Gli uomini verdi (1)

Quando sentiamo la parola mitologia pensiamo sempre a storie, racconti, leggende. Ma mito non vuol dire “far credere che”. Il mito è basato su eventi reali e persone reali – qualcosa di esageratamente vero – ma non favole. Mircea Eliade definiva il mito come “vivente” nel senso che fornisce modelli per il comportamento umano e, proprio per questo, dà significato e valore alla vita (1).
Fu solo con il predominare del pensiero cristiano che il mito venne ad assumere il significato di finzione ed illusione, e peggio ancora di falsità. Eliade notava che il mito giunse a “denotare ciò che non può esistere veramente” nella società contemporanea (2).
La mitologia dell’Uomo Verde (Green Man) è una mitologia viva.
Il significato ed il valore che esso dà alle nostre vite continua a dispiegarsi ed evolversi per noi.
La storia di Gawain and the Green Knight (“Gawain ed il Cavaliere Verde”), che in realtà è un poema, fu scritta nel XIV secolo, un tempo in cui molte tra le teste foliate sono state scolpite sulle cattedrali di tutta Europa. Da allora ha avuto origine tutta una serie di miti e leggende ambientate però nella contemporaneità. Alcune di queste leggende (alcune possono essere definite “fiabe metropolitane”) sono apparse nell’ultimo periodo del XX secolo – un’epoca in cui le teste foliate sono diventate nuovamente “popolari”, appaiono nella società mainstream nei gioielli, nelle placche murarie, nelle statue e nelle decorazioni da giardino.
Ma per comprendere la leggenda bisognerebbe prima guardare al colore verde. Ci si chiederà: ma perché, è importante lo studio del colore per capire una leggenda? Il colore da solo è sufficiente a dare spiegazione alla simbologia del Green Man?
Il significato del Verde
Il verde per innumerevoli anni è stato il colore delle fate. Era anche universalmente riconosciuto come il colore di tutto ciò che aveva a che fare con il mondo fatato, tanto che molte persone in Scozia si rifiutavano di vestirsi di verde in quanto ciò avrebbe potuto sollevare l’ira del popolo fatato. Greenies (i “verdi”) e greencoaties (“quelli dalle giacche verdi”) erano eufemismi comuni utilizzati in Gran Bretagna per gli abitanti del mondo fatato. Il verde è stato un colore evitato da molti che lo associavano con le fate cattive e le streghe. Ma perché proprio il verde? Il verde è anche associato con la natura, la vita rigogliosa, la fertilità… ma ecco il motivo.
Durante la formazione della religione cristiana la natura era vista come qualcosa che esisteva per il piacere ed il consumo dell’uomo. Che la natura dovesse esistere come entità a sé stante, con poteri che andavano al di là di quanto permesso all’uomo, era un pensiero che metteva paura a molti. Successivamente, la natura fu vista come maligna e qualunque cosa associata con la natura era vista in modo simile. Quel verde che prima rappresentava la forza e la vita fertile della natura lentamente venne associato con il male, e così i pagani, una forma di religione piegata contro l’umanità per tormentarla. Così le fate, che erano entità birichine del sottosuolo, parte dell’Antica Razza che abitava molte parti del mondo prima dell’arrivo dell’uomo, divennero, se non apertamente maligne, molto vicine al male.
Il numero del periodico inglese Notes and Queries del 28 dicembre 1850 cita: “In a parish adjoining Dartmoor is a green fairy ring of considerable size, within which a black hen and chickens are occasionally seen at nightfall” [traduzione mia: in un comune vicino Dartmoor c’è un anello verde di fate di considerevole grandezza, all’interno del quale sono visti occasionalmente, quando scende la sera, una gallina e dei galli neri”]. I galli neri erano spesso considerati personificazioni del diavolo.
Ma il verde come colore è stato anche simbolo di nuova crescita ed “acerbezza” e anche in questo c’è legame con le fate. Ma è anche questo legame che l’umanità ha perso con il passare dei secoli… e che è stato ristabilito attraverso l’Uomo Verde, il Cacciatore Selvaggio e le altre leggende ed immagini del sovrannaturale. Il verde è, secondo Doel, un'”estensione del mondo naturale – e del sovrannaturale, sia negli elementi dell'”altro mondo” che dell’aldilà” (3).
Brian Stone, un lettore di Letteratura Inglese alla Open University, il più succintamente possibile definisce l’importanza del colore verde a riguardo del Green Knight: “mi sorprende che nessun critico abbia captato un riferimento teologico medioevale molto importante relativo al colore verde come il colore della verità… sempreverde… è il colore assegnato ad ogni verità sempre viva ed eterna” (4).
Sir Gawain and the Green Knight

