Mabon

To Autumn
O Autumn, laden with fruit, and stained
With the blood of the grape, pass not,
but sit
Beneath my shady roof, there thou may’st rest,
And tune thy jolly voice to my fresh pipe;
And all the daughters of the year shall dance,
Sing now the lusty song of fruits and flowers.
William Blake

Con il mese di settembre nell’emisfero settentrionale arriva l’Equinozio d’Autunno, Mabon, la prima delle festività del “semestre oscuro”. Nel tempo dei Misteri Eleusini l’equinozio d’autunno era il momento della discesa di Persefone nell’Ade e del dolore di Demetra.
La separazione tra innamorati (o quella tra madre e figlia) è uno dei temi dominanti di questa festività.
Dopo aver sacrificato la propria essenza vitale alla Madre Terra, il Dio si trova ora alle soglie degli inferi, diventando il simbolo del passaggio dalla vita alla morte.
Sacrificandosi in lei, egli impregna il suo grembo della propria essenza e si trattiene dentro di lei come promessa, poiché egli è la vita.

Nell’antica tradizione, durante questo periodo di “incubazione” il Dio viene chiamato Mabon, “figlio della Madre”, dall’autunno sino alla Dodicesima Notte, ovvero il 6 gennaio.
Mabon (“Grande Figlio”) è un dio gallese. Era un grande cacciatore con un agile cavallo ed uno splendido cane da caccia. Probabilmente è la mitologizzazione di un grande condottiero del tempo. Mabon fu rapito dalla madre, Modron (“Grande Madre”), quando aveva solo tre giorni, ma fu salvato da re Artù (altre leggende raccontano che fu salvato da un gufo, un’aquila ed un salmone). Durante questo tempo Mabon vive, prigioniero felice, nel mondo magico di Modron – il suo grembo -. Grazie a ciò egli può rinascere. La luce di Mabon è stata portata nel mondo, raccogliendo la forza e la saggezza, in maniera tale da trasformarsi in un nuovo seme. In questo senso, Mabon è la controparte maschile di Persefone, nonché il principio maschile fertilizzante. Modron invece corrisponde a Demetra.

Mabon è la festività dell’equinozio, il giorno che si trova a metà tra i due solstizi; è un tempo di equilibrio, quando buio e luce sono uguali; e astronomicamente dà inizio all’autunno. È celebrato alla fine del periodo più faticoso dell’anno in cui viene effettuato il secondo raccolto.
Il ciclo produttivo e riproduttivo è concluso, le foglie cominciano ad ingiallire e gli animali iniziano a fare provviste in previsione dell’arrivo dei mesi freddi.
Generalmente inizia il periodo della caccia. Molte specie migratorie – come le rondini – avviano il loro lungo viaggio verso sud. Il cigno è l’uccello dell’Equinozio in quanto simbolo dell’immortalità dell’anima e guida dei morti nell’aldilà.

È tempo di bilanci: abbiamo sotto gli occhi ciò che abbiamo seminato durante l’anno, e possiamo constatare quali frutti abbiamo raccolto.
In occasione di questo periodo e dell’aratura dei campi erano effettuati un gran numero di riti locali e regionali con il comune denominatore del ringraziamento e della supplice preghiera di mitezza per la difficile stagione in arrivo.

Il periodo dell’equinozio d’autunno veniva chiamato anche Michaelmas o Michael Supremo, il giorno dedicato all’arcangelo di fuoco e di luce alter-ego di Lucifero.
Il mese di settembre era anche il periodo in cui si svolgevano i Grandi Misteri di Eleusi, basati sul simbolismo del grano.
Inoltre è il tempo per la fabbricazione del vino, dalla raccolta delle uve alla pigiatura e sino alla sua chiusura nel buio delle botti.
Il processo della fermentazione delle uve avveniva con procedure che un tempo venivano accompagnate da rituali ben specifici ed era visto come simbolo della trasformazione spirituale che ha luogo durante le iniziazioni e i riti misterici, nel buio dei santuari sotterranei.
Mabon va vista in effetti come una festa iniziatica, rivolta alla ricerca di un nuovo livello di consapevolezza. 
È tempo di volgersi all’interiorità: nella parte declinante della Ruota dell’Anno si viaggia dentro noi stessi, entriamo nel tempo del buio per riflettere sui misteri della trasformazione attraverso la morte.

