Cicli temporali dimenticati

Antiche leggende e scritti di autori di tempi passati parlano di una storia dell’uomo non lineare, ma ciclica.
Platone, Ovidio, Esiodo, Manetone, Beroso, Sanchuniathon, gli autori dei Veda, dell’Edda, del Pentateuco, i codici dell’America Centrale, gli annali cinesi e diversi altri testi parlano di civiltà che nacquero e caddero più volte nelle ruote del tempo.
La maggior parte delle loro conoscenze andò perduta o dimenticata attraverso le epoche trascorse, o a causa di cataclismi naturali e talvolta a causa di distruzioni causate dalla mano dell’uomo. La ripetuta speranza di rinascita, di ringiovanimento e reviviscenza del mondo è stata un tema prevalente in tutti i sistemi dell’antica tecnologia, ovvero ciò che il mitologo Mircea Eliade ha definito la poligenesi: la formazione di qualcosa di nuovo da qualcosa che mai è esistito, una ciclica rigenerazione del tempo.

Ecco alcune delle tradizioni di cicli dimenticati della preistoria, da diverse parti del mondo:

– gli indios Seneca ricordavano sei epoche;
– gli Zoroastriani dell’antica Persia, nell’opera Bahman Yast, uno dei loro sacri libri detti Avesta, contavano l’esistenza di sette epoche trascorse per il mondo;
– gli enigmatici Etruschi erano conosciuti come esperti nella scienza delle stelle, e dalle loro osservazioni indicavano nei loro libri il passaggio di sette epoche già trascorse;
– i Toltechi parlavano di diversi periodi in cui la terra aveva sofferto di distruzioni, a causa di cataclismi;
– i Kahuna, nelle Hawaii, cantavano ancora i ricordi dei cataclismi delle epoche dimenticate, con fulmini, tempeste e grandi ondate;
– gli antichi islandesi ricordavano in tutto nove mondi di diversi esseri passati sulla terra;
– i cinesi chiamavano Kis le epoche perdute, e contavano dieci Kis dall’inizio del mondo. La loro grande enciclopedia, Sing-li-at-tsiuen-chou, trattava della lunghezza dei vari tipi di cataclismi che periodicamente colpiscono il pianeta e l’umanità;
– i normanni ricordavano molte epoche antiche e la loro distruzione e rinascita nei grandi cicli del tempo;
– gli Oracoli Sibillini, a Roma, parlavano di sette età precedenti e ne profetizzavano ancora due da venire;
– gli Ayyavazhi dell’India meridionale credevano in otto Yukam e ritenevano che oggi ci troviamo nel Dharma Yukam o Ultima Epoca;
– i greci alessandrini conoscevano un lungo periodo, che chiamavano Anno Supremo, alla fine del quale il sole, la luna e tutti i pianeti ritornavano alle loro posizioni originali.
Ciascun Anno Supremo ha un Katak o Grande Inverno, segnato da un Diluvio, e un’Ekpyrosis o Grande Estate che termina in una conflagrazione generale del mondo;
– secondo le antiche tradizioni ebraiche la terra non fu creata una sola volta, ma era già stata creata sei volte prima, per soddisfare il progetto divino. Ogni creazione fu separata dalla successiva da un periodo di caos e di diluvi distruttivi, simili a quello di Noè. La prima terra era chiamata Eretz, la seconda Adamah, la terza Arka, la quarta Harabah, la quinta Yabbasha, la sesta Tevel e quella attuale Heled;
– certe sette islamiche credono che migliaia di epoche o di mondi siano andati e venuti, dei quali il nostro mondo attuale è solo un’espressione. Ciascun mondo comincia con un Adamo ed una Eva, che diventano gli Imam o Gran Maestri per la sua durata, e sono pure gli ultimi sopravviventi che trasferiscono la loro sapienza nel mondo successivo.
Adamo porta con sé le leggi eterne e le loro estrapolazioni, mentre Eva è la madre di tutti gli insegnamenti esoterici e nascosti. Alla fine di ciascun mondo avviene un’integrazione tra i due e lo stesso potere del tempo è sconfitto da loro, pronti a riceverlo, indebolito come è, ed essi trascendono in un’altra sfera, al di là della terra;
– tra i buddhisti tibetani c’è il libro sacro Visuddhi Magga, che comprende un lungo capitolo sui Cicli del Mondo. Esso descrive tre maggiori catastrofi globali, che avvengono periodicamente – una di fuoco, una d’acqua e la terza di vento -. Altre distruzioni erano attribuite al ghiaccio, al disseccamento degli oceani e al fumo che invadeva il mondo, coprendo la luce del sole.

