Gli gnomi

Il termine gnomo venne introdotto nella magia rinascimentale e nell’alchimia per indicare uno spirito ctonio, mentre in seguito il termine è stato adottato nel folklore europeo ed utilizzato nella letteratura fantasy per designare spiritelli legati alla terra.
La parola potrebbe derivare dal Latino rinascimentale gnomus, che appare per la prima volta nelle opere del XVI secolo dell’alchimista svizzero Paracelso. Probabilmente fa derivare il termine dal Latino gēnomos (dal greco γη-νομος, letteralmente “abitante della terra”). In questo caso, l’omissione della ē è, come suggerisce l’Oxford English Dictionary, una svista [1]. Il termine diversamente potrebbe anche essere un’invenzione dello stesso Paracelso.
Paracelso fu quindi tra i primi a menzionare gli gnomi, facendone forse derivare il nome dalla radice greca gnosis (“conoscenza”), ed utilizzando il nome come sinonimo di pigmei [2]. Egli considerava gli gnomi spiriti della terra e del sottosuolo, e sosteneva che potessero spostarsi all’interno del terreno con la stessa facilità con cui gli uomini camminano sopra di esso. Li descrive come alti due spanne, molto riluttanti ad interagire con gli esseri umani, ed abili a muoversi nella terra solida esattamente come gli umani si muovono nell’aria. Inoltre, sempre secondo Paracelso, i raggi del sole hanno il potere di trasformare gli gnomi in pietra. Tutti questi elementi sono anche tipici dei nani della mitologia nordica; queste due figure sono in effetti spesso sovrapposte e difficilmente distinguibili anche nel folklore e nella letteratura fantasy. Talune fonti confondono anche gli gnomi con altre creature fantastiche (soprattutto dei boschi), per esempio elfi e goblin.
Gli spiriti ctoni hanno precedenti in numerose mitologie antiche e medioevali, come esseri che spesso sono a guardia delle miniere e dei preziosi tesori sotterranei, come per gli gnomi germanici ed i greci Calibi, Telchini e Dattili [3].

Nel folklore europeo gli gnomi (detti anche folletti o piccolo popolo) sono creature fatate simili a uomini minuscoli. Sono tradizionalmente rappresentati come baffuti e barbuti, e a volte dotati di caratteristici cappelli a cono, spesso di colore rosso. Abitano nei boschi, e sono (come fate, nani ed elfi), strettamente legati alla natura in cui abitano.
Gli gnomi appaiono frequentemente nelle fiabe della tradizione folcloristica germanica (e, per esempio, nei racconti dei fratelli Grimm); sono generalmente rappresentati come vecchietti minuscoli e burberi, che vivono sottoterra e custodiscono tesori.
Uno dei testi moderni più celebri sugli gnomi è il libro Gnomi (Leven en werken van de Kabouter) dell’illustratore naturalistico olandese Rien Poortvliet e di Wil Huygen, che ne descrisse minuziosamente (“scientificamente”) usi e costumi, corredando la sua opera di splendide illustrazioni che sono entrate nell’immaginario collettivo come rappresentazioni tipiche del “piccolo popolo”. Secondo Poortvliet, gli gnomi costruiscono case sotto le radici degli alberi, si dedicano a curare gli animali della foresta, conoscono gli usi medicinali delle erbe. Da Gnomi e dai successivi libri di Poortvliet fu tratto il cartone animato David Gnomo amico mio.

Nel Romanticismo e nelle favole moderne
La parola inglese è attestata sin dai primi anni del XVIII secolo ma rimane oscura fino al XIX secolo, quando è ripresa dagli autori romantici di raccolte di fiabe e diventa quasi sinonimo della parola più antica goblin.
Nella narrativa del XIX secolo lo gnomo ctonio divenne una sorta di antitesi ad una fata dell’aria o luminosa. Nathaniel Hawthorne in Twice-Told Tales (1837) mette a confronto in due in “Small enough to be king of the fairies, and ugly enough to be king of the gnomes” [trad. mia: “così piccolo da essere re delle fate, e così brutto da essere re degli gnomi” (citazione dall’Oxford English Dictionary)]. Similmente, gli gnomi sono opposti agli elfi, come nel libro di William Cullen Bryant Little People of the Snow (1877) che “let us have a tale of elves that ride by night, with jingling reins, or gnomes of the mine” [trad. mia: “ci permette di leggere una favola di elfi che cavalcano di notte, con briglie tintinnanti, o gnomi delle miniere” (citazione dall’Oxford English Dictionary)].
Nel 1895 Franz Hartmann fece una satira al materialismo in un racconto allegorico intitolato Unter den Gnomen im Untersberg. La traduzione inglese apparve nel 1896 come Among the Gnomes: An Occult Tale of Adventure in the Untersberg [trad. mia: “Fra gli gnomi: una favola occulta di un’avventura sull’Untersberg]. In questo racconto, gli gnomi sono chiaramente creature sotterranee, che fanno da guardia a tesori d’oro all’interno del monte Untersberg.
Nel XIX secolo il termine fu utilizzato nelle favole, dal XX secolo divenne sinonimo di “piccolo popolo” ed altri termini come goblin, brownie, kobold (coboldo), leprechaun (a volte tradotto (!) in italiano con leprecano/lepricauno), Heinzelmännchen (vedi in basso) ed altri esempi dello “spirito domestico”, perdendo quella stretta associazione con la terra ed il mondo sotterraneo.

