ULTIMO DISCORSO DI JIUDDU KRISHNAMURTI

sumer

Vorreste cortesemente prendere parte a quello che sta dicendo chi vi parla? Vorreste non solo ascoltare passivamente, pensarci sopra o prestarvi un po’ di attenzione ogni tanto, ma prendervi parte insieme a lui? Ci sono una o due cose che vanno chiarite molto bene: qui non si ha a che fare con un culto della personalità. Chi vi parla prova un profondo disgusto per una cosa del genere; tutto quello che dice viene contraddetto se vi mettete ad adorare un particolare individuo o se ne fate un dio. Quello che conta è ascoltare che cosa egli ha da dire, e prendervi parte; non basta stare ad ascoltare soltanto, ma bisogna effettivamente prendere parte a quello che dice.

Abbiamo parlato della vita, della profonda complessità della vita, dell’origine della vita.

Che cos’è la vita? Qual è l’origine di tutte le cose? Questa terra meravigliosa, la dolcezza della sera, il sole di prima mattina, i fiumi, le valli, le montagne, lo splendore della terra che stiamo saccheggiando… Se voi dite che l’origine di tutto questo è “dio” allora è finita, potete andarvene felici e contenti, perché per voi il problema è risolto. Ma se cominciate a mettere in questione, a mettere in dubbio, come si dovrebbe fare, tutti gli dei, tutti i guru – io non faccio parte di quella tribù -, se cominciate a mettere in questione tutto quello che l’uomo ha fatto nella sua lunga evoluzione lungo il cammino della storia, allora arrivate a domandarvi: dov’è il principio? Qual è l’origine? Come è potuto succedere tutto questo? Spero vi stiate ponendo la questione; non limitatevi ad ascoltare chi vi parla, ma prendete parte a quello che stiamo dicendo, fatelo a pezzi! Non accettate niente di quello che dice chi vi parla! Egli non è il vostro guru, non è il vostro capo, non è qui per aiutarvi. È da questa base, da questo principio che si muove il suo discorso.

Si tratta di un discorso molto serio e, a meno che il vostro cervello non sia veramente attivo, temo che non sarete capaci di seguirlo. Sarebbe inutile, sia per voi che per chi vi parla, ascoltare un mucchio di parole; ma se potessimo, insieme, intraprendere un lungo viaggio, non in termini di tempo, non basandoci su una fede, su delle conclusioni o delle teorie, se potessimo esaminare con molta attenzione il modo in cui viviamo, la paura, l’incertezza, l’insicurezza e tutte le invenzioni che l’uomo ha fatto, incluse quelle cose straordinarie che sono i computer: dove siamo arrivati, dopo due milioni di anni? Dove stiamo andando? Non secondo qualche teoria, non secondo quanto è scritto in qualche libro sciagurato, per quanto sacro sia, ma dove stiamo andando tutti quanti? E da dove abbiamo cominciato? Le due cose sono collegate tra loro: dove stiamo andando e da dove abbiamo cominciato. L’inizio può essere la fine. Non dite di sì, scopritelo. Potrebbe non esserci né principio né fine, e ci accingiamo ad approfondirlo insieme.

Dal principio del tempo, fino al giorno d’oggi, l’uomo ha sempre pensato in termini di religione. Che cos’è la religione? Gli uomini hanno sempre cercato qualcosa di più di questo mondo. Hanno adorato stelle, soli, lune e quello che essi stessi avevano creato. Ci sono voluti sforzi tremendi, fatica, energia per erigere gli antichi templi, le moschee e le chiese. Per questo scopo sono state impiegate straordinarie energie. Quale forza spinge l’uomo a cercare qualcosa che sia al di là del mondo, al di là dell’angoscia di ogni giorno, che è fatica, lavoro, andare in fabbrica, in ufficio, fare la scalata al successo, fare denaro, cercare di far colpo sugli altri, cercare di dominare? Siete d’accordo che è così? Che voi siate d’accordo o no, è un fatto. Cercano tutti qualche forma di potere. A Delhi, qui o altrove, vogliono essere al centro degli avvenimenti, vogliono sentirsi importanti.

