Archive for April 17th, 2008
Apprehension of Beauty
Nel passaggio da Settecento a Ottocento la letteratura è vista come un organismo con dei sistemi che permangono ed altri che evolvono. I generi letterari sono degli “organismi” che “vincono” o “perdono” a seconda dei secoli.
Nel 1759 Burke ci parla del sublime, della creatività, una zona non prendibile dallo sguardo.
Nella trattatistica del Settecento questi argomenti erano “presi” da Longino.
Il discorso del Sublime nel Settecento arriva da Longino; ed il discorso di Burke ci porta al Romanticismo, che è creatività (esito dello sguardo che fugge; l’assenza stimola l’immaginario).
Nel periodo di Blake si guarda ad artisti rinascimentali: egli scarta Raffaello, riproduttore del volto, solo retinico; e predilige Michelangelo che per lui è sublime perché deforma i corpi.
Cristo non è più ascetico, ma condivide i valori dell’umanità.
La deformazione è amplificazione del corpo.
Il Sublime è il soggetto orientato verso il pubblico (quest’ultimo vede il paesaggio e può respingerlo o no).
Solo il soggetto può riconoscere l’anima e la quintessenza della cosa.
È il momento epifanico (= rivelazione) dell’oltre (come dirà Joyce).
Il Sublime è antitetico, parallelo al Bello.
Il Portrait di Joyce è un’autobiografia implicita. Il ritratto è la maschera dell’autore.
Stephen racconta la sua adolescenza, il suo risveglio all’arte, all’autonomia dalla patria, dalla famiglia, dalla religione.
Nel V capitolo a Stephen viene chiesto di diventare prete (= potere), e lui rifiuta.
Questo capitolo è una sorta di saggio estetico sul pensiero di Joyce. La religione è svuotata: da essere anima passa solo alla sostanza, abbandonando la struttura. Joyce ha una religiosità fortissima, ma svuotata della struttura.
L’iter religioso si svolge così: la religiosità è sostituita dall’estetica. Stephen elabora un sistema per arrivare al Bello (attraverso un dialogo immaginario con un amico).
I tre stadi per arrivare al Bello (apprehension of Beauty), ripresi da San Tommaso, sono:
1. INTEGRITAS
2. CONSONANTIA
3. CLARITAS