Gnomi moderni

Nella letteratura
Nella serie di Oz di Lyman Frank Baum i Nomes (scritto così), ed in particolare il loro re, erano gli avversari principali del popolo di Oz. Ruth Plumly Thompson, che scrisse il prosieguo della serie dopo la morte di Baum, riportò lo spelling originario (Gnomes).
Nelle Cronache di Narnia di C. S. Lewis gli gnomi, o Earthmen (“gli uomini della terra”), come sono spesso chiamati, vivono nella Underland (“terra sotterranea”), una serie di caverne sotterranee. Diversamente dagli gnomi tradizionali e dai tratti più umani, essi hanno diverse caratteristiche fisiche e colori della pelle. Sono gli schiavi della Lady of the Green Kirtle.
Tolkien ha usato il termine “gnomo” in alcune opere giovanili per indicare la seconda delle tre schiere degli elfi che intrapresero il loro viaggio verso Valinor; nelle successive stesure dei suoi racconti Tolkien attribuì alla seconda schiera, la più dotata e dalla mente tecnologica tra le razze elfiche (con conscia connessione della similitudine con la parola gnomico), il nome di Ñoldor. Un’eco di tale precedente denominazione del popolo Ñoldor si ritrova nelle appendici del romanzo Il Signore degli Anelli nelle quali Dama Galadriel viene definita la più grande tra le donne gnomiche. Gnomes così è il prestito-traduzione, per Tolkien, di Quenya Noldor “coloro che hanno la conoscenza”.
Nelle The Father Christmas Letters (“Le lettere a Babbo Natale”) che Tolkien scrisse per i suoi figli, i Red Gnomes (“gnomi rossi”) sono creature servizievoli che vengono dalla Norvegia al Polo Nord per assistere Babbo Natale ed i suoi elfi nella lotta contro i goblin malvagi.

Gnomi moderni, estremamente comici, sono quelli della trilogia del Piccolo Popolo dei Grandi Magazzini di Terry Pratchett, anch’essi di provenienza extraterrestre. Gli gnomi appaiono anche nel ciclo di Discworld, ancora di Pratchett; in queste opere, essi sono anche detti goblin.
Nella letteratura fantasy del XX secolo il termine gnomo è stato usato per personaggi astuti, come ad esempio un inventore [4].

Nella saga di Shannara di Terry Brooks le creature chiamate “gnomi” non corrispondono assolutamente all’immagine tradizionale del piccolo popolo.
Nel racconto esoterico I Tarocchi degli Gnomi (Torino, 1988) di Giordano Berti il protagonista è uno gnomo chiamato Sichen la cui avventura si sviluppa in dieci luoghi diversi corrispondenti alle Sephiroth dell’Albero della Qabbalah.
Gli gnomi appaiono anche nella serie di libri di Harry Potter, in particolare nel romanzo Harry Potter e la camera dei segreti.
Gli gnomi sono presenti anche nelle tre trilogie fantasy create da Licia Troisi Cronache del Mondo Emerso, Guerre del Mondo Emerso e Leggende del Mondo Emerso; in esse gli gnomi vivono insieme agli umani e hanno anche delle loro terre natie, la Terra delle Rocce e la Terra del Fuoco. Dalla descrizione fatta gli gnomi del Mondo Emerso arrivano come altezza al seno delle donne e le donne gnomo, a differenza degli gnomi o nani di Tolkien che hanno la barba, sono belle. Lo gnomo più famoso di due tra le trilogie è Ido, il maestro della protagonista della prima trilogia, Nihal.

