Madame de Staël

Durante la dominazione napoleonica dell’Europa le teorie dei romantici tedeschi non ebbero modo di diffondersi ed esercitare la loro influenza negli altri paesi europei.
In quegli anni, pur affiorando una nuova sensibilità, pur ispirandosi la poesia a nuovi contenuti civili e morali, pur accostandosi alla realtà, il gusto, le norme compositive, la tecnica, il concetto stesso dell’arte, rimasero, soprattutto in Italia, fondamentalmente classici.
Alla diffusione della cultura e delle teorie estetiche romantiche contribuì in gran parte la scrittrice francese Madame de Staël, con il suo famoso libro De l’Allemagne, l’opera più completa sulla cultura e la civiltà romantica tedesca.
Questo libro, pubblicato in Francia nel 1810, rivelando all’Europa la cultura tedesca diede un grande impulso di rinnovamento del pensiero e delle teorie estetiche, contribuì a maturare tendenze ed orientamenti di pensiero, a chiarire stati d’animo che già spontaneamente si erano manifestati nella seconda metà del secolo XVIII.
Esso infatti non soltanto affermava un concetto dell’arte diverso da quello classicistico, ma proponeva una nuova tavola di valori, insegnava il culto del sentimento e dell’interiorità, il ripiegamento sulla propria intima religiosità, la ricerca e l’ansia dell’assoluto ed il culto della storia, delle caratteristiche nazionali dei popoli.
In esso si combattevano le tesi iconoclastiche degli illuministi e si rivendicavano la storia, le tradizioni, il “genio” di ogni popolo le cui origini dovevano porsi nel Medioevo, dai romantici considerato come la vera matrice delle moderne nazioni europee.
La Staël, costretta all’esilio da Napoleone, al quale fu tenace oppositrice, era riparata in Germania ove, conosciuti gli Schlegel, il filosofo Fichte ed altri rappresentanti della nuova cultura, presa da grande ammirazione per la società tedesca, aveva disegnato il suo libro famoso.
Ma già prima di venire a contatto con la cultura tedesca la Staël, rifacendosi al Rousseau, aveva elaborato alcune sue idee d’ispirazione schiettamente romantica, che esercitarono una notevole influenza in Francia ed in Italia.
Per intendere le idee che la Staël espone nelle sue opere giovanili bisogna richiamare quegli atteggiamenti e quegli spunti del pensiero di Rousseau – nel quale il giovane Goethe riconosceva l’iniziatore di un mondo nuovo, opposto a quello di Voltaire – ai quali essa si ispirò.
Bisogna cioè richiamare quella nuova intuizione rousseauiana dell’uomo che pone in primo piano il sentimento, la fantasia, l’intuito; quel nuovo concetto che Rousseau ebbe della Natura come consolatrice e risanatrice, della passione come forza naturale irresistibile e fondamentalmente benefica; quel suo invito ad abbandonarsi al sogno per ritrovare il legame con l’infinito; quella sua religiosità naturalistica e sentimentale per la quale Dio si identifica nella Natura e si attinge nell’estasi del sentimento; quella sua fede, tutta fondata sul sentimento, per la quale egli esalta l’amore come esperienza sovrumana, assolutamente libera da ogni legame sociale o morale, in cui misticismo e voluttà si fondono come sublime passione che eleva lo spirito in un’estasi suprema; ed ancora quel suo gusto di mettere a nudo, orgogliosamente, il proprio Io, di affermare la propria individualità “eccezionale”.
La Staël si educò sulle opere del Rousseau ed esordì con alcuni scritti di carattere critico-letterario ispirati alle idee che il filosofo francese espone nel suo Émile.
Nel saggio Sur les fictions, pubblicato nel 1785, la scrittrice ginevrina sostiene che bisogna liberarsi dalla soggezione degli antichi, combatte l’imitazione dei classici, esclude l’uso della mitologia, sia pagana che cristiana, sostiene che i fatti umani devono essere esposti in modo che appaiano dettati da una concatenazione di cause morali.
Nello scritto successivo, De l’influence des passions, la Staël afferma decisamente l’importanza del sentimento nella vita dell’uomo: ella sostiene che non la religione, non la filosofia, ma soltanto il sentimento può offrire un sicuro conforto al cuore umano, che fondamento di ogni virtù è la bontà, la sola forza che può redimere e sollevare moralmente l’uomo.
Assai notevole, per l’influenza che esercitò sulla letteratura dell’Ottocento, è l’opera De la littérature considérée dans ses rapports avec les institutions sociales, che la scrittrice pubblicò nel 1800 quando ancora non conosceva la civiltà tedesca.
In quest’opera sostiene che la letteratura è un’espressione della società, che ogni società ha una letteratura adeguata alle sue istituzioni, alla sua cultura, alla sua civiltà, e che grandi scrittori sono quelli che nelle loro opere sanno riflettere le idee della società entro la quale vivono.
Secondo la scrittrice la letteratura nata dalla Rivoluzione sarà necessariamente superiore all’antica, in quanto espressione di una società adulta, organizzata in forme più razionali e civili, ed impiegherà nuove forme espressive adeguate alla nuova civiltà ed alla materia da trattare.
Alla base del libro si scorge l’idea che le letterature settentrionali, cioè quella inglese e quella tedesca, siano più moderne e vive di quelle latine, ormai vecchie.
Mme de Staël, conosciuta meglio l’Italia, riconobbe che essa era la vera patria classica; e che la latente coscienza nazionale italiana “risiedeva” nel ricordo della passata grandezza; mentre le cause della decadenza erano dovute alla sottovalutazione dei problemi filosofici e religiosi.

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