Élevati!

La musica, (…) la poesia (…) hanno per base i dolori innominati.
(…) Questi mali sono la sorgente di tutti i piaceri più delicati della vita.
Esaminiamo infatti l’uomo nel momento in cui è veramente allegro, contento e vivace, e lo troveremo insensibile alla musica, alla pittura, alla poesia (…) a meno che la vanità di mostrarsi sensibile non lo renda ipocrita in quel momento.
L’uomo vigoroso che ha la contentezza nel cuore, è nel punto più remoto della sensibilità: questa s’accresce con il sentimento della nostra debolezza, dei nostri bisogni, dei nostri timori.
Un uomo che abbia della tristezza, s’egli avrà l’orecchio sensibile all’armonia, gusterà con delizia un dolce tumulto di affetti, godrà un piacer fisico rale, cioè sarà rapidamente cessato in lui quel dolore innominato da cui nasceva la tristezza, coll’essere l’animo assorto nella musica, e sottratto dalle tristi e confuse sensazioni di dolori vagamente sentiti e non conosciuti.
Anzi, per uscire dalla tristezza che lo perseguita, l’uomo da sé medesimo si aiuta, e cerca di abbellire e di animare coll’opera della fantasia l’effetto delle belle arti, e per poco che abbia l’anima capace di entusiasmo, come nella casual posizione delle nubi egli ravviserà le espressioni di figure in vario atteggiamento, così nelle variazioni musicali s’immaginerà molti affetti, molti oggetti e molte posizioni, alle quali il compositore medesimo non avrà pensato giammai.
La musica singolarmente è un’arte, nella quale il compositore dà occasione a chi l’ascolta di associarsi al suo travaglio per ottenere l’effetto dell’illusione.
Una bella pittura, una sublime poesia faranno qualche senso anche in chi non ne abbia gusto o passione…
(…)
Le nostre idee sarebbero di lor natura repubblicane e non consentono a soffrire un dittatore se non quando i torbidi interni ci costringono.
(…)
Tutti gli uomini che coltivano (…) le arti con qualche buon successo, furono spinti dall’infelicità e dalla folla di mali sulla laboriosa carriera che hanno battuta…

[Pietro Verri, 1773, da: Discorso sull’indole del piacere e del dolore]

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