Samhain

Samhain è il nome di una festività che si tiene il 31 ottobre / il 1 novembre nelle culture celtiche.
Il nome Samhain deriva dall’antico irlandese e significa semplicemente “la fine dell’estate” [Rogers, Nicholas, Samhain and the Celtic Origins of Halloween, sta in Halloween: From Pagan Ritual to Party Night, New York, Oxford University Press, 2002, pagg. 11-21].
Festa del raccolto con profonde radici nel politeismo celtico, era collegata a festival dello stesso periodo di altre culture celtiche, ed è stata festeggiata fino alla tarda epoca medioevale.

Samhain segnava la fine del raccolto, la fine della “metà più luminosa” dell’anno e l’inizio della “metà più oscura”. Era tradizionalmente festeggiata nell’arco di molti giorni. Molti studiosi credono si trattasse dell’inizio dell’anno celtico [Chadwick, Nora, The Celts, London, Penguin, 1970, pag. 181: “Samhain (1 November) was the beginning of the Celtic year, at which time any barriers between man and the supernatural were lowered”; v. anche Danaher, Kevin, The Year in Ireland: Irish Calendar Customs, Dublin, Mercier, 1972, pagg. 190-232; e ancora McNeill, F. Marian, The Silver Bough, vol. 3, William MacLellan, Glasgow, 1961, 1990, pag. 11]. Ha alcuni elementi della festività dei morti. I Gaeli credevano che a Samhain il confine tra questo mondo e l’oltretomba diventasse sottile; dato che alcuni animali e piante in questo periodo dell’anno morivano si pensava che fosse possibile per i morti oltrepassare il velo che li separava dai vivi. I falò avevano un ruolo importante nei festival. Come rituale di purificazione le persone e le loro mandrie camminavano tra due fuochi, e le ossa degli animali macellati venivano gettate nelle fiamme [O’Driscoll, Robert (ed.), The Celtic Consciousness, New York, Braziller, 1981, pagg. 197-216; v. anche Ross, Anne, Material Culture, Myth and Folk memory, pag. 217-242 (su quanto sopravvive oggi); e Danaher, Kevin, Irish Folk Tradition and the Celtic Calendar (su specifici usi e riti)].

L’uso gaelico di indossare maschere e costumi era un tentativo di copiare gli spiriti o placarli. In Scozia i morti erano personificati da giovani uomini mascherati, velati o con i visi dipinti di nero, vestiti di bianco [Campbell, John Gregorson, The Gaelic Otherworlds, edito da Ronald Black, Birlinn Ltd., 1900, 1902, 2005, pagg. 559-62; v. anche Arnold, Bettina, “Bettina Arnold – Halloween Lecture: Halloween Customs in the Celtic World”, sta in Halloween Inaugural Celebration, University of Wisconsin – Milwaukee: Center for Celtic Studies]. Samhnag – rape svuotate ed incise con facce per farne lanterne – erano utilizzate per allontanare gli spiriti maligni [Arnold, Bettina, ibidem].

La festività gaelica venne associata alla giornata di tutti i santi e alla giornata di tutti i morti del cristianesimo, ed è stata influenzata dagli usi secolari oggi collegati ad Halloween, un nome attestato per la prima volta nel XVI secolo come abbreviazione, nello scozzese, di All-Hallows-Even [Simpson, John; Weiner, Edmund, Oxford English Dictionary (seconda edizione; 1989), London, Oxford University Press]. Samhain continua ad essere festeggiata da alcuni neopagani [Danaher, Kevin, ibidem; e Hutton, Ronald, The Pagan Religions of the Ancient British Isles: Their Nature and Legacy, Oxford, Blackwell, pagg. 327-341].

In irlandese moderno viene chiamato Samhain. Nel gaelico scozzese Samhuinn, nel gaelico mannese Sauin e nell’antico irlandese Samain – tradotto rozzamente con “la fine dell’estate”. Samhain e an t-Samhuinn sono anche, rispettivamente, i nomi irlandese e gaelico scozzese di novembre.