Una delle storie più conosciute del XIV secolo è quella del nipote di Re Artù, Sir Gawain (spesso tremendamente tradotto in italiano con “il cavaliere Gavino” (!) …).
Scritta quando la popolarità della pietra e degli intagli nel legno del Green Man era all’apice, l’autore di questo famoso poema rimane sconosciuto ma si crede provenga dall’Inghilterra nord-occidentale. Il poeta ha uno stile sofisticato ed utilizza con talento le allitterazioni, stile comune nell’antico periodo anglosassone. La storia della poesia, riassunta da Richard Cavendish (5):
“At Camelot on New Year’s Day there rode into Arthur’s hall a gigantic green warrior on a towering horse, holding a holly branch in one hand and an immense battle-axe in the other. His skin was green, his hair was green, and even his horse was green. He had come to play what he called a game. Any champion who dared could strike him one blow with the axe, on condition that a year later the champion submit to a return blow from the green knight. Gawain took up the challenge and struck the green knight a blow that cut his head clean off his shoulders and sent it rolling to the floor. The green knight calmly picked up his head by the hair and turned the face towards Gawain. The eyelids opened and the mouth spoke, telling Gawain to meet him for the return blow a year later at the Green Chapel.
Eventually the year passed and Gawain set out on his journey to the Green Chapel to meet the gigantic green knight.
After a long journey he came to a noble castle, where he was welcomed by the jovial Sir Bercilak and his lovely young wife. He stayed there until New Year’s Day, royally entertained by Bercilak and, though sorely temted, resisting the persistent attempts of Bercilak’s wife to seduce him.
On New Year’s Day Gawain went as he said he would to the Green Chapel. There the green knight appeared and Gawain bravely bared his neck for a stroke of the axe. The green knight raised the axe high, but struck Gawain only a glancing blow, which nicked his skin. He then explained that he was Sir Bercilak, transformed into the green night by the magic of Morgan le Fay, who had planned the whole adventure in the hope of discrediting the Round Table. Gawain had been spared because he had honorably refrained from making love to Bercilak’s wife and had shown himself to be the most faultless knight in the world”.

