Conoscenza tradizionale della segale cornuta: alcune testimonianze

In passato, soprattutto in epoca medioevale, una tra le più note ed impressionanti intossicazioni collettive fu quella causata dall’ergot o segale cornuta, intossicazione nota come “fuoco di Sant’Antonio”, “male degli ardenti” ed “ergotismo” (Camilla, 2003, pagg. 139-168; Toro, 2008).
La segale cornuta è una forma peculiare del fungo parassita Claviceps purpurea, di cui costituisce lo sclerozio o il micelio compatto che si sviluppa nell’ovario di determinate piante. Infesta circa 400 specie di Graminacee, sia selvatiche che coltivate, principalmente specie di Agropyron, Alopecurus, Ammophila, Anthoxanthum, Arrhenatherum, Avena, Brachypodium, Bromus, Dactylis, Deschampsia, Elymus, Festuca, Glyceria, Holcus, Hordenum, Lolium, Molinia, Nardus, Phalaris, Phleum, Phragmites, Poa, Secale e Triticum. È conosciuta con diversi nomi popolari, derivanti per lo più dall’aspetto esteriore e dall’effetto causato a seguito dell’ingestione. I più noti sono blé avorté, chambucle, clou de seigle, faux seigle, mère de seigle, seigle corrompu e seigle ivre (Francia), Bockshorn, Mutterkorn e Tollkorn (Germania), spurred rye (Inghilterra), cornezuelo de centeno (Spagna) e segale cornuta (Italia).

L’ergotismo può essere definito come un insieme di manifestazioni patologiche indotte dall’utilizzo ripetuto e più o meno prolungato di prodotti  per l’alimentazione (principalmente pane) contaminati dalla segale cornuta. Esistono due forme di intossicazione, cancrenosa e convulsivo-allucinatoria. Per la prima, diffusasi in passato soprattutto nell’Europa Occidentale, i sintomi sono calore e bruciore interno, prurito, incoordinazione motoria, ipersensibilità, tremori, parestesia, tumefazioni e cancrena degli arti seguita dalla loro naturale amputazione; mentre per la seconda, tipica dell’Europa centro-settentrionale, si ha insonnia, alterazione della coscienza con intensi stati emotivi, illusioni sensoriali, fenomeni allucinatori, deliranti e stuporosi, rapimento estatico ed ebetismo, il tutto seguito anche dalla morte per asfissia in caso di convulsioni.

Le epidemie di ergotismo erano molto comuni in Europa tra la fine del X e durante tutto il XIII secolo, diminuendo poi gradualmente, fino ai primi anni del XX secolo. Diversi casi furono registrati in Belgio, Danimarca, Inghilterra, Francia, Germania, Irlanda, Polonia, Spagna, Svezia, Svizzera, Romania e Russia. La malattia poteva colpire chiunque, ad ogni età, ma soprattutto bambini e giovani adulti, ed in ogni classe sociale. Era diffusa per lo più tra le persone delle classi sociali inferiori, che vivevano in aree rurali povere, dove il pane ed altri simili prodotti rappresentavano la parte più importante delle provvigioni giornaliere. Il pane preparato con farina contaminata dalla segale cornuta era noto come pane maledetto. La farina aveva prezzi differenti, a seconda del fatto che fosse non contaminata (farina bianca) o contaminata (farina scura), ed i poveri potevano permettersi solo quest’ultima, in quanto era il prodotto più economico.
Quindi, considerando che in passato i poveri rappresentavano la maggior parte della popolazione, non è sorprendente che l’ergotismo colpisse un gran numero di persone. Contribuivano al quadro patologico generale altre intossicazioni alimentari concomitanti, le cattive condizioni di salute, l’inedia e la miseria.

La segale cornuta si utilizzava nella medicina popolare per affrettare le doglie, facilitare il parto, come antiemorragico ed abortivo, fino ad entrare a far parte della farmacopea ufficiale.
Nel caso delle Valli Valdesi troviamo alcuni significativi riferimenti alla segale cornuta. Di seguito la testimonianza di Rober Tagliero detto “le diable” di Villar Pellice (Fenoglio, 1978, pagg. 52-53):

“Molti dicono che sia una malattia a far venire la segala cornuta, ma io ho già provato e ne sono abbastanza convinto che la segala viene cornuta quando casca in terra un chicco e nasce lontano dagli altri; esso nasce e cresce con diversi culmi ed ogni spiga ha diversi chicchi neri di segala cornuta. Saranno ormai vent’anni che io lo esperimento e per me la causa è quella della mancata fecondazione. Due o tre chicchi di questa segala fanno abortire una persona o un animale e se uno ne ingerisce di più può anche morire. Un anno ho voluto notare ciò: c’era Italo che veniva sempre ad aiutarmi e quell’anno avevo due strisce abbastanza grandi di segala e nel mezzo ad essa c’era una forte quantità di segala cornuta. Ho notato che quando il culmo è giunto ad una buona altezza ed ha messo la spiga, è scesa una nebbia umida come succede nelle giornate d’autunno che si trascina e sembra quasi piovigginare. Le spighe bagnate sono divenute pesanti e le piante si sono tutte coricate così che la fecondazione non è più avvenuta, poiché la fecondazione avviene quando c’è un po’ di venticello; allora le spighe si urtano a vicenda e anche gli insetti lavorano e fecondano. Quell’anno proprio per ciò io ho raccolto quattro etti di segala cornuta. L’avevo poi portata giù al farmacista che allora, nel ’37-’38, me l’aveva pagata 400 lire all’etto.