Gnomi italiani
Molte razze di gnomi italiani sono descritte nel libro Il fantastico mondo degli gnomi di Dario Spada.
Nel libro Ardusli e gli gnomi dell’Appennino, Giovanni Zavallon descrive un piccolo popolo che vive in una valle segreta dietro una cascata dell’Appennino tosco-emiliano.
Gnomi molto primitivi sono quelli “di caverna” creati dalla fantasia di Francesca D’Amato nei libri Gnomi di caverna: i custodi dei tesori del sottosuolo e Avventure sotterranee per gnomi di caverna.
Questi gnomi, ispirati al folklore alpino italiano, vivono sottoterra, coltivano radici, custodiscono tesori, sono coperti di pelliccia e non usano vestiti.
Guido Gozzano racconta di gnomi in La danza degli Gnomi. Il racconto viene inizialmente pubblicato sul Corriere della Sera e poi nel libro La danza degli Gnomi e altre fiabe. Nella danza degli Gnomi due sorellastre danzano con loro, una graziosamente, ricevendo in dono bellezza e ricchezza, una con malagrazia, venendo trasformata in un mostro.

Il Mazarol è un pericoloso gnomo del bellunese.

Ad Asiago e in tutto l’Altopiano dei Sette Comuni da secoli vivono i  sanguinelli o salvanelli, creature accomunabili agli gnomi e ai folletti che vivono tra le rocce e nelle tane ricavate alla base degli alberi. Esseri positivi ed amichevoli, i sanguinelli di Asiago e dei Sette Comuni si limitano a fare degli scherzi agli esseri umani. “Pèrdarse nela pèca del sanguinèlo” significa “smarrire la strada dopo aver calpestato l’impronta del sanguinello”. Gli gnomi dell’Altopiano rappresentano il collegamento tra i sanguinelli e le altre creature fantastiche dei boschi con il genere umano, anche con un’azione tesa alla riscoperta della fantasia e al rispetto dell’ambiente naturale.

Sembra che in una valle, posta trasversalmente sulla sponda occidentale del Lario, si conservino nella tradizione popolare alcune leggende su folletti locali che sono chiamati Bragola e Pelus di Kongau.
La valle è quella della Val Cavargna e l’area considerata è quella del circondario di San Bartolomeo. Questi folletti sono esseri di piccola statura dalle lunghe braccia, pelosi, simili a scimmie, velocissimi ad intrufolarsi ovunque, coperti da pochi abiti a brandelli e con occhi piccoli e scintillanti. Per ricordare questa tradizione è sorto un villaggio degli gnomi presso l’Istituto Comprensivo di Como-Prestino posto nei pressi del Parco Metropolitano Spina Verde. Ogni anno vengono effettuate diverse attività all’interno di questo percorso di GnomoTino che è gemellato con quello di Gnomo Mentino a Bagno di Romagna nell’Appennino tosco-romagnolo. Esiste un sito di riferimento sugli Gnomi del Lario realizzato senza scopi di lucro ma solo per attività didattiche [5]

A Paola, un comune della Calabria in provincia di Cosenza che si affaccia sul Mar Tirreno, vive il Baganiedd anche conosciuto come Baganiello, un omino tarchiato dalle fattezze primitive. Porta un cappello ed ha le due mani, fatte una di paglia ed una di ferro. Custodisce un grande tesoro e si dice che chi riesca a catturarlo riceverà in dono tutto il suo oro.

Nei giochi e nei videogiochi
Gli gnomi sono una delle razze del gioco di ruolo Dungeons & Dragons.
Gli gnomi svolgono un ruolo importante nella serie di videogiochi Warcraft, dove sono rappresentati come leggermente più bassi dei nani e sviluppatori delle tecnologie più improbabili e distruttive.
Altri giochi e videogiochi in cui appaiono gli gnomi includono Mana/Seiken Densetsu, Palladium Fantasy, EverQuest, Horizons e Molehill Empire.
Nel gioco arcade Centipede il giocatore impersona uno gnomo che difende il suo territorio da centopiedi e ragni.

Gli gnomi nella musica
L’opera del gruppo musicale progressive dei Gong racconta una storia psichedelica tra i cui protagonisti vi è una razza di alieni simili a gnomi che comunicano telepaticamente attraverso lo spazio per mezzo di una radio pirata dal nome Radio Gnome Invisible.
I primi album dei Pink Floyd contengono diversi riferimenti al “piccolo popolo”, in particolare proprio The Gnome, dall’album di esordio del 1967 composto quasi interamente da Syd Barrett, The Piper At The Gates Of Dawn.
Nella musica tradizionale piemontese troviamo uno gnomo contrabbassista che è considerato il basso più basso del basso Piemonte. Fondatore insieme a Batista de la compania dii musicant d’Alba e del gruppo Balacanta.

Nel manga Memole dolce Memole appaiono creature simili a gnomi che sono in realtà alieni provenienti dal pianeta Rilulu e finiti sulla terra per un guasto alla loro astronave.