Platone, che viaggiò nel paese del Nilo e fu iniziato nei suoi templi come un maestro, scrisse: “L’Egitto ha registrato e conservato in eterno la saggezza di tutti i tempi. Tutto è provenuto da un tempo immemorabile, quando gli dèi reggevano la Terra, all’alba della civiltà”.
Diversi antichi papiri egiziani confermano le asserzioni di Platone e parlano di Zep Tepi, il Primo Tempo, quando i Neteru o “divinità della valle del Nilo” regnavano sulla terra, e della vera fondazione della civiltà egizia, risalente ad un periodo tra venti e dodici millenni fa.
I “Testi della Costruzione di Edfu” riferivano che si trattava di un’era “prima che esistesse l’ira, che esistesse il rumore, che esistese il conflitto, che esistesse il tumulto”. Ma le leggende dicevano anche che gli “dèi degli antichi” erano ritornati diverse volte, nel passato remoto, nel momento indicato dai loro cicli di governanti, e che dovranno ritornare ancora.
Gli antichi Egizi possedevano anch’essi memorie storiche ed astronomiche che andavano indietro, sino a 120 precessioni degli equinozi, a coprire più di 3 milioni di anni.
Il calendario dei Babilonesi e degli Assiri registrava eventi di due milioni di anni prima. Le loro memorie erano state ereditate dai più antichi Sumeri, la cui letteratura cuneiforme raccontava la storia del Diluvio di Utnapishtim e l’esistenza dei re antidiluviani che avevano regnato per lungo tempo, prima della storia scritta.
Il Kalpa indù, o “Giorno di Brahma”, risaliva a 4,32 miliardi di anni prima, e i libri sacri dell’India conservano la memoria di vita intelligente sulla terra sino a due miliardi di anni. Su una scala più ampia panoramica del computo del tempo, la “Gran Durata dell’Esistenza di Brahma”, che era considerata come l’esistenza dello stesso universo, era contata in poco più di 31 trilioni di anni.

Gli storici classici Esiodo e Ovidio schematizzarono entrambi la successione delle Età come: Oro, Argento, Bronzo e Ferro, con la profezia che alla fine dei tempi sarebbe ritornata un’altra Età dell’Oro.
La leggenda greca conserva una notevole quantità di miti che rivelano una vasta serie panoramica di rivoluzioni cosmiche, terrestri ed umane, sin da un lontano passato. Una schematizzazione di queste rivoluzioni può includere:

* Caos
* Nascita dell’Amore
* L’Amore crea la Luce
* Il Cielo e la Terra (Urano e Gea) diventano dèi
* Il Cielo e la Terra generano mostri
* Imprigionamento dei mostri nelle viscere della Terra
* Nascita deiTitani
* Il Titano Cronos ferisce la Terra e i Giganti sprizzano fuori
* Regno di Cronos in una Età dell’Oro
* Nascita degli Dèi
* Guerra di Cronos e dei Titani contro Zeus e il Titano Prometeo
* Sconfitta di Cronos, i Titani sono banditi nel Tartaro
* Nascita della crudele cometa Typhone, sconfitta da Zeus
* Guerra di Zeus contro i Giganti, e il mondo è liberato dai mostri
* Prometeo offre ai primi uomini il fuoco e il comando sugli animali
* Creazione di Pandora da parte di Zeus, e liberazione delle piaghe dal Vaso di Pandora
* Prometeo è bandito da Zeus, e gli uomini rimangono privi di contatti celesti
* Età dell’Oro per la razza umana, che vive come gli dèi ma è soggetta a morire
* Età dell’Argento per la razza umana, che si distrugge accidentalmente
* Età del Bronzo per la razza umana, che si distrugge in guerra
* Età del Ferro per la razza umana, distrutta quando Atlantide affonda
* Inizio dell’Età della Pietra per la razza umana attuale
* Fetonte scotta la Terra, e il Sole esce momentaneamente dall’orbita
* Imprese di Perseo, Teseo, Eracle e Giasone
* La Guerra di Troia
* Imprese di Odisseo e di Enea
* La prima Olimpiade
* Età d’Oro della storia dell’antica Grecia