Nella mitologia celtica Mabon (in celtico “giovane uomo” o “figlio divino”), dio gallese della giovinezza, della vegetazione e dei raccolti, era figlio di Modron e di Mellt. Era un dio cacciatore, il cui culto era diffuso in tutta la Britannia settentrionale e, secondo la leggenda, fu rapito alla madre tre giorni dopo la nascita. Visse poi ad Annwn finché venne salvato da Culhwch. A causa del suo soggiorno ad Annwn, Mabon rimase giovane per sempre.
Secondo la studiosa di mitologia celtica M. J. Green, il mito di Mabon è associabile al Maponus delle iscrizioni romano-britanniche, che lei definisce “Apollo celtico”. Alcuni lo ritengono accostabile a Demetra o a Persefone a causa delle forti analogie presenti in questi miti.

Nel Racconto di Culhwch e Olwen, come è narrato nel Libro Rosso di Hergest, Mabon è il figlio di Modron. Invero i loro nomi significano solamente “figlio” e “Madre”. Mabon è sottratto a Modron la terza notte della sua nascita e di lui non si sa più nulla fino a quando viene ritrovato in una prigione da Culech e Artù, che erano andati alla sua ricerca.La fortezza può essere raggiunta soltanto per via d’acqua; al momento della sua liberazione Mabon è la più vecchia creatura vivente. In questo racconto mitologico gallese Mabon, poi, ha il ruolo di cacciatore: egli insegue il magico cinghiale Twech Trwyth, recuperando dalle sue orecchie il rasoio e il pettine necessari a Culhweh per porre fine alla sua lunga ricerca.

Vi sono molti punti di grande interesse per quel che riguarda la natura di Mabon: innanzitutto il nome del padre non è mai menzionato: egli è il “Figlio della Madre”, e la stessa Modron potrebbe quindi essere vista come un’antica Dea-madre.
Un altro aspetto da tenere presente è il possibile legame con altre storie: il rapimento di Mabon a tre giorni di vita richiama da vicino il ratto di Pryderi da Rhiannon narrato nel Primo Ramo del Mabinogi. Mabon e Pryderi sono forse la stesssa persona?

E’ anche possibile collegare il personaggio di Mabon, il Giovane Divino, a quello dell’irlandese Oengus, figlio di Boann e del Dagda.

Il terzo punto da sottolineare è che il Mabon della letteratura gallese è quasi certamente identificabile con il Dio Maponus, venerato nella Britannia settentrionale e a Chamalieres, nella Gallia centrale.

(Miranda Jane Green, Dizionario di mitologia celtica, Rusconi editore, 1998, Milano, pagg. 174-175)

e ancora:

Maponus, equiparato all’Apollo celtico, Maponus (“Giovane Divino” o “Figlio Divino”) era oggetto di culto nella Britannia settentrionale in epoca romana. A Chesterholm (l’antica Vidolana), fu trovata una singolare placca d’argento a forma di mezzaluna recante l’iscrizine “Deo Mapono”. Su alcune dediche il nome del Dio è collegato a quello di Apollo, ad esempio a Corbridge. La Cosmografia dell’Anonimo Ravennate menziona un “locus Maponi” che poteva essere nel Dumfries o nel Galloway, nel sud della Scozia. Le dediche implicano che Maponus fosse probabilmente asociato con la musica e la poesia: su un altare a Hexham la sua identità si fonde con quella dell’Apollo citaredo. Su una dedica a Rochester, invece, Maponus compare su una pietra accanto ad una Dea cacciatrice. Maponus può essere convincentemente collegato a Mabon, il Giovane Divino del Racconto di Culhwch e Owen, nel quale questi è presente in veste di cacciatore.
Si noti che il culto di Maponus non era limitato unicamente alla Britannia; il dio era venerato a Bourbonne-les-baines, mentre a Chamaliers (Puy de Dome) era invocato su una defixio, una tavoletta di piombo con incisa una maledizione.(Miranda Jane Green, Dizionario di mitologia celtica, Rusconi editore, 1998, Milano, pag. 180)

 

Mabon viene speso interpretato spesso come il sole del mattino prigioniero della notte, che i Celti intendevano già come rappresentazione della giovane forza divina, benevola, bloccata dalle circostanze sfavorevoli, che era necessaria per liberarsi.

