L’angelo e il daimon

Secondo l’Oxford Dictionary la parola pagano significa: “persona non illuminata”. 
Don Marcello Sanzione non conviene con questa definizione limitativa, perché sa che lo Spirito Santo ha sempre agito, anche prima di Cristo. È opportuno non dimenticare che Socrate, Platone, Aristotele, Pitagora e tutti i grandi pensatori del mondo antico erano pagani e che la teologia cristiana si è servita di molte loro idee per comprendere la Bibbia. Vi è quindi molto di buono e di valido anche nelle dottrine pagane. La parola pagano viene dal latino paganus che significa “in paese” o “del paese”. Quando, dopo le persecuzioni, il Cristianesimo si affermò, tale termine venne utilizzato per indicare coloro che adoravano gli antichi dei, nei loro templi sulle colline, nelle campagne e nelle valli, per distinguerli dai cristiani che abitavano principalmente le città.

Il teologo cattolico Renzo Lavatori, riguardo alla presenza degli angeli nella cultura pagana, afferma che l’esistenza di esseri sovraterrestri ed intermediari tra il mondo divino e la realtà umana non è patrimonio esclusivo della rivelazione biblica, ma è oggetto di una persuasione molto diffusa nelle antiche religioni dei popoli vicini ad Israele. Questa credenza universale nell’esistenza degli angeli, pur con sfumature diverse, fa parte della visione che i popoli hanno costruito circa l’universo. Nella mentalità pagana questa dottrina sugli angeli può essere considerata come la collocazione di esseri divini inferiori tra gli dei supremi e il mondo, specialmente per evitare la contaminazione della divinità con la materia e conservare inalterata la sua trascendenza. L’esistenza di spiriti buoni e cattivi è funzionale all’intelligenza umana che cerca di spiegare gli eventi fausti e nefasti della vita dovuti o al movimento della natura o al corso della storia o all’instabilità dell’animo umano, ricorrendo a esseri sovraumani, inferiori alla divinità suprema, i quali possono influire sull’uomo e sulle potenze materiali. Sempre il teologo Lavatori fa acutamente notare che l’esistenza degli spiriti cattivi serve a giustificare la bontà di Dio a degli dei. Infatti, la constatazione del male presente nel mondo non può essere attribuito a Dio, sommo bene, ma deve essere attribuito allo spirito dei male e ai suoi collaboratori, che si frappongono tra Dio e l’uomo. In questa veloce incursione nel paganesimo, Don M. Sanzione considera il tema degli angeli nell’ellenismo e nella religione romana. Presso gli antichi greci, quando Zeus, nei poemi di Omero, definisce Hermes come angelo degli dei, quest’uso non coincide con il significato tecnico che attribuiamo oggi alla parola angelo.

In origine il termine angelo stava ad indicare l’uomo incaricato di annunciare qualcosa e in un secondo momento il termine assunse una valenza tecnica per indicare colui che ha l’incarico di recapitare un messaggio ufficiale; oggi lo definiremmo come ambasciatore. Solo occasionalmente, l’angelo non è un essere umano; Hermes ed Iride sono gli angeli degli dei e messaggeri degli dei possono essere anche gli uccelli. Secondo il teologo Manlio Simonetti, i casi in cui angelo indica quello che per noi è il vero e proprio angelo, cioè un essere di condizione all’incirca intermedia tra Dio e gli uomini, incaricato di trasmettere a questi la divina volontà, sono rari e tardi e per lo più risentono dell’influsso sincretistico delle religioni orientali, in cui questa categoria rivestiva una notevole importanza. I greci conoscevano un’altra categoria di esseri intermedi tra gli dei e gli uomini, a cui davano grande importanza: i demoni (daimones). La parola greca daimon (singolare di daimones) deriva da “daiomai”, che significa “dividere”, distribuire, assegnare, cedere. L’idea di un demone che fosse il costante compagno di una persona apparve nel V secolo a.C. in Esiodo, e il concetto che demone fosse la causa della felicità o dell’infelicità di una persona ebbe nei III secolo a. C. una diffusione molto ampia. I greci, fin dal IV secolo a.C., facevano sacrifici ad un demone “buono” (agatos), considerato lo spirito della casa. Platone non usa la parola daimon senza qualche ambiguità; in genere è sinonimo di Dio e talvolta con la sfumatura di un essere quasi umano. Nell’opera filosofica platoniana il Symposium, Diotima dice che Eros è un demone potente e che gli spiriti sono qualcosa tra Dio e l’umano.

