L’idea di nord

Negli anni sessanta Glenn Gould, musicista e poliedrico intellettuale canadese, coniò la frase The Idea of North per il suo documentario radiofonico sull’importanza del nord nella mentalità canadese.
Il suo documentario evidenzia come le estremità settentrionali del Canada siano un luogo per meditare con sobrietà, un memento salutare ed indelebile dei limiti del potere umano sul luogo e sui popoli indigeni.
Il nord è sempre un’idea cangiante, un concetto relativo e sempre elusivo, come nei versi di Alexander Pope nell’Essay on Man:

Dov’è il Nord? A York è sul Tweed.
Sul Tweed è nelle Orcadi, ma lì
è in Groenlandia, a Zembla, o Iddio sa dove…

[sta in: A. Pope, Essay on Man, in Pope: Poetical Works, a cura di H. Davies, Oxford University Press, Oxford 196, p. 256]

Il nord si sottrae sempre a ogni tentativo di raggiungerlo, ritraendosi verso la notte polare, o verso l’aurora di mezzanotte nel cielo estivo.
Ciascuno porta dentro di sé la sua idea del nord. In Gran Bretagna, l’ombra a mezzogiorno si allunga verso i pendii rocciosi del Derbyshire, le città scoscese del West Yorkshire, i remoti insediamenti in calcare di Weardale e Allendale. Punta verso gli estuari fluviali nelle pianure scozzesi, le ripide roccaforti delle montagne, la solidità dei Cairngorms, i campi color ardesia di Caithness, delle Orcadi, delle Shetland e, ancora oltre, le remote Fær Øer, dove il vento risospinge verso l’alto la spuma delle cascate. Questo è l’itinerario delle spedizioni sull’Artico, un itinerario non sempre ripercorso a ritroso: Kirkwall, Trondheim, Tromsø, poi il ghiaccio.

Ciascuno porta dentro di sé la sua idea del nord. Dire “questa notte partiamo per il nord” evoca immediati pensieri di un luogo più aspro, un luogo di privazioni: alture, tempo avverso, lontananza dai centri abitati. Un viaggio volontario verso il nord presuppone un desiderio di confrontarsi con gli aspetti difficili del clima, della topografia, dell’umanità. In un contesto narrativo anglofono la battuta “questa notte partiamo per il nord” troverebbe spazio in un thriller, in un film d’azione, o d’avventura, o di conquista di una terra selvaggia.
Dire invece “questa notte partiamo per il sud” rinvia piuttosto a viaggi di piacere – esili di svago nel mondo “pre-bellico”: clima gradevole, agio, riposo, limoni, fontane, soffitti affrescati. Sarebbe troppo facile attribuire un genere alla direzione: il sud è femmina, il nord è maschio. E troppo spesso il nord distruttivo è rappresentato sotto le sembianze della Regina delle Nevi, della Strega dei Ghiacci.

Ciascuno porta dentro di sé la sua idea del nord. Questo è in parte determinato dalle proprie origini: il pittore inglese Eric Ravilious si addentrò nei mari artici come artista di guerra. Fu probabilmente a Tromsø che, nel maggio 1940, egli scrisse di aver raggiunto il vero nord, che aveva intravisto nei libri per ragazzi, nelle stampe delle spedizioni polari, negli acquerelli dei ghiacciai alpini. Quando dunque trovò il suo nord – colline brulle tra mari di cobalto puro – la sensazione fu di consapevolezza: la percezione distinta di attraversare una regione di meraviglie austere dalla quale non era facile tornare: un luogo senza ombre, senza alberi, dove la zanna di un unicorno può approdare su una spiaggia di sabbia nera.

Per un italiano del Nord, queste associazioni andrebbero invertite: è il Sud il luogo delle privazioni, percepito dai nordisti estremisti come sterile, senza legge, irretito dal passato. A loro volta gli italiani del Sud tendono a considerare la Lombardia e il Veneto come le propaggini meridionali del mondo germanico, con ben poco d’italiano. In nessun altro paese il “nord” è un indicatore così instabile, mutevole e fluttuante, definito e ridefinito meticolosamente quasi chilometro per chilometro, per tutta l’estensione della penisola. (…)
Per uno scandinavo il nord – l’estremo nord, il nord polare – rappresenta un luogo di estremi che è anche un luogo di meraviglie: i “fuochi di volpe”, l’aurora nel cielo d’inverno, le abitazioni dei lapponi, maghi ed eroi leggendari. Una sorta di umiltà aleggia in gran parte delle nazioni i cui territori includono estensioni più o meno ampie di terreno artico (benché il nord russo sia un luogo di terrore non meno che di luce).

