The Black Dog – il cane nero (2)

Un hellhound è un cane sovrannaturale che si trova nella mitologia, nel folklore e nelle fiction. Numerosi tipi di cani sovrannaturali, infernali o di cattivo augurio, si trovano nelle mitologie di tutto il mondo, come accade per il dragone. Le caratteristiche attribuite agli hellhounds (letteralmente “segugi infernali”) includono il pelo scuro, gli occhi lucenti rossi o gialli, una forza superiore alla norma, o una velocità superiore, caratteristiche simili a quelle dei fantasmi, cattivo odore, e talvolta anche la capacità di parlare. La leggenda racconta che se una persona guarda negli occhi un hellhound per tre volte, morirà. Nelle culture che associano la vita dopo la morte con il fuoco, gli hellhounds possono avere capacità e aspetto basati sul fuoco. Spesso il loro ruolo è quello di far da guardia agli ingressi del mondo dei morti, come cimiteri o fosse, o hanno altri compiti sempre riferiti alla vita nell’oltretomba o al soprannaturale, come cacciare le anime perdute o fare da guardiani ad un tesoro soprannaturale. Nelle leggende europee vedere un hellhound o sentirlo ululare può essere sia di cattivo auspicio che causa di morte imminente.
Alcuni cani soprannaturali, come il gallese Cŵn Annwn, sono ritenuti in realtà non maligni, anche se vederli era ancora considerato presagio di morte.

Il più famoso hellhound è probabilmente Cerbero nella mitologia greca. Gli hellhounds sono anche famosi nella mitologia nordica e nel folklore dei paesi scandinavi come parte della Wild Hunt, letteralmente “caccia selvaggia”.
Nel folklore locale a questi segugi vengono dati molti nomi diversi, tuttavia tutti hanno caratteristiche simili a quelle dei segugi. Il mito è comune in Gran Bretagna, e alle loro apparizioni sono dati molti nomi: Moddey Dhoo nell’isola di Man, Gwyllgi in Galles, e così via. La prima volta in cui questi miti sono stati nominati è stato nel De Nugis Curianium di Walter Map (del 1190) e nel ciclo mitico gallese del Mabinogion (X-XIII secolo).
Nel folklore del sud del Messico e dell’America Centrale il Cadejo è un grosso cane nero che spaventa i viaggiatori che camminano di notte per le strade di campagna. Il termine è comune anche nella musica blues americana.
Si dice che una volta entrato in contatto con un hellhound, non bisogna “parlare di lui per un anno e un giorno”. Diversamente si potrà morire, così come se si vede un hellhound per tre volte si morirà sicuramente.

Barghest, Bargtjest, Bo-guest, Bargest o Barguest è il nome che spesso viene dato nell’Inghilterra del nord, specialmente nello Yorkshire, ad un leggendario e mostruoso cane nero con lunghi denti e grosse zampe, sebbene in altri casi lo stesso nome possa riferirsi ad un fantasma o a un elfo della casa, in particolare nel Norhtumberland e nel Durham. Si dice che uno di loro frequenti una gola remota chiamata Troller’s Gill. C’è anche una storia di un Barghest che occasionalmente entra nella città di York dove, secondo la leggenda, è predatore dei viaggiatori solitari che attraversano la stretta Snickelways cittadina.
Anche Whitby è associata con lo spettro [Jeffrey Shaw, Whitby Lore and Legend, (1923)]. Si narrava che un famoso Barghest viveva vicino Darlington e che prendesse la forma di un uomo senza testa (che sarebbe svanito nelle fiamme), o di una donna senza testa, o di un gatto bianco, di un cane, di un coniglio, o di un cane nero. Si diceva che un altro vivesse in una vallata “uncannie-looking” (letteralmente: “che a guardarla sconcerta”) tra Darlington e Houghton, vicino Throstlenest [Henderson, William (1879). “Ch. 7”. Notes on the folk-lore of the northern counties of England and the borders (2nd ed.). Folk-Lore Society. p. 275].

