Sole. Il 25 dicembre.

Nel corso della ricerca di informazioni e documenti riguardanti le origini pagane del Natale quello che stupisce è che la data del 25 dicembre, prima di diventare celebre come “compleanno di Gesù”, sia stata giorno di festa per i popoli di culture e religioni molto distanti tra loro, nel tempo e nello spazio.
Le origini di questi antichi culti vanno ricercate in ciò che è “principio” della vita sulla terra e che “dal principio” è stato oggetto di culto e di venerazione: il sole.
Al centro di questo ciclo c’era l’astro che scandiva il ritmo della giornata, la “stella del mattino” che determinava i ritmi della fruttificazione e che condizionava tutta la vita dell’uomo. Per quest’ultimo, temere che il sole non sorgesse più, vederlo perdere forza d’inverno riducendo sempre più il suo corso nel cielo, era un’esperienza tragica che minacciava la sua stessa vita. Perciò doveva essere esorcizzata con riti che avessero lo scopo di evitare che il sole non si innalzasse più o di aiutarlo nel momento di minor forza.
È proprio partendo da questa considerazione che possiamo individuare le origini dei rituali e delle feste collegate al solstizio d’inverno.
Il giorno 23 è il giorno in cui il Sole, dopo essere apparso nei giorni precedenti nel punto del massimo declino: l’inverno, apparentemente sembra per un giorno intero restare fermo in quel punto del cielo. Il giorno dopo, il 24, riprende il suo cammino verso l’alto, ogni giorno di più, fino al solstizio d’estate in cui si verifica il fenomeno inverso.
In poche parole significa che il sole, giunto nella sua fase più debole a livello di luce e calore, non sprofonda nelle tenebre dove sembra precipitare, ma rimane con la sua vitalità “invincibile” (invictus) sulle stesse tenebre; “rinasceva”: aveva un nuovo “natale”. Appunto il Natale del sol invictus.

Il solstizio: Solstitiu(m) significa proprio “sole fermo”. In astronomia sono quei due giorni in cui il sole si ferma per invertire il suo moto nel senso della declinazione: è cioè il punto dove raggiunge la massima distanza dal piano equatoriale.

Per spazzare via il paganesimo la religione cristiana, non potendo abolire la festa pagana che i romani continuavano a celebrare, decise di farla coincidere con la nascita di Gesù Cristo.
La nascita di Cristo, una festa-ricordo, in precedenza si celebrava non senza opposizioni (Origene e Arnobio) il 6 gennaio (Epifania, che appunto significa “l’apparizione”, “mostrarsi”), fu spostata nel IV secolo al 25 dicembre per soppiantare la festa appunto culturale pagana del “natale del sole invitto” di Aureliano, istituita nel 273.
E dato che il Natale significa anche “nascita”, l’operazione “pulizia pagana” per i sacerdoti del cristianesimo (nel 321) fu molto semplice e divenne la ricorrenza che tutti oggi conosciamo.
Il sole, il simbolo portatore della vita: Mithra era il dio del sole già nel 1400 a.C. e lo si festeggiava proprio il 25 dicembre, con la festa del son (vocabolo babilonese) invictis.
Nel culto del dio persiano, Mithra (in babilonese chiamato anche Bel) era del resto considerato il figlio del dio supremo: figlio del Sole e sole egli stesso.
Componenti essenziali della religione di Mithra erano la salute dell’anima e l’immortalità: una dottrina legata alle idee di salvezza, di purificazione, di immortalità dopo la morte e dopo la fine del mondo.
Il culto conosceva un battesimo, ed una specie di pasto sacro, consistente in pane, acqua, vino e parimenti a ricordo dell’ultimo pasto (ultima cena?) del maestro, Mithra dopo averlo consumato come atto sacrificale, salì al cielo portato dal carro del Sole per unirsi al sole.

Nelle tradizioni e ritualità della festa del sole troviamo anche molte cose in comune con il cristianesimo che certamente mutuò sia dalla religione romana che da quella persiana.
Oltre ai riti (come il battesimo ed il pasto sacro) ritroviamo anche il banco di pietra davanti l’abside: l’altare, dove veniva esposto il disco solare; e ritroviamo l’ascesa al cielo per gli eletti cui veniva garantita alla morte – se bevevano la bevanda dell’immortalità – l’ascesa verso le sette sfere planetarie trasportati dal carro del sole.

