Gennaio

Gennaio viene solitamente simboleggiato da Giano bifronte seduto ad una tavola ben fornita; egli si fa servire da due domestici che, probabilmente, rappresentano in modo simbolico l’anno che finisce e l’anno che inizia.

Giano, dal latino Ianus, è il dio degli inizi, materiali ed immateriali, ed è una delle divinità più antiche e più importanti della religione romana, latina ed italica. In passato, a causa di un errore di lettura del fegato di Piacenza, si è ritenuto che fosse stato venerato anche presso gli Etruschi con il nome di Ani.

 

Didracma romana recante l’effige di Giano. Circa 220 a.C.

Già gli antichi mettevano il nome del dio in relazione al movimento: Macrobio e Cicerone lo facevano derivare dal verbo ire (“andare”) perché secondo Macrobio “il mondo va sempre, muovendosi in cerchio e partendo da se stesso a se stesso ritorna” [Macrobio, Saturnalia, I, 9, 11].
Gli studiosi moderni hanno confermato questa relazione stabilendo una derivazione dal termine ianua (“porta”) [ad esempio Herbert Jennings Rose in Dizionario di antichità classiche, s.v. Giano. Milano, Edizioni San Paolo, 1995], ma è con Georges Dumézil che il senso si precisa: il nome Ianus deriverebbe infatti dalla radice indoeuropea *ei-, ampliata in *y-aa- con il significato di “passaggio” che, attraverso una forma *yaa-tu ha prodotto anche l’irlandese ath, “guado” [Georges Dumézil, La religione romana arcaica, pag. 291. Milano, Rizzoli, 2001].
In passato non sono tuttavia mancate ipotesi alternative, come quella che voleva il nome derivato da una più antica forma *Dianus, da mettere in relazione con la dea Diana e quindi derivato anch’esso dalla stessa radice del termine latino dies, “giorno” [Anna Ferrari, Dizionario di mitologia greca e latina, s.v. Giano. Torino, UTET, 1999].
Dumézil nota anche l’appellativo di “mattutino” con cui Orazio si rivolge al dio in modo semiserio (Serm. 2, 6, 20-25). Tale appellativo tuttavia deporrebbe indifferentemente a favore di entrambe le ipotesi etimologiche esposte.

 

Asse con l’effige di Giano e la proradi una nave. Circa 240-225 a.C.

Come tutte le divinità romane, Giano era chiamato con diversi epiteti, che testimoniano la sua particolare rilevanza all’interno del pantheon:

  • Divum Deus (Dio degli Dei)
  • Divum Pater (Padre degli Dei)
  • Ianus Bifrons (Giano bifronte)
  • Ianus Cerus (Giano creatore)
  • Ianus Consivius (Giano procreatore)
  • Ianus Pater (Giano padre)
  • Pater matutinae (Padre del mattino).

Giano, Ianus è una divinità esclusivamente romano-italica, la più antica degli Dei nazionali, gli Di indigetes, invocato spesso insieme a Iuppiter.

Il suo culto è probabilmente antichissimo e risale ad un’epoca arcaica in cui i culti dei popoli italici erano in gran parte ancora legati ai cicli naturali della raccolta e della semina. È stato sottolineato da più autori, fin dal secolo scorso (vedi Il ramo d’oro di Sir George Frazer) come Giano fosse probabilmente la divinità principale del pantheon romano in epoca arcaica. In particolare rimarrebbe traccia di questo fatto nell’appellativo Ianus Pater che permase anche in epoca classica. Nei frammenti superstiti del Carmen Saliare Giano è salutato con particolare enfasi come padre e dio degli dei stessi:

(Latino) 

« divum +empta+ cante, divum deo supplicate »
(Italiano) 

« cantate Lui, il padre degli Dei, supplicate il Dio degli Dei »
(fragmentum 1)

