Sulla trilogia “Queste oscure materie” di Philip Pullman

Esistono certamente mondi interamente altri: sono chiamati “universi paralleli”, o semplicemente “l’invisibile”, “il possibile”. Che di solito si sottraggano al nostro sguardo, che non si riesca a vederne l’accesso, che non si trovino nella cosiddetta realtà, è la prova logica che essi esistano. Se fosse facile scoprirli, non sarebbero ciò che devono essere per definizione: interamente altri.
Non sono mancate spedizioni di ricerca, viaggi di isolati ardimentosi. Forse quei mondi sono nascosti in un punto aleatorio dello spazio-tempo, oppure nelle viscere della terra, dove è più difficile penetrare di quanto non sia volare nel cosmo. Da un lato la matematica e la cosmologia, dall’altro la letteratura, scavano la montagna da versanti opposti. Si incontreranno mai? Raggiungeranno la meta? Al viaggio d’esplorazione le scienze si sono preparate con lunga e cauta disciplina, tentando di frenare le emozioni. La letteratura ha anticipato i tempi, inviando pionieri.
Luciano di Samosata ha navigato nel cielo della Storia vera. Dante ha esplorato l’oltremondo con la Commedia. Ma ogni volta, terminato il viaggio che si conclude sempre con una rivelazione abbagliante di cui svanisce subito la memoria, si perde la chiave d’accesso, si dimentica dove sia l’entrata. 

Nel 1865, Lewis Carroll la svela ad Alice: una buca nel terreno, o la superficie di uno specchio. Nelle Cronache di Narnia (1950), Clive Staples Lewis la indica ad un gruppo di ragazzini sfollati in guerra: il fondo di un armadio. John Ronald Reuel Tolkien, nel Signore degli Anelli (1954-1955), non la rivela: il mondo parallelo “c’è”, esclude ogni altro mondo.
Nella narrativa fantastica di ordinario livello gli autori sono mediocri guide: incespicano, sbagliano percorso.

Da un’altezza incomparabilmente più alta rispetto a ciò che volenterosamente è definito “fantasy” Philip Pullman, nato a Norwich in Gran Bretagna nel 1946, riesce a vedere. Pullman esercita la professione che fra gli scrittori britannici di talento libera dalle caverne sotterranee sublimi terrori, luminescenti magie ed incarnazioni del soprannaturale: come Lewis, come Tolkien, come Carroll, come quel maestro dell’orrore puro che fu il mite erudito Montague Rhodes James, è professore di college. Solitudine, riservatezza, dottrina di antico stampo, preziosa bibliofilia: nelle isole di Artù, di Merlino, di Morgana e della regina Mab, sono queste le premesse necessarie per chi voglia entrare nell’invisibile attraverso un cunicolo spazio-temporale. Il dono che Pullman ci concede è la trilogia Queste oscure materie (His Dark Materials): il titolo è la citazione di un verso dal Paradiso perduto di John Milton.
Attraverso tre romanzi, La bussola d’oro (The Golden Compass, 1995), La lama sottile (The subtle knife, 1997), Il canocchiale d’ambra (The Amber Spyglass, 2000), l’autore ci accompagna in un universo parallelo la cui mappa è spaventosamente e meravigliosamente più complessa di quanto prima avremmo immaginato. È un “altro” mondo costituito da frammenti della “nostra” geografia, da inestimabili e lampeggianti scoperte compiute dalle letterature e dalle scienze in millenni, e tutto questo si ricompone in un disegno vertiginoso.

È vero: protagonista è una bambina undicenne, Lyra (un avatar di Alice? Si è tentati di crederlo, ma se così fosse qualcosa nei conti non tornerebbe), che vive nel Jordan College di Oxford ma oltre l’oceano, in America, lo stato più importante di quel continente è la Nuova Francia.
Lyra, attratta dai misteri di una strana aurora boreale e di una polvere inconcepibile, compie un viaggio all’estremo Nord, e là trova gli antiquati Zeppelin ma anche procedimenti tecnici oggi inimmaginabili.
È imprigionata tra mondi matematicamente incompatibili, nel sortilegio dell’assurdo; ma chi la aiuta possiede un coltello che permette di “tagliare” un varco tra gli universi.

C’è nei tre romanzi di Pullman la forza quasi paurosa di chi sa finalmente inventare e costruire. No, questa trilogia non è “narrativa per bambini che possa essere letta anche dagli adulti” (se lo fosse, sarebbe già molto attraente…). È, semplicemente, un terreno di così alta tensione magnetica da irretire e spaventare. Saper narrare è sapienza antica, essere interamente liberi e dissacrare ciò che si presenta falsamente come sacro è matura e laica modernità.
Leggere Queste oscure materie, poco importa se con uno spirito adulto o ingenuo, potrebbe anche far capire gli aspetti della storia umana e cosmica che forze ostili alla libertà e all’intelligenza hanno voluto nel tempo, mantenere al buio.

[tratto da qui]

[thanks for Iorek Byrnison’s picture to Mette http://polarbearstale.blogspot.com/]
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