[traduzione mia:
A Camelot il giorno di Capodanno entrò nel salone di Artù un gigantesco guerriero verde su un cavallo torreggiante, con un ramo di agrifoglio in una mano ed un’accetta enorme nell’altra. La sua pelle era verde, anche i suoi capelli, e persino il suo cavallo. Era giunto per giocare ciò che definiva un gioco. Qualunque campione ardito poteva colpirlo con un colpo con l’accetta, a condizione che un anno dopo il campione si sottomettesse ad un colpo “in cambio” dal cavaliere verde.
Gawain raccolse la sfida e colpì il cavaliere verde con un colpo che gli staccò la testa dalle spalle e la fece rotolare sul pavimento. Con calma il cavaliere verde prese la testa dai capelli e si voltò verso Gawain. Le palpebre si aprirono e la bocca parlò, dicendo a Gawain che l’avrebbe incontrato per il colpo da ricambiare un anno dopo alla Cappella Verde.
Alla fine un anno passò e Gawain si mise in cammino per la Cappella Verde per incontrare il gigantesco cavaliere verde.
Dopo un lungo viaggio giunse ad un nobile castello dove fu accolto dal gioviale Sir Bercilak e dalla sua amabile giovane moglie. Stette lì fino al giorno di Capodanno, intrattenuto a corte da Bercilak e, sebbene dolorosamente tentato, resistendo ai continui tentativi della moglie di Bercilak di sedurlo.
A Capodanno Gawain si recò, come aveva detto, alla Cappella Verde. Lì il cavaliere verde apparve e Gawain coraggiosamente gli porse il collo nudo per il colpo d’ascia. Il cavaliere verde alzò l’ascia ma colpì Gawain solo di striscio, scalfendo la pelle. Spiegò allora che lui era Sir Bercilak, trasformato nel cavaliere verde dalla magia di Morgan le Fay, che aveva progettato tutta l’avventura nella speranza di screditare la Tavola Rotonda. Gawain era stato risparmiato perché si era astenuto con onore dal fare l’amore con la moglie di Bercilak e si era mostrato il più irreprensibile cavaliere al mondo”].
Una nota interessante sulla Cappella Verde, stando a J. D. Wakefield, è che non era una costruzione bensì, piuttosto, un tumulo verde situato in una valle oltre un corso di acqua gorgogliante. Wakefield crede che la Cappella Verde fosse, in realtà, Silbury Hill, un tumulo sacro costruito dall’uomo in Cornovaglia, non lontano da West Kennett Long Barrow ed Avebury – altri due siti sacri -. (6)
Come si associa il cavaliere verde all’Uomo Verde? Quello che Gawain ha passato è stato sicuramente un test, ma anche una storia “che porta la verità”, attraverso una commistione di rituale pagano e dei confusi insegnamenti del cristianesimo medioevale. Il poema è anche un racconto metaforico della svolta dell’anno, avendo luogo tra due inverni, il che significa un periodo in cui la rigogliosa vegetazione muore, e poi un cambiamento, tornando di nuovo alla vita attraverso la rinascita della crescita, e poi ancora ritorno alla morte. Il cavaliere verde è senza testa ed attraverso il suo sacrificio mostra che la vita va avanti e, come suggerisce John Matthews, il poema ci illustra anche che “uno dei doni dell’Uomo Verde è il suo insegnamento su come affrontare le nostre paure più profonde e vincerle. In questo modo egli diventa compagno così come sfidante, un doppio ruolo presente nell’archetipo virtualmente in tutte le sue manifestazioni” (8).
Altre associazioni con l’Uomo Verde si trovano nei lunghi capelli e la lunga barba del cavaliere verde, entrambi naturalmente verdi. La sua barba “…è come un cespuglio… i suoi lunghi capelli verdi coprono il suo petto e la sua schiena… giù fino ai gomiti. Egli porta un ramo d’agrifoglio in una mano…” (9).
Come dicono i versi:
Men gaped at the hue of him
Ingrained in garb and mien,
A fellow fiercely grim,
And all a glittering green.
And garments of green girt the fellow about –
And verily his vesture was all vivid green,
So were the bars on his belt and the brilliants set
In ravishing array on the rich accouterments
About himself and his saddle on silken work.
…Yes, garbed all in green was the gallant rider,
And the hair of his head was the same hue as his horse…” (10)
Brian Stone, nel suo saggio sul Green Knight, discute anche questa “miscela” del personaggio del cavaliere verde:
“…la combinazione nel cavaliere verde di colori verdi, capigliatura folta, energia, sentore di terra e linguaggio rude, imperativo, ci fa propendere irrimediabilmente nel pensare a due comuni tipi medioevali, uno il reietto e l’altro una divinità rurale.
L’uomo selvaggio dei boschi, il wodwose, era spesso un fuori legge che.. aveva sviluppato caratteristiche sovrumane ed il fiero atteggiamento imprevedibile di un animale selvaggio. L’uomo verde, invece, era una delle personificazioni della primavera, un essere mitologico sovrannaturale che sopravvive ancor oggi nei balli popolari inglesi e nei nomi di molti pub” (11) [traduzione mia].
Il cavaliere verde è una fusione dei racconti eroici dei cavalieri, un insegnamento della morale cristiana e del dio della vegetazione pre-cristiano. La favola del cavaliere verde si è tramandata nei tempi “moderni” tramite i festival dei Mummer Plays, che sono state celebrazioni folkloriche popolari per almeno 300 anni e probabilmente anche prima, e le Sword Dances. Questi festival folklorici hanno luogo nel periodo natalizio e sono conosciuti per il Wilde Mann ricoperto di foglie ed altre figure verdi nei festoni come il Burry Man che sono parte integrante delle celebrazioni.
Non è semplice interpretare le azioni del cavaliere verde nel poema, perlomeno facilmente come suggerito da Matthews, tuttavia Sir Gawain and the Green Knight indica che l’archetipo alla base nel XIV secolo in Inghilterra era ugualmente importante sia per le classi letterate che per i contadini, grazie alle storie che venivano ancora raccontate ed alle immagini scolpite, così come egli è universalmente importante oggi per tutta l’umanità, mostrato nelle sculture, nei romanzi e in molte altre forme d’espressione.
Il Green Man of Fingest