Secondo Platone, quando il suo antenato Solone presentò questo schema della storia mitica ai sacerdoti del tempio di Neith a Sais in Egitto, verso il 590 a.C., gli Egizi scoppiarono a ridere e gli dissero che tutti i Greci erano “bambini” confrontati a loro, che i miti ellenici non erano nulla in confronto alla storia conservata in Egitto, che risaliva indietro per diversi cicli temporali.
I Maya e gli Aztechi dell’antica America centrale avevano memoria, nei loro codici, di quattro mondi più antichi di quello attuale, e chiamavano il tutto le “Cinque Età del Sole”. In ciascuna di queste epoche dicevano che un diverso sole reggeva il cielo o aveva un aspetto diverso, indicando con ciò che l’atmosfera della terra era cambiata nel corso del tempo.
Le epoche che sono trascorse si chiamavano “del Sole d’Acqua”, “del Sole di Terremoto”, “del Sole d’Uragano” e “del Sole di Fuoco”, e ciascun nome indicava il gran cataclisma che aveva posto fine a ciascuna epoca. Il sole attuale è indicato dal glifo maya che rappresenta il movimento ed è stato interpretato come se la nostra epoca debba chiudersi con uno spostamento significativo della terra sul proprio asse. Dopo sorgerà il “Sesto Sole”, che non ha ancora un nome, ma le profezie dicono che in quel tempo l’umanità diventerà simile agli dèi.
Gli anziani Hopi del sud–ovest americano ricordano quattro mondi, chiamati collettivamente Hisi Tacu. Il Primo Mondo fu creato da Taiowa e chiamato Tokpola o Spazio Infinito. In esso Egli creò Sotuknang “il rivelatore” e il suo aiuto, la “donna ragno”, che formarono la prima coppia dell’umanità. Ma quei primi antenati e la loro stirpe dimenticarono le loro origini spirituali e furono distrutti da eruzioni vulcaniche e dal fuoco.
Un gruppo sopravvisse, visse insieme al Popolo delle Formiche, in grotte scavate sottoterra, e poi ritornò in superficie nel Secondo Mondo, chiamato Tokpa o Mezzanotte Buia. Ma presto anche i loro discendenti si dimenticarono di cantare al Creatore dall’alto delle colline, e furono sopraffatti quando la terra oscillò sul proprio asse e tutto il mondo rimase ghiacciato.
Un secondo gruppo di uomini sopravvisse sottoterra e riapparve nel Terzo Mondo, ed erano chiamati Kuskurza o gli Antichi Perduti. I loro discendenti costruirono grandi città, si diffusero in molti paesi e crearono una grande civiltà. Inventarono anche macchine volanti, dette Potuvota, che furono usate per distruggersi gli uni contro gli altri, attaccando le città dei nemici, e il loro mondo fu trascinato alla rovina.
Poi il Terzo Mondo fu distrutto da piogge e ondate di marea alte come montagne, ma ancora una volta si salvò un gruppo di uomini, navigando in grandi zattere di canne attraverso le acque del diluvio.
Viaggiando dalla loro terra sommersa, essi emigrarono da un’isola all’altra prima di raggiungere la loro attuale terra ancestrale, che divenne il Quarto Mondo, chiamato Tuwaqachi, ossia il Mondo Completo. Si trattava degli antenati dei moderni clan e delle tribù Hopi.

