Gerda e la Regina delle Nevi

Una delle favole che più ho amato e che penso caratterizzi in pieno la mia infanzia; una favola di cui ho avuto terrore e che ho poi amato, che rappresenta per me a pieno titolo il sublime, è una delle favole più lunghe, e tra quelle più apprezzate, dello scrittore danese Hans Christian Andersen: La regina delle nevi (Sneedronningen, del 1844).
Il suo sottotitolo è una fiaba in sette storie, poiché è divisa in sette sezioni, ognuna delle quali descrive una vicenda compiuta.

Trama

* Prima storia, che tratta dello specchio e delle schegge
In questa prima sezione viene narrato l’antefatto: si racconta come uno spirito malvagio abbia creato uno specchio capace di far sparire tutto ciò che di bello si specchia in lui, e di accentuare e di deformare tutto il cattivo. In seguito, lo specchio si rompe in mille frammenti che vengono dispersi per il mondo, entrando negli occhi e nei cuori degli uomini corrompendo le loro anime.

* Seconda storia. Un bambino e una bambina
Si presentano i protagonisti, il bambino Kay e la bambina Gerda. Kay e Gerda sono vicini di casa, e le loro finestre, all’ultimo piano di alti palazzi, sono unite da un piccolo giardino pensile, ricolmo di rose. Un giorno, mentre i bambini sono nel giardinetto, un frammento dello specchio malvagio entra nell’occhio di Kay. Da quel momento Kay divenne cattivo con tutti, persino con Gerda. Un giorno, mentre Kay gioca con lo slittino nella piazza del paese, si attacca alla slitta della regina delle nevi e viene trascinato via, senza riuscire a staccarsi. La regina delle nevi lo incanta con un bacio, facendogli perdere la memoria e impedendogli di avvertire il freddo.

* Terza storia. Il giardino fiorito della donna che sapeva compiere magie

Nella terza parte Gerda, disperata per la scomparsa di Kay, decide di andare a cercarlo. Sale su una barchetta e chiede al fiume, in cambio delle sue scarpette rosse, di portarla da Kay. La barca si arena nei pressi di una casetta in mezzo ad un giardino di fiori, dove vive una vecchia maga. La maga incanta Gerda facendole dimenticare Kay e fa scomparire tutte le rose del giardino sottoterra, affinché queste non le ricordino il suo amico perduto. Ciononostante, dopo qualche tempo Gerda vede una rosa dipinta, si ricorda di Kay e, dopo aver interrogato invano tutti i fiori del giardino, riparte alla sua ricerca. Nel frattempo è arrivato l’autunno.

* Quarta storia. Il principe e la principessa

Nella quarta storia Gerda incontra una cornacchia, che le racconta di come un ragazzo sconosciuto abbia da poco sposato la principessa del paese. Nella sua descrizione Gerda crede di riconoscere Kay e, con l’aiuto della cornacchia, entra nella reggia e nella stanza della principessa e del suo sposo. Però questi non è Kay, sebbene gli somigli. Commossi dalla sua storia, i principi regalano a Gerda una carrozza con la quale proseguire la ricerca.

* Quinta storia. La figlia del brigante

In questa sezione Gerda viene assalita dai briganti, a causa della carrozza e dei ricchi vestiti che le sono stati donati. I briganti vogliono ucciderla, ma vengono fermati dalla figlia del capo, che desidera che Gerda diventi la sua compagna di giochi. La figlia del brigante tiene prigionieri due colombi selvatici e una renna, i quali, dopo aver ascoltato la storia di Gerda, le dicono di avere visto Kay in Lapponia, nel palazzo della regina delle nevi. La figlia del brigante lascia liberi Gerda e gli animali, che partono per la Lapponia.

* Sesta storia. La donna di Lapponia e la donna di Finlandia

Gerda trova ospitalità in Lapponia presso una povera donna. La donna di Lapponia le affida un messaggio – scritto su un baccalà – per la donna di Finlandia, che potrà aiutarla. La donna di Finlandia, una maga, spiega a Gerda dove sia il palazzo della regina delle nevi, e le spiega che non avrà bisogno di altri poteri per sconfiggere la regina oltre quelli che ha già.

* Settima storia. Che cosa era successo nel castello della regina delle nevi e che cosa accadde in seguito

Nella settima storia viene raccontato innanzitutto come Kay sia stato soggiogato dalla regina delle nevi e costretto a comporre all’infinito parole con alcuni frammenti di ghiaccio. Solo se riuscirà a comporre la parola “eternità” potrà arrivare ad essere padrone della propria vita. Mentre Gerda sta arrivando al palazzo, la regina lo lascia. Gerda trova Kay, lo abbraccia e con le lacrime scioglie il ghiaccio nel cuore di Kay. Kay lo riconosce e si mette a piangere, facendo così uscire dall’occhio il frammento di specchio. Mentre Kay e Gerda festeggiano, i frammenti di ghiaccio compongono spontaneamente la parola “eternità”, liberando Kay.