Ci chiediamo: che cos’è la religione? Che cosa ha indotto l’uomo a donare ad un tempio enormi tesori? Che cosa gliel’ha fatto fare? Qual è stata l’energia che ha permesso tutto questo? È stata la paura? È stata la ricerca di una ricompensa dal cielo, o comunque la vogliate chiamare? All’origine di tutto questo c’è la ricerca di una ricompensa? Voi volete una ricompensa, volete qualcosa in cambio. Pregate tre o cinque volte al giorno e sperate che qualche entità vi dia qualcosa in cambio, un frigorifero, un’automobile, una moglie migliore o un marito migliore; oppure aspettate una grazia, vi aggrappate ad una speranza. Questa è stata la storia di tutte le religioni. Dio ed il denario stanno sempre insieme. La chiesa cattolica possiede enormi tesori; e anche voi li avete, qui nei vostri vari templi, dove fate i puja, i vostri riti e tutte quelle cose insignificanti. Tutto questo è veramente assurdo. Stiamo cercando di scoprire, indagando molto, molto a fondo, che cos’è la religione; non è certamente tutta questa faccenda di fare denaro. Ci chiediamo: che cos’è quello che non ha nome, che è suprema intelligenza, che non ha alcuna relazione con tutte le nostre preghiere, con tutti i nostri dei, con i templi, le moschee, le chiese? Tutto questo è stato fatto dall’uomo. Qualsiasi uomo intelligente deve metterlo da parte, senza però diventare cinico, senza diventare scettico, ma conservando un cervello che sia veramente attivo, un cervello capace di prendere in esame qualsiasi cosa, non solamente il mondo esterno.
Abbiamo un cervello che prende in esame i suoi propri pensieri, la sua coscienza, le sue pene, le sue sofferenze e tutto il resto? Abbiamo un cervello del genere?

A questo punto bisogna distinguere fra cervello e mente. Il cervello è il centro di tutti i nostri nervi, di tutta la nostra conoscenza, delle nostre teorie, le opinioni, i pregiudizi; fin dalle scuole superiori, dall’università, tutta questa conoscenza viene raccolta dentro il cranio. Tutti i pensieri, tutte le paure sono lì. Il cervello è diverso dalla mente? Se avete fatto seriamente attenzione a quello che ha chiesto chi vi parla, vi chiederete anche voi: c’è differenza fra il cervello – il vostro cervello, contenuto nel cranio, con tutta la conoscenza che è stata accumulata, non solo da voi, ma anche dai vostri antenati, per due milioni di anni, e che è tutta racchiusa lì – c’è differenza tra il cervello e la mente? Il cervello sarà sempre limitato. Non dite di sì: si tratta di una cosa troppo seria. E la mente è diversa dalla mia coscienza, dalle mie attività di tutti i giorni, dalle mie paure, dalle ansie, le incertezze, i dispiaceri, le pene e da tutte le teorie che l’uomo ha accumulato a proposito di qualsiasi cosa? La mente non ha relazione con il cervello: può comunicare con il cervello, ma il cervello non può comunicare con la mente. Non dite di sì, vi prego: questa è l’ultima cosa da fare. Chi vi parla sta dicendo che è il cervello a conservare la nostra coscienza, i nostri pensieri, le nostre paure e via di seguito. Tutti gli dei, tutte le teorie sugli dei o le teorie di quelli che non credono, è tutto lì. Nessuno può confutare questo, a meno che non sia un po’ squilibrato. Il cervello, che è condizionato dalla conoscenza, dall’esperienza, dalla tradizione, non può comunicare in alcun modo con la mente, che è totalmente al di fuori dell’attività del cervello. La mente può comunicare con il cervello, ma il cervello non può comunicare con la mente, perché il cervello può continuare a immaginare all’infinito, può immaginare ciò che non ha nome, può fare qualsiasi cosa. La mente è immensa perché non vi appartiene, non è la “vostra” mente.

