La strega incarcerata

Nel dissodare ostili zolle accade forse all’aratore di vedere
(un’aria gli fischia nel cervello, sospiro fondo
del ventre morso dalla fame) il terreno affannarsi,
affannarsi, per espellere un demone dalle ciglia nodose
e d’oro gli occhi, che oscure fauci apre
per promettere – non la temuta penuria –
manciate d’oro, invece, per acquistar manciate di sementi
di cui sogna, non d’altro. Così a lei accade forse di sentir
frusciare alle sue spalle, e correre, i piedi villosi
di un vecchio e cortese dio minore, che lascia tracce
nelle ceneri ardenti, o la cui voce stridula
ride persino nella culla, e dice: “Amami,
cullami, e trova il tuo tesoro, non temere.
Conservano i vecchi dei la loro facoltà di offrire doni”.
Da tali piccoli demoni, quali mali si possono temere?

Randolph Ash, da La strega incarcerata

[Byatt, Possession]

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