I Maori, indigeni della Nuova Zelanda, conservano un ricco patrimonio di leggende, che chiamano Korero Tupana e dicono che prima della creazione del mondo attuale c’erano altri mondi più antichi, ciascuno con i propri abitanti (Ope) che avevano la loro saggezza e una propria identità: Matauranga e Ingoa.
Nel Timatanga o principio della Whakapapa Papa–tu–a–nuku (Storia della Madre Terra), c’erano Takawa o Mua o successive epoche passate, variamente denominate: Notte, Caos, Suono, Sviluppo, la Grande Foresta, la Crescita, la Vigna, la Prima Radice, la Radice Principale e la Radice delle nostre Origini.
Le leggende trattano di epoche passate e di un’antica Terra Madre, Mumuhango, con la quale l’antico Spirito della Terra, chiamato Pa–Rikoriko, si accoppiò per generare le prime forme di vita intelligenti sul pianeta, molto tempo prima delle forme di vita attuali.
In ogni epoca (takawa) gli abitanti dovevano adempiere i loro riti di iniziazione, spesso simboleggiati da espressioni Maori relative al tempo del giorno e della notte, alle stagioni solari e lunari lungo l’anno, ma estesi a periodi lunghi diversi millenni ciascuno.
La più piena espansione spirituale d’una civiltà si potrebbe vedere nell’evoluzione della storia di Maui, l’eroe favorito della cultura Maori. Su di lui si cantavano molti Waiata (cicli di ballate). In molti casi, come Maui, gli Ope (antichi abitanti) passavano gradualmente dal piano fisico a quello spirituale, tramite il Te–Tatau–o–te–Ao, ossia la Porta verso il Mondo di Luce, ed entravano nel Mondo di Luce, a un livello superiore di conoscenza. Tuttavia, c’erano volte in cui gli antichi abitanti cadevano, poco prima di raggiungere i loro obiettivi spirituali, e morivano, o come risultato della Pakanga – la guerra – o in un evento cataclismico, Hurihanga–a–Mataho, in cui la Madre Terra rotolava, letteralmente, facendo affondare i grandi continenti. La civiltà distrutta doveva ricominciare, e affrontare ancora una volta tutte le prove, costruendo e crescendo insieme verso un cammino migliore. Un argomento di speciale interesse riguardava i Whate–Paralua, o Archivi Segreti dei risultati e delle conoscenza. Là le profezie dei Maori sarebbero divenute un giorno Whate–Ohura o Luoghi Scoperti.