(…)

Ciascuno porta dentro di sé la sua idea del nord. La frase “verso nord” è in se stessa un dato di precisione geografica, ovvero la differenza tra il punto più settentrionale del globo e la lieve inclinazione segnata dal nord magnetico verso il quale tende l’ago della bussola. Ma al di là di quella definizione la frase ha una sua forza metaforica. Il “vero nord” travalica l’idea di un nord prodigioso (o malefico) e suggerisce che, per ciascun individuo, esiste da qualche parte il luogo che è l’assoluto del nord, il nord nella sua essenza, il concentrato puro della nordicità.
Per William Morris, il vero nord fu la “grigia cattedrale”, il suolo sacro dell’Islanda; per Vladimir Nabokov fu un singolare regno immaginario, collocato nel nord più remoto, che non è mai esistito ma che concentra in essenza tutte le memorie di una Russia perduta. Per Strindberg fu una prigione d’inverno, con l’oscurità incollata alle finestre, ma anche un luogo di trasformazioni – cigni che migrano, la cupola a bulbo del castello che alla fine sboccia.
Eric Ravilious trovò il vero nord nelle montagne del Finnmark norvegese, osservate da una nave da guerra tra mari di “puro cobalto”.
Per W. H. Auden furono i territori montani dell’Inghilterra più settentrionale mediati dalle memoria della letteratura dell’Islanda.
Per il poeta contemporaneo Sean O’Brien la quintessenza del nord sono la neve sui porti di Newcastle e Hull e le grandi rompighiaccio che procedono verso punti che “esistono solo come numeri sulle carte nautiche”.

(…)

Per il regista Patrick Keiller il nord si trova al di là del Vallo di Adriano, in un’altra dimensione creata dai segni lasciati da calici e anelli preistorici sulle pietre di confine.
Per C. S. Lewis, il nord consisteva di “sterminate regioni di cielo del nord (…) qualcosa che non potrà mai compiutamente descriversi (salvo dire che è freddo, spazioso, rigido, fioco e lontano)”.
(…)
Per il poeta olandese Martinus Nijhoff (1894-1953) è L’Aia sprofondata nell’inverno, fiori congelati sparsi sulla finestra e la neve caduta sulla città per tutta la notte: l’abito bianco di un battesimo che lo ha rigenerato:

E attraverso la neve il nostro mondo caduto è rinato
E io sono di nuovo un bambino, figlio di questa notte

Per Philip Larkin, bibliotecario della provincia inglese in tempo di guerra, il vero nord è un viaggio a settentrione oltre le mappe, visioni di guerra scritte da un non combattente, riflessioni sui disastri dell’esplorazione. A nord del 65° parallelo la sua North Ship si addentra in territori di sogno:

Un’aria che distende le vele,
il mare senza uccelli.

Per la poetessa americana Emily Dickinson, il nord è il vero cuore dell’inverno:

Son questi i giorni amati dalla renna,
si mette in vista la stella del Nord.
Questo è l’obiettivo del sole
e la Finlandia dell’anno
.

[L’idea di nord, Peter Davidson]

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One Response to L’idea di nord

  1. Guido Mastrobuono says:

    Sono l’ideatore di una community che raccoglie circa 500 artisti e si chiama Progetto Cicero (http://progettocicero.ning.com).

    Stiamo tentando un esperimento di comunicazione on-line basato sulla creazione di comunità piccole ma dotate di una forte coesione tra i membri che viene ottenuta sia con regole di comportamento (nominalità, tolleranza, proattività ed educazione) sia con la condivisione di discussioni e ragionamenti.
    Allo scopo di alimentare la discussione tra di noi e trarre ispirazione dalla stessa, abbiamo dato il via ad un’attività che si chiama “Quindi-Ci” (http://progettocicero.ning.com/group/quindici).

    In soldoni, ogni 15 giorni ci diamo un tema e lo trattiamo con diversi linguaggi.
    In una sorta di gioco/concorso, passata la quindicina, scegliamo l’intervento più interessante.

    Il tema attuale è ” Arte patrimonio dell’Umanità ed arte professione dell’artista “.

    Ti scrivo in quanto ho trovato il tuo blog ed ho pensato di invitarti ad alimentare con essa la nostra discussione nella convinzione che, quello che per te sarebbe un secondo di taglia ed incolla, per noi potrebbe essere la fonte di spunti interessanti e la possibilità di aggiungere nuove menti brillanti al nostro gruppo.
    Tu potresti pubblicizzare il tuoi scritti e trovare persone interessanti con cui discutere.
    Spero che considererai il mio messaggio come il complimento che esso è.

    Una cosa importante: ognuno di noi ha i suoi siti, il suo blog, i suoi spazi e non li abbandona.
    Il Progetto è un luogo dove discutere o presentare questi tuoi lavori (oppure semplicemente le tue idee) e non per fa alcuna concorrenza a blog siti e comunità che già li contengono.

    Un saluto
    Guido Mastrobuono
    (Direttore del Progetto Cicero)

    PS.

    Coerentemente con i nostri obiettivi, per l’accesso alla comunità, richiediamo una registrazione nel sito all’indirizzo http://progettocicero.ning.com/?xgi=db6QQdU , per la quale sono richiesti i seguenti dati: Nome, Cognome, Età, Residenza ed una foto del viso.

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