Varrone riporta però nel carmen anche l’epiteto di Cerus cioè “creatore”, perché come iniziatore del mondo Giano è il creatore per eccellenza [Marco Terenzio Varrone, Della lingua latina, VII, 26-27]. Il console ed augure Marco Valerio Messalla Rufo scrive nel libro sugli Auspici che Giano è “colui che plasma e governa ogni cosa e unì circondandole con il cielo l’essenza dell’acqua e della terra, pesante e tendente a scendere in basso, e quella del fuoco e dell’aria, leggera e tendente a sfuggire verso l’alto, e che fu l’immane forza del cielo a tenere legate le due forze contrastanti” [Macrobio, Saturnalia, I, 9, 14].
Settimio Sereno lo chiama “principio degli dèi e acuto seminatore di cose”.

Giano presiede infatti a tutti gli inizi ed i passaggi e le soglie, materiali ed immateriali, come le soglie delle case, le porte, i passaggi coperti e quelli sovrastati da un arco, ma presiede anche all’inizio di una nuova impresa, della vita umana, della vita economica, del tempo storico e di quello mitico, della religione, degli dèi stessi, del mondo, dell’umanità (viene infatti chiamato Consivio, cioè propagatore del genere umano, che viene seminato per opera sua [Macrobio, Saturnalia, I, 9, 16]), della civiltà, delle istituzioni.

Nella sua riforma del calendario romano, Numa Pompilio dedicò a Giano il primo mese successivo al solstizio d’inverno, gennaio, che con la riforma giuliana del 46 a.C. passò ad essere il primo dell’anno.

Una delle caratteristiche più singolari di Giano sta nella sua rappresentazione come di un dio bicefalo, da cui l’appellativo di Giano bifronte. Questa particolarità era connessa all’area di influenza divina che Giano assunse in maniera specifica in epoca classica, dopo l’ascesa degli dèi romani “canonici”: Giano era preposto alle porte (ianuae), ai passaggi (iani) e ai ponti: ne custodiva l’entrata e l’uscita e portava in mano, come i portinai, gli ianitores, una chiave ed un bastone, mentre le due facce vegliavano nelle due direzioni, a custodire entrata ed uscita.
Anche in quest’epoca, comunque, Giano continuò a rappresentare il custode di ogni forma di passaggio e mutamento, protettore di tutto ciò che riguardava un inizio ed una fine.

Nel mito, Giano avrebbe regnato come primo re del Latium, fondando una città sul monte Gianicolo e donando la civiltà agli Aborigeni, suoi originari abitanti. Con la ninfa Camese avrebbe inoltre generato numerosi figli, tra i quali il dio Tiberino, signore del Tevere. È lui ad accogliere il dio dell’agricoltura Saturno, spodestato dal figlio Giove, condividendo con lui la regalità e consentendogli di portare l’età dell’oro. Giano ricevette dal dio Saturno per l’ospitalità ricevuta, il dono di vedere sia il passato che il futuro, all’origine della sua rappresentazione bifronte.

Numerose sono le ninfe indicate come mogli o compagne di Giano:

Camese, dalla quale il dio ebbe tre figli: Tiberino, il dio del Tevere; Camasena e Clistene;
Venilia, citata da Ovidio, dalla quale avrebbe generato Canens e Canente;
Carna, dalla quale avrebbe ricevuto il potere sulle porte;
Giuturna, dalla quale sarebbe nato Fons, dio delle sorgenti, venerato ai piedi del Gianicolo.

Al culto di Giano, a differenza di altre divinità maggiori, non era preposto uno specifico flamen. Le cerimonie a lui dedicate venivano invece amministrate dallo stesso Rex e, in età repubblicana, dal particolare sacerdote che suppliva alle antiche prerogative regie, il Rex Sacrorum. Egli apriva dunque per primo le processioni e le cerimonie religiose, antecedendo anche lo stesso flamen Dialis, sacerdote di Giove.

Le porte del tempio di Giano si spalancavano in tempo di guerra e nel suo tempio si sacrificava spesso per avere vaticini sulla riuscita delle imprese militari.