L’uomo verde di Fingest era in realtà un fantasma. Secondo Daphne Phillips, nel 1321 furono donati ad Henry Burghersh, vescovo di Lincoln, 300 acri di terreno per lo sviluppo di un parco, così come un grande “appezzamento” di terra intorno al maniero di Fingest che era designato come free warren – ovvero il vescovo aveva su di esso diritti di caccia -. Tuttavia, questo ampio tratto di terra era stato comunemente utilizzato dagli abitanti del villaggio per crescere mandrie per pagare tasse alla corona. Nel 1341 più di 60 famiglie risiedevano in quest’area e usavano la terra per il proprio sostentamento. Quando il vescovo prese il controllo, solo un terzo della terra rimase ai contadini. Phillips nota che “il vescovo, cosa che non deve sorprendere, fu colpito da un’amara maledizione sia in vita che durante la sua morte” (12) [trad. mia], che ebbe luogo alla fine del 1343.
La leggenda vuole che subito dopo la sua morte il vescovo fu visto come “un guardiano dalla corta giacca verde, con… un arco, una faretra con le frecce ed un corno”. Egli fu, a causa delle azioni commesse in vita, destinato ad essere il custode del parco, fino a quando la terra non fu nuovamente destinata alla gente. Non molto tempo dopo “i banchi ed i pali (furono) buttati giù e le fosse… riempite di nuovo” [trad. mia], la terra fu nuovamente aperta per l’uso pubblico. È questa la fine della storia di fantasmi sul vescovo? No. Nel 1898, quindi piuttosto recentemente se vogliamo, fu registrato che il fantasma poteva ancora essere visto nel sagrato della chiesa, vestito sempre come un guardiano con la giacca verde. Egli viene visto nel ruolo di protettore della terra e si pensa che le leggende del vescovo fantasma siano una rilettura, una versione più recente del Signore della Foresta, o, come sostiene Phillips, “a god (converted) into a repentant bishop” (“un dio (convertito) in un prete penitente”).
La leggenda islamica di Khidr
Secondo la leggenda, Alessandro il Grande ottenne una copia del testamento di Adamo che menzionava che Dio aveva creato una fonte miracolosa alle spalle del monte Oaf, la barriera montuosa intorno al mondo, situata nella Terra delle Tenebre. L’acqua di questa fonte “era più bianca del latte, più fresca del ghiaccio, più dolce del miele, più morbida del burro e dal profumo più dolce del muschio” (13). Garantiva inoltre la vita eterna a coloro che ne bevevano. Khidr, con l’esercito di Alessandro al suo seguito, entrò nella Terra delle Tenebre e trovò la fonte. Si fece il bagno nella sua acqua e bevve la sua dolcezza, e divenne immortale. Tuttavia, quando tentò di mostrare ad Alessandro la sua scoperta, si perse.
Un’altra versione della leggenda narra che Khidr cadde nella Fonte della Vita, ottenne l’immortalità e divenne l’Uomo Verde (14). Khidr è considerato, tra i Sufi, la Guida al Cammino Sufi e si dice appaia agli adepti Sufi in sogno o in persona, per aiutarli nel cammino.
In una leggenda Khidr era anche compagno di Mosè. Il nome Khidr, secondo la tradizione, è associato al colore verde e si dice che persino la pietra su cui pregava divenne di quel colore (15).
Come il Green Man, Khidr “è considerato rappresentante della natura ed una fonte di saggezza sovrannaturale che vive sia all’interno che all’esterno del tempo, ed è quindi immortale” (16).
Il Green Man di Hughenden
Le cronache dicono che l’Uomo Verde si sia manifestato in Inghilterra persino nel tardo 1986. Un articolo nel quotidiano South Bucks Star del 26 settembre 1986 intitolato Phantom of the Forest (“il fantasma della foresta”) racconta:
“Una figura spettrale vestita di verde ha spaventato due motociclisti mentre passavano davanti ad un forno crematorio proprio prima della mezzanotte.
L’apparizione si è profilata all’improvviso al lato della strada facendo rabbrividire l’autista Mark Nursey e la sua ragazza Allyson Buleptt, che era nell’auto che seguiva.
Mark, di Hepplewhite Close, High Wycombe, dice “La cosa più strana era il modo in cui si reggeva in piedi. Sembrava indossare un qualcosa che posso solo descrivere come una grande salopete verde. Non riuscivo a distinguere testa e mani. Sembrava chinarsi e invece era alto 5 piedi ed 11 pollici e di buona stazza”.
L’articolo prosegue teorizzando l’origine dell’apparizione:
“Una teoria è che la figura era lo spirito della foresta, un Green Man, come dipinto su numerose insegne di pub nell’area del Chilterns. Si collega anche ad Herne the Hunter (“il cacciatore”), spirito della foresta rappresentato in televisione come Robin di Sherwood”.
L’edizione del 17 ottobre del South Bucks Star narra ancora del “fantasma”:
“Un’ulteriore testimonianza del fantasma della foresta ha risvegliato il terribile calvario. Il fantasma verde alto 7 piedi è stato visto dal magazziniere Phil Mullett qualche iarda dal luogo dove il ventunenne Mark Nursey l’ha visto, su Four Ashes Road, Cryers Hill, vicino High Wycombe.
Phil ha detto: “Mi ha shockato leggerne (l’articolo precedente su Star). Il racconto è molto simile al mio. Erano circa le nove e mezza di sera quando guidavo su Four Ashes Road e accendendo gli abbaglianti della mia auto ho visto questa persona in verde apparire al lato destro della strada. È balzato al centro e si è voltato verso di me. Ha mosso le mani, non per spaventarmi ma come se volesse avvisarmi o farmi tornare indietro. Ho sterzato dall’altra parte della strada ma man mano che mi sono avvicinato si è riposizionato al centro, girandosi verso di me ed alzando le braccia. Sapevo che stavo per colpirlo. Penso di aver gridato qualcosa.”
Secondo la notizia il signor Mullett l’ha colpito ma quando è uscito dall’auto per controllare non c’era nulla da vedere. Ha descritto l’apparizione come “di un verde squillante, ma sembrava non avere né mani né gambe. La corporatura era solida ed era alto all’incirca sette piedi. Al posto del viso aveva una forma rotonda grigio nebbia.
I Bambini Verdi