L’origine della parola barghest è molto discussa. Ghost, “fantasma”, nel nord dell’Inghilterra una volta era pronunciato guest, e si pensa che il nome sia burh-ghest: fantasma della città. Altri ne danno spiegazione come derivante dal tedesco Berg-geist (“spirito della montagna) o Bär-geist (spirito dell’orso), alludendo alla sua presunta apparizione, a volte, sotto forma di orso. Un’altra derivazione dalla stessa radice è Bier-Geist, lo spirito della bara funeraria.

Black Shuck o Old Shuck è il nome che viene dato al fantasma di un cane nero che si dice vaghi nel Norfolk, nell’Essex e per la costa del Suffolk. A volte è anche chiamato Doom Dog (“il cane del destino”).
Per secoli, gli abitanti dell’Inghilterra hanno raccontato storie di un grosso cane nero con occhi cattivi infuocati (o in alcune varianti della leggenda con un solo occhio), rossi o verdi. Vengono descritti “come piattini”. Secondo le notizie, la bestia ha diverse stazze e stature passando dalla forma di un grosso cane alla taglia di un cavallo.
Ci sono leggende del Black Shuck che vaga per la campagna dell’East Anglia sin dai tempi precedenti i Vichinghi. Il suo nome potrebbe derivare dalla parola in antico inglese scucca che significa “demone”, o probabilmente dal dialetto locale in cui la parola shucky significa “ispido”, o “pieno di capelli”. Questa leggenda potrebbe avere in parte ispirato il romanzo di Sherlock Holmes The Hound of the Baskervilles.
Si dice che il suo aspetto sia di cattivo auspicio per colui che lo vede, sebbene non sia sempre così. Più spesso, le storie sul Black Shuck raccontano di come lui terrorizzi le sue vittime, ma le lasci poi vivere; in alcuni casi è accaduto che parenti stretti della vittima siano morte o si siano ammalate. In altri racconti è visto come relativamente buono e si dice che accompagni le donne a casa come protettore e non come portatore di cattivo augurio.
Alcune volte il Black Shuck appare senza testa, altre volte sembra camminare su un tappeto di nebbia. Secondo il folklore, lo spettro spesso infesta i cimiteri, gli incroci, le stradine laterali, e le foreste oscure. Si dice infine che il Black Shuck infesti la strada costiera tra West Runton e Overstrand.

Uno dei racconti più conosciuti del Black Shuck è quello della sua apparizione nelle chiese di Bungay e Blythburgh nel Suffolk. Il 4 agosto 1577 a Blythburgh si dice che il Black Shuck abbia spalancato le porte della chiesa, sia corso verso la navata, dietro un folto gruppo di persone, e che abbia ucciso un uomo ed un ragazzo e che abbia fatto crollare il campanile attraverso il soffitto. Quando il cane andò via, lasciò delle impronte sulla porta settentrionale che possono essere viste ancora oggi.

Un altro incontro avvenne lo stesso giorno a Bungay, come descritto in A Straunge and Terrible Wunder del reverendo Abraham Fleming nel 1577:

“This black dog, or the divel in such a linenesse (God hee knoweth al who worketh all,) runin all along down the body of the church with great swiftnesse, and incredible haste, among the people, in a visible fourm and shape, passed between two persons, as they were kneeling uppon their knees, and occupied in prayer as it seemed, wrung the necks of them bothe at one instant clene backward, in somuch that even at a mome[n]t where they kneeled, they stra[n]gely dyed”.

Altri racconti attribuiscono l’evento al fulmine o al diavolo. I segni dei graffi sulla porta vengono chiamati dalla gente del luogo “le impronte del diavolo” e l’evento è ricordato in questo verso:

“All down the church in midst of fire, the hellish monster flew,
and, passing onward to the quire, he many people slew”
.