Altro simbolo del Natale, l’albero è un culto di tutte le religioni arcaiche; è l’albero cosmico della mitologia germanica (Yggdrasil, e la tradizione odierna riparte proprio dai germani), l’albero dei Veda (Asbvatta), l’albero della vita che Dio stesso mette a dimora nel Paradiso (e da non confondersi con quello della conoscenza – Genesi II-27 -); è l’albero (babilonese) dei frutti, l’albero dove i primi popoli primitivi (in oriente rappresentava il risveglio della natura) osservarono proprio alla rinascita del sole solstiziale le gemme ed il contemporaneo collegamento misterioso della crescita delle stesse; e ne hanno fatto poi l’offerta sacrificale e la distribuzione ai presenti (la consacrazione era un rituale presente in tutti i riti arcaici delle antiche religioni politeistiche, monoteistiche e anche dei riti pagani più lontani nel tempo, ed era concepita come portatrice di speciali forze che andavano ad agire sui presenti sacrificanti, e per questo chiamata communio, cioè “dividere una cosa con altri) e la cena, il pasto o la semplice assunzione di un frammento dell’oggetto del sacrificio era il rito per ricevere tali forze.

L’accostamento al Sole di Mithra non era del resto casuale: Giovanni nel Nuovo Testamento affermava: “in Lui era la vita e la vita era la Luce, la luce che splende nelle tenebre, la Luce vera che illumina ogni uomo” (Giovanni, 1,4-5 e 9).
Tertulliano, che scrisse su quasi tutti i problemi che agitavano la chiesa del tempo, e che coniò molti concetti che dovevano poi essere alla base della dottrina della Trinità e della cristologia, scriveva “…ritengono che il dio cristiano sia il sole perché è un fatto notorio che noi preghiamo orientati verso il sole che sorge e che nel Giorno del Sole ci diamo alla gioia, a dir il vero per una ragione del tutto diversa dall’adorazione del Sole…” (Tertulliano, Ad Nationes, I, 13).

La coincidenza con il solstizio d’inverno fece sì che molte usanze solstiziali, non incompatibili con il cristianesimo, venissero recepite nella tradizione popolare. D’altronde non si trattava di una sovrapposizione infondata, perché fin dall’Antico Testamento Gesù era preannunciato dai profeti come Luce e Sole. Malachia lo chiamava addirittura “sole di giustizia”.
Insomma nel IV e V secolo molti cristiani erano attirati da queste feste spettacolari e la chiesa romana, preoccupata dalla straordinaria diffusione dei culti solari e soprattutto del mithraismo, che con la sua morale e spiritualità, non dissimile dal cristianesimo, poteva frenare se non arrestare la diffusione del vangelo, pensò di celebrare nello stesso giorno del Natale del Sole (Sol Invictus) il Natale del Cristo, come vero Sole. Sostituire, cioè, la “grande festa” del Sole.

Ancora l’ostensorio della liturgia cristiana, contrariamente a quanto si pensa, non prese il nome dall’ostia, ma il contrario. Si chiamava ostensorio un millennio prima di Cristo; “ostiare” corrispondeva ad un etimo egizio, traslato anche in latino, che significava “mostrare, far vedere”: cioè mostrare il disco solare ai fedeli.
La liturgia cristiana conservò anche l’abbassamento del capo, perché nei primi riti di Aton all’aperto non era una proibizione guardare il sole, ma solo un accorgimento, perché fissando il sole si rischia infatti di perdere la vista.

Nei successivi riti trasferiti all’interno dei templi i sacerdoti di Aton ricorsero ad un disco d’oro con i raggi attorno, appunto l’ostensorio, elevato in alto, ma l’abitudine di chinare il capo rimase, e fu poi successivamente, insieme all’oggetto, traslata nel rito cristiano.
“Ostiare” significa “mostrare” la vittima del sacrificio, ed era la primordiale barbara scena e costumanza nel sacrificare alle divinità i nemici presi in guerra e “mostrarli” al popolo.
Il vocabolo rimase anche nell’antico latino, ma il senato di Roma abolì quest'”ostensione” fin dal 657 a.C., ritenendola un’usanza indegna di un popolo civile.

[tratto da Thule Italia, n. 12/2005]

 


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One Response to Sole. Il 25 dicembre.

  1. ilsegroch says:

    Grazie mille per il post. Molto interessante.

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