* * *

E poi venne il vecchio gennaio, bene avvolto
in molte nere vesti, per tenere lontano il freddo.
Eppure tremava e rabbrividiva come per calmarsi,
e soffiava sulle dita come se potesse scaldarle,
perché erano intorpidite per avere tenuto tutto il giorno
un’ascia affilata con cui aveva tagliato legna,
e dagli alberi aveva tolto i rami superflui
.

[Edmund Spenser, Regina delle Fate]

Freddo gennaio
gela la pentola sul focolaio.

Se l’erba cresce in gennaio
cresce male per tutto l’anno.

Gennaio piovoso
primavera piovosa.

Tra tutti i mesi dell’anno
il più scuro è gennaio.

Le foglie rosso bruno tinte
che in autunno cadono, lasciando nudi e spogli
gli alberi che le hanno generate,
andranno a giacere in cumuli nel rifugio protetto
dove l’inverno è in attesa e vigila, freddo e austero.
E quando i bucaneve salutano le ombre dei boschi,
lì ancora ci sono foglie. Eppure, attraverso le radure,
l’odorosa brezza del sud, e gli uccelli e i rami
gridano che la Primavera è già arrivata.

[Vecchie foglie dell’anno, Mackenzie Bell]

Perciò ogni stagione sarà dolce per te,
sia che l’estate rivesta tutta la terra
di verde, o che il pettirosso si posi e canti
tra i fiocchi di neve sul ramo spoglio
del melo molle di muschio, mentre il vicino tetto di paglia
pel disgelo fumiga al sole, sia che sgrondino gocciole
udite soltanto nella tregua della bufera,
o che il segreto ministerio del gelo
le sospenda in silenti ghiacciuoli,
quieti scintillando alla quieta luna.

[Frost at MidnightGelo a mezzanotte, Samuel Taylor Coleridge]

* * *

Gennaio è il primo mese dell’anno secondo il calendario gregoriano, consta di 31 giorni e si colloca nella prima metà di un anno civile.
Secondo l’astrologia, gennaio ha dapprima il sole in Capricorno, quindi in Acquario, ma astronomicamente il sole si trova nella costellazione del Sagittario fino al 19, giorno in cui passa nel Capricorno.

Il calendario romano originale era più breve di quello gregoriano (304 giorni) in quanto i Romani consideravano l’inverno un periodo senza mesi. Fu Numa Pompilio ad aggiungere gennaio e febbraio, rendendo l’anno uguale a quello solare. Sebbene marzo rimase il primo mese dell’anno, gennaio lo divenne di fatto in quanto era il periodo in cui venivano scelti i consoli.

Nomi storici del mese sono, oltre al romano Ianuarius, il sassone Wulf-monath (“mese del lupo”) ed il termine utilizzato da Carlo Magno Wintarmanoth (“winter/cold month” ovvero “inverno/mese freddo”).
In finlandese il mese è chiamato tammikuu, ovvero “mese della farnia”, mentre in ceco leden, che significa “mese del ghiaccio”.

Il primo lunedì di gennaio è chiamato Handsel Monday in Scozia e nell’Inghilterra settentrionale. In Inghilterra, l’anno agricolo inizia con la Plough Sunday, la domenica dopo l’Epifania.

La maggiore età in Giappone veniva festeggiata dal 1948 il secondo lunedì di gennaio per coloro che divenivano ventenni nel nuovo anno solare. Oggi, tuttora festa nazionale, è stata spostata al 15 gennaio dal 1999, quando il governo ha cercato di contemperare esigenze economiche a varie festività, cercando di accorparle tra loro.

Nella Ruota dell’anno pagana, gennaio finisce nel periodo dell’Imbolc nell’emisfero nord e del Lughnasadh in quello sud.

Nell’emisfero boreale, gennaio è l’equivalente stagionale di luglio in quello australe e viceversa.
Negli anni non bisestili, gennaio inizia con lo stesso giorno di ottobre.
La pietra del mese è il granato.
Il fiore del mese è il garofano o il Galanthus.
Gli ultimi tre giorni di gennaio sono detti giorni della merla.

 

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