L’antica tradizione indù conservava la memoria di età preistoriche trascorse e di cicli del passato dimenticati. Il Kala–Chakra o Ruota del Tempo si divide in Maha Yuga (Grandi Cicli), detti anche Chatur Yuga (cicli ripiegati in quattro). Ciascuno comincia con una SatyaKrita Yuga (l’Età della Fede), per poi attravrsare un’Età della Luce, un’Età dell’Oro, un’Età della Supercoscienza.
Nella visione tradizionale indù del tempo, il Satya Yuga dura 1.728.000 anni, nei quali l’umanità acquisisce grandi poteri spirituali e psichici, ed entra in contatto costante con le entità del mondo superiore. L’Età è caratterizzata da rigore mentale, meditazione, pensieri sublimi, auto–realizzazione e bontà. Segue poi il Treta Yuga che dura 1.296.000 anni, ed è designato come il periodo dello stato mentale intuitivo. Ciò si concretizza per l’umanità in cerimonie religiose e sacrifici, buoni sermoni, buona condotta, zelo, riverenza, sincerità, rispetto, conoscenza, invenzione e intuizione. Tuttavia, in questo periodo inizia anche un incremento delle sofferenze fisiche ed emotive, dell’infelicità e della miseria. Successivamente giunge il Dwapara Yuga, che dura 864.000 anni ed è dominato dallo Stato intellettuale della mente. I suoi caratteri positivi includono: penitenza, carità, ospitalità, umiltà, valore, coraggio, apprendimento, insegnamento, adorazione, e i principi della scienza e della tecnologia. Dall’altro lato, ci sono però malattie, piaghe, dipendenze, sofferenze a causa di desideri incontrollati, menzogne, maldicenze, e cominciano le guerre. Infine arriva il Kali Yuga, l’Età Oscura, che dura 432.000 anni, un periodo di stato mentale istintivo. Esso è sinonimo di un’eccessiva enfasi posta sul materialismo sensuale, le ossessioni sessuali, la falsità, l’ipocrisia, il ridicolo, la superstizione, il lusso, la disonestà, la debolezza, l’ignoranza, l’oppressione sociale e il potere assoluto di pochi.
Le tradizioni indù indicano che l’attuale Kali Yuga è iniziato nel 3102 a.C., e quando finalmente terminerà, con la distruzione d’ogni cosa, allora ritornerà la Fede Divina e la Luce, e ci sarà un’altra aurora di un Satya Yuga, con cui la Ruota del Tempo riprenderà a girare.
Gli insegnamenti indù più moderni, come quelli di Sri Yukteswar nel sec. XIX, hanno reinterpretato la durata degli Yuga e la loro sequenza, ed ora si ritiene che l’intero processo dell’evoluzione spirituale collettiva dell’umanità sia più rapido.
Sri Yukteswar calcolò che l’ultimo Kali Yuga fosse cominciato intorno all’anno 500 d.C. e terminato 1200 anni dopo, verso il 1700, quando l’umanità è entrata in un successivo ciclo di Dwapara Yuga, che durerà 2400 anni, per concludersi nell’anno 4100, quando comincerà un nuovo Treta Yuga, destinato a durare 3600 anni, sino al 7700. Allora inizierà un nuovo Satya Yuga, per un periodo di 4800 anni, sin verso il 12.500.
Questi nuovi calcoli coincidono meglio con quanto in Occidente si chiama la Precessione degli Equinozi, un fenomeno astronomico per cui sembra che il Sole si sposti lentamente all’indietro attraverso i segni zodiacali. Il periodo completo d’una precessione è di 25290 anni, un intervallo molto simile al computo del tempo d’un Maha Yuga.
Questa riconciliazione tra i due Grandi Cicli aggiunge credibilità all’interpretazione astrologica della Precessione, che vede il graduale spostamento del Sole attraverso lo Zodiaco come indicatore di dodici grandi Età nella storia passata e futura dell’umanità. Il passaggio attraverso ciascun segno dura approssimativamente 2150 anni, e si ritiene che durante ciascun periodo di circa duemila anni le caratteristiche di quel segno influenzino il corso globale degli eventi.
Durante la lontana era paleolitica, quando il sole passava attraverso la costellazione della Vergine (13500 – 11300 a.C.), gli artisti dell’Età della Pietra, in Europa, Asia ed Africa, creavano nelle caverne molte figurine di “Veneri” e d’immagini della Madre Terra.