Gnomi da giardino
Dopo la Seconda Guerra Mondiale (con riferimenti precedenti, con uso ironico, dai tardi anni 1930) gli ornamenti da giardino introdotti nel XIX secolo cominciarono ad essere definiti gnomi da giardino. L’immagine dello gnomo cambiò ulteriormente dagli anni Sessanta agli anni Settanta, quando furono prodotti i primi gnomi da giardino in plastica. Questi gnomi seguivano lo stile della raffigurazione dei sette nani di Biancaneve e i sette nani di Disney. L’immagine disneyana dello gnomo fu realizzata a partire dal libro illustrato per bambini The Secret Book of Gnomes (1976), tratto dall’originale olandese Leven en werken van de Kabouter di cui sopra.

Uso metaforico
L’espressione Gli gnomi di Zurigo indica i banchieri svizzeri dipinti come creature minuscole che accumulano oro in volte sotterranee. Fu coniato nel 1956 da Harold Wilson e ottenne seguito negli anni Sessanta (l’Oxford English Dictionary cita il numero del 27 novembre 1964 del New Statesman come prima attestazione).

Heinzelmännchen

Gli Heinzelmännchen sono una razza di creature che appaiono in una favola che riguarda la città di Colonia in Germania.
Si racconta che i piccoli spiriti casalinghi abbiamo svolto tutto il lavoro dei cittadini di Colonia durante la notte, cosicché gli abitanti della cittadina erano molto pigri durante il giorno. Secondo la leggenda, ciò andò avanti fino a quando la moglie di un sarto divenne così curiosa e voleva vedere gli gnomi e sparse piselli sul pavimento della bottega per far scivolare e cadere gli gnomi.
Gli gnomi, furiosi, scomparvero e non tornarono mai più.
Da allora, i cittadini di Colonia dovettero svolgere da soli tutto il loro lavoro.

La leggenda fu scritta per la prima volta dall’insegnante di Colonia Ernst Weyden (1805-1869) nel 1826 [6]. Fu tradotta in inglese da Thomas Keightley e pubblicata nel 1828 nel suo libro The Fairy Mythology [7].
Nel 1836 il pittore e poeta August Kopisch pubblicò una famosa poesia che iniziava con le parole [8]

Wie war zu Cölln es doch vordem
mit Heinzelmännchen so bequem!
Denn war man faul, … man legte sich
hin auf die Bank und pflegte sich.
Da kamen bei Nacht, eh’ man’s gedacht,
die Männlein und schwärmten
und klappten und lärmten
und rupften und zupften
und hüpften und trabten
und putzten und schabten –
und eh ein Faulpelz noch erwacht,
war all sein Tagwerk … bereits gemacht!…

[“Com’era una volta a Colonia,
così comodo con gli Heinzelmen!
Se eri pigro… ti mettevi
su una panchina e lasciavi che le cose andassero.
Venivano di notte, non ci pensavi,
questi uomini come uno sciame
scattando e brontolando
tirando e prendendo
saltando e trottando
pulivano e sgrassavano
e prima che l’uomo pigro si svegliasse
il suo lavoro quotidiano era… fatto! [9]”].

A Colonia una fontana (Heinzelmännchenbrunnen) ricorda gli Heinzelmännchen e la moglie del sarto.

[1] “Gnome”, in Oxford English Dictionary, Oxford University Press, seconda edizione, 1989
[2] Paracelso (1566), Liber de nymphis, sylphis, pygmaeis et salamandris et de caeteris spiritibus, Nissae Silesiorum
[3] “Gnome”, in Encyclopaedia Britannica Onlinehttp://www.britannica.com/eb/article-9037122/gnome (alla data del 12 marzo 2008)
[4] Clute, John; Grant, John, “Elemental”. The Encyclopedia of Fantasy, New York, St. Martin’s Griffin, pagg. 313-314
[5] Vedi http://ertino.altervista.org/
[6] Ernst Weyden, Cöln’s Vorzeit. Geschichten, Legenden und Sagen Cöln’s, nebst einer Auswahl cölnischer Volkslieder, Schmitz, Köln, 1826, pagg. 200-202: Die Heinzelmännchen
[7] ricerca su Google Books di The Heinzelmaenchen nell’edizione del 1833 di The Fairy Mythology, qui
[8] August Kopisch, Gedichte, Berlin, Duncker und Humblot, 1836, pag. 98
[9] traduzione mia.
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One Response to Gli gnomi

  1. Babbo natale says:

    Anche nelle valli del natisone (friuli orientale) gii gnomi o folletti detti skrat si racconta che erano degli omini vestiti di rosso e si divertivano ad indicare agli incauti viandanti che gli capitavano a tiro la strada più corta x la loro destinazione facendoli perdere nei boschi

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