I nani (1)

I nani in alcune mitologie sono esseri simili all’uomo ma di piccola taglia. Secondo alcune tradizioni hanno poteri magici, secondo altre no. Sono generalmente caratterizzati dalla predilezione per i luoghi sotterranei e per l’oro (in questo sono simili agli gnomi). I nani sono grandi minatori, si dice che la loro birra sia la più buona del mondo; un nano ubriaco diventa molto pericoloso per chi gli sta vicino (soprattutto se sta combattendo in una guerra).

Il concetto originario dei nani è molto difficile da determinare. Le fonti hanno dato di volta in volta ai nani ruoli comici e superstiziosi [1]. I nani erano certamente umanoidi, ma le fonti sono discordanti sui loro stili di vita, e sulla loro somiglianza con gli elfi.
Hanno avuto forti associazioni con la morte [2]: la carnagione pallida, i capelli scuri; connessioni con la terra; un ruolo importante nella mitologia. Essi seguivano tradizioni animistiche, mostrando similitudini con i concetti animistici della morte. Erano simili ad altri della famiglia dei Vættir, come gli elfi [3].
Ciò che rimane dei nani mitologici ha formato successivamente le favole ed il folklore (vedi il folklore scandinavo, tedesco, inglese ed olandese), così come elementi della letteratura fantasy.
Il termine nano può oggi descrivere esseri umani molto bassi, che non sono consci delle proprie origini mitiche. La descrizione moderna universalmente riconosciuta di un nano è qualcosa di basso, solitamente associato con la magia, la fantasia e le favole.

Nell’antico Egitto era venerato Bes, spirito protettore contro ogni male rappresentato come un paffuto nano deforme che fa smorfie e mostra la lingua. Bes non apparteneva ad una precisa razza come i nani delle mitologie nordiche, spesso paragonabili ad elfi o folletti, ma come tutte le divinità egizie era un essere unico nel suo genere.

La stirpe dei nani (dvergar in norreno) si formò sotto terra, dove presero vita come vermi nella carne morta del gigante Ymir, nel suo sangue diventato acqua e nelle sue ossa diventate pietra. Odino ed i suoi fratelli Víli e Vé, riuniti in un consiglio, diedero a queste creature un aspetto antropomorfo e l’intelligenza.
I nani allora andarono ad abitare nella terra e nel fango, nonché nella pietra e tra le rocce.

Þá gengu regin öll

á rökstóla,
ginnheilög goð,
ok gættusk of þat,
hvárt skyldi dverga
dróttir skepja
ór Brimis blóði

ok ór Bláins leggjum.

[“Andarono allora gli dèi tutti

ai troni del giudizio,
divinità santissime
e su questo deliberarono:
chi dovesse dei nani
le schiere foggiare
dal sangue di Brimir [4]

e dagli ossi di Bláinn [4].”[5]

I nani presero dimora nella terra molle e nel fango, tra le pietre e le rocce. Móðsognir era il più famoso tra loro, e un altro aveva nome Durinn.

En þessir eru ok dvergar ok búa í steinum, en inir fyrri í moldu:

Draupnir, Dolgþvari,
Haur, Hugstari,
Hleðiolfr, Glóinn,
Dóri, Óri,
Dúfr, Andvari,
Heftifili,

Hár, Svíarr.

“Anche questi erano nani e abitavano nelle rocce; quelli nominati per primi, invece, nel fango:

Draupnir, Dolgþvari,
Haur, Hugstari,
Hleðiolfr, Glóinn,
Dóri, Óri,
Dúfr, Andvari,
Heftifili,

Hár, Svíarr”. [6]

Temevano la luce del sole che poteva trasformarli nuovamente nella pietra da cui erano nati. La loro dimora era il reame sotterraneo di Nidavellir, uno dei nove mondi legati, secondo la Cosmologia della mitologia norrena, al Frassino del Mondo Yggdrasill.
Erano generalmente considerati egoisti, avidi ed astuti. Erano abili fabbri e forgiatori ed i creatori della maggior parte degli artefatti degli dèi, sia Æsir che Vanir. Tra le loro creazioni più famose ci sono la lancia Gungnir e l’anello d’oro Draupnir di Odino, il martello Mjöllnir di Thor, i capelli d’oro di Sif, il collare Brísingamen di Freyja ed anche la nave Skíðblaðnir di Freyr. I nani fabbricarono anche certi tipi di elmetti detti huliðshjálmr (elmetti “nascondenti”), o a volte un mantello, che potevano rendere chi li indossava invisibile.
Potevano essere divinità minori, simili agli elfi (della luce), il che può suggerire il motivo per cui acquisirono il nome di elfi neri o scuri . I nani NorðriSuðriAustriVestri supportano i quattro punti cardinali. NýiNiði governano rispettivamente la luna crescente e calante.

