Le fanciulle del Reno

Alberich ruba l’oro: Das Rheingold, Scena I – parte di una serie di illustrazioni del Ring di Arthur Rackham.

Un’altra delle mie passioni e se vogliamo fissazioni è quella delle Rhinemaidens, in italiano traducibile come “le fanciulle del Reno”.
Le Rhinemaidens sono tre ninfe dell’acqua (Rheintöchter, “figlie del Reno”) che appaiono nel ciclo wagneriano Der Ring des Nibelungen (“L’anello dei Nibelunghi”).
I loro nomi sono Woglinde, Wellgunde e Flosshilde (Floßhilde), ma sono tuttavia trattate generalmente come un’entità unica ed agiscono insieme. Dei 34 personaggi nel ciclo del Ring sono le uniche non originarie dell’Edda in antico norreno. Wagner creò le Rhinemaidens da altre leggende ed altri miti, più in particolare il Nibelungenlied che racchiude storie che riguardano spiriti dell’acqua (nixies) o sirente. I concetti-chiave associati con le Rhinemaidens nelle opere del Ring – la loro esclusiva tutela dell’oro del Reno, e la condizione (la rinuncia all’amore) tramite la quale l’oro può loro esser rubato e poi trasformato in un mezzo per ottenere il potere del mondo – sono tutte invenzioni di Wagner, e sono gli elementi che danno inizio e propulsione a tutto il dramma.

Le Rhinemaidens sono i primi e gli ultimi personaggi ad apparire nel ciclo dell’opera, in quanto appaiono sia nella scena d’apertura Das Rheingold, e nello spettacolo finale dall’alto climax del Götterdämmerung, quando emergono dalle acque del Reno per recuperare l’anello dalle ceneri di Brünnhilde.
Sono state descritte come moralmente innocenti, eppure esse mettono in mostra tutta una serie di emozioni sofisticate, incluse alcune ben lontane dall’ingenuità. Seduttive ed elusive, esse non hanno alcuna relazione con gli altri personaggi, e non viene data alcuna indicazione sulla loro esistenza, tranne qualche riferimento occasionale ad un “padre” non ben specificato.

I vari temi musicali associati alle Rhinemaidens sono considerati tra i più lirici dell’intero ciclo del Ring, lasciando emergere rari esempi di rilassamento e calma. La musica contiene importanti melodie e frasi che sono state riprese e sviluppate altrove nell’opera per caratterizzare altri individui e circostanze, e per creare relazione degli sviluppi della trama alla fonte della narrazione. Si racconta che Wagner suonasse il lamento delle Rhinemaidens al pianoforte la notte prima di morire a Venezia nel 1883 [Gutman, Robert (1971), Richard Wagner: The Man, His Mind, and His Music, London, Penguin Books, pag. 634].

Tra i personaggi del Ring le Rhinemaidens sono le uniche a non avere origine né nell’Edda poetica né nell’Edda in prosa, le fonti islandesi per la maggior parte della mitologia norrena [Holman, J.K (2001), Wagner’s Ring: A Listener’s Companion and Concordance, Portland, Amadeus Press, pag. 174]. Gli spiriti dell’acqua (in tedesco Nixen) appaiono in molti miti e leggende europei, spesso ma non invariabilmente in forma di malevolenza dissimulata. Wagner trasse ampiamente e liberamente da queste leggende quando scrisse la narrazione del Ring, e la probabile origine delle Rhinemaidens è nel Nibelungenlied tedesco [Cooke, Deryck. (1967), An introduction to Der Ring des Nibelungen, [CD],The Decca Record Company; pag. 139]. In una parte della narrazione del Nibelungenlied Hagen e Gunther incontrano alcune “donne sagge” (più avanti descritte come spiriti dell’acqua) che fanno il bagno e si rinfrescano nelle acque del Danubio. Hagen si insinua dolcemente verso di loro, ma viene visto, e nel frattempo gli spiriti si ritirano e ridono di lui da lontano. Allora Hagen ruba loro gli abiti. Per riaverli, uno degli spiriti, Hadeburg, promette falsamente che Hagen e Gunther troveranno onore e gloria quando entreranno nel regno di Etzel. Dopo aver restituito loro gli abiti, un altro spirito, Sigelinde (un nome che Wagner adotterà nuovamente altrove) dice ad Hagen che sua sorella ha mentito. Se andranno nella terra di Etzel, moriranno [Mowatt, D.G. (trad.) (1962), The Nibelungenlied (tradotto con introduzione e note), London, J M Dent.; stanze 1528–54, pp. 142–43].