Il termine irlandese moderno Samhain deriva dall’antico irlandese samain, samuin o samfuin, tutti facenti riferimento al 1 novembre (latha na samna: “il giorno di Samhain“), e alla festa e all’assemblea che si tenevano in quella data nell’Irlanda medioevale (oenaig na samna: “l’assemblea di Samhain“). Il suo significato viene identificato in “la fine dell’estate” e la diffusa pronuncia con la f suggerisce un’analisi derivante dall’etimologia popolare con sam come “estate” e fuin come “tramonto”, “fine”. L’antico irlandese sam (“estate”) deriva dal Protoindoeuropeo *semo-; termini collegati sono il gallese haf, il bretone hañv, l’inglese summer e l’antico norreno sumar, tutti con il significato di “estate”, ed il sanscrito sáma (“stagione”) [Pokorny, Julius, IEW, s.v., “sem-3”, 1959, pag. 905].
Nel 1907, Whitley Stokes suggerì un’etimologia dal proto-celtico *samani (“assemblea”), collegato al sanscrito sámana, e al gotico samana [Stokes, “Irish etyma”, sta in Zeitschrift für vergleichende Sprachforschung 40, 1907, pag. 245. J. Vendryes giunse alla conclusione che le parole contenenti *semo- (“estate”) non sono collegate a samain, sottolineando ulteriormente che la “fine dell’estate” celtica era a luglio, non a novembre, com’è evidente nel gallese gorffennaf (“luglio”) [Vendryes, Lexique Étymologique de l’Irlandais Ancien (1959)].
Avremmo qui quindi a che fare con una parola del celtico insulare per “assemblea”, *samani o *samoni, ed una parola per “estate”, saminos (derivata da *samo-: “estate”) insieme a samrad, *samo-roto-. L’irlandese samain non sarebbe etimologicamente collegato a “estate”, e deriverebbe da “assemblea”. Ma c’è da notare che il nome del mese è di epoca proto-celtica, cfr. il gallese SAMON[IOS] dal calendario di Coligny, e l’associazione con “estate” dell’etimologia popolare potrebbe così per principio essere riferita ad epoche celtiche pre-insulari.
Con un po’ di confusione, il gallese Samonios (la lunazione di ottobre/novembre) corrisponde a GIAMONIOS, il settimo mese (la lunazione di aprile/maggio) e all’inizio della stagione estiva. Giamonios, l’inizio dell’estate, è chiaramente in relazione con la parola per l’inverno, dal Protoindoeuropeo *g’hei-men- (latino hiems, lettone ziema, lituano žiema, slavo zima, greco kheimon, ittita gimmanza), cfr. antico irlandese gem-adaig (“la notte d’inverno”). Sembra, quindi, che in Protoceltico il primo mese della stagione estiva fosse chiamato “invernale”, ed il primo mese della prima metà invernale dell’anno “estivo”, probabilmente per ellissi: “(mese alla fine) dell’estate/dell’inverno”, cosicché samfuin sarebbe un ritorno al significato originario. Quest’interpretazione non darebbe valore alla spiegazione di “assemblea” data poc’anzi, o pre-daterebbe l’epoca della re-interpretazione da parte dell’etimologia popolare a tempi davvero molto antichi.

Samhain era anche chiamato Féile Moingfhinne (che significa “festività di Mongfhionn” – la regina Mongfind (Mongfhionn in irlandese) fu la moglie del leggendario re supremo d’Irlanda Eochaid Mugmedon e madre dei tre figli maggiori del sovrano: Brion, Ailill e Fiachrae. Era sorella di Crimthann mac Fidaig, re del Munster, che sarebbe stato avvelenato da lei. Fu la prima moglie di Eochaid, che prese poi una seconda moglie, da cui ebbe Niall dei nove ostaggi. Molti racconti mostrano Mongfind come un avversario del suo figliastro. Secondo il Glossario di Cormac era una dea pagana irlandese venerata a Samhain.  In seguito la leggenda, come documentato dalla Storia sociale dell’antica Irlanda di P. W. Joyce, trasformò Mongfind in una banshee -).

BealtaineLúnasa e Samhain sono ancora oggi i nomi dei mesi di maggio, agosto e novembre nella lingua irlandese. Similmente, an Lùnasdal e an t-Samhuinn sono i nomi in gaelico scozzese moderno per agosto e novembre.