Nani nelle opere di Tolkien
Tolkien era un ottimo filologo, pertanto si presume conoscesse il “catalogo dei nani” attestato nei testi norreni. I tredici nani che fanno visita a Bilbo Baggins, all’inizio de Lo Hobbit, Balin, Dwalin, Kili, Fili, Dori, Nori, Ori, Oin, Gloin, Bifur, Bofur, Bombur e Thorin, hanno nomi che derivano dalla versione del “catalogo” contenuta nell’Edda in prosa. Solo il primo nome, Balin, è stato inventato da Snorri Sturluson, gli altri li ritroviamo tutti: Dvalinn, Kili, Fili, Dóri, Nóri, Óinn, Glóinn, Bifurr, Báfurr, Bömburr e Þorinn. Si può ancora
aggiungere il nano Thorin era chiamato “Scudodiquercia”, ed è infatti questo il significato del nome di un altro dei nani eddici: Eikinskjaldi.
Anche Gandalf, lo stregone che giunge a casa di Bilbo insieme alla numerosa compagnia, deriva il suo nome da quello del nano Gandálfr, che significa “elfo incantatore” (in norreno gandr è parola legata alle pratiche magiche e incantatorie).

Etimologia
La parola inglese dwarf
deriva dall’Old English (“antico inglese”) dweorȝ (plural dweorgas), dal Germanico Comune *dwergaz. Termini affini germanici includono l’Antico Alto Tedesco twerg e l’Antico Norreno dvergr.
Sebbene molte delle attestazioni di parole in Antico Inglese sono glosse del VII e IX secolo, considerando dweorȝ come una traduzione del Latino nanus, pygmaeus, pumilio, humiliamanus (nano, pigmeo, piccola persona) il nano mitologico è stato rappresentato nello scongiuro in Antico Inglese Against a Dwarf (“Contro un nano”). Il riferimento ad un “ragno” o ad un “essere come un ragno” (le parole spiden wiht trovate nel testo in Antico Inglese sono ritenute un errore da correggere in spider wiht, che sarebbe la forma corretta [7]) nello scongiuro è stato visto come rappresentativo della connessione tra ragni e nani, e possibilmente come l’implicazione del fatto che il ragno sia una forma di nano [7][8].
La connessione tra ragni e nani può essere trovata in altre fonti germaniche [7]. Altri scongiuri includono quelli contro “i trucchi degli elfi”, “la malattia degli elfi”, “il colpo degli elfi”, le streghe ed i furti e persino la febbre tifoide [9].
Il termine predecessore del Proto-Indoeuropeo potrebbe essere *dhwérgwhos, basato sul confronto con il greco σερφος (da *τϝερφος) “moscerino”. Una radice etimologica dell’Indoeuropeo collega *dhwer “far male, ferire” (Sanscrito dhvaras-, un tipo di demone femminile malizioso nel Rigveda).
In inglese la f finale è la regolare continuazione fonetica della finale di parola ȝ in Antico Inglese, come la [f] in enough /ɨˈnʌf/, rough /ˈrʌf/, etc. Lo spelling con la f appare in Middle English (Inglese Medio) dal XIV secolo e si stabilizza nel XV, oltre a parlate dialettali (come quella scozzese) con ch (duerch, duergh, dorch). Il plurale, tuttavia, diviene in Middle English dwerwhes, dwerwes. La radice flessa dweorȝe- ha sviluppato ancora altre forme, come dweorȝe- gave dwerȝhe, dweryhe, dwerye, dwery, ed il livellamento tra tutte queste forme ha lasciato numerose varianti di pronuncia in tutto il periodo del Middle English. Il plurale in Middle English dwerwes avrebbe naturalmente portato ad un plurale in Inglese Moderno dwerrow or dwarrow, ma nell’uso attuale il plurale è stato livellato a dwarfs nel periodo Early Modern English.
Dal XVIII secolo si registra un plurale alternativo dwarves, utilizzato occasionalmente nel XIX secolo, in particolare nel contesto della mitologia norrena. La forma ebbe maggiore attenzione con il suo utilizzo da parte del filologo J. R. R. Tolkien ne Lo Hobbit. Tolkien sosteneva di preferire l’uso del plurale regolare ipotetico dwarrow ma alla fine restrinse l’uso al toponimo Dwarrowdelf [10].
Nell’uso corrente ci sono entrambe le forme,
dwarfs e dwarves. La forma dwarfs è generalmente utilizzata per le persone affette da nanismo ed in riferimento all’astronomia; la forma dwarves è utilizzata più genericamente e per il popolo mitico descritto da Tolkien ed altri.