Di questa storia, non legata al dramma del Ring, si ha eco sia in apertura, nella scena Das Rheingold che nella prima scena dell’Atto III del Götterdämmerung. Wagner prima adattò la storia all’uso nel suo primo libretto della Morte di Siegfried (che alla fine divenne Götterdämmerung), introducendo tre Wasserjungfrauen (“giovani fanciulle dell’acqua”) senza nome [il numero di spiriti nella trama del Nibelungenlied non è specificato], e localizzandole nel Reno, dove avvertono Siegfried della sua morte imminente [Cooke, ibidem, pag. 139]. Poi queste “fanciulle dell’acqua” diverranno Rheintöchter, e verranno dati loro dei singoli nomi: Flossilde, Wellgunde e Bronnlinde [Newman, Ernest (1949), Wagner Nights, London, Putnam, pag. 464]. Man mano che Wagner continuava a lavorare alla sua cronologia inversa dalla morte di Siegfried, arrivò a ciò che decise sarebbe stato l’atto iniziale del dramma – il furto da parte di Alberich dell’oro del Reno -. Credendo che una semplice sottrazione dell’oro avrebbe avuto poca forza drammatica, Wagner rese le Rhinemaidens le guardiane dell’oro, ed introdusse la condizione della “rinuncia all’amore” [Cooke, ibidem]. Bronnlinde divenne Woglinde, probabilmente per evitare confusione con Brünnhilde [Newman, ibidem, pag. 464].

Wagner potrebbe anche essere stato influenzato dalla leggenda tedesca basata sul fiume Reno di Lorelei, l’infelice giovane fanciulla che si suicida in un fiume e diviene una sirena, attraendo i pescatori sugli scogli con il suo canto [Cooke, ibidem]. Ulteriori possibili fonti sono la mitologia greca e la letteratura. Esistono similitudini tra le fanciulle guardiane nel mito delle Esperidi e le Rhinemaidens di Das Rheingold; tre donne sono a guardia di un tesoro d’oro altamente desiderato che viene rubato nel racconto di entrambe le storie [Cooke, ibidem]. Wagner era un avido lettore di Eschilo, anche del suo Prometeo incatenato, che ha un coro di Oceanine o ninfe dell’acqua. Rudolph Sabor vede un legame tra il trattamento di Prometeo da parte delle Oceanine e l’iniziale tolleranza nei confronti di Alberich da parte delle Rhinemaidens [Sabor, Rudolph (1997), Richard Wagner: Der Ring des Nibelungen: a companion, London, Phaidon; pagg. 91-92]. Proprio come nel mito greco le Oceanine sono le figlie del titano re del mare Oceano, nella mitologia norrena – nello specifico nell’Edda poetica – lo “jötunn” (simile ad un gigante) dio del mare Ægirha nove figlie. Il nome di una di queste significa “onda” (Welle in tedesco) ed è una possibile fonte del nome di Wellgunde [Sabor, ibidem].
L’opera di Wagner non rivela da dove giungano le Rhinemaidens, o se abbiano un legame con gli altri personaggi. Anche se la maggior parte dei personaggi del ciclo sono interconnessi tra loro, tramite nascita, matrimonio, o a volte entrambi [le eccezioni sono Fasolt e Fafner che sono solo relazionati tra di loro, e il picchio che è solo], le Rhinemaidens sono apparentemente indipendenti. L’identità del loro padre che ha affidato loro la tutela dell’oro non viene indicata nel testo. Alcuni studiosi wagneriani hanno suggerito possa trattarsi di un “essere supremo” che è il padre di Wotan e di tutti gli dei – ovvero, della creazione [Holman, ibidem] -. Altri prendono alla lettera la parola Rheintöchter e sostengono esse siano le figlie del fiume Reno [Spencer, Stewart (1985), “The language and sources of the Ring”. Wagner: The Rhinegold/Das Rheingold, English National Opera Guides. 35. London, John Calder (Publishers) Ltd., pag. 31]. Qualunque sia l’ipotesi, le Rhinemaidens sono di una categoria diversa da Odino e dagli altri dei, che sono distrutti dal fuoco alla fine del Götterdämmerung, mentre le Rhinemaidens nuotano felicemente lungo il fiume, portando con sé il loro tesoro recuperato.