Il calendario gallese sembra aver diviso l’anno in due metà: quella “oscura” che ha inizio con il mese di Samonios (la lunazione di ottobre/novembre) e quella “luminosa” che ha inizio con il mese di Giamonios (la lunazione di aprile/maggio). Si pensava che l’intero anno cominciasse con la metà “oscura”, cosicché l’inizio del mese di Samonios può essere considerato il capodanno celtico. La celebrazione stessa del capodanno può aver avuto luogo durante le “tre notti di Samonios” (in gallese trinux[tion] samo[nii]), l’inizio del ciclo lunare che cade più vicino alla metà tra l’equinozio autunnale ed il solstizio invernale. Le lunazioni che segnavano la metà di ogni metà dell’anno potevano anche essere celebrate da feste specifiche. Il calendario di Coligny segna la luna di mezza estate (Lughnasadh), ma omette quella di mezzo inverno (Imbolc). Le stagioni non sono orientate secondo l’anno solare, ovvero solstizi ed equinozi, così la festa di mezza estate cadeva notevolmente più tardi del solstizio d’estate, intorno al 1 agosto (Lughnasadh). Sembra che il calendario fosse stato creato per allineare le lunazioni al ciclo agricolo della vegetazione, e che la posizione esatta del sole all’epoca era considerata meno importante.

Nell’Irlanda medioevale Samhain divenne la festività principale, celebrata con una grande assemblea alla corte reale di Tara, che durava per tre giorni. Dopo aver avuto l’inizio rituale sulla collina di Tlachtga, veniva acceso un falò sulla collina di Tara, che serviva da faro guida per segnalare alle persone che si raggruppavano sulle colline di tutta l’Irlanda di accendere i loro fuochi rituali. L’uso si è mantenuto in un certo qual modo, e negli ultimi anni è risorto con la partecipazione alla festa
[v. http://www.tarataratara.net/Tara_photos_SacredFire.htm].

Samhain è stata identificata nella letteratura celtica come l’inizio dell’anno celtico [Chadwick, op. cit., pagg. 180-181] e la sua descrizione come “capodanno celtico” divenne popolare nella letteratura del XVIII secolo [Hutton, Ronald, Stations of the Sun: A History of the Ritual Year in Britain, Oxford, 1996, Oxford University Press]. Da quest’uso nel revival celtico del Romanticismo, Samhain è ancor oggi, nelle culture celtiche contemporanee, considerato il “capodanno celtico”, sia nelle sei nazioni celtiche [Scozia, Irlanda, Isola di Man, Galles, Cornovaglia, Bretagna] che nella diaspora [persone di origine delle sei nazioni precedenti emigrate altrove]. Ad esempio, i calendari moderni prodotti dalla Lega Celtica cominciano e terminano a Samhain.

Le celebrazioni di Samhain sono sopravvissute in modi diversi ma come una festività dedicata al raccolto e ai morti. In Irlanda e in Scozia il Féile na Marbh, la “festività dei morti”, ha luogo a Samhain.

La notte di Samhain, in irlandese Oíche Shamhna ed in gaelico scozzese Oidhche Shamhna, è una delle festività principali del calendario celtico, e cade il 31 ottobre. Rappresenta l’ultimo raccolto. Nell’Irlanda e nella Scozia di oggi, il nome con cui Halloween è conosciuto nella lingua gaelica è ancora Oíche/Oidhche Shamhna. Vi è ancora l’uso, in alcune aree, di porre un po’ di cibo per i morti alla tavola di Samhain, e raccontare le storie dei propri antenati quella notte [Danaher, Kevin, ibidem; O’Driscoll, Robert, ibidem; Ross, Anne, ibidem; McNeill, F. Marian, ibidem].

Tradizionalmente, Samhain era il tempo per riportare le mandrie in fattoria dai pascoli e per le scorte di grano, e decidere quali animali sarebbero stati macellati per far sì che persone e animali potessero sopravvivere all’inverno con scorte di cibo sufficienti. Quest’usanza è ancora osservata da coloro che vivono in fattoria e crescono mucche, pecore, etc. perché questo è il periodo dell’anno in cui la carne si manterrà buona in quanto arriva il freddo, e poi perché l’erba estiva dei pascoli è terminata e non c’è più disponibilità di foraggio.