(Sylvia e Paul F. Botheroyd, Mitologia Celtica – Lessico sui Miti, Dèi ed Eroi, Keltia, Aosta 2000, p. 180).

Un documento dell’abbazia di Savigny (dipartimento del Rodano) del IX secolo cita una sorgente di Maponus; un attore di Bourbounnes les Baines – forse in onore di Apollo – ed un vasaio di Glanum portavano il nome del Dio.

Nel 1968 a Clermond Ferrand venne alla luce una lavagnetta di piombo scritta coerentemente in gallico con uno dei testi più lunghi: un’invocazione al “divino Maponus degli Arverni, l’eterno giovane …”, che forse era in relazione con le rivolte galliche del 68 d.C.

Sei epigrafi nell’Inghilterra del Nord nella maggior parte dei casi sono note come la relazione “Apollo-Maponus”. I villaggi di Lochmaben e di Maporiton così come il Clochmabenstane, un pilastro di megalite a sud di Gretna, tutti e tre nella contea di Dumfriesshire, testimoniano la presenza del culto di Maponus anche in Scozia. È da supporre che nomini la pietra che da secoli serviva come punto centrale di raduno: è quel Locus Maponi citato nella “Cosmographia Ravennae” del VII secolo.

(Sylvia e Paul F. Botheroyd, Mitologia Celtica – Lessico sui Miti, Dèi ed Eroi, Keltia, Aosta 2000, p. 190)

Mabon è anche detto Secunda, un momento di passaggio, quando le porte tra il mondo visibile e quello invisibile diventano sottili. Gli antichi celebravano in questo periodo Mithra, signore del cosmo, che era visto come intermediario tra gli dei e gli esseri mortali. In questo periodo si svolgevano ritualistiche sacre in cui il grano aveva un simbolismo spirituale, si celebrava il mito di Demetra e Persefone, porta d’accesso al grande culto per gli iniziati.
Persefone, in questa stagione, discende con Ade negli inferi dove sarà costretta a sostare ogni anno per tre mesi, periodo in cui la terra si priverà della fruttificazione che le ha concesso Demetra.
Secondo la tradizione, Secunda completa spiritualmente la fase del raccolto cominciata a Lammas; in questo periodo uva e verbena sono i simboli magici, difatti una volta si celebrava il culto di Dioniso, il Dio del vino e dell’ebbrezza.

I druidi chiamano questa celebrazione Mea’n Fo’mhair, ed onorano il Green Man, il dio della foresta, offrendo libagioni agli alberi. In gallese questo periodo è conosciuto anche come Alban Elfed, che significa “luce d’autunno”.
Questo è il momento dell’anno in cui ancora una volta giorno e notte sono uguali (12 ore) come per l’equinozio di primavera. La parola “equinozio” deriva dal latino e significa “tempo di notte e giorno uguali”. Dopo questa celebrazione la discesa verso l’inverno porta un aumento dell’oscurità e temperature più fredde. Questo è il tempo dell’anno in cui la notte conquista il giorno.
Dopo l’equinozio d’autunno le giornate si accorciano e le notti si allungano. Per gli astrologi questo è il periodo in cui il sole entra nel segno di Libra, la Bilancia, rappresentata appunto da una bilancia che riflette in modo appropriato l’equilibrio tra il giorno e la notte dell’equinozio. Questo era anche il periodo in cui i contadini raccoglievano il raccolto e lo pesavano per venderlo.

