Archive for April 16th, 2008
William Blake
William Blake è uno dei più intensi, complessi e rivoluzionari poeti inglesi. E uno dei meno letti, almeno nel suo complesso e nella sua complessità. Si legge il presunto “primo” Blake – il Blake delle liriche di stampo elisabettiano, delle poesie brevi e brucianti; si rifugge dalle opere “epiche” e profetiche della maturità. O, peggio ancora, le si lasciano al culto degli iniziati.
Ce n’è parzialmente motivo, sia per l’indubbia eccellenza della sua voce lirica, sia per certa prolissità e oscurità della vena profetica.
(The Complete Writings, ed. Geoffrey Keynes, London, Oxford University Press O.U.P., 1966, p. 793)
Eppure è un errore, giacché l’un Blake non è solo complementare all’altro, ma parte unitaria dell’altro. L’esperienza lirica o il canto sono solo apparentemente grido immediato del cuore: si fondano anch’essi su una mitopoiesi ben precisa, mentre a loro volta la concezione profetica o la visione si sostanziano di intensa partecipazione emotiva e forza di linguaggio.
C’è poi una terza difficoltà, e cioè il fatto spesso dimenticato che la poesia di Blake è strettamente connessa alla sua forma visiva, a quel particolare tipo di incisione colorata a mano (illuminated etching) da lui inventata, in cui il poeta scelse di esprimersi e che costituisce un affascinante tutt’uno di figurazione e parola, illustrazione e poesia, dove l’una scaturisce e dipende dall’altra, intensificandone significato ed espressività.
Il Nord

Il Nord è il punto sulla mappa grazie al quale ci orientiamo. È la direzione privilegiata intrapresa nel corso della storia dagli avventurieri, dai curiosi, dai solitari, dai temerari. È una sensazione, un senso, una tentazione.
Il libro Idea di Nord esplora l’idea di nord attraverso un’incredibile gamma di riferimenti, esempi, aneddoti, curiosità che spaziano dalla storia al mito, dalla pittura alla letteratura. Tracciando una rotta che termina nel ghiaccio e nella desolazione del Circolo Polare Artico, l’autore accompagna il lettore in un viaggio che dal cuore della civiltà lo conduce ai suoi avamposti più remoti ed estremi.
Davidson ci racconta un nord popolato da troll e da gnomi, infestato dai fantasmi degli esploratori artici inghiottiti dal ghiaccio, ma anche un nord più dolce e malinconico, dimora della fragile bellezza delle estati sul Baltico. Esamina le saghe islandesi, il fantastico regno di neve di Zembla raccontato da Nabokov, la Regina delle nevi e la Vergine dei ghiacci di Hans Christian Andersen, accanto alle opere di altri poeti e artisti (W. H. Auden, Simon Armitage, Cecil Day Lewis), mostrando di volta in volta un aspetto differente della relazione dell’uomo con i territori più pericolosi e oscuri della terra.
Pagina dopo pagina scopriamo che il nord è più una meta che un luogo: scompare sempre all’orizzonte prima che ci sia possibile raggiungerlo, passato l’ultimo villaggio, fuori dal bordo più esterno della mappa.
Il nord è dunque irraggiungibile, ma questo libro porta i suoi lettori più che mai vicini alla sua idea.
Peter Davidson insegna Letteratura Inglese all’Università di Aberdeen. Tra i suoi libri:
Poetry and Revolution ( 1998 )
e, con Jane Stevenson, Early Modern Poets (2001).
Wunderkammern
Already there was a blog called Wunderkammer, in the singular form. So I choosed its plural, also because my life is made of more than one room, and every one of those is, in its peculiar way, a Wunderkammer.
Well, yes, ok, but… er… what’s really a Wunderkammer?
I discovered it only two days ago, when I was reading for the -n time one of my favourite books, The Idea of North by P. Davidson. Unfortunately I’m reading it in Italian, this is why the next quotations will be in this language:
“Durante i secoli barocchi, i prussiani esibirono il loro monopolio sull’ambra elargendo, come doni di rappresentanza, elaborati oggetti in ambra, come lo splendido scrigno in ambra offerto dallo stesso Federico Guglielmo ad Augusto il Forte di Sassonia, tuttora nella Wunderkammer del Grüne Gewolbe di Dresda.
(P. Mauries, Cabinets of Curiosities, Thames and Hudson, London, 2002, p. 52)”and again later:
La circolazione di artefatti sciamanici determinò una qualche sovrapposizione tra le concrete manipolazioni artiche dell’aldilà e le più antiche fantasie sul nord come terra di spiriti e maghi. Gli strumenti sciamanici che finirono nelle Wunderkammern d’Europa furono percepiti come genericamente appartenenti a maghi nordici.
And so, a Wunderkammer is a sort of room where people, particularly in the seventeenth century, rich people, nobles, used to put and store, in a sense, objects and memorabilia from their travels or strange objects they found or were gifted during their life.
It is extremely rare that people I’ve known till now did gift me with something worth of a Wunderkammer, even if I dare say I have got a similar place in my sitting room at home. It is a piece of Ikea furniture called Norrebo where I store my books and little objects. My favourite ones are a keychain with a wood reindeer having on its face the flag of Finland. I bought it in Turku, in a grey and cold morning two years ago. And I won’t never forget that morning, when I walked along the river and the air was misty along the trees, down the road.
Another object is a little silver lantern with a snowflake. I bought it myself as a present for Christmas (I do often buy presents to myself, at least I gift myself with all I really like and long for) in my native town. Last year I found another one, in the same shop, always in the same period before Christmas. I am so happy because the only two ones are mine. One I gave it recently to a person I love who collects stuff regarding North (well I dare say his is a really Wunderkammer).
Wunderbar!