I falò hanno un ruolo importante nei festeggiamenti celebrati negli ultimi secoli e fino ai giorni nostri, dove in alcune aree rurali delle nazioni celtiche vengono ancora accesi. Si dice che gli abitanti dei villaggi gettassero le ossa degli animali macellati sulle fiamme. Nel mondo gaelico pre-cristiano le mandrie erano l’unità monetaria per eccellenza ed il centro della vita agricola e pastorale. Samhain era il momento tradizionale per l[a macellazione degli animali, per preparare le scorte di carne e di granaglie che dovevano durare tutto l’inverno.
Quando il falò era in fiamme i contadini spegnevano tutti gli altri fuochi. Ogni famiglia poi accendeva il proprio camino dal fuoco comune, legando così le famiglie del villaggio. Spesso due falò venivano accesi uno accanto all’altro, e le persone passavano attraverso i due come rituale di purificazione. A volte si facevano passare anche le mandrie o altri animali.
L’usanza gaelica di mascherarsi era prevalente nella campagna scozzese nel XVI secolo. I bambini andavano porta a porta “guising” (o “galoshin” sulla riva meridionale del basso Clyde), ovvero vestiti a maschera e portando lanterne ricavate da rape, offrendo divertimento di vario tipo in cambio di cibo o monetine. Questa tradizione del XIX secolo è proseguita nel XX [Rogers, Nicholas, “Festive Rights:Halloween in the British Isles”. Halloween: From Pagan Ritual to Party Night, pag.43, pag.48. 2002, Oxford University Press]. Nel periodo dell’emigrazione di massa oltreoceano furono gli irlandesi e gli scozzesi che resero popolare Halloween nel nord America, dato che in Irlanda e Scozia Halloween ha una forte tradizione di travestimento e scherzi.

La divinazione è una pratica folklorica che è sopravvissuta nelle aree rurali [Danaher, op. cit., pagg. 218-227]. Gli usi più comuni erano determinare l’identità del futuro sposo o della futura sposa, il luogo di una casa futura, e quanti figli una persona avrebbe avuto. Spesso in questi rituali si utilizzavano cibi stagionali come mele e noci. Le mele venivano pelate, la buccia gettata oltre le spalle, e la forma che la buccia assumeva era esaminata per vedere se formava la prima lettera del nome del futuro marito [Danaher, op. cit., pag. 223]. Le noci venivano arrostite nel camino ed i loro movimenti venivano interpretati: se rimanevano vicine, così avrebbe fatto la coppia.
Si rompevano i bianchi d’uovo in un bicchier d’acqua, e la forma dava il numero dei futuri figli.
I bambini cacciavano i corvi e indovinavano le risposte ad alcune domande da quanti uccelli apparivano o dalla direzione che gli uccelli prendevano.

In alcune parti della Bretagna occidentale Samhain è ancora annunciato dalla cottura del kornigou, un dolce cotto in forma di corna di cervo per commemorare il dio dell’inverno che sparge le sue corna a forma di “becco” man mano che ritorna nel suo regno dell’oltretomba. I romani identificavano Samhain con la loro festa dei morti, i Lemuria. Quest’ultima però era osservata nei giorni che culminavano il 13 maggio. Con la cristianizzazione, la festività di novembre (non quella romana di maggio) divenne “tutti i santi” il 1 novembre seguita da “i morti” il 2 novembre. Col tempo, la notte del 31 ottobre fu chiamata All Hallow’s Eve, la vigilia di tutti i santi, e le festività superstiti dedicate ai morti alla fine si trasformarono nella festa secolare conosciuta come Halloween.

L’equivalente gallese di questa festa viene chiamato Nos Galan Gaeaf. Come con Samhain, questa segna l’inizio della metà oscura dell’anno e comincia ufficialmente al tramonto del 31 ottobre.
Calan Gaeaf è il nome del primo giorno d’inverno in Galles, osservato il 1 novembre [Davies, John; Jenkins, Nigel, The Welsh Academy Encyclopaedia of Wales, Cardiff, University of Wales Press, 2008, pag. 107]. La notte precedente è Nos Calan Gaeaf, un Ysbrydnos [Ysbrydnos (euhs-bruhd-nos) è una delle parole gallese per la notte di Halloween. Significa “notte dello spirito”] in cui gli spiriti vengon fuori. La gente evita le chiese, le scalette, gli incroci, in quanto si pensa che gli spiriti si incontrino e riuniscano in quei luoghi.
Tra le usanze:
Coelcerth: le famiglie accendono il fuoco e su di esso pongono delle pietre con il nome di ognuno scritto su di esse. La persona la cui pietra manca la mattina dopo verrà a mancare entro l’anno.
Yr Hwch Ddu Gwta: la leggenda racconta che uno spirito terribile chiamato Yr Hwch Ddu Gwta prese la forma di una scrofa nera senza coda e vagava per la campagna con una donna senza testa. I bambini si precipitano a casa presto quella sera…