Questo è il secondo festival della stagione del raccolto – all’inizio del raccolto, a Lammas, l’inverno si ritirava nel sottosuolo, ora all’equinozio d’autunno esso torna nuovamente sulla terra. Per gli antenati celtici era un momento di riflessione sulla stagione appena passata, per celebrare la ricchezza della natura ed accettare che l’estate era ormai finita. Il giorno del raccolto rappresenta un momento di riposo dopo il duro lavoro, ed un rituale di ringraziamento per i frutti della natura.
La luna piena più vicina all’equinozio d’autunno è chiamata la luna del raccolto ed i contadini entro questa luna piena dovevano aver raccolto tutto: anche questo fa parte della celebrazione del raccolto. Mabon era anche il periodo in cui si macellavano e conservavano (salati e affumicati) gli animali per avere cibo a sufficienza per la stagione invernale.
In epoca medioevale la chiesa cattolica ha sostituito le celebrazioni dei solstizi e degli equinozi con occasioni cristianizzate, così la celebrazione per l’equinozio autunnale è la festa di san Michele.

La dea tripla – venerata dagli antichi Brittoni – è ora nel suo aspetto di dea anziana, prima di rinascere come vergine giovanissima quando la ruota della natura girerà ancora.

Le tradizioni di Mabon

L’uomo di vimini
C’era un rituale celtico per cui si abbigliava l’ultima pannocchia di granturco con degli abiti, o gli si intrecciavano erbe intorno per renderlo simile ad un uomo o ad una donna. Si credeva che il sole o lo spirito del granturco fosse intrappolato nella pannocchia e bisognava liberarlo. Quest’effige veniva solitamente bruciata in celebrazione del racconto e le ceneri sparse sui campi. Si pensa (erroneamente) che questo sacrificio sia derivato dai sacrifici umani effettuati dai Druidi.
In alcune aree l’ultimo covone veniva tenuto all’interno della casa fino alla primavera successiva, quando sarebbe stato mischiato alla terra nell’aratura. In Scozia, l’ultimo covone del raccolto è chiamato the Maiden, “la fanciulla”, e dev’essere tagliato dalla donna più giovane e in attesa.

Le bambole di granturco
Dall’ultimo covone venivano anche realizzate le bambole di granturco, e tenute dentro casa per tenere lontani gli spiriti maligni durante l’inverno.

Le mele
Per onorare i morti, era tradizione a Mabon porre delle mele sulle tombe, come simbolismo di rinascita e ringraziamento. Ciò è anche simbolico per i vivi di volersi riunire, un giorno, con i loro defunti.
Mabon è anche conosciuto come la Festa di Avalon, dal significato di Avalon che significa “la terra delle mele”.

La festività è una festa di ringraziamento per i frutti della terra e sottolinea la necessità di dividerli con gli altri per assicurarsi la benedizione del Dio e della Dea durante i mesi invernali.
Una pratica tradizionale nelle culture pagane è passeggiare attraverso luoghi selvatici raccogliendo baccelli (o castagne) o piante secche, che poi vengono utilizzati per decorare la casa. I cibi tipici di Mabon consistono in frutti del tardo raccolto (cereali, frutta, verdura, grano, zucchine al forno e fagioli).

Aspetti culturali
Per il cristianesimo le date degli equinozi di duemila anni fa, dunque tenendo conto dello sfasamento dovuto alla precessione degli equinozi, corrispondono al giorno ed alla festività liturgica di Giovanni Battista (equinozio autunnale) e di Gesù (equinozio primaverile = Annunciazione).
L’equinozio di settembre segna il primo giorno del Mehr o della Bilancia nel calendario iraniano. È una delle festività iraniane chiamate Jashne Mihragan, o il festival della condivisione dell’amore nello Zoroastrismo.
L’equinozio di settembre era il primo giorno dell’anno nel calendario repubblicano francese, che venne usato dal 1793 al 1805. La Prima Repubblica Francese venne proclamata e la monarchia francese abolita il 21 settembre 1792 rendendo il giorno successivo (giorno dell’equinozio) il primo giorno dell’Era Repubblicana in Francia. L’inizio di ogni anno si doveva basare su calcoli astronomici (ovvero seguendo il vero corso del Sole e non la media degli altri calendari).
Il festival del raccolto nel Regno Unito si celebra la domenica della luna piena più vicina all’equinozio di settembre.
Il festival di mezzo autunno si celebra il 15º giorno dell’ottavo mese lunare ed è una festa ufficiale in molti paesi dell’est asiatico. Dato che il calendario lunare non è in sincrono con il calendario gregoriano questa data può cadere un giorno qualsiasi tra la metà di settembre e l’inizio di ottobre.

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