Ci accingiamo a investigare – insieme, per favore ricordatevelo, sempre insieme – non solo la natura della religione, ma anche il computer. Sapete che cos’è un computer? È una macchina, una macchina che può programmare se stessa; e può dare origine ad un altro computer. Il computer padre genera un computer figlio che è migliore di lui. Questo non è qualcosa che dobbiate accettare, è di dominio pubblico, non è un segreto, perciò osservate attentamente. Il computer può fare quasi tutto quello che l’uomo è in grado di fare. Può creare tutti i vostri dei, tutte le vostre teorie, le vostre cerimonie; è perfino più bravo di quanto non possiate mai esserlo voi. Così il computer sta venendo al mondo, e porterà un cambiamento nei vostri cervelli. Avete sentito parlare dell’ingegneria genetica: che vi piaccia o no, stanno cercando di cambiare radicalmente il vostro comportamento. È questo che fa l’ingegneria genetica. Stanno cercando di cambiare il vostro modo di pensare.

Quando l’ingegneria genetica ed il computer si incontreranno, che cosa ne sarà di voi? Che razza di esseri umani diverrete? Il vostro cervello verrà alterato. Il vostro comportamento subirà un cambiamento. Potranno rimuovere completamente la paura, potranno togliere di mezzo il dolore, spazzare via tutti i vostri dei. Lo faranno, non vi illudete. Tutto questo non potrà concludersi che con la guerra e la morte. È quanto sta realmente accadendo nel mondo. L’ingegneria genetica da un lato e il computer dall’altro: quando si metteranno insieme, com’è inevitabile che avvenga, che ne sarà di voi esseri umani? Il vostro cervello, ora, è proprio come una macchina. Siete nati in India e dite: “Sono indiano”; siete obbligati a farlo. Siete delle macchine. Vi prego, non sentitevi insultati, non vi sto insultando. Siete delle macchine che ripetono, proprio come fa il computer. Non immaginate che ci sia qualcosa di divino in voi – sarebbe meraviglioso! È qualcosa di sacro, di eterno. Il computer vi dirà anche questo.
Allora, che ne sarà dell’essere umano? Che ne sarà di voi?

Dobbiamo anche indagare che cos’è la creazione. Si tratta di un soggetto molto serio, non mettetevi subito ad assentire o a dissentire, ascoltate semplicemente. Non intendiamo la creazione di un bambino, che è una cosa molto semplice, o la creazione di qualcosa di nuovo. Un’invenzione è qualcosa di completamente diverso dalla creazione. Un’invenzione si basa sulla conoscenza. Gli ingegneri possono perfezionare il jet; il movimento ha a che fare con la conoscenza, e così anche quell’invenzione si basa sulla conoscenza. Quindi dobbiamo tener separata un’invenzione dalla creazione. Questo richiede tutta la vostra energia, tutta la vostra capacità di approfondire l’indagine. L’invenzione si basa essenzialmente sulla conoscenza. Perfeziono un orologio, costruisco un nuovo congegno. Tutte le invenzioni sono basate sulla conoscenza, sull’esperienza; le invenzioni sono inevitabilmente limitate, perché si appoggiano sulla conoscenza. Poiché la conoscenza è sempre limitata, le invenzioni non possono che essere limitate, sempre. Può darsi che in futuro non ci saranno più jet, ma qualcos’altro che andrà da Delhi a Los Angeles in due ore; si tratterà di un’invenzione basata sulla conoscenza acquisita in precedenza e perfezionata a poco a poco; ma questa non sarà creazione.

Allora che cos’è la creazione? Che cos’è la vita? La vita dell’albero, la vita del piccolo filo d’erba – la vita, non quella che si inventano gli scienziati, ma l’origine della vita – la vita, qualcosa che vive? Quello che vive, voi potete ucciderlo, ma la vita è sempre lì in qualcos’altro. Non dite di sì o di no, rendetevi conto piuttosto che stiamo indagando sull’origine della vita, stiamo per affrontare con la nostra indagine l’assoluto, qualcosa di veramente meraviglioso. L’assoluto non è una ricompensa, non ve lo potete portare a casa per usarlo.