Le Rhinemaidens sono state descritte come “i personaggi più seduttivi ma più sfuggenti” del dramma [Holman, ibidem], e in un’analisi sono rappresentative della “seduzione della fantasia infantile” [Cooke, ibidem, pag. 7]. Esse agiscono essenzialmente come cosa unica, con una personalità composita ma elusiva. A parte l’implicità anzianità di Flosshilde, dimostrata da occasionali leggeri rimproveri ed illustrata musicalmente dal premiare il ruolo con un contralto o mezzo dalla voce profonda, i loro caratteri non hanno grandi differenze [Cooke, ibidem]. Nel The Perfect Wagnerite, nella sua analisi del 1886 del dramma del Ring come allegoria politica, George Bernard Shaw descrisse le Rhinemaidens come “senza pensieri, elementari, esseri reali solo a metà, molto simili alle giovani donne di oggi” [Shaw, Bernard (1967), The Perfect Wagnerite, London, Dover Publications Ltd., pag. 11].
Gli attributi inizialmente più apparenti sono il fascino e la giocosità, combinati con una naturale innocenza; la loro gioia per l’oro cui fanno la guardia deriva solo dalla sua bellezza, sebbene esse conoscano il suo potere latente [Cooke, ibidem]. Tuttavia, questa venerazione dalla semplicità infantile è ingannevole; al di là del dimostrarsi irresponsabili come guardiane, sono anche provocanti, sarcastiche e crudeli nella loro interazione con Alberich [v. Das Rheingold, Scena I].
Quando il semidio Loge denuncia che le Rhinemaidens hanno bisogno dell’aiuto di Wotan per riottenere l’oro, Fricka, la dea del matrimonio, le definisce Wassergezücht (“brodo d’acqua”) e si lamenta di quanti uomini abbiano adescato con il loro “bagno traditore” [Mann, William (1964), Das Rheingold: English Translation/Introduction/Synopsis, London, Friends of Covent Garden, pag. 44]. Esse sono seducenti e civettuole con Siegfried [v. Götterdämmerung, Atto III Scena I], ma infine sagge come rivelato dal consiglio che danno a Brünnhilde [v. Götterdämmerung, Atto III Scena III]. Sabor vede la personalità delle Rhinemaidens come una fusione di “natura dal cuore buono” delle Oceanine e l'”austerità” (inclusa la volontà di affogare le persone) delle figlie di Ægir [Sabor, ibidem].

I primi versi cantati da Woglinde nel Ring sono dominati da vocalizzazioni senza parole: Weia! Waga! … Wagala weia! Wallala weiala weia! Questo portò, sia alla prima del Rheingold del 1869 che alla prima dell’intero Ring del 1876 alla liquidazione dell’opera di Wagner come “Wigalaweia-Musik” [Spencer, ibidem]. In una lettera a Nietzsche datata 12 giugno 1972 Wagner spiegava la derivazione di Weiawaga dall’Antico Tedesco e che era in relazione con Weihwasser, che significa “acqua santa”. Altre parole erano da intendere come paralleli a quelle trovate in filastrocche tedesche per bambini (Eia Poppeia, Heija Poppeia e Aia Bubbeie sono forme comuni). Così i versi di Woglinde ritraggono sia l’innocenza infantile delle Rhinemaidens che la santità della Natura [Spencer, ibidem].

Il dolore delle Rhinemaidens per la perdita dell’oro è profondo e sincero. Mentre gli dei stanno attraversando il ponte dell’arcobaleno verso il Valhalla alla fine di Das Rheingold, Loge ironicamente suggerisce che, in assenza dell’oro, le fanciulle dovrebbero “crogiolarsi nella luminosità ritrovata degli dei” [Cooke, ibidem, pag. 174]. Il lamento delle fanciulle diventa allora un severo rimprovero: “Tenere e vere sono solo le profondità” esse cantano; “Falso e codardo è tutto ciò che gioisce lassù” [Mann, ibidem, pag. 185]. Nella scena finale del Götterdämmerung esse mostrano spietatezza in quanto, avendo ritrovato l’anello, esse trascinano lo sventurato Hagen giù nelle acque del Reno [v. Götterdämmerung, Atto III Scena III finale].

Le Rhinemaidens sono i soli personaggi importanti che alla fine del dramma sono ancora vivi; i destini di pochi altri sono ambigui, ma la maggior parte sicuramente periscono [Holman, J.K (2001), Wagner’s Ring: A Listener’s Companion and Concordance, Portland, Amadeus Press, pagg. 399-402]. Nonostante la brevità dei loro ruoli nel contesto dei quattro cicli dell’opera, esse sono figure chiave; la loro tutela incurante dell’oro e la loro provocazione ad Alberich sono i fattori che determinano ciò che segue. Lo stesso Wagner escogitò la loro “rinuncia all’amore” mentre l’oro poteva essere rubato e poi usato per forgiare un anello con il potere di dominare il mondo. Dato che l’anello è fatto dall’oro rubato, solo la sua restituzione alla cura delle Rhinemaidens nelle acque del Reno strapperà da esso il maleficio. Da qui, il ritorno della proprietà rubata fornisce una tematica unificatrice consistente nella complessa storia wagneriana.

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3 Responses to Le fanciulle del Reno

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