Eiddiorwg Dalen: poche foglie di edera sembrano dare il potere di vedere le streghe. Per dei sogni profetici un ragazzo deve tagliarne dieci, tenerne una da parte e mettere il resto sotto il cuscino prima di addormentarsi. Una ragazza deve raccogliere una rosellina spontanea (campestre) cresciuta in un cerchio; procedere lentamente intorno ad essa per tre volte, tagliarla in silenzio, e andare a dormire mettendola sotto il cuscino.
Teiliwr: nel Glanmorgan i sarti erano associati con le streghe. Si pensava avessero il potere di ammaliare chiunque se avessero voluto.

Nell’isola di Man si celebra Hop-tu-Naa, che è una celebrazione dell’originaria vigilia di capodanno. Il termine, in origine gaelico mannese, deriva da Shogh ta’n Oie, che significa “questa è la notte”. Tradizionalmente, i bambini si vestono da esseri spaventosi, portano rape o zucche (con cui battono le porte di coloro che non danno loro nulla) e cantano una versione anglicizzata di Jinnie the Witch e vanno di casa in casa chiedendo dolci o spiccioli.
Hop-tu-Naa è una festa celtica celebrata nell’isola di Man il 31 ottobre. Precedente ad Halloween, è la celebrazione dell’originaria vigilia di capodanno (Oie Houney). L’etimologia di Hop-tu-naa è incerta, alcune fonti sostengono derivi dal gaelico mannese Shogh ta’n Oie, che significa “questa è la notte”, sebbene ci siano altre ipotesi di origine come per il simile Hogmanay, che è il capodanno scozzese.
Alcune delle usanze antiche sono simili a quelle che oggi si collegano al capodanno di gennaio. Era un tempo per le profezie, le previsioni del tempo e la divinazione.
La notte, come ultima cosa, venivano smosse le ceneri del focolare per ricevere al mattino dopo l’impronta di un piede. Se il piede puntava verso la porta, qualcuno nella casa sarebbe morto; se puntava verso l’interno, indicava una nascita.

Veniva preparato un dolce chiamato Soddag Valloo o “dolce muto”, perché era preparato e mangiato in silenzio. Tutte le giovani donne e le ragazze davano una mano per la preparazione del dolce, che veniva cotto sui tizzoni ardenti nel camino, prima aiutando a mischiare gli ingredienti, la farina, le uova, i gusci d’uovo, la fuliggine ed il sale, e poi nel fare la massa. Il dolce era diviso e mangiato in silenzio e, sempre senza parlare, tutti coloro che lo avevano mangiato andavano a letto camminando all’indietro, aspettando e sperando di vedere il proprio futuro marito in sogno o in una visione.
Un altro mezzo di divinazione era cuocere un’aringa di un vicino, arrostirla sul fuoco, mangiarla in silenzio e ritirarsi a letto. Il futuro marito sarebbe apparso in sogno e avrebbe offerto un bicchier d’acqua.

La canzone cantata a Hop-tu-Naa è la seguente:

Hop-tu-Naa in mannese Hop-tu-Naa in inglese
Shoh shenn oie Houiney; Hop-tu-naa This is old Hollantide night; Hop-tu-naa
T’an eayst soilshean; Trol-la-laa. The moon shines bright; Trol-la-laa.
Kellagh ny kiarkyn; Hop-tu-naa. Cock of the hens; Hop-tu-naa
Shibber ny gauin; Trol-la-laa. Supper of the heifer; Trol-la-laa.
‘Cre’n gauin marr mayd ? Hop-tu-naa. Which heifer shall we kill? Hop-tu-naa
Yn gauin veg vreac. Trol-la-laa. The little speckled heifer. Trol-la-laa.
Yn chione kerroo, Hop-tu-naa. The fore-quarter, Hop-tu-naa
Ver mayd ‘sy phot diu; Trol-la-laa. We’ll put in the pot for you. Trol-la-laa.
Yn kerroo veg cooyl, Hop-tu-naa. The little hind quarter, Hop-tu-naa
Cur dooin, cur dooin. Trol-la-laa. Give to us, give to us. Trol-la-laa.
Hayst mee yn anvroie, Hop-tu-naa. I tasted the broth, Hop-tu-naa
Scoald mee my hengey, Trol-la-laa. I scalded my tongue, Trol-la-laa.
Ro’e mee gys y chibber, Hop-tu-naa. I ran to the well, Hop-tu-naa
As diu mee my haie, Trol-la-laa. And drank my fill; Trol-la-laa.
Er my raad thie, Hop-tu-naa. On my way back, Hop-tu-naa
Veeit mee kayt-vuitsh; Trol-la-laa. I met a witch cat; Trol-la-laa.
Va yn chayt-scryssey, Hop-tu-naa. The cat began to grin, Hop-tu-naa
As ren mee roie ersooyl. Trol-la-laa. And I ran away. Trol-la-laa.
Cre’n raad ren oo roie Hop-tu-naa. Where did you run to? Hop-tu-naa
Roie mee gys Albin. Trol-la-laa. I ran to Scotland. Trol-la-laa.
Cred v’ad jannoo ayns shen ? Hop-til-naa What were they doing there? Hop-til-naa
Fuinney bonnagyn as rostey sthalgyn. Trol-la-laa. Baking bannocks and roasting collops. Trol-la-laa.
Hop-tu-naa, Trol-la-laa. Hop-tu-naa, Trol-la-laa