Poi seguì il lento passaggio del Sole nella costellazione del Leone (11300 – 9100 a.C). In Egitto fu scolpita la Sfinge, che aveva in origine una testa di donna su un corpo di leone, e simboleggiava la cuspide tra Vergine e Leone; le immagini del leone apparivano anche all’ingresso di molti dei templi–caverna dell’Europa, nel periodo Magdaleniano.
Il passaggio dell’orbita solare attraverso il Cancro, segno d’acqua (9100 – 6900 a.C.) vide la catastrofica fine dell’Era Glaciale, l’improvvisa salita del livello degli oceani e la sommersione di tutti i territori costieri, così come importanti cambiamenti climatici segnati da piogge torrenziali e violenti uragani.
Tra il 6900 circa ed il 4700 a.C. il sole si mosse all’indietro attraverso i Gemelli, che caratterizzano lo scambio d’idee, le comunicazioni e la scrittura. Fu esattamente ciò che avvenne in quel periodo in Europa, Asia, Africa e nelle Americhe, con la comparsa dei primi alfabeti e delle prime lingue grammaticali. C’è un’evidenza storica che in quest’era si passò dalle società di tipo matriarcale all’imporsi, durante il Neolitico, della predominanza maschile, dopo un periodo di conduzione “mista” maschile/femminile, corrispondente al segno dei Gemelli.
Approssimativamente tra il 4700 e il 2500 a.C. il Sole passò attraverso il Toro, segno di terra, che designa l’organizzazione e la creatività materiale. Infatti, in questo periodo apparvero le prime città, la costruzione su grande scala, l’agricoltura, l’allevamento degli animali — e l’immagine del toro o della vacca come simbolo religioso di forza e di fertilità.
La successiva Età solare dell’Ariete, segno di fuoco, da circa il 2500 al 300 a.C., vide l’espressione di aspre guerre, violenze e conquiste, con la nascita e la caduta degli Imperi d’Egitto, Cina, Babilonia, Assiria, Persia e Grecia, e infine l’avvento di Roma.
Con l’inizio dell’Età dei Pesci, verso il 300 a.C., con il segno dei Pesci che nuotano in due direzioni opposte, emerse una turbolenza spirituale e il mondo percorse due millenni dominati dalle maggiori religioni – Buddismo, Taoismo, Confucianesimo, Cristianesimo, Islam, insieme alle religioni solari dell’Europa Celtica, dei Polinesiani, dei Messicani, degli Incas, dei Nativi Americani e degli Africani occidentali -. Nel Cristianesimo primitivo, i seguaci di Gesù usavano il pesce come simbolo segreto, come a riconoscersi “pescatori di uomini”. Ancora verso la fine del sec. XIX, quando l’età dei Pesci si avviava alla sua fine, nacquero nuovi movimenti religiosi come il Mormonismo, lo Spiritualismo e il Bahaismo.
Oggi ci troviamo sulla transizione tra le età solari dei Pesci e dell’Acquario. Coerentemente con il carattere dell’Acquario, stiamo cominciando a muoverci dalla religione di gruppo all’illuminazione personale e alla libertà personale. Questo periodo durerà sino al 4100, data che coinciderà con l’inizio del prossimo Treta Yuga degli Indù.
La letteratura Indù è piena anche di riferimenti a vari tipi di creazione e di distruzione che si sono ripetuti in sequenze attraverso questi grandi cicli spirituali e astronomici. Ogni atto di nuova creazione contiene alcuni elementi vitali, necessari sia ad inaugurare, sia a sostenere il processo vitale da un’Epoca all’altra. Essi includono:
* Ekarnava o l’immenso Oceano Cosmico, dal quale emerge ed è organizzata la nuova creazione
* Bhutadi, il principio vibratorio primario dell’Universo
* Tamas, la forza dell’Espansione
* Rajas o la Tensione
* Tanmatra o la Forma
* Purusha, lo Spirito Indistruttibile
* Pradhara, l’Essere sotto la Sostanza che s’incarna nella Materia
* Vyakta, ciò che è Manifesto
* Avyakta, ciò che rimane Nascosto, non manifesto
* Kala, ciò che viene dietro il Tempo, Pietra misuratrice degli Yuga, in relazione con la Dea Kali
* Buddhi o l’Instillazione della consapevolezza
* Lila o il gioco della Nascita e della Morte, in ciascun Ciclo
* Vishnunabhi o il Gran Centro dello Spazio che, mentre il nostro Sole si muove, crea Epoche di Luce ed Epoche di Distruzione.