Al quesito di Socrate: “Che potere hanno essi, dunque?”, Diotima risponde: “Sono gli inviati e gli interpreti che vanno e vengono tra cielo e terra, volando in alto con la nostra venerazione e le nostre preghiere, e discendendo con le risposte e comandamenti divini”. Poiché si trovano fra le due situazioni essi fondono i due lati insieme e le incorporano in un grande tutto. Essi formano il mezzo delle arti profetiche, dei riti sacerdotali, di sacrifici, iniziazioni e incarnazioni, di divinazioni e di stregoneria; infatti il divino non si mescola direttamente con l’umano, ed è soltanto attraverso la mediazione del mondo della spirito che l’uomo, sveglio o dormiente, può avere qualche rapporto con gli dei. Vi sono molti spiriti e Eros (Amore) è uno di loro. Nella Stoà e nel Platonismo del periodo di mezzo viene elaborata una maggiore differenza fra gli dei e i demoni: i primi vengono considerati le forti potenze dell’universo che si tengono al di sopra delle sofferenze e delle posizioni dell’umanità, mentre i secondi (i demoni), abitano il regno intermedio tra l’olimpo ed il genere umano, e si uniscono agli spiriti della natura nelle fonti, nelle piante e negli animali. Secondo tale concezione, lo spirito dell’uomo, il suo “genio” ed il suo “spirito buono”, sono anch’essi demoni come gli altri spiriti che abitano l’aria. Dopo la morte dell’uomo essi divengono Lemurs o Lares (dei della casa), oppure se erano cattivi, larvae, cioè spettri e fantasmi.
Plutarco, vissuto tra il I ed il II secolo a. C, ideò il seguente ordine del mondo: in cima all’ordine cosmica ci sono gli dei visibili, i cui corpi celesti appartengono all’elemento del fuoco; sotto di loro i demoni che appartengono all’aria; ancora più in basso gli spiriti degli eroi defunti che appartengono all’acqua e infine gli esseri umani, animali e piante con la loro natura di terra. Secondo Plutarco, i demoni non sono immortali, ma possono vivere per migliaia di anni. Quando essi muoiono, spesso si scatenano temporali o epidemie di peste.
Il neoplatonismo, invece, ha questa visione cosmologica: all’apice vi sono gli dei superiori che, con saggia provvidenza, dettano ordini a tutte le cose e muovono nel cielo i corpi celesti. I demoni sono considerati dalla filosofia neoplatonica come esseri provvidenziali che sono protettori e guardiani di particolari problemi umani. Il filosofo storico Celso attribuisce ai demoni particolari funzioni: essi assistono gli umani attraverso l’acqua e l’aria. I demoni sono custodi di una parte specifica e bisogna quindi fare appello ad essi per ogni parte dell’organismo umano che abbia bisogno di guarigione. Secondo Celso, i demoni sono consultati per la profezia; essi, in certe situazioni, possono anche provocare malattie che però possono essere guarite attraverso particolari invocazioni ed offerte a quei relativi demoni. Presso gli antichi romani i geni erano in origine gli dei della casa. L’etimologia di questo nome è in riferimento a gegnere (procreare o generare), cosicché il genio rappresenta innanzitutto il potere riproduttivo del padre di famiglia. Il letto matrimoniale si chiamava genialis lectus, in riferimento non soltanto al vigore sessuale, ma anche a ciò che oggi chiameremmo vitalità psichica, temperamento e vivacità. Secondo gli antichi romani, il genio era soddisfatto quando coloro che l’onoravano avevano una buona vita erotica e si davano ai piaceri della tavola; tuttavia, le perversioni sessuali, in modo particolare l’omosessualità, lo irritavano. Che il genio significasse molto di più del solo aspetto sessuale è indicato dal fatto che per gli antichi romani anche i campi, i boschi e i luoghi di passaggio avevano il loro genio; genius loci. In questo caso la parola genius si riferiva all’atmosfera psichica o astrale che il luogo può evocare. Per i romani, specialmente l’abitazione era sotto la tutela di diversi geni: Vesta proteggeva il focolare, i Penati proteggevano gli approvvigionamenti alimentari, il Lar assicurava la fortezza e poi vi erano i membri defunti della famiglia che continuavano a vivere nella casa con i viventi. La statuetta del genio del padre di famiglia normalmente stava presso il focolare in cucina ed anche la madre di famiglia aveva uno spirito guardiano chiamato Giunone.

