Gli uomini verdi (2)

Le Green Women delle foreste

Intorno al mondo sono numerosissime le leggende degli uomini e delle donne selvagge. Mentre l’Uomo Selvaggio può essere relazionato più direttamente all’archetipo del Green Man, anche la Donna Selvaggia è un legame importante ed antico alla Madre Terra primordiale. La Green Woman, “Donna Verde”, o “Donna Selvaggia”, si ritrova in numerose rappresentazioni (intagli e dipinti nelle caverne) sia nel nuovo che nel vecchio mondo.

Alexander Porteous scrisse che le “Donne delle Foreste”, un altro nome per le Donne Selvagge, “frequentavano le antiche foreste o boschetti sacri, e pare siano state loro a formare la corte o ad accompagnare gli antichi dei quando sedevano in trono sugli alberi. Queste Donne del Bosco si trovavano prevalentemente nella Germania meridionale, ma altre sono menzionate nella Germania Settentrionale ed in Scandinavia. Esse erano le prede del Wild Huntsman (“Cacciatore Selvaggio”) ma potevano salvarsi da lui se riuscivano a trovare un albero con una croce su di esso” [1].

Questa storia è un’altra versione cristianizzata di una favola antica. Le Mogli del Bosco sono spiriti della foresta, spiriti liberi della natura. Le Mogli del Bosco hanno molte delle caratteristiche delle fate [2] e agli elfi. Spesso danno oro per cibo o gentilezze e possono causare notevoli perdite di vite umane tramite rapidi cambiamenti atmosferici o con altre birichinate. Porteous nota che “molto spesso il colore di questi spiriti era verde, e la loro pelle come il muschio…” [3].

Si riteneva che alcuni di questi spiriti del bosco possedessero i segreti della medicina erboristica e proteggessero diversi tipi di alberi. Mentre Porteous afferma che queste Mogli del Bosco, queste Donne Selvagge, popolavano i territori della Germania settentrionale e della Scandinavia, in realtà esistevano nella maggior parte del folklore di tutto il mondo. Matthews scrisse “esse appaiono frequentemente come spiriti gentili degli alberi e dei boschi, vestiti di foglie, i loro capelli fluenti in contrasto con i loro visi avvizziti” [4].
Questi spiriti femminili del bosco non sono dipinti tanto spesso nei motivi architettonici come l’Uomo Verde ma ci sono. Chesca Porter, che scrive nel libro di John Matthews Green Lord of the Wildwood [5], crede che l’antica Sheila-na-Gigs intagliata in molte delle vecchie chiese in Francia ed Inghilterra rappresenti le Donne Selvagge e sia “una possibile manifestazione medioevale della dea della vita e della morte, un riflesso del potere femminino della terra stessa” [traduzione mia]. Molte delle Sheila-na-Gigs sono state distrutte durante gli anni a causa della loro aperta connotazione sessuale e del loro legame diretto con il culto della Dea.

Le sculture delle Donne Verdi dal viso femminile sono rare, tuttavia esistono numerose sculture di donne che sembrano germogliare dagli steli delle piante, con la parte inferiore del loro corpo come parte integrante della vegetazione. Esse sono significative tanto quanto le teste foliate dell’Uomo Verde, molto più diffuse. Queste sculture di esseri femminili-pianta sono un simbolo del nostro legame con la natura nella sua bellezza primitiva ed innocente e della vita della Madre Terra che dà forza.

Una bella scultura di Donna Verde è quella della Spring Maiden (“fanciulla di primavera”) del XIV secolo nella cattedrale di Exeter.
Le Donne Verdi erano anche dee. La dea libica Neith è dipinta con il volto verde così come con i simboli della fertilità, l’arco e le frecce, che rappresentano anche i fulmini e la pioggia.
Ugualmente Demetra era la dea della coltivazione del grano – un ovvio simbolo di fertilità e rinnovamento della vita -.
Un’altra scultura di una Donna Verde si trova nella chiesa di Shepherdswell nel Kent e risale al 944 AD.

Il Wild Man

Il Wild Man, l'”Uomo Selvaggio”, probabilmente è basato sulla realtà. Nel Medioevo esisteva una sub-cultura ai margini della società fatta di fuorilegge ed emarginati sociali. A volte gli individui si incamminavano nelle città e nei villaggi e così ebbero inizio i racconti sull’Uomo Selvaggio e sulla Gente Selvaggio. Allo stesso tempo i termini erano anche riferiti alla mitica razza di gnomi che erano anche chiamati Moss Folk, “Popolo del Muschio”. Uno studioso di folklore scrisse “vengono considerati gnomi, e vivono in comunità. Sono grigi ed appaiono vecchi, e sono orribilmente ricoperti di muschio, che dà loro un aspetto peloso” [6].