Nel paganesimo germanico
I nani norreni (Dvergar
) sono la primissima fonte per comprendere i nani dall’origine. I Dvergar sono abili manovali, e la loro magia consiste nella creazione, nell’artigianato, nella metallurgia. Essi sono una famiglia dei Vættir, o spiriti della natura. Dalle ultime informazioni sui nani, da creature mitiche simili, e dalla natura della mitologia germanica e le sue radici possiamo farci un’idea dei primi nani. Gli elfi sono una razza con associazioni molto vicine ai nani [3]. Alf spesso appare come parte di un nome di nano (ad esempio Álfr, Gandálfr, e Vindálfr), e gli Elfi neri hanno numerosi paralleli con i nani. Gli elfi sono spesso descritti come umani elevati dopo la morte, e nelle loro descrizioni spesso passano attraverso gli oggetti fisici. Altre creature norrene e Vættir hanno connotazioni simili a riguardo della morte. I Nisser vengono raffigurati nelle stesse immagini dei nani, mentre stanno lavorando, ed essi abitano nei tumuli di sepoltura. La morte è un motivo ricorrente nella mitologia norrena, ed il culto degli antenati è una tra le pratiche principali delle religioni animiste. La mitologia norrena ha immagini come i nani che vengon fuori dai vermi della carne di Ymir o come l’inevitabile omicidio che deriva dall’arma di un nano [11].
Tutto ciò suggerisce che i nani siano una forma di spiriti dei morti.
Le parole Dwarf e Dvergr sembrano derivare dal Protogermanico *dwergaz, dal Protoindoeuropeo *Dhwergwhos, che significa “qualcosa di piccolo” [12], il che suggerisce che ci si riferiva ai nani come a qualcosa di piccolo sin dal principio.

I nani norreni variano molto a seconda delle loro fonti. Le differenze tra i primi nani ed i tardi sono enormi; gli influssi esterni, come l’avvento del cristianesimo, agirono da catalizzatore per questi cambiamenti.
I nani norreni successivi sono diventati più comici rispetto ai primi. Molti concetti antichi furono esagerati [13].
Oltre ad essere fisicamente deformi, i nani erano ritenuti eccellenti artigiani, la cui abilità è parzialmente simile a quella degli dei (v. Voluspá); ciò ha parallelismi con artigiani rachitici e brutti e persone sagge (streghe ed oracoli) di altre mitologie. I nani erano creature magiche con un’ottima capacità di lavorare i metalli.
I nani hanno anche caratteristiche in comune con creature come i Troll (sebbene questi ultimi siano enormi), ed i Tomte.

Folklore, favole, e la prima letteratura
I nani sono solitamente descritti come bassi, con una grossa testa, e barbuti. Nella mitologia norrena Nidavellir è la terra dei nani.
Tra i nani della mitologia e delle favole ricordiamo:
Rumpelstiltskin
, i nani di Biancaneve, Dvalin, Lit, Fjalar e Galar, Alvis, Eitri, Brokkr, Hreidmar, Alfrik, Berling, Grer, Fafnir, Otr, Andvari, Alberich. Regin della Volsunga Saga spesso appare come un nano, sebbene sia umano. In alcune versioni del mito di Sigfrido, Regin è sostituito da un nano chiamato Mimir.
Sebbene la maggior parte dei nani nei romances arturiani di Chrétien de Troyes sembra essere umano, c’è un riferimento ad un regno o a regni di nani, che potrebbe suggerire una razza non umana, in Erec ed Enide. Il passaggio che segue è dalla traduzione di Carleton da parte di W. Carroll:

“The lord of the dwarves came next, Bilis, king of the Antipodes. The man of whom I’m speaking was indeed a dwarf and full brother of Bliant. Bilis was the smallest of all the dwarves, and Bliant his brother the largest of all the knights in the kingdom by half a foot or a full hands’-breadth. To display his power and authority Bilis brought in his company two kings who were dwarves, who held their land by his consent, Gribalo and Glodoalan, people looked at them with wonder. When they arrived at court, they were very cordially welcomed; at court all three were honoured and served like kings, for they were very noble men.”

