Sight into vision: dal retinico alla contaminazione

Poesia e pittura interagiscono fra loro. La poesia come pittura è uno degli elementi emergenti dal Settecento al Novecento; quest’ultimo metterà in crisi l’idea della rappresentazione: la volontà della parola di tradursi in immagine. Il discorso verbale si trasforma in immagine iconica.
Northrop Frye, studioso di Blake, parla della sua capacità di accostare vista e visione (eccesso del visibile), sight into vision. Prima si passava per il canale della sensazione (nel Settecento), vedi la filosofia di Locke (conoscenza attraverso i sensi): l’inanimato diventa animato, da quello che osservo passo a quello che non posso vedere.

Secondo Vico ogni uomo primitivo è poeta, perché parla per metafore.
Northrop Frye ci parla di sight into vision: niente è nell’intelletto se non è prima nei sensi. Ma Frye ci parla anche di vision into sight: quando l’uomo non può percepire la realtà, la trasforma con i suoi mezzi (vedi Michelangelo e la grandezza di Cristo rappresentata nel suo corpo): dà forma all’informe, come gli uomini primitivi.

Il linguaggio vuole assimilare la dialettica tra visibile e invisibile tramite la poesia. Lo stesso Blake è una mescolanza di contrari, provocatorio; dice che solo il male è in grado di rinnovare l’uomo. Partito radicale, sconvolge le leggi ridefinendole. Troviamo l’estremo: poeti-pittori, come Blake. Tutte le arti sono interconnesse: contaminazione.
La letteratura è vista come totalità, ogni autore è influenzato da qualcun’altro. Il talento individuale si confronta con la tradizione. Frye prende tutta l’entità dell’opera di Blake e cerca di “dominarla” e di comprendere l’immaginario dell’autore.

Per Blake la parola è più sublime dell’immagine, perché è più ambigua. Per Frye l’immagine è retinica, conta l’affidabilità dell’occhio.
Burke parla della sublimità della poesia.

Vico: 1744
Burke: 1759
Blake: 1789-92-98

A livello di linguaggio, quello poetico può ricreare l’immagine tramite la funzione fantasmatica del linguaggio stesso (Jakobson).
Funzione referenziale del linguaggio: il reale tolto dall’ambiguità;
funzione fantasmatica: agli antipodi della precedente, è il magico, è il creare nel linguaggio qualcosa che da inanimato diventa animato.

© Eleonora Matarrese 1999

This entry was posted in books, literature, poetry and tagged , , , , , , , , , , , . Bookmark the permalink.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s