(Loayrt)

My ta shiu goll dy chur red erbee dooin, cur dooin tappee eh,
Ny vees mayd ersooyl liorish soilshey yn cayst
Hop-tu-naa, Trol-la-laa.

(parlato)

If you are going to give us anything, give it us soon,
Or we’ll be away by the light of the moon.
Hop-tu-naa, Trol-la-laa.

In diverse aree dell’isola di Man venivano cantate diverse versioni della canzone di Hop-tu-naa.
Jinnie the Witch
è una canzone moderna in inglese mannese che era cantata nell’area di Douglas. Secondo un articolo del Manx Independent dell’ottobre 2007, il vero nome di Jinny era Joney Lowney. Viveva a Braddan e fu portata al tribunale del vescovo per stregoneria nel 1715 e nel 1716. Il suo più grande crimine era stato fermare il mulino di Ballaughton. Fu condannata a 14 giorni di prigione, a £ 3 di multa e a stare ferma, in piedi, all'”incrocio dei quattro mercati”, vestita solo con un sacco di tela.
La canzone moderna è la seguente:

Hop-tu-Naa
My mother’s gone away
And she won’t be back until the morning
Jinnie the Witch flew over the house
To fetch the stick to lather the mouse
Hop-tu-Naa
My mother’s gone away
And she won’t be back until the morning
Hop-tu-Naa, Traa-la-laa

Nella parte occidentale dell’isola veniva cantata una versione più lunga, che è più vicina alla versione mannese. La versione che segue è datata al 1930 – una versione simile è registrata in A Vocabulary of the Anglo-Manx Dialect del 1924 di A. W. Moore:

Hop-tu-naa! put in the pot
Hop-tu-naa! put in the pan
Hop-tu-naa! I burnt me throt (throat)
Hop-tu-naa! guess where I ran ?
Hop-tu-naa! I ran to the well
Hop-tu-naa! and drank my fill
Hop-tu-naa! and on the way back
Hop-tu-naa! I met a witch cat
Hop-tu-naa! the cat began to grin
Hop-tu-naa! and I began to run
Hop-tu-naa! I ran to Ronague
Hop-tu-naa! guess what I saw there ?
Hop-tu-naa! I saw an old woman
Hop-tu-naa! baking bonnags
Hop-tu-naa! roasting sconnags
Hop-tu-naa! I asked her for a bit
Hop-tu-naa! she gave me a bit
as big as me big toe
Hop-tu-naa! she dipped it in milk
Hop-tu-naa! she wrapped it in silk
Hop-tu-naa! Traa la lay!
Are you going to give us anything
before we run away with the light of the moon?

Curiosità: Hector Plasm è un personaggio comico di fumetti pubblicati principalmente dalla Image Comics. C’è una storia di Hector Plasm basata sull’Hop-tu-Naa che include anche diverse altre leggende e miti dell’isola di Man.