Un racconto interessante che riguarda i bambini verdi è stato raccontato spesso nel corso degli anni. Il più datato è quello di Thomas Keightley nella sua pubblicazione del 1878 The Fairy Mythology (17). Keightley nota che questa storia era “quella raccontata da Picart nelle sue Note su William di Newbridge. Non riusciamo a trovarla nella Collection of Histories, etc., di Martenes e Durand, l’unico posto dove, da quanto sappiamo, le opere di questo raccontastorie sono stampate.”
Wolf Pits
Ecco tutta la storia [traduzione mia]:
“Un’altra cosa meravigliosa” dice Ralph di Coggeshall, “accadde nel Suffolk, a St. Mary’s of the Wolfpits. Un ragazzo e sua sorella furono trovati dagli altri abitanti in quel posto vicino la bocca del pozzo, con gli arti uguali a quelli di tutti gli altri uomini ma con la differenza che il loro colore era verde. Nessuno comprendeva la loro lingua. Quando furono portati come curiosità alla casa di un certo cavaliere, Sir Richard de Caine, a Wikes, piansero amaramente. Furono messi davanti a loro pane ed altre vettovaglie ma non toccarono nulla, sebbene fossero tormentati da una gran fame, come la ragazza in seguito avrebbe riconosciuto. Ad un certo punto, portarono alcuni fagioli appena raccolti ancora con il loro stelo. Essi cominciarono a far segno, con grande avidità, che volevano i fagioli. Quando li furono portati, aprirono i gambi anziché i baccelli, pensando che i fagioli fossero al loro interno, ma non trovandoli lì ricominciarono a piangere. Quando i presenti videro ciò, aprirono i baccelli mostrando loro i fagioli. Essi li mangiarono di gusto, e per lungo tempo non mangiarono altro cibo. Il ragazzo tuttavia era sempre languido e depresso, e morì in breve tempo. La ragazza godeva di buona salute, si abituò a diversi tipi di cibo, perse completamente il colore verde e riprese lo stato corporeo tipico di chi ha il sangue. Fu successivamente rigenerata dal battesimo santo, e visse molti anni al servizio di quel cavaliere (come spesso ho sentito dire da lui e dalla sua famiglia), e fu spesso sciolta e lasciva nella sua condotta.
Le fu chiesto spesso degli abitanti del suo villaggio, ed ella rispondeva sempre che erano di colore verde; che non vedevano il sole ma amavano un grado di luce come quella che c’è dopo il tramonto. Chiedendole da dove provenivano lei ed il suddetto ragazzo, rispose che stavano seguendo i loro greggi, giunsero ad una certa grotta, entrati nella quale udirono un delizioso suono di campane, furono rapiti da tanta dolcezza che si avventurarono per lungo tempo lungo la grotta, fino ad arrivare alla sua altra entrata. Quando ne uscirono, persero i sensi perché colpiti dalla luce eccessiva del sole, e per l’inusuale temperatura dell’aria. E così giacquero per lungo tempo. Terrorizzati dal rumore fatto da quelli che andavano a vederli, avrebbero voluto fuggire ma non riuscirono a trovare l’entrata della grotta prima che fossero catturati.
Questa storia è raccontata anche da William di Newbridge, che l’ambienta nel regno di re Stefano. Racconta che aveva a lungo stentato a crederci, ma alla fine era stato schiacciato dal peso dell’evidenza. Secondo lui, il posto dove i bambini apparvero era circa 4 o 5 miglia da Bury St. Edmund’s: essi giunsero al tempo del raccolto fuori dalle Wolf-pits; entrambi persero il loro alone verde, furono battezzati ed impararono la lingua inglese. Il ragazzo, il più giovane, morì; ma la ragazza sposò un uomo a Lenna, e visse molti anni. Dissero che il loro paese si chiamava “la terra di San Martino”, in quanto quel santo era il più venerato da quelle parti; che gli abitanti erano cristiani e vi erano delle chiese; che lì il sole non sorgeva, ma che c’era un paese luminoso che si poteva vedere di lì, e che erano divisi da un fiume molto ampio.
La storia è interessante da diversi punti di vista. Il mondo nascosto attraverso il quale i bambini hanno viaggiato, lungo una caverna profonda, ricorda quelle leggende di passaggio nell’inferno attraverso fonti e grotte sacre (18). Una razza sconosciuta di persone dalla pelle verde il cui unico cibo consiste di verdura è un misto di cultura fatata e cultura associata con la Wild Folk, gente selvaggia. Che la storia di Keightley racconti che il paese dei bambini fosse cristiano e che adorassero San Martino è ovviamente una rielaborazione in chiave cristiana di una favola probabilmente precedente. Un gruppo simile di spiriti della terra sono le Daome-Shi, una forma di folletti sotterranei che “risiedono nelle montagne ardenti, o si occupano di estrazioni minerarie e di custodirne i tesori”, che si vestono anche di verde (19).
1. Eliade, Mircea, Myth and Reality, New York, Harper Torchbooks 1963, 2