Dal III secolo a. C. non solo il capofamiglia, ma ogni uomo aveva il suo genio ed ogni donna la sua Giunone e ciascuno offriva determinati sacrifici al suo genio ad una festa nel giorno del proprio compleanno. I pagani credevano che il genio nascesse con la specifica persona e che fosse l’arbitro della sua sorte. Il poeta Orazio descrive il genio come il compagno che governa la stella di nascita, dio della natura umana, mortale in ogni uomo, d’aspetto mutevole, bianco e nero. Dal III secolo a. C., quando la cultura romana incontrò quella greca, s’incominciò a credere che il genio fosse immortale ed il genius loci divenne il genio della città, della scuola e del Senato. A contatto con la filosofia greca, il genio italico perse la sua componente iniziale di vitalità fisica e di principio di vitalismo erotico e fu visto come il nucleo psichico spirituale immortale. Platone, nell’opera Timeo, enuncia la sua dottrina secondo la quale ogni persona possiede un daimon divino, che è la componente più nobile della sua psiche. Ogni essere umano che cerca la saggezza divina alimenta il suo daimon, mentre la comunicazione e la superficialità lo sminuiscono. Il filosofo Plutarco era dell’opinione che soltanto un uomo puro potesse sentire la voce del suo daimon, entità completamente priva di corso. I Neoplatonici consideravano immortale questo genio daimon e, a differenza dell’arcaica concezione romana, che credeva che il genio morisse con il suo portatore, ritenevano che sopravvivesse come Lar, cioè spirito larigico.

Nell’opera De genio Socratis di Apuleio si distinguono due geni che vivono negli umani: il primo è custode etico immortale ed amico interiore di una persona specifica e il secondo è il portatore della concupiscenza ed è negativo. Il pensiero pagano è intriso di astralismo ed è giustamente affermato che non si può conoscere in profondità il pensiero antico se non si conosce l’astrologia, per cui l’idea del genio si associò con l’idea astrologica di un fato personale, generato dalla data di nascita, ed è per questo che venivano offerti sacrifici al proprio genio personale nel giorno del compleanno. Nacrolio, nel suo La tumola afferma che ogni persona è una combinazione di quattro daimon: il primo è eros; il secondo è il suo particolare destino, che è stabilito da Dio, il terzo daimon, che ha una natura marcata dalla posizione del sole nell’oroscopo e infine l’ultimo daimon è Tycle, cioè la fortuna, che dipende dalla posizione della Luna. Come si può facilmente dedurre, 1’angelologia della New Age, oggi così diffusa sul mercato, si ispira all’astrologia ed è quella che riprende i temi meno illuminati dei pagani.

Sempre secondo Macrolio il daimon conosce il futuro ed è sempre in contatto con lo spirito del mondo. Nel daimon il maschile e il femminile sono uniti ed è pertanto un simbolo androgino di completezza. Interessante è anche la precisazione che Apuleio fa del genio o daimon di Socrate: “Egli è patrono privato e guida individuale, osservatore di ciò che avviene nell’intimo della persona, guardiano del suo benessere, colui che la conosce quanto più intimamente possibile, il suo osservatore attento e costante, giudice individuale, testimone inevitabile, colui che disapprova il male ed esalta il bene”. “Se uno lo osserva nel modo giusto, cerca ardentemente di conoscerlo, lo onora religiosamente”, allora il daimon si dimostrerà come “colui che può capire a fondo le situazioni incerte, mettere in guardia nelle situazioni disperate, proteggerci nel pericolo e venire in nostro soccorso quando ne abbiamo bisogno”. Secondo Apuleio il Genio può intervenire “ora attraverso un sogno, ora con un segno, o può anche farlo apparendo di persona per allontanare il male, rafforzare il bene, sollevare l’anima sconfitta, dare equilibrio alla nostra incostanza, illuminare l’oscurità, dirigere verso di noi ciò che ‘e favorevole e modificare il male”.

Con l’avvento del Cristianesimo, l’aspetto di messaggero degli dei, insieme agli aspetti positivi del genio, furono assimilati all’idea degli angeli come vengono presentati dall’Antico e Nuovo Testamento; gli altri aspetti negativi del genio pagano, come ad esempio la sensualità e le facoltà parapsicologiche occulte, divennero attributi degli spiriti maligni, i diavoli. Tutto quello che 1’angelologia cristiana rifiutò come non illuminato dallo Spirito Santo confluì nello gnosticismo e nelle varie sette esoteriche e massoniche, per arrivare ad avere la sua massima diffusione oggi, duemila anni dopo la nascita di Cristo, proprio grazie alla corrente della New Age.

Don Marcello Stanzione (Ri-Fondatore della M.S.M.A.) 

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