Si dice che l’apparizione a Chignal St. James / Chignal Smealy, piccoli villaggi vicino Chelmsford nell’Essex, sia avvenuta molti anni fa. Tutti coloro che dicono di aver visto il cane infernale si dice abbiano avuto una morte improvvisa entro un anno dall’incontro con il cane-diavolo dagli occhi rossi, il che combacia con la leggenda secondo la quale chi vede il Black Shack perirà entro un anno dopo averlo guardato negli occhi.
Queste naturalmente sono tutte voci e superstizioni; vi sono molti siti che raggruppano gli incontri avvenuti con il Black Shack, ma in epoche recenti gli incontri nell’area Chignal sono stati rappresentati solo da cani neri appartenenti ai residenti del villaggio, come il cane del The Three Elms pub ed l’incrocio con un terrier del Gardening Express.

Nella mitologia catalana, Dip è un cane nero peloso emissario del diavolo, che succhia il sangue alla gente. Come altre figure associate ai demoni nel mito catalano, è zoppo ad una gamba. Esso è raffigurato sullo scudo di Pratdip.

Cŵn Annwn (“i segugi di Annwn”) nella mitologia e nel folklore gallese, erano i segugi spettrali di Annwn, l’oltretomba del mito gallese. Erano associati ad una forma di Wild Hunt (letteralmente “caccia selvaggia”), presieduta da Gwynn ap Nudd (o piuttosto da Arawn, re di Annwn nella prima parte del Mabinogion.
I cristiani doppiarono queste creature mitiche definendole “i segugi dell’inferno” o “i cani dell’inferno” e teorizzarono che fossero posseduti da Satana [v. Pugh Jane, Welsh Ghostly Encounters, Gwasg Carreg Gwalch, 1990, pag. 135; e Geddes and Grosset, Celtic Mythology, 1999, pag. 480].
Comunque, lo Annwn della tradizione medioevale gallese è un paradiso nell’altro mondo e non un inferno o la dimora delle anime morte.
In Galles gli hellhounds erano associati con le anatre migranti, probabilmente perché il loro grido notturno ricorda i latrati dei cani. Si suppone che questi cani vadano a caccia in notti particolari: la vigilia di san Giovanni, quella di san Martino, di san Michele Arcangelo, la notte di tutti i santi, Natale, capodanno, sant’Agnese, san Davide, e venerdì santo; o comunque in autunno e d’inverno.
Alcuni dicono che Arawn cacci solo da Natale alla “dodicesima notte”. Il Cŵn Annwn viene anche considerato come l’accompagnatore di anime nel loro viaggio nell’oltretomba. I segugi sono a volte accompagnati da una temibile megera chiamata Mallt-y-Nos, “Matilda della Notte”. Un nome alternativo nel folklore gallese è Cŵn Mamau (“Segugi delle Madri”).
In altre tradizioni si trovano simili spettri, come Gabriel Hounds (Inghilterra), Ratchets (Inghilterra), Yell Hounds (Isola di Man), in relazione con i segugi di Herne the Hunter (“Herne il cacciatore”) che formano parte della Wild Hunt (“caccia selvaggia”).
Si dice che i territori di caccia per il Cŵn Annwn includano la montagna di Cadair Idris, dove si crede che “l’ululato di questi cani enormi preannunci la morte a chiunque li udisca”.
Secondo il folklore gallese, il loro verso è più alto quando sono lontani; man mano che si avvicinano il loro verso diventa più lieve. Normalmente il loro avvicinarsi è visto come presagio di morte.

Il gwyllgi (nome composto da gwyllt “selvaggio” o gwyll “crepuscolo” + ci “cane”) è un cane mitico gallese che appare spaventoso con il fiato velenoso e occhi rossi fiammeggianti. Viene chiamato il “cane dell’oscurità” o il “segugio nero del destino”, e nelle sue apparizioni preferisce le strade isolate di notte. Si dice assomigli ad un mastino.