Più ambigui sono i nani che attendono le signore nei romances medioevali. Sebbene possa trattarsi di umani affetti da nanismo, che spesso venivano tenuti a corte e dai nobili dell’epoca come una curiosità, le signore erano spesso esse stesse di origine incerta; molte incantatrici erano originariamente elfi, ed i loro servitori potevano ugualmente essere non umani [14].

Tra i luoghi legati ai nani ricordiamo:
* la Caverna dei Nani ad Hasel in Germania, che si suppone essere stata una volta abitazione di molti nani. Questa leggenda ha dato il nome alla grotta;
* le montagne di Harz in Germania in cui il folklore ha localizzato degli gnomi. Sui pendii a nord e a sud di queste montagne, e in aree della regione di Hohenstein, si dice vivessero molti nani e che esistano ancora caverne dei nani nei crepacci della montagna;
* in Northumbria i nani sono associati alle Simonside Hills e ad altre aree. Si dice che quei nani uccidano gli escursionisti.

Altri esseri “bassi”, creature mitologiche con lo stesso cliché di bassezza e mistero, sono:
* sotterranei o reclusi: Kobold (Germania), Hiisi (Finlandia), gnomi (alchimisti), Kallikantzaroi (Grecia moderna), Knockers (Cornovaglia), Huldufólk (Islanda) ed i Nuno (Filippine);
* Barbegazi, una creatura nana della mitologia svizzera;
* gli spiriti delle case: i Vetter scandinavi (che includono il Tomte), i Brownies (Inghilterra e Scozia), i Domovoi (slavi), i Krasnoludek ed i Krasnal (polacchi);
* altri sono: i pigmei (Grecia classica), gli hackers (Svezia), i Leprechaun (Irlanda), i Menehune (polinesiani), gli Ebu Gogo (indonesiani), i Basajaun (dei paesi baschi), Duwende (Filippine) e i nani di Tiro nelle scritture ebraiche.
Il popolo Chamorro di Guam crede alla favola di Taotaomonas, Duendes ed altri spiriti. Secondo il Chamorro-English Dictionary di Donald Topping, Pedro Ogo e Bernadita Dungca, un Duende è un Goblin, un elfo, un fantasma o uno spettro sotto forma di nano. Si dice che sia uno spirito cattivo che nasconde o prende bambini piccoli. I Taotaomona sono spiriti degli antichi Chamorro che operano come guardiani degli alberi di Banyan [15].

[1] Zwerge in Rudolf Simek, Lexikon der germanischen Mythologie, Stuttgart, 1984
[2] Mythology: A Guide to the Gods, Heroes, Rituals, and Beliefs, p.100Poetic Edda: Essays on Old Norse Mythology, p.213
[3] Mythology: A Guide to the Gods, Heroes, Rituals, and Beliefs, op. cit.
[4] Si pensa che entrambi gli epiteti Brimir e Bláinn siano riferiti a Ymir
[5] Edda poeticaVöluspáProfezia della Veggente
[6] Snorri Sturluson, Edda in prosa – Gylfaginning – XIV
[7] Representations of the natural world in Old English poetry di Jennifer Neville, Cambridge University Press, 1999, pag. 8
[8] v. http://wodening.englatheod.org/eric/dwarf.html
[9] Structures of opposition in Old English poems di Marie Nelson, Rodopi, 1989, pag. 161
[10] Carpenter, Humphrey (ed.), The Letters of J. R. R. Tolkien, 1981, pagg. 23 e 138
[11] v. anche http://web.cn.edu/kwheeler/monster_list.html
[12] v. anche Online Etymology Dictionary
[13] Lindow, John, Norse Mythology: A Guide to the Gods, Heroes, Rituals, and Beliefs, Oxford University Press (2001), pag. 101.
[14] v. Katharine Briggs, “Dwarfs”, An Encyclopedia of Fairies, Hobgoblins, Brownies, Boogies, and Other Supernatural Creatures (Pantheon Books, 1976), pag. 115
[15] v. http://www.guampdn.com/apps/pbcs.dll/article?AID=/20071028/LIFESTYLE/710280325/1024/CUSTOMERSERVICE02
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