C’è un altro aspetto dell’Uomo Selvaggio come creatura rimossa dalla società che è più strettamente associata all’Uomo Verde. Fu Lady Raglan nel 1939 che coniò il termine Green Man (“Uomo Verde”) e che assegnò il termine all’Uomo Selvaggio, a Jack in the Green e Robin Goodfellow. La sub-cultura del Wild Man finì così per rappresentare quanto rigettato dagli elementi “civilizzati” – quegli aspetti naturali che si trovano nella vita animale e vegetale così come alcuni aspetti umani più “primitivi” -. Queste caratteristiche basilari della natura divennero le più temute dalla società cristiana del tempo. Le numerose rappresentazioni dell’Uomo Selvaggio del medioevo mostrano un individuo nudo completamente ricoperto di capelli lunghi ed arruffati con esposti solo il viso, le mani ed i gomiti (nel caso della donna anche i seni). Altre illustrazioni mostrano lo stesso individuo ma coperto di foglie al posto di capelli o pelliccia. Matthews crede che l’Uomo Selvaggio “esprime un aspetto del Green Man ma con più rabbia” …rabbia dovuta al rifiuto dell’umanità della giustizia della natura. Rabbia dovuta ai tentativi di dominare la natura da parte della civilizzazione cattolica che ha promosso il “diritto divino” dell’uomo per sottomettere il selvaggio. In Nord America l’Uomo Selvaggio si trova nelle antiche leggende di Big Foot e Sasquatch – enormi figure simili ad umani ricoperte di lunghi capelli e foglie. Il folklore americano del XIX secolo racconta di una famiglia di Black Foot (“piedi neri”) che una sera attaccò un gruppo di minatori d’oro nel loro capanno in California distruggendolo totalmente e lacerando i corpi degli uomini. Era forse questa una risposta all’invasione dell’uomo “civilizzato”? Le caratteristiche dei due sono molto simili e le reazioni le stesse. Matthews scrive dell’Uomo Verde che “egli può dimorare solo in tali anfratti selvaggi ed evita quei posti addomesticati dall’uomo, ritraendosi nel più profondo della vegetazione selvaggia per sfuggire agli eccessi della civilizzazione – la sua crudeltà, la sua avidità, e l’ipocrisia” [7]. Così fanno anche queste figure mitiche nel folklore nord-americano.

Clive Hicks, comunque, notava che l’Uomo e la Donna Selvaggi “non sono necessariamente maligni ed in alcuni casi vengono dipinti come qualcuno che aiuta l’umanità…  L’uomo selvaggio rappresenta un aspetto presente in ognuno di noi, tutto quell’insieme di qualità di cui naturalmente ognuno di noi è dotato…” [8].

Ma questi mitici “uomini selvaggi” esistono? Io credo di sì. Essi fanno parte dei miti della natura ed appaiono ogni tanto. Possono non essere un evento di tutti i giorni, ma esistono sicuramente nel loro mondo, diverso dal nostro. Essi fanno parte dello spirito dell’uomo Verde ed agiscono e reagiscono per proteggere quella piccola regione selvaggia rimasta in questo mondo brulicante.

1. Porteous, Alexander, The Lore of the Forest: Myths and Legends, London: Senate Publishers 1996, 91 (ristampa della pubblicazione del 1928 di Forest Folklore pubblicata da George Allen & Unwin, London)
2. Le fate non erano sempre il minuscolo e birichino popolo della leggenda. In origine erano il Popolo di Danu, i Tuath-de-Danaan che erano gli abitanti leggendari, magici e saggi dell’Irlanda. Dopo che i Mileti presero il controllo dell’isola essi divennero dei e con il passar del tempo divennero ciò che noi oggi conosciamo come i Fey, o le Fate. Molti dei re e delle regine dei Tuath-de-Danaan divennero “gli Anziani”, gli dei e le dee d’Irlanda. Il Dagda, il Buon Dio, era uno dei loro re e Boann, sua moglie, una delle loro grandi dee. Dopo che i Tuath vennero sconfitti dai Mileti, il Dagda divenne il Re delle Fate ed i Fey ritornarono alla terra, vivendo nei molti tumuli fatati ed in altre località ultraterrene.
3. Porteous, op. cit., pag. 90
4. Matthews, op. cit., pag. 110
5. Matthews, John, Robin Hood: Green Lord of the Wildwood, Glastonbury, Gothic Image Publications 1993, pag. 201
6. Porteous, op. cit., pag. 93
7. Matthews, John, Quest for the Green Man, op. cit., pag. 110
8. Hicks, Clive, The Green Man: A Field Guide, Helhoughton, COMPASSbooks 2000, pag. 7
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