Lo yeth hound, chiamato anche yell hound è un cane nero del folklore del Devon. Secondo il Brewer’s Dictionary of Phrase and Fable, lo yeth hound è un cane senza testa, si dice sia lo spirito di un bambino non battezzato, che vaga nei boschi di notte facendo rumori come dei piagnistei. Viene citato in The Denham Tracts.

Il Church Grim, Kirk Grim, Kyrkogrim (in svedese) o Kirkonväki (in finlandese) è un personaggio del folklore inglese e scandinavo. Si dice si tratti degli spiriti delle chiese, che curano il benessere della loro chiesa in particolare. Si dice che i Church Grims inglesi si divertano a suonare le campane ad alto volume. Possono apparire come cani neri o come piccoli individui deformi dalla pelle nera [Arrowsmith Nancy, A Field Guide to the Little People, London, Pan, 1978].
Si dice che i Kyrkogrim svedesi siano gli spiriti degli animali sacrificati dai primi cristiani per la costruzione di una nuova chiesa [Reimund Kvideland, Henning K. Sehmsdorf, pag. 247]. In alcune parti d’Europa, incluse la Gran Bretagna e la Scandinavia, un cane completamente nero sarebbe stato sepolto vivo al lato settentrionale del terreno di una chiesa appena costruita, a mo’ di spirito guardiano, il church grim (traduzione letterale “il torvo, il sinistro della chiesa”), per proteggere la chiesa dal diavolo.
In Harry Potter and the Prisoner of Azkaban, Sybill Trelawney, l’insegnante di divinazione, associa le foglie di tea di Harry con il Grim, che chiama “un cane nero che infesta le chiese”. Il Church Grim ha ispirato la creazione del Grim, che si dice sia, nel libro, un presagio di morte.

Il Gytrash è un leggendario cane nero conosciuto nell’Inghilterra settentrionale e che si dice infestasse le strade solitarie, aspettando i viaggiatori [Brewer E. Cobham, Brewer’s Dictionary of Phrase and Fable, 1894; I edizione 1870]. Esso appariva sotto forma di cavallo, mulo o cane. Solitamente fa paura, ma può anche essere benigno e guidare i viaggiatori perduti alla strada corretta.
In alcune parti del Lincolnshire e dello Yorkshire il gytrash era conosciuto come lo Shagfoal e prendeva forma di un mulo o di un asino spettrale con occhi che s’infiammavano come carboni ardenti. In questa forma si credeva che fosse totalmente maligno.

Nel romanzo del 1847 di Charlotte Brontë Jane Eyre vi è un ricordo del Gytrash quando il personaggio che dà il titolo all’opera vede per la prima volta il cavallo nero Mesrour di Mr Rochester ed il suo cane bianco e nero Pilot.
Illustrazione di F. H. Townsend per la seconda edizione del libro.

“As this horse approached, and as I watched for it to appear through the dusk, I remembered certain of Bessie’s tales, wherein figured a North-of-England spirit called a “Gytrash”, which, in the form of horse, mule, or large dog, haunted solitary ways, and sometimes came upon belated travellers, as this horse was now coming upon me. It was very near, but not yet in sight; when, in addition to the tramp, tramp, I heard a rush under the hedge, and close down by the hazel stems glided a great dog, whose black and white colour made him a distinct object against the trees. It was exactly one form of Bessie’s Gytrash — a lion-like creature with long hair and a huge head […]. The horse followed, — a tall steed […]. Nothing ever rode the Gytrash: it was always alone […]”.
[estratto da Jane Eyre di Charlotte Brontë, capitolo XII]

L’apparire dell’innocuo cane Pilot come un Gytrash è stata interpretata come una sottile presa in giro del mistero e del romanticismo che circonda il suo personaggio e che annebbia la percezione di Jane. Il riferimento della Brontë nel 1847 è probabilmente il primo alla bestia e forma la base per le citazioni successive.

 

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