Anne Anderson: Gerda told the raven her troubles

La Regina delle Nevi: viaggio alla scoperta di sé

La Regina delle Nevi è una storia destinata apparentemente ad un pubblico infantile ma, in realtà, è piena di significati e messaggi universali. Il viaggio che Gerda, la protagonista, intraprende per ritrovare l’amichetto Kay, rapito dalla crudele regina delle nevi, è una metafora del passaggio dalla fanciullezza all’età dell’adolescenza.
La scheggia di ghiaccio finita nel cuore di Kay è quella che un po’ tutti oggi conserviamo nel nostro cuore, ma il pianto d’amore di Gerda riuscirà a scioglierla, alla fine.
Per sconfiggere la regina delle nevi non occorrono pozioni magiche. Il pianto di Gerda scioglie il dolore raggrumato nel cuore di Kay: è l’amore, quell’andare verso. L’interesse appassionato per questa fiaba nasce dal riconoscimento della sua ricchezza simbolica, è il percorso iniziatico di due bambini dall’infanzia all’adolescenza, un tempo della vita in cui si è molto vulnerabili, ci si ritrova diversi, a volte arroganti, con lo sguardo duro, soli.


Questa fiaba ci incoraggia ad andare là, dove qualcuno è prigioniero delle nevi, ed uscirne insieme. Un messaggio di amore universale, dunque, e l’invito ad essere solidali gli uni con gli altri.
La Regina delle Nevi racconta la vittoria delle forze del cuore sul freddo intelletto astratto che, con la sua critica priva di calore, uccide i rapporti umani, promettendo certezze sulle quali non si può costruire nulla. È l’augurio che l’amore, inteso come comprensione e fiducia incondizionata nelle capacità dell’altro, possa vincere le seduzioni di un sapere senza anima, che oggi come ai tempi di Andersen minaccia di raffreddare i nostri cuori.

Grazie alla sua tenacia, anche nei momenti di sconforto e solitudine, Gerda non perde la forza per superare le difficili prove che la porteranno a ritrovare Kay e riportarlo a casa. Dopo tanti incontri raggiunge il castello della Regina dove deve affrontare, per ultimo, l’amico di un tempo, ora freddo come il ghiaccio. Kay, incantato dall’intelligenza e perfezione della Regina, sembra prigioniero del suo cuore gelato, confuso e sedotto dalla solitudine e tenuto lontano dalla vita e dagli affetti. Grazie alla crescita avvenuta durante il viaggio, Gerda riuscirà a capire come rompere l’isolamento di Kay: il calore dei sentimenti scioglierà il gelo nel cuore dell’amico che finalmente ricomincerà a vivere le sue emozioni.
L’amicizia ed il fluire dell’affetto dall’una all’altro riavvicineranno i due protagonisti, ormai entrambi adulti, eppure bambini, bambini nel cuore.

File:Anne Anderson03.jpg

Anne Anderson (1874-1930)

Temi prevalenti
La fiaba di Andersen racconta un viaggio, inteso non solo come l’esperienza che Gerda compie alla ricerca dell’amico, ma anche come percorso interiore, di crescita e costruzione della propria identità: un cammino emotivo che spinge la protagonista ad abbandonare il mondo protetto dell’infanzia per avventurarsi nella fase conflittuale dell’adolescenza.
Ciascuna tappa di questo viaggio ha un significato metaforico.
Così, le scarpette rosse che Gerda getta nel fiume per ritrovare Kay sono i primi oggetti di cui si priva, l’inizio di un processo di abbandono delle costrizioni materiali verso una fortificazione interiore.
La bellezza seducente del giardino della Signora dei fiori nasconde in realtà un mondo falso ed insidioso, fatto di pericolose illusioni da cui scappare, perché un giardino nel quale niente muore non esiste.
Le cornacchie sono simbolo di sentimenti che la bambina rifugge: vivono una vita non loro, accettano la mediocrità e si stupiscono che non voglia fermarsi tra agi e comodità.
La brigantessa, selvaggia ed apparentemente cattiva, in realtà si rivela una figura generosa, affascinata dalla dolcezza di Gerda, e le offre un aiuto concreto affinché possa proseguire il suo cammino.
La signora di Lapponia, una vecchina che incarna la saggezza, ricorda a Gerda che “la forza dei 12 uomini” che sta cercando per poter liberare Kay si trova unicamente nel suo cuore, e che dovrà affrontare la Regina delle Nevi da sola e senza protezione.
Infine, l’incontro con Kay nel regno gelato è rappresentato da un semplice abbraccio che scalderà il cuore del ragazzo e gli trasmetterà la consapevolezza che la perfezione è in un attimo che può sembrare eterno.

I bambini e gli adolescenti si possono riconoscere nell’esperienza di amicizia profonda e nel gioco dei protagonisti della fiaba. Vedono rispecchiato nel racconto il sentimento della solitudine, caratteristico della loro età. Spesso ci si sente in grado, come Kay, di fare tutto da soli, ma si rischia di chiudersi nel proprio mondo, in un profondo isolamento sia dagli altri che da se stessi, senza permettersi espressioni di debolezza e negando le proprie emozioni.
Gerda invece mostra come sia possibile chiedere aiuto agli altri per essere determinati nell’inseguire i propri sogni, ragionare con la propria testa, scoprire inaspettati lati positivi e credere alla propria forza interiore.

Il testo della fiaba qui.

 

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 Thanks for some of those images to Aputsiaq
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