Che cos’è per voi la meditazione? Che cos’è la meditazione? Questa parola, nel linguaggio corrente e nel significato che ne dà il dizionario, vuol dire “ponderare, pensarci sopra, concentrarsi, imparare a concentrarsi, non lasciare che il cervello divaghi”. È questo che voi chiamate meditazione? Siate semplici, siate onesti. E di che si tratta? Prendersi ogni giorno un certo periodo di tempo, andare in una stanza e starsene tranquillamente seduti a meditare per dieci minuti o mezz’ora? Meditare è concentrarsi? È pensare a qualcosa di sublime? Qualsiasi sforzo conscio per meditare fa parte della stessa disciplina che usate per lavorare in ufficio, perché dite: ” Se medito, la mia mente diventerà calma, penetrerò in un altro stato di coscienza”. La parola meditazione significa anche misurare, che vuol dire paragonare. La vostra meditazione diventa qualcosa di meccanico, perché usate energia per concentrarvi su una figura, un’immagine, un’idea, e questa concentrazione divide. La concentrazione porta sempre con sé la divisione; volete concentrarvi su qualcosa, ma il pensiero divaga; allora dite a voi stessi che non dovete distrarvi e tornate a concentrarvi di nuovo. Rifate la stessa cosa per tutto il giorno, o per mezzora; poi smettete e dite di aver meditato. Questa meditazione è raccomandata da tutti i guru e da tutti i loro seguaci. Per i cristiani l’idea è questa: “Credo in Dio, mi sacrifico a Lui; perciò prego per salvarmi l’anima”. È meditazione questa? Io non so nulla di questo genere di meditazione; è come voler raggiungere un risultato: se medito per mezz’ora, alla fine mi sento meglio. Ma esiste una meditazione di tutt’altro genere? Non accettate nulla di quello che dice chi vi parla, a nessun costo. Chi vi parla dice che quella non è affatto meditazione; è solo un processo volto a conseguire qualcosa. Se un giorno non siete stati capaci di concentrarvi, ci riprovate per un mese finché dite: “Ecco, ora ci sono riuscito”. È esattamente lo stesso processo che avviene quando un impiegato diventa dirigente.
Allora, esiste una meditazione di altro genere? Una meditazione che non è sforzo, non è misura, non è routine, non è qualcosa di meccanico? Esiste una meditazione in cui non c’è alcun senso di paragone, alcun senso di ricompensa o di punizione? Esiste una meditazione che non si basi sul pensiero, il quale è misura, tempo e tutto il resto?

Come si può spiegare che cos’è una meditazione che non ha nulla a che fare con il misurare, che non ha nulla da ottenere, che non dice: “Io sono questo, ma diventerò quello”? Intendendosi con “quello” dio o un superangelo. Esiste una meditazione che non ha assolutamente nulla a che fare con lo sforzo? Chi vi parla dice che c’è. Ma non siete obbligati ad accettare quest’affermazione. Forse chi vi parla sta dicendo delle sciocchezze; tuttavia egli vede che da un punto di vista logico la meditazione che si è soliti fare è autoipnosi, è ingannare se stessi. Ma se smettete di ingannarvi, se la fate finita con tutto quel processo meccanico, esiste un a meditazione completamente diversa? Purtroppo chi vi parla dice di sì. Ma non ci potete arrivare attraverso uno sforzo, concentrando tutta la vostra energia in una particolare direzione. E’ qualcosa che pretende un silenzio assoluto.

Prima di tutto, cominciate con molta umiltà, molta, molta umiltà, molto delicatamente, senza fretta, senza aggressività, senza dire “devo farlo”. Questo richiede di avere non solo un senso straordinario della propria solitudine, ma anche un senso di… Non ve lo devo descrivere. Non devo descriverlo, perché voi poi vi perdereste nelle descrizioni. Se lo descrivo, la descrizione non è la realtà. La descrizione della luna non è la luna, un dipinto dell’Himalaia non è l’Himalaia. Perciò basta con le descrizioni. Sta a voi scherzare con la meditazione o prenderla sul serio, sta a voi farla a modo vostro cercando di raggiungere qualcosa di speciale, una ricompensa o cose del genere. Nella meditazione che non ha nulla a che fare con lo sforzo, che non ha alcuna pretesa di raggiungere qualcosa, che non ha nulla a che fare col pensiero, il cervello è quieto, di una quiete che non è imposta dalla volontà, da un proposito, da una decisione, da tutte quelle sciocchezze: è tranquillo. Ed essendo tranquillo, possiede uno spazio infinito.
State aspettando che sia io a portare avanti l’indagine, per poi adeguarvi alle mie spiegazioni? Che razza di persone siete?