La segala cornuta fa impazzire se se ne fa uso sovente; prima di morire si diventa pazzi. Io rammento di un tale che aveva dei conigli che uno dopo l’altro si erano messi a correre come pazzi nella gabbia, battevano il capo da ogni parte fin quando morivano; ebbene avevamo poi visto che dentro al contenitore del cibo, con l’altra segala ce n’era di quella cornuta”.

Troviamo qui la distinzione tra due fenomeni, la “fecondazione” e la “mancata fecondazione”. La “fecondazione” sembra quasi una trasposizione al mondo vegetale di quanto accade in quello animale, in riferimento allo “strofinamento” delle spighe tra di loro, quando sono mosse dal vento. La “mancata fecondazione” è, invece, quella che determina la crescita della segale cornuta, come se fosse un fenomeno negativo in contrasto con il continuo rinnovamento (fecondità) della natura.

Nell’interpretazione popolare ciò ha forse portato a considerare la segale cornuta con istintivo sospetto e, dopo la scoperta delle sue proprietà tossiche, con timore. Notiamo anche che la crescita avviene quando scende una “nebbia umida”. Ciò corrisponde alle condizioni climatiche favorevoli alla comparsa del fungo parassita, dopo una stagione umida e particolarmente quando un’estate calda e secca segue ad una primavera piuttosto piovosa. In definitiva, la “mancata fecondazione” sembra definire una sorta di “racconto di origine” della segale cornuta, completato dall’osservazione naturalistica diretta.

Va notato anche che le proprietà abortive erano ben note, sia per le persone che per gli animali. La vendita degli sclerozi al farmacista per la preparazione di prodotti con lo stesso uso sembra essere stata una pratica comune, potendo garantire un certo guadagno. Nel caso specifico di Rober Tagliero, ciò gli avrebbe proprio consentito di superare un periodo di difficoltà economica (Granero, 2009). La conoscenza degli effetti tossici la riscontriamo nella facoltà di fare “impazzire” e di poter causare la morte. Questo dato farebbe supporre che fossero note anche le proprietà psicoattive della segale cornuta, probabilmente a seguito dell’osservazione di effetti simili sugli animali, come i conigli.

Nel Dizionario del dialetto occitano della Val Germanasca (1997, pag. 448), la segale cornuta è denominata San Péire (“San Pietro”) e gran dë San Péire (“chicco di San Pietro”). Il riferimento al Santo può essere diversamente interpretato. San Pietro è patrono di mietitori e fornai e probabilmente ci si affidava a lui per proteggersi dall’infestazione della segale cornuta, garantendo una buona rendita del raccolto e un prodotto finito non tossico.

Ma San Pietro, come apostolo, è noto per avere un carattere impetuoso e per essere invocato affinché interceda nei casi di rabbia. Questi elementi sono in accordo con il fatto che l’ingestione della segale cornuta potrebbe indurre proprio un comportamento rabbioso, forse indicato anche dall’idea della pazzia nella testimonianza sopra riportata. D’altra parte, secondo alcune credenze, la segale cornuta è associata al lupo e al lupo mannaro, e quindi a un comportamento istintivo e rabbioso (Camilla, 2003, pag. 142; Toro, 2005, pag. 96; Jordan & Jordan, 2008). In Germania, la segale cornuta è nota come “lupo” e un antico detto afferma che “il lupo mannaro se ne sta seduto in mezzo al grano”. Esiste anche una credenza secondo cui, quando il vento scuote un campo di segale, il fenomeno sarebbe provocato dalla “madre della segale” o dal “dente del lupo”, una sorta di demone che attraversa il campo con i suoi figli, i “lupi della segale” o ”cani della segale”, mitici esseri soprannaturali dal terribile aspetto, forse una trasfigurazione della stessa segale cornuta. Inoltre, il colore dello sclerozio sarebbe quello della saliva del lupo dopo che ha morso un uomo o un animale.

Infine, secondo la tradizione, San Pietro fu uno dei testimoni della Trasfigurazione di Cristo e possiede le chiavi del cielo. Entrambi sono elementi che ben si adattano alle proprietà psicoattive della segale cornuta, rimandando all’idea di stato visionario e di contatto con un mondo lontano da quello reale.

In definitiva, la testimonianza diretta e il dato linguistico reperiti, pur restando per il momento isolati, sembrano evidenziare che, nelle Valli Valdesi, la segale cornuta fosse conosciuta nella medicina popolare e per gli effetti tossici e psicoattivi. Si tratta di una conoscenza pratica, espressa soprattutto in modo diretto, ma anche attraverso associazioni più o meno simboliche.

Riferimenti
– Camilla G., 2003, Le piante sacre. Allucinogeni di origine vegetale, Nautilus, Torino
– Fenoglio D., 1978, Da pare ‘n fieul, n° 2, Edizioni Da pare ‘n fieul, Bagnolo Piemonte
– Granero N., 2009, comunicazione personale a Gianluca Toro
– Jordan H. & U. Jordan 2008, comunicazione personale a Gianluca Toro
– Pons T.G. & A. Genre, 1997, Dizionario del dialetto occitano della Val Germanasca, Edizioni dell’Orso, Alessandria
– Toro G. 2005, Sotto tutte le brume sopra tutti i rovi. Stregoneria e farmacologia degli unguenti, Nautilus, Torino
– Toro G., 2008, “St. Anthony’s fire: healing methods of the past”, Magister Botanicus Magische Blätter, 13: 37-46.

fonte: http://www.anthroposweb.com/
[tratto da: http://psiconautica.byethost13.com/content/view/1128/29/ di Gianluca Toro]
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