo, ed è problematico tradurre alcuni passaggi [Helmfrid, 2005, pag. 4]. Ci sono anche diverse altre variazioni messe in piedi da ricostruzionisti moderni.

Ci sono alcune polemiche che riguardano gli squilibri del gioco, ampiamente riportati, come le regole che favoriscono fortemente il re [Schmittberger, 1992, pag. 24], sebbene ci siano diverse modifiche alle regole che possono produrre un gioco più bilanciato, come un re senz’armi (il re non può fare prigionieri), la fuga verso gli angoli (e non verso i bordi), o attacchi ostili (il re ed i suoi difensori possono essere catturati di fronte ad una casella degli attaccanti vuota) [ognuna di queste variazioni alle regole si trova nelle varianti moderne del Tafl. Queste variazioni alle regole sono state discusse anche da Helmfrid]. Schmittberger (1992) rivela persino alcune soluzioni per produrre un gioco più bilanciato senza modificare le regole del gioco stesso.
Una soluzione di questo genere è la scommessa: i giocatori a turno scommettono su quante mosse avranno bisogno per vincere il gioco. La giocata inferiore prende il re. Così, un giocatore può cominciare con una scommessa di 15 turni, l’altro giocatore con una scommessa di 14, ed il primo giocatore, che magari ha più sicurezza di riuscire in 13 turni che non 14, può scommettere 13 e prende il lato del re. Se questo giocatore non sfugge in 13 mani, l’altro giocatore vince [Schmittberger, 1992, pag. 25]. Un’altra soluzione è una partita con due turni in cui i giocatori cambiano colore dopo la prima mano. Se il re sfugge ad entrambe le mani, il vincitore è il giocatore il cui re sfugge in meno mani [Schmittberger, 1992, pag. 28].

La descrizione del Tawlbrydd di Robert ap Ifan (che precede il racconto di Linneo di 145 anni) indica che il re può essere catturato da due uomini. Peterson suggerisce che la cattura speciale del re descritta in Linneo non è corretta, e afferma che le statistiche dei giochi contemporanei giocati con una cattura del re fatta da quattro uomini mostrano che i bianchi vincano più spesso dei neri [Peterson, 2005. Questo disequilibrio è anche trattato da Schmittberger, 1992, pagg. 24-25].
Tuttavia non è ancora stato dimostrato che il gioco equilibrato risulti da regole che permettono una cattura del re fatta da due uomini. Interessante è che alcune fonti indicano che nelle ricostruzioni nei musei scandinavi dello Hnefatafl il re può essere catturato solo da due attaccanti, a meno che non sia ancora nella sua casella, in tal caso dev’essere circondato da tutti e quattro i lati [Helmfrid, 2005, pagg. 14-15; anche Aage Nielsen commenta su questa caratteristica].

Intorno al 1960 Milton Bradley pubblicò Swords and Shields (“Spade e Scudi”), essenzialmente la descrizione del Tablut registrata da Linneo, ma con gli Svedesi trasformati in scudi (con un re con lo scudo) ed i Moscoviti trasformati in spade. Sembra che il Tafl sia anche stato alla base di due altri giochi da tavolo moderni, che hanno una somiglianza significativa con i giochi storici ma con alcune importanti differenze. Entrambi i giochi hanno come caratteristica una simmetria simile ma differiscono dal classico rapporto 2:1 attaccante-difensore, ed entrambi hanno differenze importanti nella tattica.

Nel 2008 lo Hnefatafl fu riportato in auge grazie a Peter Kelly sull’isola di Fetlar nelle Shetland, dove si tengono ogni estate i campionati mondiali di Hnefatafl.

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One Response to Tafl games

  1. Molto interessante grazie! Ho scoperto solo oggi questo blog.

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