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Where the Wild Roses grow – Nick Cave and the Bad Seeds
They call me The Wild Rose
But my name was Elisa Day
Why they call me it I do not know
For my name was Elisa Day
From the first day I saw her I knew she was the one
As she stared in my eyes and smiled
For her lips were the colour of the roses
They grew down the river, all bloody and wild
When he knocked on my door and entered the room
My trembling subsided in his sure embrace
He would be my first man, and with a careful hand
He wiped the tears that ran down my face
On the second day I brought her a flower
She was more beautiful than any woman I’d seen
I said, ‘Do you know where the wild roses grow
So sweet and scarlet and free?’
On the second day he came with a single rose
Said: ‘Will you give me your loss and your sorrow?’
I nodded my head, as I lied on the bed
He said, ‘If I show you the roses will you follow?’
On the third day he took me to the river
He showed me the roses and we kissed
And the last thing I heard was a muttered word
As he stood smiling above me with a rock in his fist
On the last day I took her where the wild roses grow
And she lay on the bank, the wind light as a thief
As I kissed her goodbye, I said, ‘All beauty must die’
And lent down and planted a rose between her teeth
Élevati!
La musica, (…) la poesia (…) hanno per base i dolori innominati.
(…) Questi mali sono la sorgente di tutti i piaceri più delicati della vita.
Esaminiamo infatti l’uomo nel momento in cui è veramente allegro, contento e vivace, e lo troveremo insensibile alla musica, alla pittura, alla poesia (…) a meno che la vanità di mostrarsi sensibile non lo renda ipocrita in quel momento.
L’uomo vigoroso che ha la contentezza nel cuore, è nel punto più remoto della sensibilità: questa s’accresce con il sentimento della nostra debolezza, dei nostri bisogni, dei nostri timori.
Un uomo che abbia della tristezza, s’egli avrà l’orecchio sensibile all’armonia, gusterà con delizia un dolce tumulto di affetti, godrà un piacer fisico rale, cioè sarà rapidamente cessato in lui quel dolore innominato da cui nasceva la tristezza, coll’essere l’animo assorto nella musica, e sottratto dalle tristi e confuse sensazioni di dolori vagamente sentiti e non conosciuti.
Anzi, per uscire dalla tristezza che lo perseguita, l’uomo da sé medesimo si aiuta, e cerca di abbellire e di animare coll’opera della fantasia l’effetto delle belle arti, e per poco che abbia l’anima capace di entusiasmo, come nella casual posizione delle nubi egli ravviserà le espressioni di figure in vario atteggiamento, così nelle variazioni musicali s’immaginerà molti affetti, molti oggetti e molte posizioni, alle quali il compositore medesimo non avrà pensato giammai.
La musica singolarmente è un’arte, nella quale il compositore dà occasione a chi l’ascolta di associarsi al suo travaglio per ottenere l’effetto dell’illusione.
Una bella pittura, una sublime poesia faranno qualche senso anche in chi non ne abbia gusto o passione…
(…)
Le nostre idee sarebbero di lor natura repubblicane e non consentono a soffrire un dittatore se non quando i torbidi interni ci costringono.
(…)
Tutti gli uomini che coltivano (…) le arti con qualche buon successo, furono spinti dall’infelicità e dalla folla di mali sulla laboriosa carriera che hanno battuta…
[Pietro Verri, 1773, da: Discorso sull'indole del piacere e del dolore]