2. Ibidem, 1

3. Doel, Fran & Geoff, The Green Man in Britain. Gloucestershire, Tempus Publishing Ltd. 2001, 25

4. Stone, Brian, “The Common Enemy of Man”, in Sir Gawain and the Green Knight, tradotto da Brian Stone. London, Penguin Books 1974, 123

5. Cavendish, Richard, “Lancelot and Gawain”, in Legends of the World, New York, Barnes & Noble Books 1994, 243

6. Wakefield, J.D., Legendary Landscapes: Secrets of Ancient Wiltshire Revealed, Marlborough,Nod Press 1999, 95-96

7. Matthews, John, The Quest for the Green Man, Wheaton, Quest Books 2001, 88

8. Ibidem 90-91

9. Doel, op. cit., 79

10. Stone, Brian (curatore), Sir Gawain and the Green Knight, London, Penguin Books 1974, 26, 27

11. Ibidem, 122

12. Phillips, Daphne, “The Green Man of Fingest”, in Strange Buckinghamshire, http://www.cleaverproperty.co.uk/strange’bucks/fingest.html, 11/15/2000

13. Elwell-Sutton, L.P., “The Islamic World: The Two Horned One”, in Legends of the World, a cura di Richard Cavendish, New York: Barnes & Noble Books 1994, 116

14. Ibidem

15. Ibidem

16. Matthews, op. cit., 30

17. Keightley, Thomas, The Fairy Mythology: Illustrative of the Romance and Superstition of Various Countries, London, G. Bell Publishers, 1878

18. Varner, Gary R., Sacred Wells: A Study in the History, Mythology and Meaning of Holy Wells and Waters, Baltimore, PublishAmerica Publishers, 2002

19. Bonwick, James, Irish Druids and Old Irish Religions, New York, Barnes & Noble Books 1986, 90 (ristampa dell’edizione del 1894)

[to be continued…]
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