Sono in equilibrio con tali elementi i principi e le forme in cui le epoche si concludono:

* Naimittika o la fine del mondo provocata dall’uomo
* Piakrita o la fine del mondo naturale
* Naimittika Pralaya o quando il Creatore deve distruggere l’umanità a causa dell’incremento di popolazione
* Vadava o un’esplosione nell’oceano (vulcanica, o la caduta d’una meteorite?), segnata anche da un periodo di sette anni di siccità e di fuoco, seguito da tempeste e alluvioni
* Sarvantaka o una nuvola carica d’energia di diversi colori, che si avvicina alla Terra (una gigantesca aurora solare, o l’effetto bruciante dei raggi cosmici?)
* Pushkara o una nuvola di morte (nube piroclastica, dall’eruzione d’un super–vulcano?)
* Mahar o l’improvvisa distruzione nelle dimensioni interplanetarie dello spazio
* Parardha o la Fine dei Tempi
* Pralaya o la Grande Attesa, che segue la distruzione e consente il restauro della Terra come un Paradiso
* Janalaka o il Mondo Parallelo, nel quale i sopravvissuti scampano alla distruzione, per poi ritornare alla Terra a ricreare una nuova esistenza

In tempi più recenti, le concezioni cicliche delle età sono state rivitalizzate da diversi importanti scrittori di metafisica, nei loro sforzi di definire il passato dell’umanità, il presente e lo sviluppo futuro, spirituale e karmico. Tra i più importanti degli ultimi due secoli, ci sono stati Helena Blavatsky, Rudolf Steiner, James Churchward, Alice Bailey ed Edgar Cayce.
Mentre ciascuna di queste fonti occultistico–esoteriche ha aggiunto proprie varianti personali, sussiste tuttavia un notevole accordo tra loro riguardo alla generale successione delle epoche perdute del mondo e delle civiltà perdute che lo hanno abitato.
Parallelamente alle antiche cronache, gli spiritualisti e i ricercatori psichici citano l’sistenza di alcune civiltà dimenticate ed evolute, vissute molto prima dell’antichità storica. I nomi dati a queste civiltà includono Atlantide, Lemuria, Mu, Hyperborea e Polaria.
Ancor più significativo è il fatto che le tecnologie avanzate, che i metafisici pensano siano apparse e siano state sviluppate durante quelle Età del Mondo, si riflettono in oggetti fuori–posto e in anomale rovine preistoriche, che si trovano in diverse parti intorno al mondo.
Il punto di vista complessivo occultista–esoterico, che si appoggia anche alle elaborazioni di molti antichi filosofi e uomini di religione, è che la nostra umanità presente sia giunta su questo pianeta molte epoche fa, grazie ad un singolo atto spirituale.
Dopo l’arrivo, ci siamo frammentati in miliardi di sottili esseri spirituali, e abbiamo preso dimora nell’animale più evoluto che esisteva ai tempi, le scimmie antropomorfe. Durante la prima Età del Mondo, attraverso ripetute esperienze di vita, abbiamo appreso ad accelerare lo sviluppo di quelle creature, in modo che diventassero dimor ee veicoli più efficienti per i nostri spiriti.
Da quesa prospettiva, le forme di vita di flora e fauna sulla terra hanno percorso un lento ma deciso processo evolutivo attraverso gli eoni, proprio come ha scoperto la moderna ricerca. Ma lo sviluppo dell’Homo sapiens come essere fisico ha costituito una chiara divergenza dai normali canoni dell’evoluzione.
Il nostro avvento fu il risultato di una deliberata infusione di alta intelligenza e di spirito nel mondo naturale, il che è avvenuto in un passato relativamente recente. Perciò ha provocato un così profondo effetto sull’aspetto apparente ed una rapida crescita delle specie, che la semplice evoluzione non può adeguatamente spiegare, in modo scientifico.
Dopo la nostra iniziale infusione di spirito, nelle successive Età del Mondo, l’umanità ha condotto sperimentazioni, sia spiritualmente sia intellettualmente, tramite la creazione di una serie di civiltà globali. Tuttavia, a causa dei nostri ripetuti debiti karmici, sia nei confronti dell’esistenza fisica, sia reciproci (gli uni verso gli altri), molti di quegli esperimenti preistorici fallirono. Ciascun Mondo successivo era totalmente distrutto e ripartiva una nuova Era, che offriva nuove sfide e nuovi potenziali di apprendimento, di diversa natura.
Il nostro mondo attuale, secondo i metafisici, è il quinto, e la ragione per cui oggi stiamo vedendo emergere tanti problemi globali è che una moltitudine d’anime antiche delle Età precedenti è ritornata dal passato per risolvere i propri debiti karmici. Ciò, da una prospettiva spirituale, è un processo necessario se il nostro influsso spirituale deve ricondensarsi e dobbiamo finalmente raggiungere una dimensione spirituale più grande.
Secondo il punto di vista storico occultista–esoterico, come un embrione che si sviluppa ripercorre tutti i precedenti stadi dell’evoluzione, così ogni Età del Mondo nel suo proprio sviluppo ricapitola in individuali di civiltà gli stadi di sviluppo karmico collettivo delle precedenti Età.
Anche nel singolo ciclo di ciascuna civiltà che trascorre, si ripete una specifica ruota d’incarnazione karmica, che corrisponde alla sequenza delle Età del Mondo. Ciascun giro della ruota permette agli schemi karmici incompleti degli individui e della collettività di trovare compimento.
Comprendendo come è girata prima la Ruota dell’Incarnazione, e quali sono stati i modelli karmici nelle passate civiltà a noi note, possiamo cercare di comprendere quali prospettive più ampie di sviluppo avessero le Età del Mondo a lungo dimenticate.