L’equivalente di Hop-tu-Naa in Cornovaglia è conosciuto come Allantide o nella lingua cornica Nos Calan Gwaf.
Allantide è una festività tradizionalmente celebrata il 31 ottobre. Sembra avere origini pre-cristiane simili alla maggior parte delle celebrazioni di questo giorno. Tuttavia in Cornovaglia era popolamente legato a san Allen o Arlan, un santo cornico poco conosciuto. Per questo Allantide è conosciuto anche come Allan Day. L’origine del nome Allantide sembra derivare dalla stessa radice in Old English di Hollantide (usato in Galles e nell’Isola di Man) e della stessa parola Halloween.

Questa è una descrizione della festività celebrata a Penzance a cavallo del XIX secolo:

“The shops in Penzance would display Allan apples, which were highly polished large apples. On the day itself, these apples were given as gifts to each member of the family as a token of good luck. Older girls would place these apples under their pillows and hope to dream of the person whom they would one day marry. A local game is also recorded where two pieces of wood were nailed together in the shape of a cross. It was then suspended with 4 candles on each outcrop of the cross shape. Allan apples would then be suspended under the cross. The goal of the game was to catch the apples in your mouth, with hot wax being the penalty for slowness or inaccuracy” [Robert Hunt, Popular Romances of the West of England, 1902; e M. A. Courtney, Folklore and Legends of Cornwall, 1890].

R0bert Hunt nel suo libro Popular romances of the West of England descrive Allantide in St Ives [Robert Hunt, op. cit.]:

“The ancient custom of providing children with a large apple on Allhallows-eve is still observed, to a great extent, at St Ives. “Allan-day,” as it is called, is the day of days to hundreds’ of children, who would deem it a great misfortune were they to go to bed on “Allan-night” without the time-honoured Allan apple to hide beneath their pillows. A quantity of large apples are thus disposed of the sale of which is dignified by the term Allan Market”.

C’è tutta una serie di giochi divinatori registrati, tra cui quello di gettare delle noci nel fuoco per predire la fedeltà del partner o di gettare del piombo fuso nell’acqua fredda per predire l’occupazione del futuro marito: la forma del piombo solidificato la indicherà in qualche modo [Simon Reed, The Cornish Traditional Year, 2009].
In alcune parti della Cornovaglia vengono accesi falò Tindle simili a quelli del Coel Coth del Galles.
Prima del XX secolo la festa parrocchiale di san Giusto a Penwith era conosciuta come Allantide [A. K. Hamilton Jenkin, Cornwall and the Cornish, 1932].
Dal 2009 molte delle tradizioni di Allantide sono celebrate a Penzance come parte del “Giorno delle Mele” cittadino che ha luogo nell’ultima settimana di ottobre.

L’originario capodanno celtico cominciava la prima notte di luna piena più vicina al 31 ottobre ed al 1 novembre. Questo è il momento in cui l’estate viene sopraffatta dall’inverno – spesso rappresentata come l’Eroe Solare che viene sopraffatto dal Cavaliere Nero nei Mummer Plays -. Questo è il periodo in cui comincia la metà oscura dell’anno, ed è una festività che onora i morti, e crea un importante legame tra le energie di coloro che son stati prima di noi, e quelle di coloro che sono qui adesso. Samhain è un ponte tra i mondi dell’oltretomba e della terra di mezzo, e viene attraversato dagli abitanti di entrambi i mondi. “Il velo diventa sottile”, vien detto. Quindi è un’occasione per comunicare o avvicinarsi alle forze in modo più forte e più chiaro che in altri momenti dell’anno.

Samhain è la festività celtica del fuoco, per cui si cerca un posto sacro o un bosco in cui accendere un fuoco senza arrecare danno. È un momento per festeggiare i risultati dell’anno, festeggiare sia con una cena sontuosa che mangiando i frutti del nostro orto degli scorsi mesi estivi. Questo è il momento per raccogliere i risultati dell’esperienza, riflettere su di essi, e dare inizio al processo di lavorazione di quest’esperienza nella propria vita nei mesi invernali che verranno, per essere pronti per la prossima primavera.
Energeticamente ora le energie della terra sono quelle maschili, e quelle energie della vita degli alberi che tornano indietro alla terra, ed il loro influsso svanisce. La celebrazione dell’energia femminile viene incapsulata nella celebrazione della coincidenza con la luna piena. Il periodo è maschile anche perché Giove e Marte sono nel cielo poco prima di Samhain. Mercurio e Saturno sono oramai scomparsi dall’emisfero settentrionale. Venere, però, continua ad apparire al mattino…

offerte rituali in un cerchio di pietre in Irlanda
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