La letteratura deve favorire il sentimento della bellezza

Il neoilluminismo è la strada della salvezza. Questo almeno pensa Tzvetan Todorov, 68 anni, bulgaro di nascita, francese di nazionalità, filosofo del linguaggio (non a caso è stato l’allievo prediletto di Roland Barthes), teorico della libertà, antropologo, storico della cultura e di recente tornato fine saggista e polemista letterario. Lo dice da quando – dopo Memoria del male, tentazione del bene, ormai un classico del Novecento sulla crudeltà totalizzante delle dittature – propugna il tema della bellezza, cioè della trasparenza e quasi santità dell’agire umano quale viatico per il bene comune.

Di questa linea, che alcuni definiscono anche di neo-umanesimo, si fa tenace assertore nei suoi scritti e in tutte le sue apparizioni pubbliche, ma la politica di tutti i giorni spesso si incarica di contraddirlo. Tuttavia il professore tiene duro, sparge sorrisi agli interlocutori dietro quella sua faccia sghemba e inclinante all’ironia, indica l’Unione Europea come il modello di dialogo e riscatto del continente e fustiga la scuola francese – ma il suo discorso vale pari pari anche in Italia – sulla banalità e superficialità dell’insegnamento della letteratura, della quale promuove un’accezione che non sia più autoreferenziale e subordinata alla critica ma capace di tornare a insegnare la vita.

È uscito anche in Italia il suo saggio La littérature en péril, La letteratura in pericolo, titolo ben eloquente ma inconsueto nella sua recente produzione filosofica e scientifica. Che cosa l’ha mossa a scrivere questo saggio e a muovere una critica di fondo ai modi in cui la scuola insegna la letteratura?

La mia intenzione è quella di combattere una certa idea di letteratura che ormai è troppo predominante in Francia, nella scuola come nei giornali letterari. E cioè il fatto che la letteratura venga concepita come autoreferenziata, una letteratura che parla solo di sé come fosse separata dal resto del mondo in cui viviamo noi autori ma anche i lettori. Non so se quest’immagine della letteratura in Francia corrisponda anche a quella italiana (qualcuno mi dice di sì, ma io non posso certo affermarlo). Ciò accade soprattutto nella scuola dell’obbligo dove vanno i ragazzi tra i dodici ed i sedici anni che non imparano quel che la letterature produce e dice ma quel che dice la critica, il che è un modo di sovrapporsi alla realtà e di allontanare questi giovani dalla letteratura. Infatti i ragazzi la sentono distante, pensano che non li riguardi, mentre la letteratura può e deve insegnare a vivere, a vivere meglio, a immaginare, a dare il senso della bellezza, a fornire valori. La letteratura ha un ruolo importantissimo nella società mentre la scuola la riduce ad un gioco fortuito, nozionistico, dà delle definizioni. L’insegnante si limita a fare degli esempi: questa è una metafora, questa è una sineddoche. E tutto finisce lì.

Ma lei accusa anche i giornali e quel che si dice la critica letteraria.

Sì perché altrettanto importante è la critica, ma i giornali spesso hanno un approccio errato alla letteratura valorizzando solo ciò che è nichilista, solipsista, quel che favorisce un titolo piuttosto che un’analisi o l’idea di un mondo che va verso la sua scomparsa piuttosto che verso un recupero dei valori. Credo invece che la letteratura debba essere sì il regno dell’individuale ma un individuale che si apre a tutti, ivi compreso il senso dell’estetica che come molti sanno è uno dei campi d’indagine da me preferiti.

Dunque questo saggio è stato anche il suo atto d’amore per la letteratura?
Se oggi io mi domando perché amo la letteratura, la risposta che mi sorge spontanea è perché mi aiuta a vivere. Io non mi chiedo più tanto, come nell’adolescenza, di risparmiarmi le ferite che potrei subire dagli incontri con le persone reali ma di far sì che le esperienze vissute mi facciano scoprire mondi che mi permettano di comprendere meglio ciò che mi circonda. E non credo di essere il solo a volerlo. Perciò la letteratura va rispettata, perché essa ci invita a immaginare, ad allargare il nostro universo e a favorire l’interazione con gli altri. Perché allora farne un surrogato ad uso di un pubblico minore?

[si ringrazia Julio Monteiro Martins – Sagarana]

 

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3 Responses to La letteratura deve favorire il sentimento della bellezza

  1. Concordo con quello che è scritto nell’articolo-intervista. Se la letteratura si nega alla vita, si inaridisce. D’altra parte, se non adotta una propria specificità di linguaggio, si confonde con i linugaggi che la affiancano. Ma è fonda,mentale quel rapporto con la realtà, la funzione di conoscere, la capacitàs ei influenzare.

  2. Corretto: è fondamentale il rapporto con la realtà. L’intersecarsi.

  3. mapri says:

    Il problema portato avanti dal maestro Todorov è un problema pari a quello ambientale: bisogna salvaguardare l’habitat del genere umano per evitare la sua scomparsa, ma bisogna anche salvaguardare il sentimento dell’uomo che vive e prospera nella sua anima. Il fatto di attribuire a delle composizioni ( che siano esse di parole o di immagini o di materiali ) un significato che va oltre l’aspetto pratico è sommariamente ciò che ci distingue dalle altre forme di vita.
    L’estinzione dell’arte, nel senso della perdita del Bello, può avere varie cause. In generale,il decadimento di questo sentimento estetico potrebbe essere scaturito dalla massificazione della cultura: è triste constatare che il sogno di molti intellettuali, cioè l’arte a portata di tutti, corrisponde anche alla sua morte, alla sua semplificazione, al suo svuotamento di contenuto. Nella nostra società, per retaggio della filosofia industriale, il concetto di quantità non coincide con quello di qualità.
    L’insegnamento, che dovrebbe essere la soluzione a questo problema, ne è in parte la causa. Non è solo una questione di metodo e passione degli insegnanti, poiché il modo in cui viene insegnata la letteratura rappresenta il modo in cui essa viene percepita dalla società: inutile. Inutile rispetto a nuove scienze come l’ingegneria, l’informatica.. pratiche, utili. Basti pensare che in tempi oramai remoti, la formazione umanistica doveva essere d’obbligo per chi voleva avere ruoli sociali o politici; con nostalgia vengono in mente i tempi in cui ci si vergognava di non sapere o capire l’arte.
    Così si spiega la proposta di Sarkozy di aumentare le tasse delle università umanistiche; un processo di oscurazione della cultura, della sua svalutazione, che senza dubbio già sta invadendo l’Italia. Non mi meraviglierei di svegliarmi in un mondo da Farenheit 451:”Capite ora perché i libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, facce senza pori, senza peli, inespressive”

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