Allora, è mai stato calmo il vostro cervello? Ve lo sto chiedendo. Il vostro cervello pensa, teme, si preoccupa del vostro lavoro in ufficio, della vostra famiglia, si preoccupa di cosa faranno i vostri figli o le vostre figlie; pensare vuol dire tempo e pensiero. È mai stato tranquillo il vostro cervello? Senza ricorrere alle droghe, al whisky, ai tanti modi che ci sono di drogarsi. La vostra fede è una droga. Vi drogate quando dite: “Sì, è proprio così; l’ha detto Buddha, quindi deve essere giusto”. Vi drogate continuamente, perciò non avete quell’energia che è assolutamente necessaria per penetrare in qualcosa di immenso.

Ora torniamo al punto di partenza: ci interessava scoprire che cos’è la creazione. Che cos’è la creazione? Non ha niente a che fare con l’invenzione. Allora che cos’è la creazione, l’origine, il principio? Che cos’è la vita? Non l’andare in ufficio e tutto il resto, il sesso e i bambini, oppure niente bambini ma soltanto sesso e così via. Che cos’è la vita? Che cosa dà la vita a quel filo d’erba nel cemento? Che cos’è la vita in noi? Non tutte quelle cose che dobbiamo sopportare: il potere, la posizione, il prestigio, la celebrità oppure la cattiva reputazione; tutto questo non è la vita, è solo parte del cattivo uso che ne facciamo.
Ma la vita, che cos’è?

Perché venite ad ascoltarmi? Che cosa vi induce ad ascoltare quest’uomo? Ammesso che stiate davvero ascoltando. Che motivo c’è dietro il vostro ascolto? Che cosa volete? Che cosa desiderate? Dietro il desiderio c’è un motivo. Che cos’è il desiderio? Il desiderio fa parte della sensazione, no? Vedo questo magnifico orologio, o un orologio brutto; questa è una sensazione. Il vedere produce una sensazione. Dalla sensazione nasce il pensiero, che costruisce un’immagine. Cioé, vedo quest’orologio, è piuttosto bello e mi piacerebbe possederlo. C’è la sensazione di vedere, poi, sopraggiunge il pensiero che da quella sensazione costruisce un’immagine. In quel momento nasce il desiderio. È molto semplice.

Esiste un cervello, il vostro cervello, che non sia oscurato, infangato dall’ambiente, dalla tradizione, dalla società e da tutto il resto? Allora, qual è l’origine della vita? Aspettate che sia io a rispondere? Questo è un argomento troppo serio perché voi lo trattiate con leggerezza; stiamo provando a penetrare in qualcosa che non ha nome, che non ha fine. Posso uccidere quell’uccello, ma ce ne sarà sempre un altro; non posso uccidere tutti gli uccelli, ce ne sono troppi sulla terra. Stiamo addentrandoci con la nostra indagine in quello che crea un uccello.
Che cos’é la creazione che sta dietro a tutto questo? State aspettando che sia io a descrivervelo, che sia io ad affrontare l’argomento? Volete che sia io ad affrontare l’argomento? Perché?

(Dal pubblico): Per capire che cos’è la creazione.

Perché lo chiedete? È perché l’ho chiesto io? Nessuna descrizione potrà mai descrivere l’origine. L’origine è senza nome; l’origine è quiete assoluta, non è un rumoroso ronzio. La creazione è quanto c’è di più santo, è la cosa più sacra della vita; e se avete combinato un pasticcio con la vostra vita, cambiatela! Cambiatela oggi, non domani. Se non siete certi di volerlo fare, scoprite il perché, e siatene certi. Se non pensate correttamente, imparate a farlo, pensate con logica. Se non preparate questa base, se tutto questo non è risolto, non potete entrare nel mondo della creazione.

È finita. [Queste parole sono appena udibili, sussurrate più che dette].

Questo è l’ultimo discorso. Volete che restiamo seduti insieme per un po’, in silenzio? Va bene, signori, rimanete in silenzio per un poco.

[Foto: 1.:arte giapponese. Amida (part.), XI sec. d.C.; s: Mari. Ebih-il (part.), I metà del III millennio; 3: Susa. Fedele elamita (part.), III millennio]
 
 
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