Tre misure delle Età estreme – Quanto lontano risale la consapevolezza intelligente?
L’antico Calendario Cinese era composto d’una serie di grandi ripetizioni temporali, basate su ciò che era chiamato il Ciclo Gambo–Stelo delle Sessanta Ruote. Esso si basa sul calcolo della lunghezza tra due momenti in cui il mese sinodico lunare è esattamente in fase con l’anno solare tropicale, il che accade molto raramente. Un tale periodo era designato come l’Epoca Superiore del Polo Supremo. Verso il 26 a.C., il Santong Li – Calendario delle Tre Sequenze – determinò che l’Epoca Superiore aveva una durata di 23.639.040 anni. Invece, l’ultimo Dayan Li – Calendario della Grande Espansione – datato al 700 d.C., con migliori e più accurate misure, definì con maggior precisione la durata dell’Epoca in 96.961.740 anni.
Un periodo così lungo era considerato solo come la base per ulteriori calcoli. Un altro Ciclo di Sessanta Ruote ci conduce ad un punto d’origine collocato circa 5,8 miliardi d’anni fa, considerato come il momento in cui si formò la stella Sole.
Un altro Ciclo risale sino alla data incredibile di 348,8 miliardi d’anni, molto prima che il nostro stesso Universo si formasse. Gli scritti filosofici cinesi parlavano un tempo della pre–esistenza del Tao – l’opera costante di un Ordine–Destino Intelligente Innato – tra gli antichi mondi e le dimensioni ormai scomparse. Ci sarebbero stati realmente altri Universi, prima del nostro, che incapsulavano anche Coscienza Intelligente? Un’altra Ruota va a raggiungere 20,9 trilioni d’anni fa, e un’altra ancora conduce a 1,2 quadrilioni d’anni. Come vedremo, studiando i cicli estremi delle Età degli Indù e dei Maya, anche essi calcolavano il Primo Risveglio di Consapevolezza in una data remota di quadrilioni d’anni.
Per gli antichi Indù, il computo vedico tradizionale consisteva di ancor più grandi multipli di ore, giorni, mesi, anni, secoli millenni e di ancor più grandi moduli temporali. Tutti erano semplici riflessioni all’interno delle attività macrocosmiche della vita di Brahma, la Divinità Suprema che impersonava sia la Singularità sia la Continuità della Coscienza Intelligente, attraverso lo spazio e il tempo. Il Kalpa, o Giornata di Brahma, era calcolato in 4,32 miliardi d’anni, l’equivalente del periodo di vita della Terra, secondo i fisici moderni. Due Kalpa facevano per Brahma il periodo completo di giorno e notte, ossia 8,6 miliardi d’anni, un Grande Anno Brahmanico di 360 giorni completi corrisponde a 3,11 trilioni d’anni, ed una Vita completa di un’Incarnazione di Brahma di 100 Grandi Anni tocca i 311 trilioni d’anni.
Come ci saranno sette incarnazioni di Vishnu sulla Terra, così gli Indù profetizzano sette grandi incarnazioni di Brahma attraverso la dimensione dello spazio, sino a raggiungere un totale di circa 2,2 quadrilioni d’anni. Benché si supponga che noi siamo nella settima ed ultima Incarnazione Brahmanica, il Brahma attuale è considerato come una Divinità relativamente giovane, perciò abbiamo ancora davanti a noi qualche trilione d’anni. Quando terminerà l’esistenza di Brahma dalle molte vite, chi verrà al suo posto e che cosa accadrà supera ciò che le nostre minuscole ed infinitesimali menti possano sperare di comprendere.
Un ricercatore svedese, Carl Johan Calleman, ha scoperto che nelle più grandi espansioni geometriche dell’antico sistema di calendario della Luga Conta, dei Maya, ci sono cicli, all’interno di cicli registrati, che definiscono i punti di origine dell’evoluzione della vita umana, della vita animale, l’apparizione della prima vita, la formazione iniziale della Terra, del Sistema Solare, della Galassia, e persino il principio dell’esistenza dello stesso Universo.
Nella città Maya di Coban c’è una pietra coperta da glifi di calendario, chiamata la Stele Uno, che conserva l’intera progressione di quei grandi cicli. Calleman dice che ciascuno di quei cicli era un’espansione dei tradizionali cicli dei tredici cieli, nella creazione dei nove mondi sotterranei propria della cultura mesoamericana. L’ultimo ciclo nominato nella Stele di Coban è 13 hablatun, equivalente a 16,4 miliardi d’anni – un totale molto vicino a 15 miliardi d’anni, la durata calcolata oggi dagli astrofisici per l’esistenza dell’Universo attuale -.
C’è però un secondo modo d’interpretazione, tramite l’uso dello tzolkin o progressione ciclica, su base 20, che riconfigura i 20 hablatun attuali in 25,2 miliardi d’anni. Che cosa comporta una così lunga misura del tempo? Stiamo forse trattando di una durata temporale che include l’epoca di un universo precedente?
Se ciò non fosse abbastanza sconvolgente, la Stele di Coban contiene altre quattro progressioni anonime prima degli hablatun, che, se il computo si fa in base 13, abbracciano pressappoco 468,4 trilioni d’anni nel passato, mentre in base 20 si arriva a un poco di più di 4 quadrilioni d’anni. Solitamente, l’invenzione di unità di misura presuppone che ci sia bisogno del loro uso, e l’esistenza della misura in qualche modo presume il suo stesso uso. A che cosa serviva un’eventuale misurazione di un Universo precedente il nostro, o di un tempo precedente a tutti gli Universi, prima ancora dell’esistenza di ogni forma primordiale di materia e d’energia, forse prima ancora della fabbrica dello spazio–tempo?

[Copyright 2009. Joseph Robert Jochmans]

This entry was posted in analysis, anthropology, Culture, folklore, history & the past, history of art, literature, mythos, Nature, reflection, society, the beginning, thinking and tagged , , , , , , , . Bookmark the permalink.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s